Lega Nord
per l'indipendenza della Padania
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Attualità
Archivio 2011


>>> 23 dicembre 2011
Non sono più accettabili le ambiguità nascoste dietro le liste civiche che si manifestano apparentemente orfane da qualsiasi appartenenza politica. Se si è comunisti lo si dica, cosi come dovrebbe dirlo la giunta uscente di Rovato. Da parte nostra diciamo che siamo e saremo orgogliosamente leghisti
ELEZIONI 2012, BASTA CON LE COSIDDETTE “LISTE CIVICHE”. A ROVATO SERVE CHIAREZZA
Con una politica vera ed onesta, che si rivolge prima di tutto ai cittadini e crede nel rapporto con loro, si potrà superare questo decennio di errori e di emarginazione del nostro bel paese, causati da una sinistra logora, vigliacca e nascosta dietro una lista civica senza idee e imboscata nell’anonimato del palazzo
Il futuro di Rovato passa attraverso il ritorno della politica! È ora che nel nostro paese si ritorni a dare la responsabilità amministrativa a chi ha il coraggio e la lealtà di dichiararsi ai cittadini con programmi credibili e con simboli chiari. Non sono più accettabili le ambiguità nascoste dietro le liste civiche che si manifestano apparentemente orfane da qualsiasi appartenenza politica. Se si è comunisti lo si dica, cosi come dovrebbe dirlo la giunta uscente di Rovato. Da parte nostra diciamo che siamo e saremo orgogliosamente leghisti. Vogliamo quindi presentarci politicamente a viso aperto sfidando le presunte liste civiche a presentarsi per quello che in realtà sono. Se così non fosse è lecito pensare che queste liste rappresentino interessi nascosti.  Noi pensiamo che solo in questo modo si potrà ridare a Rovato l’importanza che gli spetta rilanciandolo in quell’area geografica ed economica che per anni l’ha visto come piccola capitale ideale della Franciacorta, questo almeno fino a prima dell’arrivo del pauroso ed ambiguo grigiore della “lista civica” che ci sta amministrando. Una nuova fase di rilancio è ormai irrinunciabile e solo se le forze politiche, come la Lega Nord avranno il coraggio di proporsi in modo trasparente ai cittadini, con programmi e temi che da sempre il movimento sostiene, allora sì che Rovato potrà tornare ad essere quella che conoscevamo un tempo. Quella Rovato vitale dei tanti commerci, il paese di riferimento per un’agricoltura importante e di qualità, un centro di rilancio ed innovazione che dia spazio ai giovani ed alle idee. Con una politica vera ed onesta, che si rivolge prima di tutto ai cittadini e crede nel rapporto con loro, si potrà superare questo decennio di errori e di emarginazione del nostro bel paese, causati da una sinistra logora, vigliacca e nascosta dietro una lista civica senza idee e imboscata nell’anonimato del palazzo. Rilanciamo l’Orgoglio Rovatese!
Dario Fogazzi


>>> 23 dicembre 2011
"Spesso chi sbraita contro chi ricopre incarichi politici fa di tutta l’erba un fascio, dimenticandosi di chi svolge questa professione con passione e con cuore"
PIERLUIGI TOSCANI: “ECCO IL LAVORO CHE HO SVOLTO IN REGIONE IN 18 MESI”
"La Regione Lombardia è stata la prima Regione che ha ridotto ed ottimizzato i costi della politica, con serietà e senza fare demagogia"
Spesso chi sbraita contro chi ricopre incarichi politici fa di tutta l’erba un fascio, dimenticandosi di chi svolge questa professione con passione e con cuore, mettendo a disposizione della collettività quasi tutte le ore della giornata, trascurando famiglia e affetti. La Regione Lombardia è stata la prima Regione che ha ridotto ed ottimizzato i costi della politica, con serietà e senza fare demagogia. Sono stato eletto in Consiglio Regionale nel maggio 2010 e faccio parte di 2 commissioni: la Commissione III – Sanità ed Assistenza e la Commissione V – Territorio. Ecco un breve riassunto del lavoro che ho svolto in Regione in un anno e mezzo di legislatura:

LE INTERROGAZIONI PIU’ IMPORTANTI CHE HO PRESENTATO:
•ITR 2226 : Servizio telefonico multilingue denominato “telefono mondo”.
•IQT 1013: Problematiche inerenti la linea ferroviaria Milano-Mantova.
•IQT 1019: Continuità di ricezione dei segnali nel periodo di transizione da analogico a digitale.
•IQT 1042: Problemi relativi alla tratta ferroviaria Milano-Como e mantenimento della fermata Cantù-Cemernate.

LE MOZIONI PIU' IMPORTANTI CHE HO PRESENTATO:
•MOZ 12 - Diffusione telematica del BURL (Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia).
•MOZ 19 - Promozione di momenti di confronto sovraregionale nell'elaborazione delle politiche regionali lombarde.
•MOZ 27 - Interventi legislativi in materia di riciclaggio di denaro.
•MOZ 38 - Mozione concernente interventi normativi in materia di attività di estetista.
•MOZ 42 - Disservizi e ritardi del servizio ferroviario regionale.
•MOZ 43 - Mozione concernente azioni rivolte al sostegno alla Regione Veneto per i danni causati dall'alluvione e ai comuni lombardi.
•MOZ 44 - Modifica delle linee guida per la refezione scolastica per favorire il consumo di prodotti alimentari di provenienza locale.
•MOZ 45 - Ricollocamento occupazionale degli ultra-cinquantenni.
•MOZ 88 - Contrarietà sull'utilizzo a fini alimentari di animali clonati o dei loro derivati.
•MOZ 106 - Promozione dell'utilizzo di sistemi alternativi all'uso di animali nella sperimentazione per fini didattici e scientifici.
•MOZ 116 - Assegnazione di mezzi e attrezzature anche ai distaccamenti dei Vigili del fuoco volontari.
•MOZ 118 - Finanziamento delle attività svolte dalle Associazioni Provinciali Allevatori (APA).
•MOZ 117 - Inadeguatezza dell'area individuata nel comune di Lonate Pozzolo per l'accoglienza dei profughi libici.
•MOZ 138 - Misure volte alla verifica ed al controllo dei casi di contaminazione da diossine di uova raccolte in allevamenti di diverse province della Lombardia.
•MOZ 150 - Censura nei confronti del Direttore Generale dell'ASL di Sondrio e del Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera di Gallarate.
•MOZ 159 - Promozione dei prodotti tipici e biologici lombardi.
•MOZ 161 - Controllo di prodotti con marchio collettivo contraffatto.
•MOZ 163 - Danni ambientali causati dall'inceneritore di proprietà della Riso Scotti Energia di Pavia.
•MOZ 171 - Attuazione della Direttiva nitrati.
•MOZ 176 - Emergenza profughi provenienti dal Nord-Africa in provincia di Brescia.
•MOZ 187 - Attività di ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).
•MOZ 194 - Progetti di educazione ambientale nelle scuole.
•MOZ 213 - Contributi ai distretti del commercio ammissibili ma non finanziabili.

LE PROPOSTE DI LEGGE DI CUI SONO STATO FIRMATARIO O PRIMO FIRMATARIO:
•PDL 128 : Tutela e valorizzazione dei roccoli, bresciane e bressanelle.
•PDL 124: Riconoscimento e valorizzazione delle residenze dello spettacolo dal vivo.
•PDL 112: Riduzione delle indennità consiliari, dei vitalizi e del budget dei singoli gruppi consiliari – modifica della L.R. 23 luglio 1996 n. 17 “Trattamento indennitario dei consiglieri della Regione Lombardia”.
•PDL 106: Approvazione del piano di cattura dei richiami vivi per la stagione venatoria 2011/2012 ai sensi della legge quadro 5 febbraio 2007 n. 3 “Legge quadro sulla cattura dei richiami vivi”.
•PDL 105: Stagione venatoria 2011/2012 Applicazione del regime di deroga previsto dall'art. 9, comma 1 lettera C della Direttiva 2009/147/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 Novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici. •PDL 86: Promozione dell'utilizzo di sistemi alternativi all'uso di animali nella sperimentazione per fini didattici e scientifici e divieto di detenzione e allevamento di animali per fini di sperimentazione.
•PDL 85: Disposizioni in materia di artigianato e commercio e attuazione della Direttiva 2006/123/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 Dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno.
•PDL 79: Istituzione e adozione della bandiera della regione Lombardia in attuazione dell'Art. 1 dello Statuto d'autonomia della regione Lombardia.
•PDL 75: Promozione, riconoscimento e sviluppo delle confraternite enogastronomiche.
•PDL 74: esposizione del crocefisso negli edifici e nei locali degli immobili regionali.
•PDL 73: Norme in materia di emissione deliberata in ambiente di organismi geneticamente modificati e in materia di consumo di alimenti nelle mense pubbliche.
•PDL 58: Modifiche alla L.R. 8 agosto 1998 n. 14 (nuove norme per la disciplina della coltivazione di sostanze minerali di cava).
•PDL 40: Stagione venatoria 2010/2011: disciplina del regime in deroga previsto dall'articolo 9 della Direttiva 79/409/CE del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici in attuazione della Legge 3 ottobre 2002, n. 221.
•PDL 39: Norme in materia di pluralismo informatico e adozione di formati aperti e standard per documenti digitali nella società dell'informazione della Lombardia.
•PDL 36: Approvazione del piano di cattura dei richiami vivi per la stagione venatoria 2010/2011 .
•PDL 32: Disposizioni per la riduzione degli sprechi e del progressivo superamento della pubblicazione in forma cartacea del bollettino ufficiale della Regione Lombardia, per le amministrazioni negli enti pubblici o locali.
•PDL 24: Nuovi ambiti territoriali dell'azienda sanitaria di Monza e Brianza conseguenti al distacco dei comuni di Busnago, Caponago, Cornate d'Adda, Lentate sul Seveso e Roncello dalla Provincia di Milano e loro aggregazione alla Provincia di Monza e Brianza – Testo Unico delle Leggi Regionali in materia di sanità.

Per avere ulteriori informazioni sulla mia attività, potete visitare la mia pagina personale sul sito del Consiglio Regionale oppure potete mandarmi un’email.
Pierluigi Toscani


>>> 23 dicembre 2011
I nostri soloni, che avevano definito “troppo stretto” e addirittura “pericoloso” il Corso Bonomelli ultimato nel 2002, lo stanno in qualche modo ricostruendo (con risultati discutibili tra l’altro) sul ponte dell’autostrada, che in questi giorni si sta trasformando in un imbuto
ECCO LE LORO... "GRANDI OPERE"
Migliaia di euro buttati, in tempi di cinghia tirata, come quelli spesi per il restyling al Corso Bonomelli, in cui il Comune ci ha regalato una sorta di corsia laterale, una strettoia spacciata per “pista ciclabile”
Ci risiamo. Si predica bene e razzola male, se vogliamo usare una frase fatta per descrivere l’operato dell’attuale amministrazione comunale. Sì perché i nostri soloni, che avevano definito “troppo stretto” e addirittura “pericoloso” il Corso Bonomelli ultimato nel 2002, lo stanno in qualche modo ricostruendo (con risultati discutibili tra l’altro) sul ponte dell’autostrada, che in questi giorni si sta trasformando in un imbuto. Alle migliaia di buche nelle strade di sua competenza che ogni inverno prova invano a tappare, il Comune in questi giorni sta aggiungendo un altro obbrobrio: un inutile cordolo spartitraffico, che ostacolerà la circolazione dei camion, dei pullman, ma soprattutto dei mezzi di soccorso, Vigili del Fuoco e ambulanze, che si troveranno strette tra cordolo centrale e guardrail laterale. Il tutto in un punto nevralgico per il traffico cittadino, fra 2 rotonde a costante rischio di ingorgo nelle ore di punta, a meno di un chilometro dal casello della A4, una delle autostrade più trafficate d’Europa. Migliaia di euro buttati, in tempi di cinghia tirata, come quelli spesi per il restyling al Corso Bonomelli, in cui il Comune ci ha regalato una sorta di corsia laterale, una strettoia spacciata per “pista ciclabile” (mettiamo le virgolette perché è una pista da suicidio!): possibile che l’attuale amministrazione possa essere caduta per ben due volte in pochi mesi nello stesso “errore” dell’amministrazione di dieci anni fa, creando strade strette laddove si poteva lasciare più spazio, diminuendo il rischio di incidenti? A quanto pare, purtroppo, la risposta è sì.


>>> 23 dicembre 2011
La cancellazione delle pensioni di anzianità (fortemente voluta e imposta al governo Monti dal tandem franco-tedesco) si abbatte come una scure su decenni di sacrifici dei lavoratori
LA LEGA DICE NO AL GOVERNO DEI POTERI FORTI TASSATUTTO DI MONTI, SOSTENUTO DALL’AMMUCCHIATA ROMANA PDL/TERZO POLO/PD/IDV E DA “RE” GIORGIO NAPOLITANO
Nei prossimi mesi ci attendono tagli alla sanità e ai servizi, che andranno inevitabilmente a colpire quelle Regioni con i conti in ordine. Vedremo se la sinistra parlamentare sarà in grado di bilanciare la manovra, evitare i tagli, o continuerà a parlare a vanvera come ha fatto negli anni in cui era all'opposizione
E' tempo di fare un bilancio dei primi provvedimenti adottati dal governo Monti per contrastare l'attacco speculativo ai titoli di Stato italiani e di valutare quanto abbia giovato o meno al Paese il cambio di esecutivo. Le prime misure sono a dir poco devastanti e colpiscono largamente quel ceto medio che già ha duramente pagato la crisi economico-finanziaria partita dagli Stati Uniti. La cancellazione delle pensioni di anzianità (fortemente voluta e imposta al governo Monti dal tandem franco-tedesco) si abbatte come una scure su decenni di sacrifici dei lavoratori. Servono ora per la pensione 42 anni per gli uomini e 41 anni per le donne, è introdotto un metodo contributivo che penalizzerà, in un mercato del lavoro incerto e frammentato, chi non riesce a garantirsi un'occupazione continua. Le percentuali spettanti al lavoratore subiranno significative decurtazioni qualora questo perda il lavoro dopo qualche anno e non riesca a trovarne. Parecchi di noi dovranno lavorare fino a 7 anni in più. E' ormai cosa certa la reintroduzione dell'Ici anche sulla prima abitazione, una tassa abolita dal governo Berlusconi e reintrodotta dal nuovo esecutivo per far cassa, martoriando una volta di più i ceti medi e le classi lavoratrici del Nord Italia. Questa è una vergogna, dal momento che la prima casa è il frutto più sudato di una vita di sacrifici. Nel Mezzogiorno, dove gran parte del patrimonio immobiliare non è accatastato o registrato in alcuna maniera, i soliti noti eviteranno di pagare il balzello sugli immobili, scaricando il peso della manovra sulle regioni settentrionali. A queste misure la Lega Nord si era opposta duramente negli ultimi mesi del governo Berlusconi e  analoghi provvedimenti, sebbene già allora auspicati, non erano stati adottati per via della strenua e convinta opposizione dei parlamentari del Carroccio. Serviva un governo tecnico di personalità illustri per imporre tagli e ulteriori tasse? Era proprio necessario affidarsi alle mani “esperte” di professori e banchieri (i quali, non scordiamolo, sono i veri responsabili della crisi e degli attacchi speculativi) per correggere i conti in questa maniera? Nei prossimi mesi ci attendono tagli alla sanità e ai servizi, che andranno inevitabilmente a colpire quelle Regioni con i conti in ordine. Vedremo se la sinistra parlamentare sarà in grado di bilanciare la manovra, evitare i tagli, o continuerà a parlare a vanvera come ha fatto negli anni in cui era all'opposizione, incapace di proporre un'alternativa credibile alla crisi che attanaglia il Paese e che sarà, per forza di cose, pagata dalle popolazioni settentrionali produttive e lavoratrici. Vi lascio con una domanda: dove sono finiti i gruppi di indignati???
Pierluigi Toscani


>>> 22 dicembre 2011
"In questo paese esiste un articolo, l’art.1 della Costituzione che dice che questo Paese e’ fondato sul lavoro; sul lavoro di chi? E sulle pensioni di chi? "
MAZZATORTA: GOVERNO? NO, DIRETTORIO FATTO DA NAPOLITANO
"Ormai in questo paese non esiste piu’ un parlamento, un governo, esiste un direttorio fatto da Napolitano e da un tecnico o presunto tale che decidono vita e morte delle pensioni di molti lavoratori"
''Calderoli ha sostenuto motivazioni politiche forti perche’ ormai in questo paese non esiste piu’ un parlamento, un governo, esiste un direttorio fatto da Napolitano e da un tecnico o presunto tale che decidono vita e morte delle pensioni di molti lavoratori. In questo paese esiste un articolo, l’art.1 della Costituzione che dice che questo Paese e’ fondato sul lavoro; sul lavoro di chi? E sulle pensioni di chi? Aggiungiamo questo inciso perche’ qui ormai si e’ persa la funzione del parlamento e della democrazia parlamentare''. Lo ha dichiarato il vicepresidente dei senatori della Lega Nord, Sandro Mazzatorta nel suo intervento al Senato replicando a Ceccanti sulla pregiudiziale posta da Calderoli. "Credo che queste siano motivazioni", ha sottolineato Mazzatorta ''sufficienti per esaminare la questione pregiudiziale. Se volete parliamo anche di incostituzionalita’, a cominciare dalle province perche' la norma della Costituzione dice che la Repubblica e’ composta da comuni, Province e Stato e ora questo governo e questa pseudomaggioranza vuole sopprimere una parte importante degli enti. E allora - ha ribadito Mazzatorta rivolto al resto dell' Aula - sopprimiamo lo Stato, dite che sarebbe costituzionale?''.


