Lega Nord
per l'indipendenza della Padania
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Credi ai servi di Roma, ai falliti, ai Giuda o ai padani rinnegati che ti dicono che "La Lega in 3 anni al governo non ha fatto niente per il Nord"? Visita il Portale del Federalismo Fiscale. Con la legge delega 5 maggio 2009, n. 42, sono stati definiti i principi e i criteri direttivi per l’attuazione del federalismo fiscale. La legge ha avviato un percorso di ridefinizione dell’assetto dei rapporti economici e finanziari tra lo Stato, le Regioni e gli enti locali, volto a completare il processo di valorizzazione del sistema delle autonomie territoriali. La delega, conferita al Governo, risponde a un più ampio e coerente disegno evolutivo in senso autonomistico e federalistico dell’ordinamento della Repubblica e rappresenta un’occasione storica per una razionalizzazione del sistema finanziario pubblico, in cui il federalismo fiscale è considerato un fattore di responsabilizzazione delle Amministrazioni. A tal fine, la legge stabilisce in modo puntuale la struttura fondamentale delle entrate di Regioni ed enti locali, definisce i principi che dovranno regolare l’assegnazione di risorse perequative agli enti dotati di minori capacità di autofinanziamento e predispone gli strumenti attraverso cui sarà garantito il coordinamento fra i diversi livelli di governo in materia di finanza pubblica. Ovviamente le varie lobby politiche ed economiche centraliste e romanofile, nonchè la criminalità organizzata duramente colpita dal nostro Ministro dell'Interno Maroni, da mesi stanno cercando di demolire in ogni modo questa riforma epocale diffondendo informazioni false sui mass media, spesso di loro proprietà o da loro controllati, dando ai cittadini un'idea distorta della riforma. Il federalismo fiscale andrà a regime dal 2014, eppure si dice, ad esempio, che è già in vigore, che ha contribuito all'attuale crisi economica, che di fronte alla crisi economica esso non ha alcun effetto e che quindi è inutile. Qualcuno, mentendo sapendo di mentire, afferma che il federalismo fiscale ha aumentato le tasse o le aumenterà. Menzogne e baggianate dette da chi ha capito che con il federalismo fiscale finirà per sempre l'era degli sprechi, delle clientele e del Sud assistito. Falsità dette da chi, come gli amministratori locali di sinistra del Nord, è sempre stato abituato a spendere denaro pubblico per assistire clandestini, per finanziare l'associazionismo amico/compagno o per promuovere culture altre, invece di pensare prima al bene dei propri concittadini e del proprio territorio. Nel Portale si possono trovare dati statistici inconfutabili che dimostrano come questo paese sia sempre più profondamente diviso, dopo 150 anni dalla sua cosiddetta "unificazione", festeggiati in tempi di crisi nera a suon di milioni di euro. Se questa Repubblica non saprà fare i conti con il suo passato e non diventerà federalista, si sgretolerà inesorabilmente. E la Padania, vera terza potenza economica europea, è già pronta ad andarsene.

Attualità
>>> 4 febbraio 2012
Dal punto di vista economico, l’impatto della combinazione prima casa‐revisione dei moltiplicatori, sarà notevole per il contribuente, dal momento che la nuova imposta provocherà un aumento di tassazione immobiliare mai raggiunto prima e maggiore perfino della tanto odiata Isi, l’imposta straordinaria immobiliare. Il 50% dell’introito dovrà essere girato allo Stato
GRAZIE ROMA, GRAZIE NUOVO PENTAPARTITO PD/PDL/FLI/UDC/IDV! TORNA L’ICI, CAMUFFATA DA IMU. UN ALTRO SALASSO PER FAMIGLIE, IMPRESE ED ENTI LOCALI PADANI
Oltre ad un maggior onere per il cittadino, i Comuni riceveranno meno rispetto alla precedente versione del Decreto federalista e dovranno subire anche ulteriori tagli al fondo di riequilibrio: un sacrificio notevole per gli enti locali, già alle prese, peraltro, con i stringenti vincoli del Patto di stabilità interno nel decreto
L’imposta municipale unica (IMU) viene introdotta nella scorsa primavera dal decreto legislativo sul federalismo municipale (23/2011) che prevedeva l’istituzione, a partire dal 2014, di questa imposta, fissata allo 0,76 per cento, basata sul possesso di immobili diversi dalla abitazione principale e che avrebbe dovuto sostituire l’ICI e l’IRPEF sui renditi fondiari. Vediamo nello specifico cosa prevedeva l’IMU nel Decreto sul federalismo municipale. L’imposta municipale propria nasce e viene disciplinata dagli articoli 8 e 9 del Decreto Legislativo n.23 del 2011, e la sua entrata in vigore viene fissata nel 2014 in sostituzione, per la componente immobiliare, delle seguenti forme di prelievo:
•    Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e le relative addizionali dovute sui redditi fondiari, con riferimento ai beni non locati;

•    Imposta comunale sugli immobili (ICI).