>>> 8 dicembre 2011
"Non si può chiamare equa una manovra che interviene sulle pensioni mentre dà soldi alle banche e aiuti di Stato nascosti. Questo Governo di «salvatori dell'Italia» è in realtà un Governo che prende in giro coloro che sono stati eletti dai cittadini. A nessun altro Governo, il Presidente della Repubblica avrebbe firmato un decreto-legge del genere di quello oggi all'esame della Commissione"
VOLPI: NO AL COSIDDETTO DECRETO "SALVA ITALIA". E' DIRIGISTA, CENTRALISTA, INIQUO E ANTICOSTITUZIONALE
"L'aumento dell'IVA e delle accise sui carburanti è molto lontano dalla previsione del primo comma dell'articolo 31 della Costituzione in materia di agevolazione alle famiglie numerose. Il reinserimento della tassa sulla prima casa, le tasse sui fondi di investimento, le imposte di bollo sono disposizioni che non vanno nel senso della tutela del risparmio prevista dall'articolo 47 della Costituzione"
Riportiamo qui di seguito l'intervento dell'On. Raffaele Volpi contro la manovra finanziaria del governo Monti, alias "Decreto Salva Italia", che in queste ore è al vaglio delle Commissioni Parlamentari: "Osservo preliminarmente che il provvedimento è stato portato a conoscenza della Commissione in tempi non consoni ad un adeguato esame parlamentare e non ritiengo, ora che il mio gruppo è passato all'opposizione, di dovermi scusare per questa considerazione dopo aver ascoltato, quando ero in maggioranza, le critiche dei colleghi dell'allora opposizione per i tempi ristretti d'esame dei provvedimenti del precedente Governo. Inoltre, di fronte a chi rileva che alcune misure della manovra in esame le avrebbe potute prendere anche il precedente Governo, appoggiato dalla Lega Nord, rispondo che se si trattava di provvedimenti che poteva prendere la politica, non c'era quindi la necessità di un governo di tecnici, dai quali ci si sarebbe dovuti aspettare un atteggiamento più vicino alle esigenze dei cittadini. Atteggiamento che invece non c'è nelle misure della manovra in esame. Ad esempio l'aumento dell'IVA e delle accise sui carburanti è molto lontano dalla previsione del primo comma dell'articolo 31 della Costituzione in materia di agevolazione alle famiglie numerose. Il reinserimento della tassa sulla prima casa, le tasse sui fondi di investimento, le imposte di bollo sono disposizioni che non vanno nel senso della tutela del risparmio prevista dall'articolo 47 della Costituzione. Rilevo come l'impianto dell'intero decreto-legge sia di natura dirigista, come denota l'istituzione dell'Agenzia nazionale dei grandi laghi - che notoriamente sono tre e situati in regioni del Nord - con conseguente soppressione delle singole agenzie di regolazione. Esprimo critiche sulla soppressione dell'Agenzia per il nucleare. Al proposito ricordo come in sede di Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, della quale faccio parte, esponenti dei gruppi di opposizione al precedente Governo avevano rilevato la necessità del suo mantenimento, al fine del monitoraggio dei siti e dell'individuazione delle situazioni di irregolarità e di pericolo. Esprimo preoccupazione sugli enormi poteri che l'articolo 35 del decreto-legge assegna all'Autorità garante per la concorrenza e il mercato. Trovo risibile l'incompatibilità prevista dall'articolo 36 ai componenti di due sistemi bancari, quando gli esponenti di tale sistema sono al Governo. Esprimo perplessità riguardo alla norma che prevede che la partecipazione a organi elettivi non previsti dalla Costituzione sia a titolo onorario - norma sulla quale tanto insiste il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà - e non comprendo perché non sia estesa ai componenti di quelle Autorità indipendenti per le quali è previsto un meccanismo di elezione. Si salvaguardano questi ultimi e non coloro che rendono un servizio ai cittadini che li hanno eletti. In relazione alla norme del decreto-legge sulle province, osservo che chi ha scritto questa pessima disposizione non conosce le province e la differenza che esiste tra l'amministrare una provincia vasta e una provincia piccola. Faccio l'esempio della provincia di Belluno, attualmente commissariata, per la quale il Commissario di Governo ha chiesto l'ausilio di tre sub-commissari, non riuscendo altrimenti ad amministrarla. Le norme in materia di elezione degli organi della Provincia e sulla decadenza degli attuali organi - norma che in una prima versione era indicata esplicitamente nel decreto-legge - costituiscono una sorta di impropria legge delega. Infine evidenzio come non si possa chiamare equa una manovra che interviene sulle pensioni mentre dà soldi alle banche e aiuti di Stato nascosti. Questo Governo di «salvatori dell'Italia» è in realtà un Governo che prende in giro coloro che sono stati eletti dai cittadini. A nessun altro Governo, il Presidente della Repubblica avrebbe firmato un decreto-legge del genere di quello oggi all'esame della Commissione."


>>> 29 novembre 2011
La Lega Nord, al contrario di chi apre sedi nel salotto di Rovato a pochi mesi dalle elezioni, da 20 anni presta attenzione a tutto il territorio comunale, andando ad ascoltare anche i Rovatesi che vivono nelle zone più degradate e a rischio
DOMENICA 4 DICEMBRE, GAZEBO ALLA STAZIONE
Al gazebo sarà possibile ritirare il modulo sul quale ogni cittadino, anche in forma anonima, potrà indicare priorità e avanzare le proprie proposte per l'elaborazione del programma elettorale della Lega Nord per le elezioni comunali del 2012
Domenica 04 dicembre verrà allestito un gazebo dalle 8:30 alle 12:30 nei pressi della stazione ferroviaria di Rovato. Al gazebo sarà possibile ritirare il modulo sul quale ogni cittadino, anche in forma anonima, potrà indicare priorità e avanzare le proprie proposte per l'elaborazione del programma elettorale della Lega Nord per le elezioni comunali del 2012. Chi avesse già ritirato/scaricato e compilato il modulo lo potrà riconsegnare di persona oppure depositare in un'apposita urna. Presso il gazebo sarà anche possibile ritirare materiale informativo, acquistare gadget e tesserarsi alla Lega Nord come Socio Sostenitore per l'anno 2012. La Lega Nord, al contrario di altri partiti, partitelli, movimenti o liste civiche della Rovato bene, che aprono sedi nel salotto di Rovato a pochi mesi dalle elezioni, non resta chiusa nei suoi uffici limitandosi a rilasciare interviste e a tenere conferenze stampa, ma da 20 anni presta attenzione a tutto il territorio comunale, andando ad ascoltare anche i Rovatesi che vivono nelle zone più degradate e a rischio.


>>> 22 novembre 2011
Mazzatorta: "La Lega si e' sempre opposta, quando era in maggioranza a qualsiasi iniziativa legislativa che modificasse le regole di attribuzione dello status di cittadino; a maggior ragione ci opporremo, oggi, che siamo unica forza di opposizione in questo governo anomalo a qualsiasi proposta tendente a semplificare o modificare i criteri di attribuzione della cittadinanza"
NUOVO COLPO DI MANO DI NAPOLITANO: "DIAMO LA CITTADINANZA AI FIGLI DEGLI IMMIGRATI CHE NASCONO QUI". LA LEGA: NO ALLO IUS SOLI. FAREMO LE BARRICATE!
Castelli si rivolge direttamente al Capo dello Stato: "Ritengo la sua esternazione al limite della costituzionalità, atteso che la Costituzione prevede precisi strumenti per comunicare con le Camere e non è previsto che il Capo dello Stato dia indicazioni di natura politica ai parlamentari"
''Oggi gli extracomunitari residenti nel nostro paese godono di tutti i diritti civili riconosciuti al cittadino italiano, per effetto anche di una serie di pronunce della giurisprudenza amministrativa e della Corte Costituzionale che hanno ampliato a dismisura la sfera dei diritti da riconoscere ad ospiti temporanei nel nostro paese, quali sono tecnicamente gli extracomunitari dotati di un permesso di soggiorno''. Lo afferma il vicepresidente dei senatori della Lega Nord, Sandro Mazzatorta su quanto affermato dal presidente Giorgio Napolitano in merito alla cittadinanza a cittadini extracomunitari nati in Italia. Mazzatorta, che e' anche sindaco di Chiari in provincia di Brescia, ricorda come la Lega ''si e' sempre opposta, quando era in maggioranza a qualsiasi iniziativa legislativa che modificasse le regole di attribuzione dello status di cittadino; a maggior ragione ci opporremo, oggi, che siamo unica forza di opposizione in questo governo anomalo a qualsiasi proposta tendente a semplificare o modificare i criteri di attribuzione della cittadinanza''. “Napolitano sbaglia ancora e con le sue esternazioni si accoda al Pd e al terzo Polo. Le priorità sono l’economia che stenta, i nostri giovani che non trovano lavoro, i nostri anziani in difficoltà, le nostre piccole e medie imprese che chiudono e non certo la legge sulla cittadinanza”. Così Alessandro Montagnoli, vicepresidente vicario dei deputati della Lega Nord, commenta le dichiarazioni del Presidente della Repubblica sulla cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. “Già siamo di fronte all’anomalia di un governo tecnico, voluto da banchieri e finanzieri, che si è sostituito ad un governo politico eletto dal popolo. Non vorremmo che ora – conclude Montagnoli – chi è chiamato dalla Costituzione a fare l’arbitro entri impropriamente in gioco favorendo una delle squadre in campo”. Il senatore della Lega Nord Roberto Castelli si rivolge direttamente al Presidente della Repubblica: "Egregio Presidente Napolitano, leggo che Lei ha definito follia negare la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Ne deduco che chi, come me, non la pensa in questo mondo, è da lei considerato un folle. Le devo confessare che non mi sento affatto tale. Devo altresì dire che ritengo la sua esternazione al limite della costituzionalità, atteso che la Costituzione prevede precisi strumenti per comunicare con le Camere e non è previsto che il Capo dello Stato dia indicazioni di natura politica ai parlamentari. Aggiungo che la sua mi sembra una posizione anche anti libertaria nei confronti di quei bambini e di quei genitori stranieri a cui Lei fa riferimento, che si vedrebbero privati della libertà di una scelta. Onestamente, se io avessi dovuto vivere all'estero per esempio per lavoro e lì fossero nati i miei figli, non avrei assolutamente voluto che essi diventassero cittadini, che so, brasiliani o statunitensi. Ritengo pertanto, anche in nome della libertà individuale, che gli stranieri nati in Italia debbano avere il diritto di essere cittadini del loro Paese d'origine".


>>> 17 novembre 2011
Franco: "Finalmente il Presidente Mario Monti ha svelato il programma di Governo: più tasse per tutti quelli che le hanno pagate finora. Inutile dire che a pagare il costo di questa nuova fase saranno i cittadini, i lavoratori e le imprese del Nord"
GOVERNO MONTI: DALLA LEGA OPPOSIZIONE CHIARA ED INEQUIVOCABILE
Stucchi: "E' la citazione sull'esenzione dell'Ici sulla prima casa, giudicata “un'anomalia italiana”, quella che forse rende bene l'idea di quale la sia la strada che il Paese sta imboccando, ovvero quella di maggiori tasse per tutti"
''Finalmente il Presidente Mario Monti ha svelato il programma di Governo: più tasse per tutti quelli che le hanno pagate finora. Inutile dire che a pagare il costo di questa nuova fase saranno i cittadini, i lavoratori e le imprese del Nord". Lo scrive il senatore della Lega Nord, Paolo Franco secondo il quale ''Mario Monti ha illustrato un programma superficiale e zeppo di principi ideali per quando riguarda la riduzione della spesa pubblica,la crescita e lo sviluppo ed invece è stato assolutamente concreto e chiaro quando ha trattato degli strumenti che riguardano il reperimento delle risorse: reintrodurrà l'ICI sulla prima casa, applicherà un'imposta sui patrimoni immobiliari, aumenterà le imposte sui consumi, rinvierà le pensioni per coloro che hanno pagato una vita di contributi. Si conferma la politica centralista ed assistenzialista che ha lo scopo di tartassare il nord per mantenere il tenore della burocrazia romana e del sud assistito''. Inoltre, ha rilevato il senatore vicentino della Lega il Presidente Monti ''ha parlato di equità sociale a più riprese, salvo ribadire la inamovibile valenza costituzionale delle Province e delle Regioni a statuto speciale. Infine il capo del Governo ha totalmente glissato sul tema delle banche, della finanza e di tutti quegli operatori che sono prosperati sui risparmi della povera gente e sull'asfittico credito delle imprese. Questo non è solo un Governo che non ha ricevuto il mandato popolare ma un Governo che scaricherà sul popolo il costo dello sperpero del denaro pubblico e delle speculazioni finanziarie nazionali, europee ed internazionali. Quando e se arriveranno proposte di legge governative che tuteleranno lavoratori ed imprese'', La Lega Nord, ha infine aggiunto ''non avrà timore di esprimere il proprio parere favorevole, al contrario di quanto ha fatto fino ad oggi il centrosinistra. Invece l'opposizione sarà chiara ed inequivocabile sui provvedimenti che contrasteranno con gli interessi del nord''. «Nel suo intervento al Senato Monti ha parlato di “sacrifici equi” giudicando “ineludibile” il taglio dei costi della politica. Ma è la citazione sull'esenzione dell'Ici sulla prima casa, giudicata “un'anomalia italiana”, quella che forse rende bene l'idea di quale la sia la strada che il Paese sta imboccando, ovvero quella di maggiori tasse per tutti», osserva dalle colonne del suo blog il segretario dell'Ufficio di Presidenza di Montecitorio, Giacomo Stucchi. Certo - aggiunge - fra gli obiettivi del governo c'è anche la lotta all'evasione fiscale e la valorizzazione delle politiche giovanili, ma queste dichiarazioni per il momento appaiono destinate a collocarsi più nel limbo delle buone intenzioni che non a tradursi in provvedimenti concreti. Simili definizioni, infatti, non sono sufficienti a far capire cosa farà davvero questo governo per combattere seriamente l'evasione fiscale, soprattutto in alcune zone del Paese. Ma tant'è l'operazione Monti ormai appare cosa fatta e i primi passi del governo dei banchieri e dei burocrati di Bruxelles fanno capire quanto sia importante il ruolo della Lega Nord, unico partito all'opposizione del neo governo. Giudicheremo giorno per giorno - conclude Stucchi - l'operato del nuovo governo, ma le prime mosse ci lasciano perplessi».


>>> 16 novembre 2011
la Padania è una realtà geografica – economica e produttiva, sociale e culturale – che esiste da secoli e che è ancora viva e pulsante. Non è uno Stato; è semplicemente una Nazione, senza Stato
RIAPRE IL PARLAMENTO PADANO. LEGITTIMA RAPPRESENTANZA DEL GRANDE NORD
La Padania è un’area geopolitica sulla quale insiste un reticolo di culture e mentalità collettive, usi, costumi, tradizioni, sensibilità economiche e produttive, senso di appartenenza e attaccamento alle comunità territoriali, virtù civiche e organizzazioni di interessi, riconducibili all’omogeneità
[Prof. Stefano Bruno Galli, da La Padania]
Non appena la Segreteria politica della Lega Nord, riunitasi l’altroieri e presieduta dal Segretario federale Umberto Bossi, ha deliberato e poi annunciato la riapertura del Parlamento del Nord si è scatenato il putiferio. Lancia in resta, in molti si sono accaniti contro una Lega di governo sino a pochi giorni prima, che s’è trasformata subito nell’antica – ma non mai sopita – Lega di lotta. Un esempio su tutti: il “Corriere della Sera” – cercando di fare della facile ironia, tuttavia poco convincente e piuttosto patetica – ha parlato infatti di «simil-parlamento di una regione della fantasia che si fa chiamare Padania». Sta di fatto che questa regione è davvero «fantastica », ma nel senso di eccezionale e straordinaria. Meraviglia delle meraviglie, incredibile è la Padania, una realtà geografica – economica e produttiva, sociale e culturale – che esiste da secoli e che è ancora viva e pulsante. Non è uno Stato; è semplicemente una Nazione, senza Stato. È una cultura diffusa in tutta la valle del Po e si fonda sull’articolazione di comunità territoriali sorrette da una forte socialità, tenuta insieme da una diffusa religiosità e da un’indubbia vocazione produttiva di matrice quasi calvinista per quanto attiene alla dedizione al lavoro e all’operosità. Quando si parla di Padania bisogna fare i conti, infatti, con un’area geopolitica sulla quale insiste un reticolo di culture e mentalità collettive, usi, costumi, tradizioni, sensibilità economiche e produttive, senso di appartenenza e attaccamento alle comunità territoriali, virtù civiche e organizzazioni di interessi, riconducibili all’omogeneità. Non è un’invenzione politica, né una realtà immaginaria. È la Padania, comunità di destino. Ce l’ha spiegato – nel 1992 – un politologo di Harvard, Robert Putnam, che le tradizioni civiche e le virtù repubblicane delle genti padane affondano le proprie radici nell’esperienza storica dell’età comunale del XII secolo. Esperienza di libertà, di autonomia e di autogoverno, alternativa al feudalesimo che dominava nel resto della Penisola e in Europa. Nello stesso anno ce l’ha spiegato poi la Fondazione Agnelli con il celebre studio "La Padania, una regione italiana in Europa" che la Padania esiste davvero. E rappresenta un vero e proprio modello di sviluppo – da imitare – per rapporto con il Pil. Per effetto dei vincoli da parte delle autorità europee (che al massimo prevedono un rapporto debito pubblico/Pil del sessanta per cento), di fronte all’impossibilità di drenare ulteriormente il debito per mantenere le consolidate politiche assistenziali a favore del Mezzogiorno, lo Stato avviava una politica di sistematico drenaggio – attraverso l’inasprimento della pressione fiscale diretta e indiretta – delle popolazioni del Nord, area altamente produttiva e competitiva, con un’evasione fiscale contenuta. Queste politiche pubbliche producevano l’effetto di disgregare la socialità del Paese: la Questione merdionale, che era stato un elemento essenziale e unificante dell’identità italiana, una scommessa da vincere tutti insieme, diventava così sorgente di divisione e di frattura, producendo la sua speculare Questione settentrionale. A partire da questo momento s’è fatta carico della rappresentanza politica dei ceti produttivi e delle comunità territoriali del Grande Nord la Lega. Che ha individuato, sin dalla seconda metà degli anni Novanta, nel Parlamento della Padania e poi Parlamento del Nord il suo laboratorio teorico-politico di riferimento; un laboratorio aperto a tutte le forze politiche sensibili di fronte alla Questione settentrionale, che rappresenta un oggetto di riflessione politologica sin dal secondo immediato dopoguerra. Da quando – cioè – attorno a Tommaso Zerbi si raccolse il movimento del Cisalpino, che pubblicava un settimanale federalista nazionale. Al movimento – che auspicava una suddivisione cantonale, sul modello svizzero, della Penisola – aderì anche il giovane Gianfranco Miglio. E sul “Cisalpino” si parlava già allora del Nord come di una “vacca da mungere” o come “Paese di Bengodi”. L’ultimo Parlamento del Nord, quello che aveva sede in villa Bonin Maistrello, nei pressi della Fiera di Vicenza, e che si articolava in tre gruppi di lavoro (federalismo istituzionale, federalismo fiscale, politiche regionali) è stato molto partecipato dai rappresentanti della Lega eletti nei vari organismi istituzionali, dai consigli comunali al Parlamento italiano. Certo, l’iniziativa può risultare incomprensibile agli occhi di chi è abituato a rendere conto delle sistematiche pratiche di trasformismo messe in atto pressoché quotidianamente, senza ritegno alcuno. L’assenza del vincolo di mandato del resto li autorizza – anche se è riprovevole – a farlo. Ma chi avverte – dal punto di vista etico e civile – una sorta di mandato imperativo, dietro la rappresentanza dei legittimi interessi del Grande Nord e della necessaria tutela di cui essi abbisognano non può essere irriso nè sbeffeggiato. Chi avverte il senso di responsabilità nei confronti dell’aggregazione di interessi di cui è espressione e che l’hanno portato in Parlamento deve essere solo rispettato. Anche perchè – la dottrina lo spiega con chiarezza – il principio dell’interesse generale è un dato eminentemente ideologico. Non esiste. Esistono piuttosto gli interessi organizzati e i rappresentanti di questi interessi. Qui affonda la legittimità di un Parlamento del Nord. In cui si cercano di elaborare le strategie per rendere più articolata e precisa possibile la rappresentanza degli interessi del Grande Nord. Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia, oggi coprono circa il 70% del Pil, ogni anno staccano un assegno a beneficio del resto del Paese di circa 140 miliardi di euro e  copriranno circa il 72% della manovra varata dal Parlamento sul finire dell’estate scorsa. Lo spazio politico è questo e giustifica l’esistenza di un laboratorio ideologico allo scopo di occuparlo. Perchè chi vuole governare questo Paese deve fare i conti con il Grande Nord. Anche quei governi che si configurano come l’espressione diretta delle tecnocrazie, delle burocrazie e della finanza europea.


>>> 13 novembre 2011
Stucchi: "Cosa farà questo nuovo governo a trazione Pdl-Pd-Terzo Polo? Aumenterà l'IRAP e proporrà nuove politiche assistenzialistiche e clientelari per il sud, oppure farà andare in pensione la gente a settant’anni? E poi che fine faranno i decreti attuativi sul federalismo fiscale?"
NO AD UN GOVERNO TECNICO DEI POTERI FORTI
Bricolo: "La Lega Nord non ha alcuna intenzione di sostenere un governo tecnico dei poteri forti per giunta con la sinistra e l'Udc, che sono gli eredi di quei partiti che hanno prodotto in passato il nostro debito pubblico"
“Rispetto al governo tecnico che si sta delineando all’orizzonte politico, il cui programma (qualunque esso sia) non ha avuto e non potrà avere mai il consenso dei cittadini, la Lega non può che stare all’opposizione. Che non sarà né di circostanza, né soft, e avrà come obiettivo specifico quello di evitare che, con la Lega fuori dall'esecutivo, le fameliche casse romane vengano rimpinguate solo dalla fatica a dal sudore dei padani”. Così il parlamentare della Lega Nord, e Segretario dell’Ufficio di Presidenza di Montecitorio, Giacomo Stucchi, in un articolo pubblicato sul suo blog www.giacomostucchi.blogspot.com. “Cosa farà – si chiede l’esponente leghista - questo nuovo governo a trazione Pdl-Pd-Terzo Polo? Aumenterà l'IRAP e proporrà nuove politiche assistenzialistiche e clientelari per il sud, oppure farà andare in pensione la gente a settant’anni? E poi che fine faranno i decreti attuativi sul federalismo fiscale? Si tratta – conclude Stucchi - di domande alle quali chiunque pensi di insediarsi a Palazzo Chigi dovrà dare delle risposte concrete”. "La Lega Nord non ha alcuna intenzione di sostenere un governo tecnico dei poteri forti per giunta con la sinistra e l'Udc, che sono gli eredi di quei partiti che hanno prodotto in passato il nostro debito pubblico. Se questa è la ricetta per salvare il Paese è sicuramente quella sbagliata. Noi faremo opposizione seria, responsabile e decisa nell'esclusivo interesse della nostra gente e del nostro territorio". Lo dichiara Federico Bricolo, capogruppo della Lega Nord al Senato.


>>> 31 ottobre 2011
Un'importante occasione per conoscere personalmente i quattro politici e confrontarsi con loro sui vari temi di attualità. I cittadini potranno avere chiarimenti direttamente dalle fonti, senza i filtri e le censure dei mass media che da mesi gettano fango e raccontano falsità sulla Lega
DOMENICA 6 NOVEMBRE GAZEBO IN PIAZZA CAVOUR. TOSCANI, BERTELLI, VOLPI E ROLFI INCONTRANO I ROVATESI
Saranno presenti il Consigliere Comunale e Regionale Pierluigi Toscani, il Consigliere Provinciale Roberto Bertelli, il Deputato Raffaele Volpi e il Vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi, che recentemente è stato eletto Segretario Provinciale della Lega Nord
Domenica 6 novembre, dalle 8:30 alle 12:30, la Sezione organizzerà un gazebo in Piazza Cavour. Si tratterà di un gazebo speciale, organizzato dopo un anno esatto dall'inaugurazione della nuova sede del Carroccio rovatese. Interverranno infatti ben quattro importanti esponenti leghisti locali: il Consigliere Comunale e Regionale Pierluigi Toscani, il Consigliere Provinciale Roberto Bertelli, il Deputato Raffaele Volpi e il Vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi, che recentemente è stato eletto Segretario Provinciale della Lega Nord. I Rovatesi potranno conoscere personalmente i quattro politici e confrontarsi con loro sui vari temi di attualità, dalla paludosa situazione parlamentare romana ai problemi di Rovato, dalla Brebemi alla questione immigrazione, dalla questione sicurezza alle riforme istituzionali, in primis l'iter di attuazione del federalismo fiscale, che andrà a pieno regime dal 2014 ma che sui mass media romanofili viene presentato come una riforma già realizzata, dagli effetti nulli o addirittura negativi. I cittadini insomma potranno avere chiarimenti direttamente dalle fonti, senza i filtri e le censure dei mass media che da mesi, in modo scientificamente pianificato, gettano fango e raccontano falsità sulla Lega e sui suoi esponenti locali, molto attivi sul territorio e per questo molto scomodi per i rinnegati servi dei poteri romani. Inoltre sarà presente un'urna in cui i cittadini, anche in forma anonima, potranno depositare il modulo con le loro proposte per la stesura del programma elettorale del 2012.


>>> 31 ottobre 2011
Da una parte verrà avviata una raccolta fondi in tutte le province liguri, dall'altra parte una squadra di soccorsi dei Giovani Padani, coordinata da alcuni esperti della Protezione civile, interverrà il 1 Novembre a Brugnato (Sp)
IL MOVIMENTO GIOVANI PADANI SI MOBILITA IN AIUTO DELLE POPOLAZIONI ALLUVIONATE DI LIGURIA E TOSCANA
Martedi 1 novembre i Giovani Padani saranno a Brugnato (SP) per aiutare la popolazione e l'amministrazione comunale a liberare strade e abitazioni dal fango. Mentre i giovani del PD pensano ai convegni di rottamazione al grido "rimbocchiamoci le maniche", i Giovani Padani se le rimboccano per davvero!
Il Movimento Giovani Padani è pronto ad accorrere concretamente in aiuto delle popolazioni liguri e toscane duramente colpite dalla recente alluvione. Da una parte verrà avviata una raccolta fondi in tutte le province liguri, dall'altra parte una squadra di soccorsi dei Giovani Padani, coordinata da alcuni esperti della Protezione civile, interverrà il 1 Novembre a Brugnato (Sp). “Sabato 12 novembre i Giovani Padani della Liguria saranno presenti con un banchetto in ogni provincia della Regione - spiega Flavio Di Muro, coordinatore MGP Liguria - per raccogliere contributi economici da destinare ai territori colpiti dalla catastrofe. Ho ricevuto numerose telefonate e messaggi su Facebook di ragazzi e ragazze liguri, nonché del resto della Padania, che mi hanno dato la loro disponibilità per andare nello Spezzino a dare una mano ai soccorsi. Ci stiamo organizzando per la trasferta, la fratellanza non verrà a mancare”. "I Giovani Padani si stanno mobilitando in tutto il Nord per prestare aiuto e raccogliere fondi - aggiunge Lucio Brignoli, coordinatore federale MGP - Siamo in contatto con la Protezione Civile e l'Amministrazione comunale di Brugnato (SP) - uno dei centri duramente colpiti dall'alluvione - e contiamo di poter intervenire sul campo con una prima squadra nella giornata di martedì 1 novembre. Voglio anche ringraziare Radio Padania Libera che ha subito accolto con entusiasmo il nostro appello per la raccolta fondi dando grande risalto all'iniziativa. L'impegno continua, a breve contiamo di organizzare gazebo per la raccolta fondi in tutte le città della Padania". Martedi 1 novembre i Giovani Padani saranno a Brugnato (SP) per aiutare la popolazione e l'amministrazione comunale a liberare strade e abitazioni dal fango. Per partecipare alla trasferta contatta al più presto Flavio Di Muro (coordinatore MGP Liguria) al numero 392/6211353. Per chi non riuscisse a partecipare vi invito ad effettuare una donazione tramite bonifico bancario IBAN: IT13 K076 0101 6000 0004 1839 200 C/C POSTALE 41839200 instestato a: Associazione Giovani Padani - via Colombi 18, 20161 Milano CAUSALE: Alluvione Liguria/Toscana.


>>> 22 ottobre 2011
Ormai è evidente: in termini di sicurezza a Rovato non c'è nè prevenzione, nè repressione, se non quella degli autovelox. Siamo in emergenza, rischiamo il caos totale. Questi sono i numeri, i risultati, al di là dei proclami trionfalistici pubblicati anche sul sito internet del Comune
LA ROVATO "SICURA" DI COTTINELLI E' SOTTO CHOC: IN POCHI GIORNI, RUMENI ABUSIVI (CON REFURTIVA DI RAME RUBATO) SCOPERTI ALL'EX CONSORZIO AGRARIO, ARRESTATO PEDOFILO RESIDENTE IN CENTRO, VOCI SU PERQUISIZIONI IN ABITAZIONI DI PRESUNTI BLACK BLOC...
Chi ci diceva che a Rovato e in Franciacorta la situazione era sotto controllo e che noi stavamo esagerando, chi ha irriso la nostra proposta di istituire ronde di cittadini, viene nuovamente e clamorosamente smentito dalla cruda cronaca nera. Rovato deve essere ripulita al più presto
Non abbiamo altre parole. Stavolta scegliamo di limitarci al titolo e di non raccontare nel dettaglio quanto è accaduto nei giorni scorsi nel nostro Comune. Diciamo che Rovato, ancora una volta, è riuscito a guadagnarsi le pagine più nere di tutti i quotidiani. Nostro malgrado, noi come Cassandre possiamo solo prendere atto della situazione, con preoccupazione e rabbia, insieme ai nostri Concittadini, nell'attesa che le elezioni comunali del prossimo anno facciano piazza pulita.


>>> 21 ottobre 2011
Ci preme analizzare il dato dal punto di vista qualitativo, ci interessa valutare il grado di integrazione raggiunto dagli stranieri residenti a Rovato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. E’ un disastro.
ROVATO 2011: OLTRE IL 21% DEI RESIDENTI E' UN IMMIGRATO. MA IL DEGRADO CAUSATO DA BUONISMO E MANCATA INTEGRAZIONE FA PESARE IL 21% COME UN 51%
La misura è colma da tempo, da molto prima che il dato degli stranieri residenti sforasse quota 21%. A quanto pare un 21% a Rovato pesa di più di un 31% altrove, dove c’è più integrazione. E dove magari, come a Treviso, c’è un sindaco leghista
Per renderci conto delle dimensioni del fenomeno immigrazione a Rovato non ci serviva attendere che una fondazione di Mestre diffondesse dati secondo i quali il nostro Comune, tra quelli con più di 10.000 abitanti, si piazza al quarto posto per numero di immigrati residenti, con una percentuale che va oltre il 21%. Non ci interessa né gridare “al lupo al lupo” né valutare questo dato solo da un punto di vista meramente numerico. Ovvio, sapere che nel 2011 quasi un rovatese su 5 è straniero fa riflettere, soprattutto se si analizza il trend in crescita del dato. Tuttavia ci interessa di più capire perché quel 21% “pesa” ai nostri concittadini quasi come se fosse già un 51%. Ci preme analizzare il dato dal punto di vista qualitativo, ci interessa valutare il grado di integrazione raggiunto dagli stranieri residenti a Rovato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. E’ un disastro. Alcune etnie vivono nel completo isolamento, la microcriminalità dilaga, il Viale della Stazione è diventato come Via Milano a Brescia, le pagine di cronaca nera in questi anni hanno tristemente portato alla ribalta il nostro Comune per episodi di micro e macro criminalità i cui protagonisti sono in maggioranza stranieri. Questa è la cruda realtà, questo dicono le statistiche e non la Lega Nord. Non è un caso che la popolazione carceraria sia ormai costituita per i 2/3 da stranieri. Per quanto concerne il problema immigrazione a Rovato, per farci un’idea del problema a noi basta scendere in strada ogni giorno, andare nelle aziende, parlare con i commercianti, chiedere direttamente ai cittadini per renderci conto che la misura è colma da tempo, da molto prima che il dato degli stranieri residenti sforasse quota 21%. A quanto pare un 21% a Rovato pesa di più di un 31% altrove, dove c’è più integrazione. E dove magari, come a Treviso, c’è un sindaco leghista. Il malessere con cui i Rovatesi vivono la questione immigrazione è il risultato dell’impostazione buonista che la sinistra cattocomunista ha dato al nostro Comune fin dal 2002. Troppe concessioni, dall’apertura dello sportello stranieri alle ingenti risorse spese dai servizi sociali in favore degli immigrati. Tanti diritti, pochi doveri. Il Comune si è progressivamente trasformato in un ente-bancomat, erogatore di euro e di servizi e i Rovatesi, quelli che lo sono da generazioni, sono stati troppo spesso messi in coda, in attesa, perché per i nostri amministratori di sinistra prima venivano gli ultimi arrivati. Ci fanno sorridere le mani messe in avanti, l’excusatio non petita dell’assessore ai servizi sociali, la PD Mara Bergomi, che recentemente si è sfogata in internet sostenendo che in fondo quel 21% poco si discosta dai dati di Comuni limitrofi guidati dai cattivi sindaci leghisti, che la Bergomi definisce con molta fantasia, sindaci “sceriffi”. Non ci aspettavamo da Mara Bergomi un intervento così infantile e senza senso, che dimostra come chi governa il Comune abbia perso completamente il contatto con la realtà (sempreché ce l’abbia mai avuto…) e si limiti a confrontare numeri senza analizzare cosa ci sta dietro. A contendere a Mara Bergomi il primo premio per la migliore barzelletta, nei giorni scorsi è arrivato il suo compagno di partito e di giunta, Angelo Bergomi, che ha accusato i leghisti di aver inviato in Valle Camonica “migliaia di profughi”. Poco importa se non si tratta di migliaia, poco importa se si tratta di profughi sub sahariani fuggiti dall’inutile e costosissima guerra in Libia voluta anche dal PD e osteggiata solo dalla Lega. Sappiamo dalle cronache che ultimamente il PD, sia a livello nazionale che regionale, ha dei seri problemi, ma vedendo come suoi giovani esponenti di spicco riescono a perdere le staffe su ogni argomento, riteniamo che anche a livello locale nel PD ci sia qualcosa che non va. Tornando a Rovato, al di là delle percentuali di  immigrati dei Comuni limitrofi “cattivi”, che comunque sono nettamente inferiori rispetto al nostro 21%, la Bergomi farebbe bene a ricordarsi che nelle amministrazioni leghiste è ben chiaro chi è l’ospite e chi è il padrone di casa. E’ ben chiara la differenza tra assistenza ed assistenzialismo. Nelle amministrazione leghiste la forte riduzione della microcriminalità di matrice straniera è un dato di fatto statistico, come è un dato di fatto statistico una migliore qualità media della vita e l’assenza di aree fortemente degradate. Il degrado urbano, unitamente al ruolo di bancomat assistenzialistico, in pochi anni ha attirato a Rovato centinaia di immigrati sbandati da tutta la Provincia e anche da fuori, ha attirato soprattutto gente che vive nell’illegalità, che vive di espedienti. Questo tipo di flusso migratorio di basso livello, non controllato e non selezionato, che danneggia in primis gli immigrati onesti che lavorano, va fermato al più presto. Ma arrivati a questo punto, oltre la soglia del 21%, è impossibile arginare gli effetti collaterali disastrosi di un fenomeno così imponente con inutili e costosi interventi da parte dei servizi sociali, come quello sulla cosiddetta “edilizia sociale”, colossale baggianata moltiplicatrice di ghetti, già fallita in tutte le metropoli occidentali, figuriamoci in un Comune come il nostro. Non stiamo più parlando di servizi sociali, ma di ordine pubblico, di spazi abitativi da togliere e non da concedere, di espulsioni immediate per chi non è in regola, insomma di controlli a tappeto quotidiani, casa per casa, non controlli pro-forma come quelli che i nostri amministratori hanno detto di aver condotto negli ultimi anni. Solo con questo giro di vite Rovato potrà tornare ad essere un Comune in cui lo straniero può risiedere solo se lavora e se è in regola, un Comune dove non esistono dormitori abusivi come quelli dell’ex Consorzio Agrario, un Comune dove gli ultimi arrivati, se vogliono chiedere assistenza pubblica, devono mettersi in fila, come tutti gli altri.


>>> 17 ottobre 2011
Tra tante chiacchiere solo la Lega avanza delle proposte concrete: agevolazioni fiscali per il part-time, dimezzamento dei parlamentari, senato federale, agevolazioni per gli studenti lavoratori, riforma tributaria, sostegno alle piccole imprese, tagli al welfare pro-immigrati
DOPO IL VOTO DI FIDUCIA AL GOVERNO, LA LEGA AVANZA LE SUE PROPOSTE PER LO SVILUPPO
La Lega è l’unico partito che porta concretezza, nonostante i ripetuti attacchi e la volontà intrinseca di partiti avversari e giornalisti di gettare fango su un movimento che partiva, e parte ancora, dalla base
E’ tempo di fare. Quante volte è stata stilata questa parola? Quanti partiti continuano a ripeterla? Tra tante chiacchiere solo la Lega avanza delle proposte concrete per cercare di stabilizzare la situazione italiana che aimè è simile alla contesto mondiale, perché la crisi c’è, ed è nata dopo il boom dell’economia, dopo l’apice del consumismo. Gli economisti insegnano: l’economia ha un andamento curvilineo, dopo la grande ascesa c’è la grande discesa, compito degli stati è attenuare lo “scivolamento” del paese attuando politiche che lo rendano meno doloroso. La Lega Nord stila le sue proposte:
1) Agevolazioni fiscali per i contratti part-time; per permettere alle donne di non dover più scegliere tra casa e professione;
2) Riforma istituzionale Bossi-Calderoli: per il dimezzamento del numero dei parlamentari e nascita della Camera delle Regioni;
3) Agevolazioni ai giovani precari: contratti atipici per gli studenti lavoratori come avviene nel resto dell’Europa;
4) Riforma tributaria: che poggi sull’alleggerimento dei costi per gli  imprenditori che percepiscono il comportamento di equitalia come vessatorio;
5) Snellimento di costi per la Srl: per tutte le aziende che hanno meno di dieci dipendenti che sono l’ossatura dell’imprenditorialità di tutto il Paese;
6) Lotta agli sprechi: rivedere le politiche di immigrazione in quanto gli stranieri assorbono più di 2 miliardi di euro di spese per la sanità, inoltre grazie al ricongiungimento ricevono pensioni di vecchiaia e invalidità o altre forme di assistenza assimilabili (senza aver versato alcun contributo percepiscono la pensione minima che eventualmente viene cumulata con quella di invalidità che a volte superano, grazie al cumulo, le pensioni degli italiani che hanno contribuito al benessere del paese e pagato contributi). Altro costo mai conteggiato sono quelle famose 35.000 lire giornaliere (decreto del 1996) che vengono elargite ai profughi dell’ex Jugoslavia oltre ad altri costi incontrollabili derivanti dalla miriade di associazioni di assistenza. Vista la crisi sarebbe tempo di fare due calcoli.
A volte sembra d’essere ripetitivi, eppure, a conti fatti la Lega è l’unico partito che porta concretezza, nonostante i ripetuti attacchi e la volontà intrinseca di partiti avversari e giornalisti di gettare fango su un movimento che partiva, e parte ancora, dalla base. Perché la Padania è il punto focale della Lega Nord che però non dimentica che “attaccata” e “sorretta” da questa esiste l’Italia. Mai mulà.