Presupposto dell’imposta è il possesso di immobili diversi dall’abitazione principale, mentre sono soggetti passivi dell’imposta municipale il proprietario o il titolare di un diritto reale di immobili, il concessionario di aree demaniali o il locatario se l’immobile è in locazione finanziaria (il beneficio della esenzione per l’abitazione principale è riconosciuto solo se l’immobile è il luogo in cui il contribuente ha sia la residenza anagrafica sia la dimora abituale purché si tratti di un immobile iscritto o iscrivibile al catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare in una categoria diversa da A/1, A/8 e A/9). La base imponibile corrisponde al valore dell’immobile ovvero, per i fabbricati iscritti in catasto, dal prodotto tra le rendite catastali rivalutate del 5%. L’aliquota di base è fissata, come detto, nella misura dello 0,76 per cento, può essere modificata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri mentre ai comuni viene data la facoltà di modificare, in aumento o in diminuzione l’aliquota:
•    fino ad un massimo di 0,3 punti percentuali per l’imposta municipale applicata al possesso di immobili non locati;
•    fino ad un massimo di 0,2 punti percentuali per l’IMU applicata agli immobili locati.
Sono esenti dall'imposta municipale propria gli immobili posseduti dallo Stato e da altri enti locali (Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, Consorzi fra detti enti, ove non soppressi, Enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali) destinati ai fini istituzionali, oltre che i fabbricati ad uso culturale e i fabbricati di proprietà della Santa Sede destinati esclusivamente all’esercizio del culto.
La nuova IMU stravolge completamente l’imposta così come pensata dal decreto federalista: l’imposta ora, infatti, si applica a partire dal 2012 e sostituisce l’ICI; sulla prima casa, l’aliquota di base è del 4 per mille, con possibilità dei comuni di aumentarla o diminuirla di due punti, mentre sugli altri immobili l’aliquota viene fissata allo 7,6 per mille con possibilità dei comuni di modificare di 3 punti tale valore. Il tutto, in abbinata al fatto che gli immobili subiranno una rivalutazione del valore immobiliare derivante dall’applicazione, oltre che del 5% di rendita catastale, di specifici moltiplicatori modulati per tipologia di edificio. Il funzionamento della nuova imposta prevede che l’introito della prima casa rimanga ai comuni, mentre la rimanente parte (che vale circa 18 degli oltre 21 miliardi complessivi derivante dalla nuova IMU) venga diviso tra i Comuni e lo Stato. Vista così, sembrerebbe quasi che, nel complesso, la nuova Imu porti maggiori entrate ai Comuni, ma in realtà non è affatto così. Ai Comuni con una mano viene concessa una tassa locale, ma con l'altra viene sottratto ogni gettito che superi l'attuale gettito dell'Ici, così che se un Comune volesse abbassare l'aliquota base ai propri cittadini, non calerebbe quanto dovuto allo Stato: in pratica, sarebbe il Comune a pagare l'Imu allo Stato. La quota che lo Stato prevede di incassare globalmente si basa, supponendo l’applicazione, alla base imponibile complessiva, dell'aliquota del 7,6 per mille; pertanto, i comuni che abbasseranno l'aliquota sugli immobili diversi dalla prima abitazione, potrebbero arrivare a dare allo Stato qualcosa come l’ottanta per cento dell’IMU del proprio territorio. Difficile dunque pensare di rivedere al ribasso l’imposta, tanto più che i comuni devono fare anche i conti con il taglio al fondo di riequilibrio ridotto in misura corrispondente al maggior gettito ad aliquota base attribuito ai comuni con l’IMU e rispetto al gettito ICI. L’applicazione della nuova imposta, difatti, avviene a parità di risorse disponibili: agli incrementi di entrata stimati, pertanto, per i comuni nel loro complesso, per effetto del maggior gettito IMU rispetto al gettito ICI, corrispondono riduzioni di pari importo del fondo sperimentale di riequilibrio e poi del fondo perequativo. Gli effetti espansivi previsti con