>>> 12 ottobre 2011
Come sarebbe stata la politica con un Paese senza la Lega e Umberto Bossi? Avrebbero governato ancora Andreotti o Amato o Ciampi? Che ne sarebbe stato della mafia se avessimo avuto anziché Roberto Maroni ancora i democristiani alla Pisanu o alla Gava o altri grigi conservatori della sicurezza, molto altrui?
2001-2011: SENZA LA LEGA, NIENTE RIFORME
Mai come contro la Lega l’informazione si è scagliata per processare con un rancoroso senso di superiorità “culturale” il “diverso”. Quindi più facilmente classificabile in “più stupido”
[Stefania Piazzo, da La Padania]
Italia 2001, Italia 2011. Da censimento a censimento, come sarebbe stata la politica con un Paese senza la Lega e Umberto Bossi? Avrebbero governato ancora Andreotti o Amato o Ciampi. Dopo di loro Montezemolo ce l’avrebbe già fatta. Forse sarebbe stato Di Pietro a portare il vento dell’eresia luterana del fare? O sarebbe stato forse Casini a conficcare nel sistema il chiodo fisso del Federalismo di don Sturzo come pregiudiziale per qualsiasi alleanza? Cosa sarebbe stato del Paese senza la Lega dei contratti territoriali rivendicati per la giustizia salariale dal Sindacato Padano di Rosi Mauro? Quanto tempo dopo sarebbe arrivato Sergio Marchionne a dire che lui i rapporti li vuole tenere ma sul territorio e con gli industriali locali e con i contratti aziendali? E che fine avrebbe fatto il Federalismo fiscale se non ci fosse stato il pignolo Roberto Calderoli a costruire tutti i ponti possibili per incardinare la riforma fino al cambio di passo costituzionale col Senato Federale, che avremmo potuto vedere anche prima se nel 2006 gli Stella e i Rizzo e gli antidevolution non avessero versato fiele contro quel taglio delle poltrone e dei costi della politica? Ma faceva figo bocciare la devolution. E la decapitarono, col referendum. E che ne sarebbe stato della mafia se avessimo avuto anziché Roberto Maroni ancora i democristiani alla Pisanu o alla Gava o altri grigi conservatori della sicurezza, molto altrui? Mai visto però fiumi di tumultuose critiche a Pisanu, Gava, o a Bianco o a Mancino, a Fanfani o a Rognoni o a Scotti o a Scalfaro, a Scajola, famiglie comprese, per le loro gestioni da fuoco artificiale del Viminale... Che ne sarebbe stato del fenomeno migratorio se Bossi non si fosse imposto per il rimpatrio e la tutela dei confini e degli accordi bilaterali per fermare l’invasione pilotata? Con quale censimento non solo politico ma sociale avremmo dovuto fare i conti se avesse avuto il sopravvento la politica del censire per contare e poi far votare tutti gli stranieri o reintegrare tutti i clandestini dando corso alle sentenze dei giudici dalla scarcerazione noglobal?
Questo Paese nel censire se stesso e la politica ha perso la memoria di ciò che era. La politica per mestiere e convenienza la memoria la perde spesso, ma altrettanto colpevole è l’informazione quando trasforma gli uomini in caricatura, li trasforma, solo per il difetto di essere loro avversari, in verso distorto, esattamente come sta accadendo ora nei confronti di Umberto Bossi e della Lega. E se l’attacco non è abbastanza caustico, si entra in casa come ladri e si deforma il privato, la famiglia. Mai come contro la Lega l’informazione si è scagliata per processare con un rancoroso senso di superiorità “culturale” il “diverso”. Quindi più facilmente classificabile in “più stupido”. L’assioma nemico uguale idiota. Ciò che porta cambiamento è barbaro, e barbara dunque deve essere la Lega. Dimenticando che quella storica “calata” sparigliò un sistema imploso in se stesso. Diversamente, non è barbara la sharia, semmai è più rivoluzionaria. Non è più moderno il Federalismo, è più avanzata l’integrazione dell’integralismo o del nomadismo. Insomma, in questi dieci anni il Paese ha tentato di cambiare, e ci ha provato attraverso gli “strappi ” che Bossi ha imposto alla politica. Le pregiudiziali sono spesso state taroccate dall’avversario politico in pregiudizio, l’eresia è stata condannata da un’Inquisizione che non perdona di uscire dal deficit democratico di un Paese in cui il Federalismo fa la polvere sui libri. In dieci anni il Paese ha cambiato fisionomia e la sua mutazione era stata prevista, preannunciata con un largo anticipo. Una faglia lo percorre, ancora, da Nord a Sud, sul fronte economico e nella divaricazione delle responsabilità. E un’altra faglia lo attraversa da Nord a Est sul piano sociale, nell’esplosione del fenomeno migratorio. In questi dieci anni da censimento a censimento, l’unico punto fermo è la storia scritta dalla Lega di Bossi, in un censimento di spinte al cambiamento che i riformisti da quel che resta della sinistra ai “liberal” in quel che resta della destra non hanno ancora saputo interpretare. Ora ci sono soggetti che vorrebbero reinterpretare il fiuto bossiano, dimenticando che esso rappresenta la non replicabile anima popolare identitaria, radicata su ciò che molti insistono a dire che non esista. Un errore che regala ogni volta un nuovo vantaggio al barbaro padano.


>>> 19 settembre 2011
«In primavera ci sarà la prossima manifestazione, una grande manifestazione come quella che abbiamo fatto sul Po»
BOSSI: LOTTA DI LIBERAZIONE. BASTA CON IL LADROCINIO ROMANO
«Bisogna trovare la via democratica, forse quella referendaria, per un popolo storicamente importante, dignitoso, lavoratore, che fino adesso è stato costretto a mantenere l’Italia»
[Igor Iezzi, da La Padania]
«Fermare il ladrocinio imperante», «salvare la Padania dall’oppressione colonialista». Questa situazione deve finire «e la faremo finire». Umberto Bossi, da Venezia, davanti ad oltre 50 mila persone, lancia il popolo alla mobilitazione «alla lotta di liberazione», il «magna magna di Roma » non è più accettabile. Ed ecco che si profila «la soluzione», quella «secessione » richiesta a gran voce dalla folla che è accorsa sulla laguna nonostante il timore di scontri causati dai «servi dei poteri forti». «Bisogna trovare una via democratica», ripete più volte il leader della Lega, «forse anche referendaria» e non farsi subito assalire dai «malumori» spesso creati ad arte dai «giornalisti asserviti». La gente è pronta «a milioni», e il primo passo sarà una grande manifestazione «come quella sul Po» del ’96, quella della dichiarazione di Indipendenza della Padania. In primavera, luogo ancora top secret. Qualcuno lo dava per stanco («giornalista, non scrivere più che sono stanco, che non vado a prendere l’acqua del Po o che non vengo a Venezia perchè io a Venezia e sul Monviso ci vado anche a piedi da Varese»), qualcuno raccontava di una Lega divisa e di un popolo deluso. Invece quello che si è visto a Venezia è ben altro. Un Bossi battagliero più che mai, con una strategia ben chiara per uscire dalle secche della crisi, un movimento compatto e un popolo pronto a lottare. «Come si fa a stare in un Paese che sta addirittura perdendo la democrazia» si chiede esordendo Bossi . «Se qualcuno pensa che il fascismo sia finito si sbaglia, è ritornato con altri nomi e altre facce» spiega il leader leghista. Di esempi c’è ne sono tanti, troppi. Solo negli ultimi giorni le violenze al Giro di Padania e gli scontri di sabato a Venezia tra i centri sociali spalleggiati da Rifondazione Comunista e le forze dell’ordine. «Ecco come è finito il sistema italiano, non è più nemmeno in grado di essere democratico» osserva il leader padano. Ma nessuno si preoccupi, ammonisce Bossi, «non c’è il minimo dubbio che non vincono gli eserciti, ma sono i popoli che vincono sempre». Certo, «bisogna trovare la via democratica, forse quella referendaria, per un popolo storicamente importante, dignitoso, lavoratore, che fino adesso è stato costretto a mantenere l’Italia. Non siamo contenti di mandare a Roma un treno di soldi al giorno, siamo stati costretti. E’ evidente che così non si può andare avanti». La crisi morde lo stomaco del Paese ma in tutto c’è qualcosa di positivo: «D’altra parte l’Italia va giù, la Padania vien su. Bisogna solo trovare la via e io sono per la  via democratica, la Lega è sempre per i sistemi democratici. E’ evidente che oggi la gente ne ha piene le scatole», non ci sono più le condizioni per «mandare a Roma un sacco di soldi. L’economia è entrata in crisi e non abbiamo i soldi neppure per noi, figuriamoci se riusciamo a mantenere Roma e il suo magna magna. Questo non è più possibile, bisogna trovare una via d’uscita». La Lega, «a dir la verità, un piccolo sforzo lo ha già fatto, con il federalismo fiscale abbiamo portato a casa soldi» e risorse. «Qualcuno può dire “è poca cosa”» osserva il segretario leghista. «Sì, non è ancora la libertà - è la risposta - e noi sappiamo che dobbiamo ottenere la libertà. Mica siamo qui per fermarci a metà strada. La gente del Nord, milioni di persone, vogliono che la musica cambi. Noi dobbiamo tornare ad essere padroni a casa nostra». Sarà una battaglia, la Lega avrà molti nemici, a cominciare dai ragazzotti dei centri sociali: «Loro creano scompiglio, mandano i malintenzionati in piazza, per strada a picchiare sperando di spaventarci ma non spaventano più nessuno. Anzi, fanno incazzare e prima o dopo certe cose ritornano moltiplicate per cento su chi le ha commesse». E poi ci sono loro, un male endemico del nostro Paese, gli operatori dell’informazione». Bossi è durissimo: «I giornalisti sono dei grandissimi delinquenti, sono come Iago che parlava male continuamente. Loro sono gli Iago della carta stampata che raccontano bugie sistematicamente». «In primavera ci sarà la prossima manifestazione, una grande manifestazione come quella che abbiamo fatto sul Po» Ma a tutto c’è un limite, informazione e democrazia vanno di pari passo. «Adesso stanno un po’ esagerando, ho visto che non potendo attaccare me attaccano la mia famiglia, sono dei delinquenti. Quando sono vicini fanno finta di essere amici ma sono tutti quanti contro la Lega. I giornalisti dicono “noi impediremo che le cose cambino” e la Lega vuole cambiare le cose, sono asserviti a quelli che non vogliono modificare una virgola. Invece le cose cambieranno, perchè quando finiscono i soldi la gente perde la pazienza». Ecco che parte la mobilitazione, Bossi detta la road map: «In primavera ci sarà la prossima manifestazione, una grande manifestazione come quella che abbiamo fatto sul Po. La libertà si ottiene certo anche con le manifestazioni ma bisogna prepararsi alla lotta, senza che nasca subito del malumore appena la Lega a Roma cerca di portare a casa tutto quello che è possibile». Secondo il Senatur «aver portato a casa il federalismo è già qualcosa. Il povero Calderoli ha lavorato come un pazzo. Alla fine la premiata ditta Bossi-Calderoli ha portato a casa il risultato e Maroni fa la sua parte con gli immigrati. Per fortuna che c’è la Lega». A questo si aggiunga che «abbiamo salvato le pensioni. Se non c’eravamo noi le avrebbero tagliate. L’Europa, i poteri forti, tutti i partiti italiani erano per toccarle. E’ un mondo alla rovescia, la sinistra dovrebbe salvare le pensioni invece è da ll ’altra parte. Siamo stati noi a mettere il veto. E tutti: Bossi mostra il dito. Sì, sì mostro il dito - urla - perchè sono soldi di chi ha lavorato una vita, ha pagato e ha diritto ad avere la sua pensione. Adesso anche i sindacati vogliono mangiarsi i soldi degli anziani... E’ servita la vecchia Lega, eravamo in pochi però quei pochi si sono dati da fare». Stare tra la gente paga, e Bossi racconta di quando «poco tempo fa in centro a Milano fu arrestato un vecchietto. Mi sono fermato a vedere e aveva rubato una piccola bistecca e una bottiglia di vino. Allora ho pagato io, ma mi è rimasto in mente, un pensionato, aveva lavorato una vita e non aveva i soldi per mangiare, costretto ad andare a rubare. Non l’abbiamo dimenticato e abbiamo fatto resistenza e alla fine abbiamo convinto Berlusconi e Tremonti. E chi se ne frega di quello che dice l’Europa che vuole tagliare tutto facendo morire la nostra gente. Noi non possiamo andare avanti come prima». Bossi sa che i pensionati «non hanno niente rispetto a ciò che meriterebbero» ma per intervenire «prima bisogna fare la Padania, altrimenti se i soldi vanno a Roma e al Sud difficilmente possono finire anche al Nord». Chiunque dovrebbe capire che «non siamo più in grado di mantenere il centralismo italiano, Roma, l’assistenzialismo in tutte le regioni. Lo abbiamo fatto per tanto tempo e abbiamo sbagliato. Tutti noi della Lega sappiamo che alla fine viene il redderationem, alla fine sarà la battaglia, la lotta di liberazione per la Padania. E la vinceremo. Da adesso in avanti ritorna la grande battaglia, la grande lotta per la libertà dei nostri popoli, i popoli padani». La gente, 50mila persone, urla secessione, scandisce libertà. «Uno può sognare, illudersi che possa cambiare qualcosa senza fare la secessione, senza fare i cambiamenti necessari, un popolo non può vivere schiavo del centralismo politico. I popoli - scandisce Bossi - hanno diritto alla loro libertà, soprattutto noi. Abbiamo diritto alla nostra libertà e abbiamo anche la forza per ottenerla se fosse necessario. Fate molto bene i conti. Dobbiamo salvare la nostra terra e il nostro popolo dall’oppressione centralista, bisogna farla finita e faremo finire il ladrocinio imperante. Rubano e vogliono avere ragione, ora basta». Da Venezia parte una nuova battaglia, quella decisiva.


>>> 6 settembre 2011
"La Lega da sempre rispetta le manifestazioni di piazza, diverso e' invece l'atteggiamento che dovrebbero avere le forze politiche di fronte a un paese economicamente in difficolta' come il nostro"
BRICOLO: MANOVRA MIGLIORATA GRAZIE AGLI EMENDAMENTI. L'OPPOSIZIONE E' IRRESPONSABILE
"Siamo riusciti a dare risposte agli enti locali che ottengono nuove risorse anche al di fuori del patto di stabilita', al contrario dei ministeri che, invece, subiscono importanti tagli di bilancio"
''Con gli emendamenti presentati dal governo la manovra sicuramente e' migliorata. Siamo riusciti a dare risposte agli enti locali che ottengono nuove risorse anche al di fuori del patto di stabilita', al contrario dei ministeri che, invece, subiscono importanti tagli di bilancio''. Cosi' il presidente dei senatori della Lega Nord, Federico Bricolo. ''Allo stesso tempo - precisa Federico Bricolo - abbiamo introdotto norme di giustizia sociale che vanno a colpire i grandi evasori che si sono arricchiti in questi anni senza pagare le tasse. Tutto questo - aggiunge infine - senza modificare il testo della manovra sulle pensioni, tutelando cosi' gli interessi lavoratori''. E sullo sciopero organizzato oggi dalla CGIL Bricolo aggiunge: ''La Lega da sempre rispetta le manifestazioni di piazza, diverso e' invece l'atteggiamento che dovrebbero avere le forze politiche di fronte a un paese economicamente in difficolta' come il nostro. Mentre le Borse crollano e i mercati ci guardano alla ricerca di segnali di coesione sociale e di un dibattito parlamentare sulla manovra non di scontro, ma costruttivo e finalizzato a scelte rapide e strutturali al fine del contenimento del debito, le opposizioni scendono in piazza con la Cgil allo scopo di sobillare le piazze. E non solo: annunciano, come ha fatto Di Pietro, ostruzionismo parlamentare sulla manovra''. ''Un paese serio, non si merita una opposizione di questo tipo. Tutti siamo chiamati, in questo momento, al senso di responsabilita' nell' interesse dei cittadini che rappresentiamo in Parlamento che, evidentemente, chi protesta e chi minaccia ostruzionismo, non ha''.