l’IMU vengono quindi sterilizzati. A questo va inoltre aggiunto sia un ulteriore taglio del Fondo sperimentale di riequilibrio per 1.450 milioni di euro, prevista dall’articolo 28, sia la rivisitazione della compartecipazione Iva‐Irpef che dal 2012 viene incorporata all’interno del FSR. Viene meno, quindi, la territorializzazione del gettito provinciale della stessa, così come prevista dal precedente Decreto sul Federalismo municipale. Dal punto di vista economico, l’impatto della combinazione prima casa‐revisione dei moltiplicatori, sarà notevole per il contribuente, dal momento che la nuova imposta provocherà un aumento di tassazione immobiliare mai raggiunto prima e maggiore perfino della tanto odiata Isi, l’imposta straordinaria immobiliare. Facciamo un esempio. Supponiamo di avere una abitazione non prima casa con una rendita di 500 euro ed una aliquota del 7 per mille. Oggi il comune incasserebbe 367,50 euro (500 euro *1,05 *100 a cui poi si applica la aliquota del 7 per mille). Con la nuova manovra, tuttavia, da domani il cittadino dovrà sborsare 105 x 160 (effetto moltiplicatore) x 7,6/1000 (aliquota IMU), ovvero ben 638,4 euro. Un aumento significativo per il contribuente, pari a quasi l’80% di maggior imposta, ma che, come abbiamo detto in precedenza, cela anche un tranello. Di questi 638 euro, infatti, il Comune ne potrà incassare solo 319, dal momento che il 50% dell’introito dovrà essere girato allo Stato: di fatto, quindi, oltre ad un maggior onere per il cittadino, i Comuni avranno una minore entrata rispetto a prima e rispetto a quanto previsto, invece, dalla precedente versione del federalismo municipale. Non solo, quindi, i Comuni riceveranno meno rispetto alla precedente versione del Decreto federalista, ma dovranno subire anche ulteriori tagli al fondo di riequilibrio: un sacrificio notevole per gli enti locali, già alle prese, peraltro, con i stringenti vincoli del Patto di stabilità interno. C’è, tuttavia, un secondo aspetto, dietro a questa operazione, ed è il rovesciamento completo della logica federalista. Il coinvolgimento, obbligato, dei sindaci alla raccolta del denaro che servirà a Roma per rimpinguare le casse dell’erario, infatti, evidenzia chiaramente come la manovra “salva‐italia” sia centralista e contro gli enti territoriali. Oggi, infatti, al contrario di quanto posto dalla riforma federalista e contrariamente rispetto a quanto avviene negli altri Paesi europei più moderni, Germania e Svizzera in primis, la manovra impone agli amministratori locali non più di reclamare una maggiore autonomia locale allo scopo di ottenere maggiori entrate da utilizzare per il territorio, ma di rastrellare denaro per poi inviarlo a Roma. La prospettiva, dunque, si pone su un piano assolutamente e completamente diverso rispetto a prima, dal momento che si privano gli amministratori locali di quelle leve che avrebbero dovuto costituire l’ossatura dell’autonomia fiscale, passaggio obbligatorio per dare seguito alla autonomia amministrativa, sgravando al contempo lo Stato centrale dalle responsabilità di riscossione da quelle risorse che invece avrebbero dovuto essere utilizzate per sostenere il territorio. Con questa manovra di revisione dell’imposta municipale propria, pertanto, la logica federalista cede il passo ad una revisione assolutamente centralista di gestione delle risorse pubbliche che non potrà che deresponsabilizzare tanto gli enti locali, depotenziati di qualsiasi leva, quanto l’amministrazione centrale, intenta solo ad assicurare al conto dell’erario statale maggiori entrate. Viene quindi snaturata la imposta così come pensata dalla precedente riforma federalista che prevedeva un legame diretto tra la tassazione al territorio, e che avrebbe permesso di godere di una maggiore autonomia finanziaria per sviluppare servizi e, quindi, misurare la capacità degli amministratori, seguendo così la logica del “pago, vedo, voto” (il cittadino paga i tributi, vede come sono utilizzati e vota premiando o punendo i propri amministratori).