>>> 2 settembre 2011
Il Segretario di Sezione illustra la pre-campagna elettorale: prima una grande consultazione dei cittadini, poi una fase di elaborazione programmatica, affidata a gruppi di lavoro tematici
ELEZIONI COMUNALI 2012, SI PARTE. VENTURI: I ROVATESI STILERANNO IL NOSTRO PROGRAMMA DI GOVERNO
Già al lavoro decine di militanti, da quelli storici alle numerosissime nuove leve del Movimento Giovani Padani. Attivati i primi 6 gruppi di lavoro tematici: Sicurezza, Ecologia, Viabilità, Scuola, Cultura e Sport
Per un Movimento popolare nato tra la gente e per la gente come la Lega, il fatto di ascoltare ogni giorno le richieste dei cittadini direttamente, stando sul campo, sotto i gazebo, nei mercati, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, sembrerebbe ormai scontato. Eppure a Rovato nei prossimi mesi assisteremo a qualcosa di inedito, almeno per il nostro Comune. La Sezione, in vista delle elezioni comunali del 2012, ha infatti deciso di organizzare una grande consultazione fra i cittadini, ai quali sarà consegnato in occasione di gazebo e volantinaggi un modulo prestampato in cui i Rovatesi potranno da un lato definire le priorità sulle linee-guida programmatiche proposte dal Carroccio rovatese, dall'altro avanzare le loro proposte personali, anche in forma anonima. "Il nostro programma di governo per il Comune di Rovato sarà stilato dai Rovatesi", sottolinea il Segretario di Sezione, Stefano Venturi "Siamo sempre stati e resteremo sempre fra la gente, accettando suggerimenti, ma anche critiche". Del resto, come ricorda lo stesso Venturi, la Lega si è sempre distinta dalle altre forze politiche, romanocentriche o romanofile, per la sua costante presenza sul territorio, fra la gente, il che significa conoscerne più a fondo problemi ed esigenze, per poi trovare le soluzioni più adeguate. In vista delle elezioni del 2012 tutti i militanti della Sezione, dal primo all'ultimo, da quelli storici alle nuove leve del Movimento Giovani Padani, si sono mobilitati per preparare quella che è stata definita la "pre-campagna elettorale". Un periodo che durerà circa 6 mesi e che si articolerà in 2 fasi: dapprima vi sarà la consultazione diretta di cui abbiamo già accennato, cioè l'ascolto e la raccolta delle proposte provenienti dai Rovatesi. Infine si passerà alla stesura del programma di governo del Comune, che sarà presentato in campagna elettorale, in primavera. Durante tutto questo periodo di preparazione giocheranno un ruolo di primo piano i gruppi di lavoro tematici (per ora 6: Sicurezza, Ecologia, Viabilità, Scuola, Cultura e Sport) formati ciascuno da almeno 4 o 5 persone che nei prossimi mesi, in base alle proprie competenze, interessi e titolo di studio, analizzeranno le scelte amministrative (in buona parte assurde) attuate dalla sinistra in questi ultimi 5 anni di mandato e in seguito, in base alle indicazioni date direttamente dai cittadini, redigeranno un programma elettorale completo e dettagliato. Insomma, già si respira un'aria completamente diversa rispetto a quella viziata dal dirigismo e dal distacco con la realtà a cui ci hanno costretti per 10 lunghi anni i compagni di Rovato Civica e dei DS/Margherita ieri, PD oggi. Un'aria ormai irrespirabile, intrisa di demagogia e piena di scelte politico-amministrative a dir poco fallimentari, che hanno umiliato Rovato trasformandola progressivamente da Capitale della Franciacorta in un grigio, disordinato e trasandato agglomerato suburbano.


>>> 31 agosto 2011
I lavori di "restyling" della Strada Larga ci stanno riportando indietro di 10 anni. Al posto di aiuole ed alberi, un bel nastro di asfalto. Mistero sulla larghezza delle due piste ciclabili laterali. Costo di questo viaggio all'indietro nel tempo: 500.000 euro. Tanto paga pantalone, specie in tempi di crisi
CORSO BONOMELLI, UN VERGOGNOSO SPRECO DI 500.000 EURO SPACCIATO PER RESTYLING. TOSCANI: SOLO PROPAGANDA, IL CORSO E' STATO VOLUTAMENTE ABBANDONATO PER 10 ANNI
Il nostro consigliere comunale torna sulla questione del restyling-smantellamento di Corso Bonomelli, lasciato volutamente per 10 anni senza manutenzione. Un emblema del degrado in cui versa il nostro Comune, purtroppo non solo in termini di infrastrutture
All'annuncio da parte dell'Amministrazione comunale del cosiddetto "restyling" del Corso Bonomelli, opera che sta prendendo forma in questi giorni, avevamo già espresso tutta la nostra indignazione. Mezzo milione di euro buttati al vento per uno stravolgimento che sa solo di propaganda, visto che in termini di qualità dell'arredo urbano e di manutenzione delle strade il nostro Comune, in 10 anni di amministrazione cattocomunista, si è sempre distinto negativamente. Sulla questione Corso Bonomelli è intervenuto il nostro consigliere Comunale, Pierluigi Toscani. "E' solo propaganda", dice Toscani "Il Corso è stato volutamente abbandonato per 10 anni ed ora si spendono 500.000 euro per smantellare tutto". "Gli alberi sono stati tagliati con le motoseghe, le aiuole sono sparite". Infatti, dopo 10 anni in Strada Larga è tornata una spianata, un nastro d'asfalto degno delle più tristi e grigie periferie metropolitane. Bravi, bravissimi. Un bell'esempio di amore per il verde, regalatoci da amministratori di sinistra sedicenti ecologisti e ambientalisti. Ma la cosa più esilarante e ridicola è il comunicato-stampa con il quale l'Amministrazione ha cercato di giustificare l'inutile opera. Si parla di "criticità" che con l'intervento sarebbero magicamente risolte: dai dossi non a norma da sistemare (peccato che i dossi resteranno e che quelli in zona Foro Boario rimarranno dove sono!), agli scarichi pluviali intasati da accumuli di sabbia e cemento (strano, noi pensavamo che gli allagamenti fossero causati dai coccodrilli giganti delle fogne di New York!) alle di difficoltà di circolazione per i mezzi di soccorso. Su questo punto i nostri amministratori dovrebbero vergognarsi: per giustificare un papocchio si sono ridotti a fare terrorismo psicologico. Il problema dello spazio di manovra per i mezzi di soccorso non verrà affatto risolto: avendo eliminato le aiuole centrali ma al contempo allargato i marciapiedi, le corsie hanno la stessa larghezza di prima. Una presa in giro. Nel comunicato si accenna pure ai "vecchi" lampioni e ad una loro presunta insufficiente luminosità. La soluzione? Via tutti! Incredibile. Invece di cambiare solo le lampade sostituendole con corpi illuminanti più potenti (cosa che comunque non era necessaria visto che il Corso è illuminato anche da vetrine ed insegne), si è deciso di buttare via in blocco ben 44 lampioni, tutti interi! Spreco nello spreco. Ciliegina sulla torta e vero pugno in un occhio: chi arriverà da sud (da Via Solferino) e da nord (da Via Porcellaga), troverà ai lati delle strade del centro i "vecchi" lampioni, mentre una volta entrato in Corso Bonomelli troverà un secco stacco architettonico, un effetto Transilvania dato dai nuovi (very cheap) lampioni neri in stile cimiteriale. Ci chiediamo che ne sarà di quei 44 "vecchi" lampioni sradicati (visto l'alto valore degli arredi urbani metallici, che ultimamente vanno letteralmente... a ruba), che ne sarà delle migliaia di cubetti di porfido asportati dal Corso e che ne sarà dei quintali di legna ottenuta motosegando gli alberi. Nel comunicato apparso sul sito del Comune, non si scende in certi dettagli. Si evita accuratamente di parlare anche del progetto originario del 2002, rimasto incompiuto dopo la vittoria di Rovato Civica. Se quel progetto fosse stato realizzato fino in fondo e soprattutto se Rovato avesse avuto tutt'altri amministratori, non saremmo arrivati a questi livelli di degrado in pieno centro. Pierluigi Toscani, che nelle due Giunte precedenti al 2002 era consigliere ed assessore, si ricorda bene come sarebbe dovuto diventare Corso Bonomelli dopo il 2002: "Il progetto prevedeva la realizzazione di 2 grandi parcheggi interrati a ridosso del corso e soprattutto prevedeva la chiusura del Corso nei weekend, rendendolo area pedonale". "Le aiuole spartitraffico dovevano essere piantumate, curate e fiorite tutto l'anno. L'impatto estetico sarebbe stato diverso e i cittadini l'avrebbero sicuramente apprezzato". Invece per 10 lunghi anni, manutenzione zero, verde abbandonato a se stesso, chiusure al traffico zero o quasi. Sul pregiato profido del Corso è circolato di tutto, camion e autobus compresi, gli alberi e aiuole non sono stati curati e anzi, sono diventati un'orripilante selva informe, gli scarichi pluviali non sono mai stati ripuliti, il che ha causato allagamenti, con conseguente deperimento delle fughe che ha poi portato al sollevamento dei sanpietrini. Finchè nel 2010 sono arrivate le inestetiche toppe d'asfalto, in stile Beirut, e nel 2011 le motoseghe e le ruspe. Un vero disastro! I nostri amministratori di sinistra, invece di abbandonarsi a proclama raffazzonati e da bar, alcuni dei quali fatti a passo dell'oca, dovrebbero avere il coraggio di dichiarare esplicitamente che quest'opera inutile e costosa è frutto dell'odio ideologico che hanno sempre nutrito verso le passate amministrazioni (casualmente leghiste...), un rancore che ha fatto di Corso Bonomelli-versione 2002 un simbolo politico da abbattere, meglio se a pochi mesi dalle elezioni. A settembre, a lavori ultimati, come è stato solennemente promesso, qualcuno sarà contento di trovarsi nel cuore di Rovato ben due corsie ciclabili, ricavate non si sa come di fianco alla carreggiata destinata agli automezzi. Bindella alla mano, non riusciamo ancora a capire dove troveranno lo spazio per fare una cosa simile, che sia ovviamente "a norma", come lorsignori amano ripetere. I Rovatesi, insomma, torneranno dalle ferie ritrovandosi le casse comunali alleggerite di mezzo miliardo di euro in un sol botto, per un capriccio dei loro amministratori, alcuni dei quali probabilmente sono troppo impegnati nelle crociate NO-Tav, NO-Brebemi, NO-Tutto per accorgersi del degrado e dell'insicurezza in cui versa da anni il Comune, sia in centro che nelle Frazioni.


>>> 01 agosto 2011
Regione Lombardia, la più popolosa con quasi 10 milioni di abitanti, rappresenta la realtà regionale maggiormente virtuosa rispetto alla media nazionale sia per il numero di dipendenti pubblici che per la spesa pro capite relativa ai costi di ogni singolo consigliere regionale. Si intende comunque mettere in atto interventi per abbassare ulteriormente l’ammontare dei costi totali a livello regionale
TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA: LA LEGA PRESENTA IN REGIONE UN PROGETTO DI LEGGE
Bisogna però tenere presente che la politica non può essere a costo zero. Certe spese  coincidono infatti con il prezzo della Democrazia e si tratta, in ultima istanza, di costi ineludibili per il funzionamento di un sistema moderno e democratico che ha necessariamente delle spese a cui far fronte
Il Progetto di Legge in oggetto propone una razionalizzazione dei costi della politica in Regione Lombardia. L’intenzione è quella di ridurre in maniera sensibile le spese ritenute non strettamente necessarie al corretto funzionamento dell’apparato regionale. E’ in corso da tempo un acceso dibattito in merito all’eccessivo ammontare dei costi della politica a livello nazionale che, stando alle elaborazioni fornite dalla UIL nel 2010 e contenute in un approfondito studio, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro ogni anno, a cui si devono aggiungere le spese derivanti da un sistema istituzionale pletorico, quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando così alla cifra di 24,7 miliardi di euro. Bisogna però tenere presente che la politica non può essere a costo zero. Certe spese  coincidono infatti con il prezzo della Democrazia e si tratta, in ultima istanza, di costi ineludibili per il funzionamento di un sistema moderno e democratico che ha necessariamente delle spese a cui far fronte. Nei diversi Paesi europei esistono forme diverse di finanziamento che assicurano la vita dei partiti politici. In Francia c’è un contributo annuale a carico del bilancio dello Stato, individuato dalla legge finanziaria, in base ai voti ottenuti in occasione delle ultime elezioni e della rappresentanza parlamentare dei diversi schieramenti. Il codice elettorale francese prevede poi un contributo statale per il parziale rimborso delle spese elettorali sostenute dai candidati alle elezioni presidenziali, politiche, europee nonché alle elezioni nei cantoni e municipi con più di nove mila abitanti. In Germania una legge del 1994 prevede che alle formazioni politiche venga annualmente corrisposto, a carico del bilancio dello Stato, un contributo proporzionale ai voti ricevuti pari a 0,85 uro per ogni voto valido, fino a 4 milioni di voti e a 0,70 euro per ogni voto ulteriore ottenuto da ciascuna formazione nelle ultime elezioni per il Bundestag, per il Parlamento europeo e per i Parlamenti del Lander. Al finanziamento della politica appartiene anche l’indennità finanziaria che ricevono i deputati ai quali la legge riconosce “un’adeguata indennità, che assicuri la loro indipendenza”. In Spagna i partiti politici sono destinatari di finanziamenti a carico sia dello Stato che delle Comunità autonome. Torniamo a Regione Lombardia. Va subito detto che rappresentanti eletti in Regione rivestono un ruolo fondamentale di collegamento fra i singoli territori, e quindi gli Enti locali, con i livelli di Governo più alti, nazionale e comunitario. Nell’evoluzione dello Stato italiano, le Regioni costituiscono lo snodo centrale del sistema e l’istituto maggiormente valorizzato a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione. Nello specifico è bene rimarcare che Regione Lombardia, la più popolosa con quasi 10 milioni di abitanti, rappresenta la realtà regionale maggiormente virtuosa rispetto alla media nazionale sia per il numero di dipendenti pubblici che per la spesa pro capite relativa ai costi di ogni singolo consigliere regionale. Stando alle stime del 2006 infatti, in Lombardia i consiglieri regionali sono 1 ogni 157.000 abitanti, a fronte di una media nazionale di circa 1 consigliere regionale ogni 52.000 residenti. Gli eletti nel Consiglio regionale lombardo costano ai cittadini della Regione 1,06 euro all’anno, circa la metà rispetto al dato medio nazionale di 2,26 euro pro capite. Le cifre della Lombardia, in rapporto con il numero dei suoi abitanti, rappresentano le più basse in assoluto, in particolare a fronte di casi limite come la Val d’Aosta e il Molise dove i rappresentanti regionali costano ai cittadini rispettivamente 30,24 e 10,27 euro pro capite ogni anno. Stando alle elaborazioni fornite dalla UIL, Regione Lombardia è riuscita a tenere sotto controllo l’aumento dei costi dedicati al funzionamento del Consiglio e della Giunta meglio di ogni altra Regione italiana; rispetto al 2009 infatti, nell’anno 2010 si è riscontrato un aumento della spesa quasi nullo, quantificabile con un + 0,1%, a fronte di una media nazionale di + 5,5% per i funzionamenti di Consiglio regionale e Giunta delle altre Regioni. Il dato che evidenzia in maniera immediata la virtuosità di Regione Lombardia è il costo pro capite di funzionamento che, tenuto conto anche delle spese relative al personale, risulta inferiore ai 29 euro, contro una media italiana di circa 56 euro. Nonostante in Regione Lombardia il livello di spesa sia nettamente inferiore alla media nazionale, si intende comunque mettere in atto interventi per abbassare ulteriormente l’ammontare dei costi totali a livello regionale. La necessità di una razionalizzazione trova la sua causa principale nella difficile congiuntura economica internazionale che continua a far sentire i propri effetti negativi anche nelle zone maggiormente virtuose d’Europa. Inoltre si ritiene importante, in questo particolare momento storico, dare un segnale di austerità nei confronti dei cittadini lombardi. Riteniamo infatti che quando si predica l’ortodossia finanziaria si deve essere credibili, la credibilità del medico non è meno importante della efficacia delle sue medicine. Le proposte contenute in questo Progetto di legge riguardano una riduzione del 10% dell’indennità, senza distinzione di carica, e una conseguente modifica in merito all’adeguamento degli assegni vitalizi. Va infatti sottolineato che tale riduzione determina degli effetti anche sugli assegni vitalizi, poiché ai sensi della l.r. 23 luglio 1996 n. 17 “Trattamento indennitario dei consiglieri della Regione Lombardia” l’ammontare degli assegni vitalizi possono essere adeguati solo in base all’aumento dell’indennità di funzione spettante ai consiglieri regionali. Dunque, la riduzione delle indennità provoca l’automatica riduzione degli assegni vitalizi a far data, comunque, dalla prossima legislatura regionale. Vengono inoltre rivisti i criteri che determinano l’ammontare del budget assegnato ai Gruppi Consiliari, ottenendo, anche in questa circostanza, un sensibile risparmio di pubbliche risorse.  La rimodulazione al ribasso dei budget  è ottenuta tramite la ridefinizione della tabella di cui all’art.67 della legge regionale 20/2008, che indica le unità e le tipologie del personale previsto ai fini dello stanziamento e in rapporto alla grandezza numerica del Gruppo consiliare. Infine, per quanto concerne i Gruppi misti, nell’ambito della razionalizzazione della spesa e per consentire un ulteriore risparmio del bilancio regionale, viene previsto un taglio del 5%.