On. Maria Piera Pastore
Dr. Andrea Recaldin

V° Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione - Camera dei Deputati
[clicca qui per scaricare la relazione in formato pdf]


>>> 12 gennaio 2012
"L'indicazione del Movimento era di votare sì all'arresto pur lasciando libertà di coscienza. Personalmente io ho trovato nell'indirizzo della Lega rispecchiato il mio pensiero e quello che credo sia il sentire di tutta la militanza leghista quindi ho votato sì all'arresto, come la maggior parte delle deputate e dei deputati del Carroccio"
CASO COSENTINO, VOLPI: "LA MAGGIORANZA DELLA LEGA, ME COMPRESO, HA VOTATO PER L'ARRESTO"
Tutti contro la Lega, unica forza di opposizione al governo ladro di Monti. Sui telegiornali di ieri e sui giornali di oggi campeggiano titoloni come "Lega spaccata" o "Lega divisa", ma quasi nessuno accenna ai veri responsabili del voto contro l'arresto di Cosentino: i deputati Radicali, eletti con il Partito Democratico
"Apprendo con piacere che Cosentino non ringrazia la Lega Nord per il voto che gli ha evitato l'arresto in quanto il ringraziamento sarebbe stato mal indirizzato. L'indicazione del Movimento era di votare sì all'arresto pur lasciando libertà di coscienza. Personalmente io ho trovato nell'indirizzo della Lega rispecchiato il mio pensiero e quello che credo sia il sentire di tutta la militanza leghista quindi ho votato sì all'arresto, come la maggior parte delle deputate e dei deputati del Carroccio. Penso che tra altre forze politiche vi debba essere meno serenità in merito al voto dei loro parlamentari". Il chiaro riferimento è a quei deputati Radicali, eletti nelle file del Partito Democratico, che in nome del garantismo (e coerentemente, dal loro punto di vista) si sono dissociati dal PD e hanno votato contro l'arresto. Anche se la linea ufficiale data da Umberto Bossi ai suoi deputati era stata libertà di coscienza o, nel dubbio, il voto per l'arresto, stranamente sui telegiornali di ieri e sui giornali di oggi campeggiano titoloni come "Lega spaccata" o "Lega divisa", ma quasi nessuno accenna ai veri responsabili del voto contro l'arresto di Cosentino: i Radicali, eletti con il Partito Democratico. L'Unità dei Radicali pare non sapere nulla e contro la Lega arriva a toccare il fondo, titolando "Lega dei Casalesi". Come sempre, per il gusto di colpire l'odiatissima Lega, i mass media romanofili utilizzano due pesi e due misure.