>>> 28 luglio 2011
"Quanti tra i suoi concittadini, sindaco, ritengono la moschea una priorità? La sfido ad indire un referendum per verificare la volontà della popolazione sull’argomento". "Invito la popolazione intera a presentarsi il 4 agosto al consiglio comunale per manifestare con forza e convinzione il proprio dissenso"
CASO MOSCHEA DI COLOGNE, APPELLO DI TOSCANI AL SINDACO E AI CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA: FERMATEVI!
"L’amministrazione comunale sa molto bene che, una volta edificata, la moschea non sarà frequentata dai musulmani di Cologne, ma attirerà, essendo l’unica dell’Ovest bresciano e della vicina provincia bergamasca, migliaia di islamici dai comuni limitrofi e dalla provincia di Bergamo"
"Rivolgo un appello al sindaco di Cologne, Danilo Verzeletti, perché riconsideri la decisione di costruire una moschea con annesso minareto sul territorio comunale. Quanti tra i suoi concittadini, sindaco, ritengono la moschea una priorità? La sfido ad indire un referendum per verificare la volontà della popolazione sull’argomento. Rivolgo il medesimo appello anche ai consiglieri di maggioranza: Andrea Scarpini, Lino Bassani, Dino Vezzoli, Marinka Pezzoni, Norma Pasquali, Gianmario Goffi, Roberto Uberti, Simone Garza, Giovanni Bedoschi: mi affido alla vostra sensibilità e al vostro buonsenso, affinché ascoltiate i vostri concittadini e i loro reali bisogni, che non comprendono certamente la realizzazione di questa moschea. La stessa indecisione del Comune sull’area da destinare alla realizzazione del luogo di culto è sintomatica: si vuole la moschea, ma non nel centro abitato, bensì piazzata sulla strada provinciale tra Cologne e Palazzolo, lontano dalle case. Se si è così certi che sarà frequentata da 150 persone, residenti solamente sul territorio comunale, perché preoccuparsi del relativo traffico e della congestione automobilistica? La ragione è semplice: l’amministrazione comunale sa molto bene che, una volta edificata, la moschea non sarà frequentata dai musulmani di Cologne, ma attirerà, essendo l’unica dell’Ovest bresciano e della vicina provincia bergamasca, migliaia di islamici dai comuni limitrofi e dalla provincia di Bergamo. Uno dei problemi maggiori sarà la viabilità: una volta completata la bretella che congiunge Cologne e Palazzolo all’autostrada A4 e a Brebemi, osserveremo impotenti centinaia di auto e furgoni transitare verso la moschea e i negozi che inevitabilmente sorgeranno nell’area: macellerie Halal, drogherie con prodotti di dubbia provenienza, chincaglieria islamica. Crede veramente, sindaco, che i nostri commercianti avranno qualche interesse a fare affari in un luogo dove potenzialmente non ci saranno clienti per la loro merce? Le moschee e i centri culturali islamici sul territorio bresciano non hanno i caratteristici minareti dai quali, con altoparlanti, la voce registrata del muezzin chiama i fedeli alla preghiera cinque volte al giorno, come prescritto dalla fede islamica. Vogliamo lasciare questo triste primato a Cologne? Vuole, sindaco, che la voce del muezzin si sovrapponga e sovrasti il suono delle campane delle nostre chiese? Quale impatto avrà sul paesaggio e sulla sensibilità della popolazione l’unico minareto della provincia? Come già ribadito durante la manifestazione di lunedì 25 luglio, che ha registrato una significativa e importante adesione dei colognesi, invito la popolazione intera a presentarsi il 4 agosto al consiglio comunale per manifestare con forza e convinzione il proprio dissenso."
Pierluigi Toscani
Consigliere Regionale


>>> 20 luglio 2011
La Lega ribadisce il suo no a una moschea e critica anche la scelta dell’area: "Il parere di Palazzolo, Coccaglio e Chiari è contrario perché riteniamo che una struttura di questo tipo possa essere paragonata come impatto ad un centro commerciale"
CASO MOSCHEA DI COLOGNE: LA LEGA SCENDE IN PIAZZA LUNEDI' 25 LUGLIO
Alla manifestazione parteciperanno il Sen. Sandro Mazzatorta (Sindaco di Chiari), On. Raffaele Volpi, Daniele Belotti (Assessore Regionale), Fabio Rolfi (ViceSindaco Brescia), Stefano Raccagni (Assessore all'urbanistica di Palazzolo sull'Oglio), Franco Claretti (sindaco Coccaglio), Consiglieri Comunali del Comune di Cologne e tanti altri
[Enrico Accascina, da Radiovera]
Lunedì 25 luglio la Lega Nord ha indetto una manifestazione per dire no alla proposta di variante del Piano di Governo del Territorio, che intende individuare delle aree di culto in via Brescia. Alla manifestazione parteciperanno il Sen. Sandro Mazzatorta (Sindaco di Chiari), On. Raffaele Volpi, Daniele Belotti (Assessore Regionale), Fabio Rolfi (ViceSindaco Brescia), Stefano Raccagni (Assessore all'urbanistica di Palazzolo sull'Oglio), Franco Claretti (sindaco Coccaglio), Consiglieri Comunali del Comune di Cologne e tanti altri. L’Amministrazione comunale di Cologne, tramite un volantino che ha diffuso per il paese, spiega la scelta di proporre all’interno del PGT l’individuazione di un’area di culto multi religiosa dopo che nel 2009 era stato chiuso un centro culturale di proprietà dell’associazione islamica “Dialogo e Convivenza”. “I cittadini sanno quanto quest’Amministrazione si sia adoperata per impedire che una delle più grandi moschee della provincia abbia la sua sede a Cologne” e che è però diversa la valutazione sulla necessità dei luoghi di culto per i soli abitanti di Cologne. Al fine di affermare un basilare principio di Civiltà l’Amministrazione ”ritiene che la posizione più adeguata, anche ai fini della sicurezza e della trasparenza, sia la collocazione sulla strada per Palazzolo”. Il volantino informativo termina con una forte critica verso l’atteggiamento delle opposizioni che “anziché portare il loro contributo di proposte alle tante problematiche risolvono la loro attività in atteggiamenti demagogici, travisando palesemente la realtà, senza portare nulla all’interesse della collettività”. La Lega Nord (all’opposizione) afferma tramite uno degli organizzatori della manifestazione, l’Assessore all’urbanistica del comune di Palazzolo Stefano Raccagni, che la struttura è di tipo sovra comunale ed è mancata la consultazione con i comuni confinati. La Lega ribadisce il suo no a una moschea e critica anche la scelta dell’area: “Il parere di Palazzolo, Coccaglio e Chiari è contrario perché riteniamo che una struttura di questo tipo possa essere paragonata come impatto ad un centro commerciale”. Saranno, infatti, su questa lunghezza d’onda le obiezioni che i comuni limitrofi proporranno durante la manifestazione di lunedì 25 e all’interno della futura riunione per la “valutazione ambientale strategica”. La realizzazione non è però imminente e neanche scontata: il primo passo sarà l’approvazione della modifica al PGT che prevede la creazione di aree commerciali e aree di culto, si dovrà poi trovare una società che intenda realizzare gli edifici commerciali. La società che vorrà edificare la zona commerciale dovrà cedere gratuitamente l’area destinata per il luogo di culto al comune che potrà avviare le consultazioni e sperare che una delle confessioni religiose presenti sul territorio sia intenzionata a farsi carico della costruzione. La volontà della comunità Islamica di spostarsi nell’area indicata dal comune non è assolutamente scontata tanto che Said Meghras, presidente delle comunità islamica locale, si riserva di rilasciare dichiarazioni in attesa che il TAR si pronunci sulla legittimità della chiusura del centro culturale avvenuta nel 2009."

[da Il Padano]
Cittadini mobilitati per dire “no” alla moschea che dovrebbe sorgere a Cologne, in provincia di Brescia. In prima fila, i militanti della Lega Nord che hanno organizzato una grande manifestazione popolare di protesta per il 25 luglio. Nel frattempo è partita anche una petizione. Le firme vengono raccolte per chiedere che sia la gente ad esprimersi su un avvenimento, quale la presenza di un centro islamico, che potrebbe comportare pesanti ricadute sulla comunità locale. La costruzione della moschea è prevista nell'ambito della trasformazione urbanistica di un vasto sito a vocazione agricola: in questo spazio si intende ricavare il luogo di culto islamico, capienza di 150 posti a sedere, con l'annesso minareto alto 12 metri. Contro questa prospettiva, la Lega Nord ha indetto per lunedi 25 luglio alle ore 20.30 a Cologne una manifestazione intitolata "Uniti contro la moschea". E' previsto un comizio nel punto in cui dovrebbe sorgere il centro di culto islamico: il luogo esatto è a sud di via Brescia, all'incrocio con via Peschiera (venendo da Palazzolo, a est del distributore di carburanti ex Tamoil). Alla manifestazione interverranno: sen. Sandro Mazzatorta, on. Raffaele Volpi; Fabio Rolfi (vice sindaco di Brescia); Alessandro Marelli (consigliere regionale); Pierluigi Toscani (consigliere regionale); Roberto Bertelli (consigliere provinciale); Attilio Bertoli (consigliere provinciale); consiglieri comunali del Comune di Cologne; Stefano Raccagni (assessore all'urbanistica di Palazzolo); Franco Claretti (sindaco Coccaglio).



>>> 08 luglio 2011
Pastore: "Questa proposta raccoglie le posizioni già espresse dal nostro movimento sulla necessità di razionalizzare le province, intervendo anche con la soppressione dove non siano utili o sostenibili"
COSI' LA LEGA VUOLE RIFORMARE LE PROVINCE
Volpi: "Questa è un’occasione importante per la politica vera, quella che vuole lavorare seriamente, senza scadere nel populismo, e togliere fiato all’antipolitica che tende solo a sfasciare le istituzioni"
“Il gruppo parlamentare della Lega Nord ha presentato oggi una proposta di legge costituzionale per riformare il sistema delle province”. Lo dichiarano i deputati della Lega Nord, Maria Piera Pastore, prima firmataria della proposta di legge e Raffaele Volpi, entrambi componenti della commissione Affari costituzionali. “Questa proposta raccoglie le posizioni già espresse dal nostro movimento sulla necessità di razionalizzare le province, intervendo anche con la soppressione dove non siano utili o sostenibili nel loro indirizzo di programmazione dell’area vasta. La parte centrale del provvedimento costituzionale, che indica le regioni come i soggetti titolati per il riordino, è assolutamente in linea con lo spirito federalista”. Nella pdl sono stati proposti due parametri di sostenibilità, indicati in un minimo di 300mila abitanti o 3mila chilometri quadrati. Per l’onorevole Pastore, “la presentazione della proposta di legge dimostra concretamente che vogliamo intervenire sui costi della politica presentando un sistema delle autonomie efficiente e responsabile al servizio dei cittadini”. Secondo Raffaele Volpi “questa è un’occasione importante per la politica vera, quella che vuole lavorare seriamente, senza scadere nel populismo, e togliere fiato all’antipolitica che tende solo a sfasciare le istituzioni. Sono certo che sul tema delle province si possano trovare immediate e consistenti convergenze e dare così, in brevissimo tempo, una risposta seria e concreta al Paese e ai cittadini”.


>>> 07 luglio 2011
“Si tenga conto degli stranieri già presenti nella ripartizione dei profughi”. "Circa l’85% dei profughi inviati nel bresciano sono stati mandati in Valcamonica, concentrando le presenze in un’unica area geografica, causando quindi malumore e disagi alla popolazione locale e creando problematiche sanitarie e di ordine pubblico"
EMERGENZA PROFUGHI IN PROVINCIA DI BRESCIA: APPROVATA IN CONSIGLIO REGIONALE LA MOZIONE DI TOSCANI, BOSSI E MARELLI
"Riteniamo discutibile la scelta di non aver interpellare le comunità locali, va sottolineato che la provincia di Brescia rappresenta la zona del Paese con il più alto rapporto fra cittadini italiani e stranieri". "Dovrebbero essere i territori con meno presenza di immigrati a farsi carico dell’emergenza e non quelli dove la situazione è già di per sé critica"
Approvata dal Consiglio regionale lombardo una mozione del Carroccio sull’emergenza profughi in provincia di Brescia. Nel merito sono intervenuti i Consiglieri della Lega Nord, Renzo Bossi, Alessandro Marelli e Pierluigi Toscani. “Siamo soddisfatti – spiegano i consiglieri – dell’approvazione di questa mozione che vuole mettere in luce le problematiche relative alla riallocazione in Provincia di Brescia dei profughi provenienti dalla Libia. Circa l’85% di quelli inviati nel bresciano sono stati mandati in Valcamonica, concentrando le presenze in un’unica area geografica, causando quindi malumore e disagi alla popolazione locale e creando problematiche sanitarie e di ordine pubblico. Evidenziamo inoltre che l’incidenza della popolazione straniera nella nostra Regione si attesta oltre il 10%, un dato superiore rispetto alla media italiana di 3 punti percentuali. La gestione di queste dinamiche è oggi demandata alla protezione civile che fa capo all’Assessore regionale Romano La Russa, al quale spetta proprio il compito di decidere in merito alle modalità di distribuzione sul territorio della Lombardia degli immigrati sbarcati sulle coste italiane. Oltre al fatto che riteniamo discutibile la scelta di non aver interpellare le comunità locali, va sottolineato che la provincia di Brescia rappresenta la zona del Paese con il più alto rapporto fra cittadini italiani e stranieri; ribadiamo quindi con forza il principio per cui dovrebbero essere i territori con meno presenza di immigrati a farsi carico dell’emergenza e non quelli dove la situazione è già di per sé critica. Con questa mozione – concludono i consiglieri – abbiamo impegnato la Giunta a promuovere presso il Governo nazionale un piano di riallocazione dei profughi, in accordo con il Tavolo tecnico provinciale, per fare in modo che la presenza sia commisurata alle comunità ospitanti non superano lo 0,5% della popolazione nei Comuni con meno di 5.000 abitanti e, più in generale, di tenere conto dell’attuale incidenza percentuale dei cittadini stranieri residenti nell’area interessata dalla ripartizione in atto dei profughi.”


>>> 05 luglio 2011
"La mozione chiede di sostenere l'individuazione delle reali cause dell'inquinamento da nitrati, non certo ascrivibili esclusivamente al settore agricolo". "La nostra richiesta è stata finalmente accolta dal Governo. Sono state messe in atto quelle misure che dovrebbero portare ad avere un quadro completo e aggiornato della situazione nitrati mediante studi più approfonditi"
APPROVATA ALL'UNANIMITA' IN CONSIGLIO REGIONALE LA MOZIONE DI TOSCANI SULLA "DIRETTIVA NITRATI"
"Le regole europee attualmente in vigore sono lesive della nostra zootecnia. L'evoluzione normativa è stata caratterizzata dall'esclusiva colpevolizzazione del settore agricolo rispetto all'inquinamento da nitrati dei corpi idrici". "Solo nel bresciano oltre il 60% delle aziende non è in regola: è nostro compito quindi venire incontro alle esigenze del territorio"
Approvata all'unanimità dal Consiglio regionale la mozione del Carroccio sull'attuazione della Direttiva nitrati. Nel merito è intervenuto il Consigliere della Lega Nord e primo firmatario, Pierluigi Toscani. "Esprimo soddisfazione - spiega Toscani - per l'approvazione della mozione che abbiamo presentato. In diverse occasioni non abbiamo mancato di sottolineare come le regole europee attualmente in vigore siano assolutamente lesive della nostra zootecnia. L'evoluzione normativa è stata infatti caratterizzata dall'esclusiva colpevolizzazione del settore agricolo rispetto all'inquinamento da nitrati dei corpi idrici. Sin dal primo momento, il gruppo della Lega Nord ha chiesto il rigetto di questa parziale ed incompleta visione, chiedendo di rivedere su basi scientifiche aggiornate tutte le fonti inquinanti, quindi ampliando la responsabilità anche ai settori civili e industriali. Dopo anni di segnalazioni, questa nostra richiesta è stata finalmente accolta dal Governo e quindi sono state messe in atto quelle misure che dovrebbero portare ad avere un quadro completo e aggiornato della situazione nitrati mediante studi più approfonditi. La mozione approvata oggi - prosegue Toscani - chiede di sostenere con forza tutte le opportune azioni, con particolare attenzione all'individuazione delle reali cause dell'inquinamento da nitrati, non certo ascrivibili esclusivamente al settore agricolo. E' importante, in questo momento, concedere la deroga per evitare che molte aziende agricole paghino le pesanti conseguenze dell'inadempienza, fra cui l'esclusione dai finanziamenti comunitari. Ricordo infatti che solo nel bresciano, oltre il 60% delle aziende non è in regola; è nostro compito quindi venire incontro alle esigenze del territorio. Inoltre ritengo sia importante continuare a propugnare la proposta nata proprio da Regione Lombardia per ottenere il riconoscimento del digestato come fertilizzante minerale. Tutto ciò - conclude Toscani - si inserisce nella prospettiva di rivedere ed aggiornare l'ormai datata Direttiva nitrati, al fine di renderne più flessibile l'applicazione da parte delle aziende e adeguarla alle specifiche caratteristiche dell'agricoltura della Pianura padana."


>>> 02 luglio 2011
Il pestaggio della direttrice di Telepadania Aurora Lussana avvenuto vicino a Piazza della Loggia il 23 giugno ha gettato pesanti ombre sui presìdi sedicenti pacifici dei pro-clandestini. Tra i manifestanti extracomunitari trovano sempre più spazio facinorosi "nostrani"
SABATO 9 LUGLIO MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLA LEGA A BRESCIA. BASTA AI DIRITTI SENZA DOVERI. BASTA A CHI RIPAGA LA NOSTRA GENEROSITA' CON LA VIOLENZA
Bisogna dare un segnale forte soprattutto ai manifestanti di professione, in larga parte figli di papà, che parlano di diritti e di lavoratori anche  senza esserlo mai stati: con la violenza non si risolvono i problemi, ma al contrario, si fanno crescere tensioni e pregiudizi
Dopo l’ennesimo insulto alla città, dopo che ogni accordo e impegno a svolgere un pacifico presidio non è stato rispettato, dopo che la città, per quasi un anno, ha continuato a subire occupazioni abusive e insulti nonostante la disponibilità di solidarietà e accoglienza, dopo che abbiamo dovuto sentir dire da professionisti dell’antagonismo, da sindacati che hanno dimenticato i nostri operai per gli immigrati e dai predicatori del buonismo con i soldi degli altri, di essere razzisti e dopo tutto quello che Brescia ha fatto e sta facendo, ha speso e sta spendendo per gli immigrati, è arrivato il momento di dire BASTA!


>>> 30 giugno 2011
I rifiuti di Napoli sono indifferenziati e in buona parte "speciali". La regione Puglia, governata da Vendola, pochi mesi fa respinse decine di camion provenienti dalla Campania, in quanto strapieni di rifiuti non smaltibili nei normali impianti di compostaggio
APPROVATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI IL DECRETO PER TRASFERIRE I RIFIUTI DI NAPOLI ANCHE FUORI DALLA CAMPANIA: LA LEGA VOTA CONTRO
Bossi: «Il problema dei rifiuti lo abbiamo già risolto una volta. Se i rifiuti sono ancora per strada vuol dire che i napoletani non hanno ancora imparato la lezione. E non penso che le Regioni del Nord accoglieranno i rifiuti della provincia di Napoli»
Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto sui rifiuti di Napoli con il voto contrario della Lega Nord. «Il problema dei rifiuti lo abbiamo già risolto una volta» ha detto il leader del Carroccio Umberto Bossi ai cronisti a Montecitorio. «Se i rifiuti sono ancora per strada vuol dire che i napoletani non hanno ancora imparato la lezione. E non penso che le Regioni del Nord accoglieranno i rifiuti della provincia di Napoli». Pollice verso anche da parte delle Regioni. «La conferenza delle regioni, esaminata la bozza proposta dal governo- ha commentato il presidente Vasco Errani - ritiene che non risolva nella sostanza il problema venutosi a creare».