>>> 12 gennaio 2012
Toscani, che da mesi sta seguendo il caso in prima persona, ha voluto presenziare alla seduta del Consiglio Comunale ed era presente fra il pubblico, assieme a molti cittadini Colognesi indignati
CASO MOSCHEA DI COLOGNE, TOSCANI: "LA REGIONE NON OBBLIGA I COMUNI AD INSERIRE UN NUOVO LUOGO DI CULTO NEL PGT. IL SINDACO STA MENTENDO AI SUOI CITTADINI. ORA FAREMO RICORSO AL TAR E ALLA CORTE DEI CONTI"
"La Legge Regionale 12 non obbliga affatto i Comuni ad inserire nel proprio PGT un nuovo luogo di culto, ma semplicemente dà loro questa possibilità. Il sindaco e i consiglieri che hanno votato a favore di questo PGT vogliono un nuovo luogo di culto sialmico, lo ammettano e si assumano le proprie responsabilità. Vi preannuncio che ci saranno ricorsi al TAR e alla Corte dei Conti e il Comune di Cologne li perderà"
Toni accesi all'ultimo consiglio comunale di Cologne, riunitosi ieri, di mattina, forse per evitare le contestazioni da parte dei colognesi al nuovo PGT che contiene anche il progetto di un nuovo luogo di culto islamico, spacciato per "centro culturale". Ricordiamo che nello scorso mese di luglio la Lega colognese organizzò una manifestazione di protesta contro il progetto, seguita da una raccolta di migliaia di firme che furono raccolte in piazza nel giro di poche settimane. La stragrande maggioranza dei Colognesi è contro questo progetto e se ne devono essere accorti anche 4 consiglieri di maggioranza, che da qualche mese si stanno opponendo al progetto del "loro" sindaco e che hanno votato contro il nuovo PGT, assieme all'opposizione. Il sindaco, a causa del progetto moschea, è dunque in seria difficoltà politica e può contare di fatto su un solo voto di maggioranza. Il Consigliere Regionale della Lega Nord Pierluigi Toscani, che da mesi sta seguendo il caso in prima persona, ha voluto presenziare alla seduta del Consiglio Comunale, fra il pubblico, assieme a molti cittadini Colognesi indignati. Gli animi si sono accesi quando il sindaco Verzeletti (eletto con una lista civica) ha fatto esplicito riferimento alla Legge 12 della Regione Lombardia (quella che armonizza i Piani di Governo del Territorio dei Comuni lombardi), recentemente integrata in alcuni punti proprio da Toscani, affermando che essa "obbligherebbe" il Comune ad inserire un luogo di culto nel PGT. A quel punto Toscani, che nei mesi scorsi aveva richiesto per una decina di volte un incontro con al sindaco, che però non aveva mai voluto incontrarlo, si è alzato e ha dato del bugiardo a Verzeletti citando il testo della la Legge 12. A quel punto il sindaco è dato in escandescenza e ha ordinato alla Polizia Locale di allontanare coattivamente Toscani dalla Sala Consiliare. Dopo momenti di alta tensione, in cui un'altra cittadina colognese ha inveito contro il sindaco e la giunta ed è stata allontanata dalla forza pubblica, anche Toscani se ne è andato. Queste le sue dichiarazioni: "Mi scuso con i Colognesi se mi sono fatto prendere un po' troppo, ma quello che è avvenuto oggi è gravissimo. Il sindaco Verzeletti ha mentito ai suoi cittadini, ha detto una cosa falsa e infondata. La Legge 12 non obbliga affatto i Comuni ad inserire nel proprio PGT un nuovo luogo di culto, ma semplicemente dà loro questa possibilità. Il sindaco e i consiglieri che hanno votato a favore di questo PGT vogliono un nuovo luogo di culto  islamico, lo ammettano e si assumano le proprie responsabilità. Vi preannuncio che ci saranno ricorsi al TAR e alla Corte dei Conti e il Comune di Cologne li perderà". Per inciso, non dimentichiamo mai che una moschea non è solo un luogo di preghiera, come una chiesa cristiana, ma è anche e soprattutto un centro politico-culturale, un luogo di incontro, di indottrinamento e predicazione, in cui spesso si annida l'estremismo anticristiano e antioccidentale. Per guardare il servizio andato in onda su Teletutto clicca qui.

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