>>> 23 giugno 2011
«Non riteniamo giusto confondere i rifiuti normali con quelli speciali». «Volete che il Nord accolga la vostra immondizia perché i Comuni della Campania che potrebbero riceverla non la vogliono? Questo è un segnale di irresponsabilità, di mancanza di cultura»
L'ON. RAFFAELE VOLPI INTERVISTATO DAL "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO": ECCO PERCHE' DICO NO AI RIFIUTI DI NAPOLI
«La questione è Napoli, non la Campania. Il problema è solo in quella città, perché devo riconoscere che ci sono amministratori che, a prescindere dal loro colore politico, hanno fatto bene. Penso a Salerno, a Mercato San Severino. E mi domando: perché, nella stessa regione, in quelle zone c’è efficienza e a Napoli no?»
[dal Corriere del Mezzogiorno del 23 giugno 2011]
Raffaele Volpi, deputato della Lega. Ci spiega perché vi opponete a un decreto che può aiutare Napoli a uscire dall’emergenza rifiuti?
«Non riteniamo giusto confondere i rifiuti normali con quelli speciali».
E chi è che li vuole confondere?
«Quelli che appoggiano questo decreto. Vogliono far classificare come speciali tutti i rifiuti di Napoli».
Che fa, la butta in tecnicismi?
«No, la strategia è semplice. Se quell’immondizia diventa speciale, non ci sarà bisogno dell’assenso delle varie regioni per portarcela»
Dica la verità, non è che dietro al vostro «no» c’è il solito pregiudizio antimeridionale?
«Ci sta dando dei razzisti?».
Dipende. Lo siete?
«Se noi siamo razzisti, di quei meridionali che bruciano i compattatori perché non vogliono l’immondizia a Caivano che dite, che sono razzisti anche loro?».
Parlare con Raffaele Volpi dalla Franciacorta, classe ’ 60, deputato del Carroccio e componente della commissione d’inchiesta sui rifiuti, non è impresa facile. È nel cortile di Montecitorio durante una pausa dei lavori, e a ogni passo c’è qualcuno che lo ferma e scherza, per via di quello scambio di bigliettini (le cui foto sono state pubblicate ieri dal Corriere della Sera) con Rosy Bindi, vicepresidente della Camera. «Finalmente hai un colore gioioso, dovresti essere sempre così vivace», scrive Volpi a proposito dell’abbigliamento della Bindi. «Grazie, ma sono timida», replica lei. «E di che vi meravigliate, pensate che i leghisti siano rozzi?», scherza lui con i colleghi. Quando accetta di parlare di immondizia, nel giorno in cui nel suo discorso alla Camera Silvio Berlusconi cita tra le gravi crisi da affrontare» quella relativa «alla tragedia dei rifiuti in Campania», Raffaele Volpi torna serio. E ha una sola richiesta: «Sediamoci però. Io in piedi non riesco a ragionare, in questo sono molto meridionale».
La Lega sa che bloccando il decreto si danneggia l’immagine di Napoli dell’Italia?
«C’è un aspetto politico da cui ogni analisi sulla questione non può prescindere».
Qual è?
«Qui non si capisce perché a Napoli siano barricate e tumulti per non far andare i rifiuti nelle discariche dei Comuni vicini, e noi invece dovremmo dire che bello, li prendiamo noi».
Se tutti continuano a dire no...
«Scusi, ma qui volete che il Nord accolga la vostra immondizia perché i Comuni della Campania che potrebbero riceverla non la vogliono? Questo è un segnale di irresponsabilità, di mancanza di cultura».
Il governatore Stefano Caldoro dice che non volete i nostri rifiuti, ma ci inviate i vostri. Storia strana, no?
«Peccato che i nostri rifiuti siano speciali davvero, non per decreto. E poi dicesse che non li vuole» .
Equilibri politici a parte, non è ancora chiaro quali principi metterebbe in discussione questo decreto.
«Almeno due. Quello sull’economicità dei costi, perché lo capiscono tutti che trasportare fuori regione i rifiuti per smaltirli costa molto di più, e quello amministrativo».
Crede che non abbiamo buoni amministratori?
«No, credo che quello dei rifiuti, insieme con la sanità, sia il settore dove si dimostra la capacità di programmazione di una regione».
Serve tempo, però. Il nuovo sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, dice che ha pronto un piano per la differenziata...
«Lui pensa di risolvere così il problema? Sbaglia. Anche al Nord, per arrivare a certi livelli nella raccolta differenziata, è stato necessario un periodo di incubazione».
Lui per la verità ha detto che Napoli sarebbe stata pulita in cinque giorni. Un errore?
«Io non mi arruolo nel partito di quelli che massacrano de Magistris, anche perché quello dei rifiuti è un problema che coinvolge anche Provincia e Regione. Quanto al sindaco, presto capirà che il populismo non fa sparire l’immondizia. Ci vorrà tempo. E, anche con la differenziata, gli impianti sono necessari».
Ecco, a proposito di impianti. C’è chi non vuole le discariche, ma anche chi non vuole i termovalorizzatori. Come se ne esce?
«Temo che a Napoli e in altre regioni del Mezzogiorno si pensi che non si possano compiere scelte impopolari».
Non è che alla fine è proprio quel che pensa la Lega? Sia sincero, quanti voti perdereste se i rifiuti di Napoli arrivassero al Nord?
«Guardi che noi scelte difficili ne abbiamo fatte eccome».
Esempi?
«Quello di Dalmine, tanto per citarne uno. Sapevamo benissimo che se il sindaco avesse costruito il termovalorizzatore non sarebbe stato rieletto, eppure lo facemmo lo stesso».
E il sindaco?
«Non fu rieletto, ovvio. Ma la buona amministrazione non si può sacrificare per un pugno di voti» .
Quindi lei dice che l’emergenza in Campania...
«Alt. La questione è Napoli, non la Campania. Il problema è solo in quella città, perché devo riconoscere che ci sono amministratori che, a prescindere dal loro colore politico, hanno fatto bene. Penso a Salerno, a Mercato San Severino. E mi domando: perché, nella stessa regione, in quelle zone c’è efficienza e a Napoli no?».
Il premier sui rifiuti ci ha messo la faccia, perché non lo chiede a lui?
«Quello del Governo era un intervento d’emergenza, non strutturale. La verità è che lì far partire qualcosa è un problema».
Non è che invece il problema è il termovalorizzatore di Acerra?
«Lo gestisce la A2A, cioè la stessa società che gestisce quello di Brescia, un modello europeo. L’efficienza è la stessa, o pensate che a Brescia siano geni e ad Acerra siano improvvisamente diventati incompetenti? La verità è che ci sono altri problemi».
Quali?
«Bisognerebbe chiederlo a chi si mette di traverso».
Dicono sia la camorra...
«Ci sono stati casi in cui si è compreso che la camorra non aveva nulla a che fare con l’incapacità degli amministratori locali. La verità è che non c’è una regione del Sud che stia bene dal punto di vista dei rifiuti».
Vede altre emergenze?
«La Puglia ha una situazione disastrata per la differenziata. Strano, per una regione con un presidente che si definisce ecologista: peccato faccia solo generiche denunce di infiltrazioni».
Lei è nella commissione d’inchiesta, perché non lo ascoltate?
«L’abbiamo fatto. Vendola ha parlato per due ore e non ha dato risposte. I problemi non si risolvono con l’affabulazione, lo convocheremo di nuovo».
E le altre regioni?
«La Sicilia ha gravi problemi strutturali. E la Calabria poi...».
Cosa ha che non va?
«La struttura commissariale è costata 13 milioni e 800 mila euro in tre anni, nel 2007 hanno speso 979.000 euro di consulenze, in dieci anni la sola gestione delle discariche è costata 249 milioni di euro. Capito perché i rifiuti del Sud sono un problema?» .


>>> 23 giugno 2011
Il grave episodio è avvenuto nella tarda serata di mercoledì in largo Formentone dove la Lussana si trovava insieme a una collega giornalista e a un assessore leghista del Comune di Gambara (Brescia), incappando nella protesta degli immigrati che stavano protestando per ottenere i permessi di soggiorno in base alla cosiddetta "sanatoria"
BRESCIA: LA DIRETTRICE DI TELEPADANIA AURORA LUSSANA AGGREDITA E PICCHIATA IN PIENO CENTRO DA MANIFESTANTI PRO-CLANDESTINI
Lussana è stata medicata dallo staff di medici presenti sul posto con un’ambulanza, che le hanno riscontrato un trauma causato dal pugno ricevuto alla mandibola sinistra. Le tre donne si sono poi recate in Questura per denunciare l’episodio. Lussana: «Si è trattato di un’aggressione politica da parte di professionisti della violenza». La Sezione di Rovato esprime solidarietà ad Aurora
[dal Giornale di Bergamo]
La bergamasca Aurora Lussana, 35enne direttrice di Telepadania, è stata aggredita nella tarda serata di mercoledì in largo Formentone, a Brescia, dove si trovava insieme a una collega giornalista e a un assessore leghista del Comune di Gambara (Brescia), incappando nella protesta degli immigrati che stavano protestando per ottenere i permessi di soggiorno in base alla cosiddetta "sanatoria". Le tre, in effetti, non si trovavano sul posto per lavoro: dopo aver cenato in un ristorante avevano deciso di fare una passeggiata in centro, notando del movimento vicino a Palazzo della Loggia. Un 56enne marocchino, proprio mercoledì, si era infatti arrampicato sulla cupola del palazzo (è sceso solo nel primo pomeriggio di ieri), protestando per il non accoglimento della richiesta di permesso di soggiorno per potere tornare dalla propria famiglia e avere la certezza, poi, di rientrare in Italia. Un gruppo di manifestanti ha notato le tre donne e, quando hanno saputo che erano di Telepadania, prima sono partiti gli insulti, poi qualcuno è passato ai fatti, aggredendo Lussana: solo l’intervento della Polizia ha evitato il peggio, ma la giornalista bergamasca, prima che gli agenti si accorgessero di quanto stava accadendo, è stata spinta a terra e ha ricevuto un pugno in pieno volto, mentre il suo cellulare è stato fatto in mille pezzi. «Tutto è iniziato verso mezzanotte, quando una mia giornalista, Camilla Vanaria, è stata insultata e tre uomini le hanno intimato di allontanarsi dalla piazza perché era di Telepadania», ha raccontato ieri Lussana, ancora scossa. «Io ho cercato di filmare la scena con il mio telefonino ed è stato allora che sono stata spinta alle spalle da una donna italiana, che mi ha strappato di mano il cellulare e lo ha scaraventato a terra, distruggendolo. A quel punto siano state circondate da una trentina di presidianti e immigrati, li avevamo tutti addosso. Qualcuno mi ha sferrato un pugno diretto sotto il mento: sono a rimasta a terra dolorante e non potevo fare a meno di urlare dal dolore. Abbiamo avuto molta paura: per fortuna è arrivata la Digos a salvarci, altrimenti non so cosa ci avrebbero fatto». Con la direttrice di Telepadania e la sua giornalista c’era anche l’assessore alla sicurezza di Gambara, Eva Lorenzoni. Lussana ha rifiutato il ricovero ed è stata medicata dallo staff di medici presenti sul posto con un’ambulanza, che le hanno riscontrato un trauma causato dal pugno ricevuto alla mandibola sinistra. Le tre donne si sono poi recate in Questura per denunciare l’episodio. «Si è trattato di un’aggressione politica da parte di professionisti della violenza», ha commentato la direttrice dell’emittente televisiva. Decine di messaggi di solidarietà sono stati postati ieri da amici e conoscenti della giornalista bergamasca sulla bacheca del suo profilo Facebook: «Solidarità ad Aurora Lussana. I razzisti sono quelli che osano predicare la pace e poi picchiano chi non la pensa come loro... Vergognatevi!», scrive Simona. Aggiunge Flavia: «Da donna non posso che ritenermi offesa per ciò che è successo! Riprenditi presto, un bacio da Como». E ancora, da Giuliano: «Piena solidarietà ad Aurora e alla sua collega. Anche se siamo veramente stanchi di essere vittime della violenza squadrista dei cosiddetti "democratici"».



>>> 21 giugno 2011
''Per tutti i parlamentari e militanti della Lega Nord gli impegni assunti domenica a Pontida da Umberto Bossi sono la nostra bussola a cui ci atterremo e a cui faremo quotidianamente riferimento anche nelle aule parlamentari''
MAZZATORTA: IL PREMIER RIPRENDA IL TIMONE
"Rivediamo il patto di stabilità, che contiene norme stupide e rilanciamo l'economia; diamo la possibilità ai Comuni virtuosi di pagare i fornitori e di liberare la propria capacità di investimento che va intesa come motore di sviluppo e non come aumento dell'indebitamento visto che i soldi sono disponibili"
''Per tutti i parlamentari e militanti della Lega Nord gli impegni assunti domenica a Pontida da Umberto Bossi sono la nostra bussola a cui ci atterremo e a cui faremo quotidianamente riferimento anche nelle aule parlamentari''. Inizia cosi' l'intervento in aula del vicepresidente dei senatori della Lega Sandro Mazzatorta in discussione generale dopo che e' intervenuto il presidente del Consiglio. ''La Lega Nord ha sempre, con determinazione - ha detto Mazzatorta - perseguito un obiettivo di riforma delle istituzioni per trasformare radicalmente l'assetto di questo Stato centralista ed inefficiente, per sostituire al centralismo statocentrico un federalismo che riesca a dare autodeterminazione e autonomia ai diversi territori e a colmare quella frattura profonda tra Nord e Sud che in 150 anni di storia unitaria non siamo riusciti come Paese a colmare''. Ma, ha aggiunto, ''mentre noi procediamo sulla strade della riforma federalista sono al lavoro le burocrazie parassitarie statali e parastatali per difendere i loro privilegi. Prodi, 15 anni fa, aveva inserito la proposta della capitale reticolare nel suo programma di governo letto alla Camera dei Deputati nel maggio 1996 in questi termini: "Il Governo intende promuovere il decentramento di strutture o di servizi dall'attuale sede di Roma ad altre grandi città italiane. Ci ispira l'idea di una capitale reticolare che è stata sperimentata con successo in altri Paesi". Mazzatorta ha poi parlato del patto di stabilita', essendo anche sindaco di Chiari, in provincia di Brescia: ''rivediamo questo patto - ha continuato Mazzatorta - che contiene norme stupide e rilanciamo l'economia; diamo la possibilità ai Comuni virtuosi di pagare i fornitori e di liberare la propria capacità di investimento che va intesa come motore di sviluppo e non come aumento dell'indebitamento visto che i soldi sono disponibili''. Ma per far questo, ricorda il vicepresidente dei senatori leghisti ''serve una leadership politica forte capace di dare risposte a questi problemi e serve un comandante di vascello che sappia tracciare la rotta e non navigare a vista, non limitarsi al piccolo cabotaggio''. Infine un appello a Berlusconi: ''riprenda il timone della nave, abbandoni il ponte di comando e torni in sala macchine a sporcarsi le mani nella morchia dei motori, riprenda la guida del Suo governo che deve navigare sulle grandi rotte delle riforme, quelle che abbiamo avviato insieme in questi anni difficili e dimostri che questo Governo, come ha fatto in questi tre anni, può cambiare davvero questo Paese e allora noi - ha concluso - saremo al suo fianco facendo la nostra parte sino in fondo''.


>>> 21 giugno 2011
La cronaca vera della storica giornata trascorsa sul prato della Città del Giuramento, nel racconto di Marianna Archetti dell'M.G.P. Rovato. Per lei, come per molti altri giovani rovatesi presenti, si trattava della prima Pontida
UNA GIORNATA INDIMENTICABILE ED ENTUSIASMANTE, SPECIALMENTE PER CHI ERA ALLA SUA PRIMA PONTIDA
Stefano Venturi (Segretario Sezione di Rovato): "Non mi aspettavo così tanta gente, anche da Rovato. L'entusiasmo era alle stelle". Luca Piceni (Resp. M.G.P. Rovato): "Ci voleva. Nei passaggi politici più difficili, Pontida sa dare una carica enorme"
[di Marianna Archetti, M.G.P. Rovato]
Un'onda verde si espande lungo le strade di Pontida per il raduno nazionale del 19 giugno 2011. Un oceano che sommerge il campo dove è allestito il palco su quale parleranno i vertici della Lega, custoditi dalla statua di Alberto da Giussano. Gazebo di gadget e gastronomia, ma anche di molteplici associazioni correlate alla Lega Nord, si sono materializzati sull'erba. Il clima è d'attesa per il discorso del “capo”, mentre crocchi di persone discutono delle aspettative sull'andamento del paese. Alle 11.30 l'immensa folla si dispone sotto il palco, ben presto ci si rende conto d'essere in molti, il campo sembra diventato improvvisamente piccolo. Un boato d'applausi segue l'ingresso in scena di Umberto Bossi; 80.000 persone applaudono ed incitano il leader della Lega dimostrandogli che il popolo padano è, oggi più che mai, al suo fianco. I vertici della Lega Nord non disdettano le aspettative; definiscono i punti sui quali si deciderà se quello attuale è un governo “del fare”, perché altrimenti la Lega “potrà mettere in discussione la leadership di Berlusconi”. Tutto dipenderà dalle scelte che farà il governo; le condizioni dettate sono chiare: riforma fiscale e fine delle vessazioni di Equitalia, perché, afferma Bossi: “Se una persona non paga 20.000 euro di cartella esattoriale non gli si può portare via la casa che ne vale 150.000”, riforma costituzionale e tagli agli sprechi della politica “basta stipendi di 15 mensilità ai lavoratori di Camera e Senato, poniamo fine ai vantaggi della politica e adeguiamo gli stipendi dei parlamentari a quelli dei colleghi europei”, stop alla guerra in Libia “oltre a costarci miliardi di euro, che potrebbero essere utilizzati per aiutare i cittadini, è stata la causa dello sbarco di immigrati libici che dobbiamo poi mantenere”, cambiamento del patto di stabilità che “soffoca i comuni virtuosi”. Non in ultimo Bossi si rivolge al “caro Giulio” (Tremonti) al quale viene intimato: “se vorrà ancora i voti della Lega non dovrà più toccare famiglie, comuni, artigiani e piccole imprese, perché super tassandole rischia di mettere in crisi il nord”. Sul palco fanno il loro ingresso acclamati ed applauditi anche Roberto Maroni (per il quale veleggia lo striscione “Maroni Presidente del Consiglio”) e Calderoli, che sottolineano l'importanza del discorso fatto dal “capo”. Rosi Mauro chiede “precedenza sui posti di lavoro alla nostra gente”, l'applicazione di “contratti territoriali perché il costo della vita varia da regione a regione” e “l'abbassamento del costo del lavoro per la nostra impresa perché il fine è quello di mantenere le imprese nel nostro paese e non favorire la delocalizzazione all'estero portando via risorse, come spinto dal governo Prodi”. Zaia afferma che “queste proposte a Berlusconi sono un tagliando di metà mandato, e dovrà accettarlo perché già scritte nel nostro programma del 2008”. Intanto tra i gazebo inizia la raccolta firme per la richiesta di decentramento di 4 ministeri al nord, perché “il Presidente del Consiglio aveva già firmato il documento, poi si è cagato sotto” afferma Bossi. “La Pontida delle Pontide” così l'ha definita Luca Zaia dopo aver preso coscienza della forte affluenza. La base della Lega rimane solida, il partito attento alle richieste del territorio, gli elettori non i “barbari sognatori” ma gente che vuole concretezza.


>>> 20 giugno 2011
Edizione da record del raduno sul sacro prato. Anche da Rovato decine di militanti e simpatizzanti partiti di buon ora in treno e in auto. Per molti giovani era la "prima" Pontida. Una volta giunti a destinazione l'amarezza per il difficile momento politico ha lasciato il posto all'entusiasmo e alla voglia di far riprendere al Governo la strada delle riforme
DA PONTIDA ULTIMATUM DELLA LEGA A BERLUSCONI: 6 MESI PER COMPLETARE LE RIFORME. ALTRIMENTI...
Per ora niente rottura, ma precisi punti programmatici da realizzare entro date precise. Fisco, Federalismo istituzionale, taglio dei costi della politica. Se i risultati non arriveranno, da gennaio 2012 si potrebbero aprire nuovi scenari. Tra i militanti prevale la linea "dura" con gli alleati: adesso basta compromessi e tentennamenti
Pontida, domenica 19 giugno 2011. Una data che ricorderemo tutti, non solo noi leghisti. Anche da Rovato decine di militanti e simpatizzanti, in gran parte giovani dell'MGP Rovato e altri ragazzi rovatesi che partecipavano per la prima volta ad un evento padanista, si sono diretti di buon ora, in treno e in auto, verso il mitico prato del Giuramento. I militanti "veterani", quasi increduli, non si ricordavano un'edizione del raduno di Pontida così attesa e così partecipata. I gufi e gli avvoltoi romanofili anche stavolta sono rimasti a bocca asciutta e a fine giornata se ne sono tornati ai loro squallidi lidi. Nessuna crisi di governo, come sperava la sinistra che ama vincere facile, quando il nemico è in difficoltà, ma altri 180 giorni dati a Berlusconi per completare le riforme e realizzare i punti del programma presentato agli elettori nel 2008. Nessuna rottura interna alla Lega, come insinuavano molti ciarlatani, sulla stampa e sul web, in un coacervo di idiozie da prima pagina che parlavano di inesistenti "cerchi magici", "nord-ovest contro nord-est" o robacce del genere, insomma il mai tramontato "divide et impera" imperiale targato SPQR. Purtroppo per questi figuri, domenica scorsa circa 90.000 persone si sono riunite sul sacro prato al grido di "Padania Libera". Così tanta gente era difficile da nascondere sui media, ma ci hanno provato lo stesso. In 30 anni di storia del nostro Movimento non è la prima volta che i pennivendoli e i politicanti centralisti, sfruttando un momento politico difficile, inscenano una gara per chi canta meglio il Requiem alla Lega. Dirette tv, radio, reportage su internet, tutti i media erano schierati dal primo mattino in attesa di ascoltare il discorso di Umberto Bossi. Il piano durava da giorni: creare nell'opinione pubblica un eccesso di aspettative per poi scatenarsi e poter criticare un presunto nulla di fatto. Questa tecnica mediatica, ben rodata e utilizzata per anni contro la Lega, purtroppo per loro non funziona più. La gente stavolta era davvero tanta, troppa, come tanto era l'entusiasmo e la voglia di rivincita, dopo un anno difficilissimo passato ad ingoiare rospi e a cedere ai compromessi imposti dal un Presidente del Consiglio indebolito da processi, scandali rosa e dalla ricerca di una nuova maggioranza parlamentare dopo il tradimento dei finiani. Le dirette tv di domenica, dettate più dalla ricerca dell'audience che dalla reale volontà di raccontare un importante evento politico, avrebbero voluto documentare lo scontento della base leghista contro Berlusconi e contro i vertici del Movimento. In molti avrebbero pagato per sentire fischi rivolti al segretario federale Umberto Bossi. Gli è andata male. Addirittura i vari teatrini imbastiti su alcune tv a tratti sembravano patetici tentativi di Roma di "capire" lo strano e sconosciuto fenomeno Lega, come se stessimo vivendo ancora negli anni 90. Pazzesco, se pensiamo al radicamento territoriale e alla crescita quantitativa/qualitativa che il nostro Movimento ha avuto negli ultimi 15 anni. A raduno concluso, migliaia di persone (altro dato inedito per Pontida) sono rimaste sul prato a parlare fra loro, passeggiando fra i gazebo delle Associazioni, confrontandosi sulle prossime mosse politiche da fare nei rispettivi territori. Pontida è anche questo: carica adrenalinica, entusiamo puro, il bisogno di "fare il punto", di ritrovarsi, di scambiarsi idee ed opinioni. Nel frattempo i suddetti pennivendoli, chiusi nei loro studi, si sbizzarrivano e si lanciavano in analisi fumose e strampalate, spesso piene di imprecisioni e falsità oggettive: dai sondaggi taroccati sulla Lega e sul suo elettorato, ai reportage degli inviati "da Pontida" palesemente falsi o posticci, dai filmati con inquadratura fissa del prato vuoto delle ore 7:00 di mattina, alle fotografie incentrate su 4 parrucche verdi e 2 elmi con le corna. Poco si è detto delle richieste chiare e precise fatte al Presidente del Consiglio e agli alleati dal nostro Segretario Federale. Ma il giochetto della censura e della denigrazione ormai non funziona più, anzi per lorsignori è diventato controproducente. La Lega negli ultimi anni ha dimostrato di saper essere forza di lotta e forza di governo, di lavorare duro nelle istituzioni per portare a casa (o di fare tutto il possibile per portare a casa) risultati concreti, scontrandosi con le potenti resistenze dei palazzi romani ed ultimamente anche con NATO e Unione Europea. Alcuni hanno parlato di una Lega che vorrebbe tornare a correre da sola. Sbagliato. La Lega in realtà è ed è sempre stata da sola, contro tutti, contro il potere cieco, prepotente e centralista di Roma e di Bruxelles, contro le lobby finanziarie mondialiste che alla vigilia di Pontida avevano anche osato mandarci un chiaro avvertimento di tipo mafioso, ovvero la minaccia di ritorsione da parte dei mercati finanziari e di distruzione della nostra economia. La gente queste cose, ormai, le capisce e al di là delle alleanze con questo o quel partito nazionale, sa che in fondo si può fidare sempre e solo della Lega, che non li tradisce, che li sa ascoltare e capire, che ha militanti e sezioni ovunque, dalla metropoli al piccolo paese di provincia. Per questo la Lega è il partito che dà sempre più fastidio a Roma e ai suoi schiavi e che in 30 anni di storia è il movimento politico che ha ricevuto gli attacchi mediatici (...e fisici) più violenti e sistematici. La Lega dà molto fastidio a chi, come il PD, ha ormai perso il radicamento sul territorio ed il contatto con il popolo, con la gente comune, con gli operai, gli artigiani e i piccoli imprenditori. Non è un caso che la Lega sia reduce da mesi di violenti e subdoli attacchi mediatici orchestrati e condotti proprio dal PD, fatti di accuse di connivenza con la mafia, di accuse di tangentismo e di chi più ne ha più ne metta. L'accusa più grave che abbiamo ricevuto da questi sedicenti democratici è quella di "aver tradito gli interessi della gente del Nord". Alla faccia! Coerenza vuole che in queste ore il loro segretario Pierluigi Bersani non sappia più come nascondere agli "alleati" Vendola e Di Pietro gli occhiolini fatti alla Lega per far rompere l'alleanza con il PDL, fregandosene delle gravi conseguenze economiche che una crisi di governo avrebbe se provocata in questo momento. Coerenza vuole che in queste ore ben 3 storici esponenti di spicco del PD bresciano (l'ex PCI sindaco di Brescia oggi deputato bersaniano Paolo Corsini, l'ex assessore provinciale martinazzoliano oggi senatore Guido Galperti e l'ex PCI ex consigliere regionale e oggi deputato Pieragelo Ferrari), stiano conducendo una battaglia a tutto campo per salvaguardare i diritti dei clandestini. Bravi. Il PD "padano" e "pro-Nord" sarebbe questo, quello degli indulti e degli indultini svuotagalere, quello delle porte aperte all'immigrazione clandestina, quello del voto agli stranieri, quello delle marce indietro su servizi pubblici e nucleare, quello dei professoroni arroganti antileghisti con la finta libreria e i finti grattacieli alle spalle, quello dei dispensatori di odio a reti unificate contro la Lega e la Padania. Non si meraviglino quindi, tutti questi rinnegati padani, se i loro concittadini oggi scelgono in massa la Lega Nord e se il prossimo anno sul prato di Pontida saremo ancora di più!

>>> 16 giugno 2011
Il decreto serve a corrispondere all'invito formulato all'Italia dalle Istituzioni europee a rendere piu' completa la normativa di recepimento della direttiva 2004/38 in materia di diritto per i cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri
LA LEGA SUONA LA SVEGLIA AL GOVERNO. FINALMENTE APPROVATO IL NUOVO DECRETO ANTICLANDESTINI: TORNANO LE ESPULSIONI COATTIVE E LA PERMANENZA NEI C.I.E. FINO A 18 MESI
Il provvedimento ripristina la procedura di espulsione coattiva immediata per tutti gli extracomunitari clandestini qualora siano pericolosi per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, a rischio di fuga, espulsi con provvedimento dell'autorita' giudiziaria, violino le misure di garanzia imposte dal Questore o violino il termine per la partenza volontaria
[dall'AGI]
Il Consiglio dei ministri ha "approvato un decreto che prevede l'espulsione coattiva immediata per cittadini" irregolari. Lo ha detto il premier, Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi. "Abbiamo riscontrato con molto compiacimento che gli accordi con la Tunisia tengono - ha aggiunto - e non ci sono piu' migranti che vengono dalla Tunisia". Espulsione "coattiva immediata per tutti gli extracomunitari clandestini pericolosi per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato" e prolungamento del periodo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione fino a 18 mesi. Questi due dei principali punti del decreto approvato dal Consiglio dei ministri sugli immigrati. Il decreto - spiega il comunicato di palazzo Chigi - serve a "corrispondere all'invito formulato all'Italia dalle Istituzioni europee a rendere piu' completa la normativa di recepimento della direttiva 2004/38 in materia di diritto per i cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri; il decreto-legge recepisce anche la direttiva 2008/115 in materia di rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno e' irregolare". Il provvedimento "ripristina la procedura di espulsione coattiva immediata per tutti gli extracomunitari clandestini qualora siano pericolosi per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato; a rischio di fuga; espulsi con provvedimento dell'autorita' giudiziaria; violino le misure di garanzia imposte dal Questore; violino il termine per la partenza volontaria. Il decreto reintroduce "l'allontanamento coattivo (espulsione) anche dei cittadini comunitari per motivi di ordine pubblico se permangono sul territorio nazionale in violazione della direttiva 38/2004 sulla libera circolazione dei comunitari". E' prolungato inoltre "il periodo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione fino a 18 mesi, in linea con le disposizioni della direttiva". Per evitare il rischio di fuga dello straniero, continua il testo, "sono previste misure di garanzia idonee, la cui violazione e' punita con la multa da 3.000 a 18.000 euro". Vengono rimodulate inoltre "le fattispecie dei reati di violazione e reiterata violazione dell'ordine del Questore di lasciare il territorio con la previsione della sanzione pecuniaria e con la possibilita' per il giudice di pace di sostituire la condanna con l'espulsione. Il decreto attribuisce "al giudice di pace la competenza anche sui reati di violazione e reiterata violazione dell'ordine del Questore di lasciare il territorio e sui reati di violazione delle misure di garanzia per evitare il pericolo di fuga e delle misure alternative al trattenimento imposte dal Questore. Sono previste "misure alternative al trattenimento nel Cie per lo straniero irregolare che non sia pericoloso, quali la consegna del passaporto o altro documento equipollente, l'obbligo di dimora e l'obbligo di presentazione presso gli uffici della Forza pubblica. La violazione delle misure viene punita con la multa da 3.000 a 18.000 euro. E' prevista infine "la concessione di un termine per il rimpatrio volontario, anche assistito, dello straniero irregolare che non rientri nelle condizioni previste al punto 1".


>>> 15 giugno 2011
"Proprio il cosiddetto bacino del lavoro sommerso è indicato tra i principali ai quali attingere per recuperare risorse per realizzare la riforma fiscale. La stima del valore aggiunto del sommerso è attorno ai 260, 270 miliardi di euro; quasi il 17% del Pil. Un dato oggettivamente impressionante"
GARAVAGLIA: BENE TREMONTI, MA FACCIAMO SUBITO LA RIFORMA FISCALE
"La riforma fiscale è assolutamente necessaria. E’ necessaria per il costo della burocrazia e dei vari adempimenti fiscali e non solo che arrivano (per le imprese) a 23 mld di euro; un punto e mezzo di Pil. Per dare un’idea della situazione basti pensare che le nostre imprese impiegano 285 ore per pagare le tasse, quasi 90 ore in più della medi Ocse"
[Alessandro Bardi, da La Padania]
È un giudizio positivo quello che Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio al Senato rivolge all’intervento che il ministro de ll’Economia ha svolto durante l’assemblea annuale di Confartigianato. «Quello del ministro Tremonti – ha detto Garavaglia – è di fatto un buon intervento. Come nel suo stile ha riportato l’attenzione di tutti su un tema che continua a farsi sentire: una crisi che ancora morde e i cui effetti sono ancora imprevedibili. Un dato, ad esempio, è l’asta dei Btp di oggi (ieri per chi legge, ndr) che, pur andando bene, ha visto i tassi al rialzo». «Sotto questo aspetto – ha sottolineato con determinazione il senatore del Carroccio - il richiamo a una riforma fiscale fatta senza deficit è chiaramente ineccepibile. Bisogna però evidenziare che durante il
suo intervento il ministro Tremonti ha iniziato a delineare alcune linee della riforma che è in cantiere. Linee interessanti e, sotto certi aspetti, coraggiose. Mi riferisco ad esempio alla volontà di giungere a una forte semplificazione con solo 5 imposte e allo sfoltimento di quasi 500 diverse tax expenditures. Da evidenziare anche l’alla rgamento della base imponibile abbinato ad aliquote più basse come mix corretto per la riduzione dell’evasione» . Nessun dubbio nemmeno sulla necessità di giungere a una riforma in tempi rapidi. «La riforma fiscale – ha chiarito Garavaglia - è assolutamente necessaria. In questo momento mi riferisco alle imprese ma lo stesso discorso vale anche per i privati. E’ necessaria per il costo della burocrazia e dei vari adempimenti fiscali e non solo che arrivano (per le imprese) a 23 mld di euro; un punto e mezzo di Pil. Per dare un’idea della situazione basti pensare che le nostre imprese impiegano 285 ore per pagare le tasse, quasi 90 ore in più della medi Ocse». «Tutto – ha aggiunto – senza tenere conto che la pressione fiscale effettiva, cioè calcolata su chi le tasse le paga davvero, è al 51,3%. Ben maggiore del dato ufficiale del 42,6 che però, nel computo, tiene conto anche dell’imponibile evaso». E proprio al tema dell’evasione in senatore Garavaglia dedica particolare attenzione: «Proprio il cosiddetto bacino del lavoro sommerso è indicato tra i principali ai quali attingere per recuperare risorse per realizzare la riforma fiscale. La stima del valore aggiunto del sommerso è attorno ai 260, 270 miliardi di euro; quasi il 17% del Pil. Un dato oggettivamente impressionante. Parallelamente va poi considerata la piaga del lavoro nero che secondo i recenti dati Istat assorbe circa 640mila persone. Anche in questo caso, per dare un’idea della situazione pensiamo che nei fatti questa realtà equivale ai due terzi del totale degli addetti del settore manifatturiero. E’ evidente la distorsione generata da questo esercito di irregolari sia in termini di minori imposte e contributi versati sia in termini di concorrenza sleale nei confronti di chi invece si comporta correttamente». Di sicuro impatto anche l’esempio messo sul tavolo dal senatore Garavaglia per sottolineare come il tema della lotta all’evasione fiscale è un tema di grande interesse per tutto il Paese ma soprattutto di vantaggio per il Mezzogiorno. «Chiudo con un esempio preso in prestito dal dossier distribuito da Confartigianato durante l’assemblea: a Napoli oggi per un’abitazione di 80 metri quadri una famiglia paga 331 euro di tassa rifiuti. Peccato che le riscossioni sono solo il 24 per cento degli accertamenti. Se Napoli arrivasse alla media di riscossione nazionale, quella famiglia pagherebbe 112 euro in meno».

>>> 15 giugno 2011
Tosi: «I cittadini si sono stufati di sentire parlare di “toghe rosse”, “bunga bunga” e questioni che alla fine non sono nell’interesse collettivo. Da un punto di vista formale questo è stato un voto referendario ma una parte di elettori è andata a votare contro Berlusconi. Qualcuno andava a votare solo per quello»
LA LEGA AVVERTE IL PDL: AVANTI CON IL PROGRAMMA DI RIFORME DEL 2008. APPELLO DI MARONI A TREMONTI: DOPO LA PRUDENZA, SU ECONOMIA E FISCO ORA CI VUOLE CORAGGIO

Zaia: «Le risposte che i cittadini si attendono sono la lotta alla disoccupazione, l’autonomia, il federalismo e tutto quello che concerne la partita della riforma fiscale. Queste sono le vere priorità sulle quali i cittadini si aspettano risposte e noi abbiamo un programma che parla proprio di queste azioni. Chi non rispetta i patti si chiama fuori dai patti»
[Alessandro Montanari, da La Padania]
«Le due sberle prese
alle amministrative e al referendum fanno male, ma possono anche essere una buona occasione per rinsavire ». Dopo Roberto Calderoli, la Lega Nord torna ad interpretare il voto popolare su acqua, nucleare e legittimo impedimento come uno “schiaffo” politico al Governo, chiedendo con Roberto Maroni agli alleati del Pdl di ricominciare dal programma elettorale del 2008. «In questi tre anni - ragiona il ministro dell’Interno - tante cose sono state fatte e ci sono dei momenti in cui non solo bisogna continuare a fare, ma anche accelerare perché nel 2008 abbiamo preso degli impegni con gli elettori. Uno di questi è la riforma fiscale per famiglie e imprese». Destinatario del messaggio leghista, dunque, è ancora una volta Giulio Tremonti. È a lui che Maroni si rivolge quando rievoca il confronto in corso tra le due virtù della Prudenza e del Coraggio. «Questo - ribadisce il titolare del Viminale - è il momento di fare le cose e se ci sono difficoltà, se c’è la crisi economica, ci vuole certamente più coraggio oltre alla prudenza. Il Governo deve fare scelte coraggiose, in primo luogo in materia fiscale». Dal ministro dell’Economia, intanto, sembrerebbe arrivare qualche piccola apertura. Vedremo. Per capire se la quadra in seno al Governo potrà davvero essere trovata, però, occorrerà aspettare almeno fino a domenica, quando dal pratone di Pontida Umberto Bossi detterà a Berlusconi le condizioni del Carroccio. Dopo solo due giorni, poi, il presidente del Consiglio dovrà presentarsi in Aula per la verifica di maggioranza chiesta dal Capo dello Stato e lì si capirà se le richieste saranno state accolte o respinte, con tutte le conseguenze del caso. Quel che è certo, infatti, è che il Carroccio non ha nessuna intenzione di ricevere altre sberle e per evitare le sberle, ora, c’è solo un modo: rimboccarsi le maniche sulle riforme. «Fisco, blocco degli immigrati, cambiamenti istituzionali - elenca Marco Reguzzoni - se non facciamo quello che i cittadini vogliono, i primi ad arrabbiarsi siamo noi». Agli amici del Pdl, però, il capogruppo del Carroccio alla Camera manda anche un messaggio rassicurante, chiarendo che la Lega è «indisponibile a manovre di palazzo e contraria a governi tecnici o di transizione ». Nessuno, quindi, è animato dalla volontà di “tradire” ma nemmeno da quella di subire passivamente il futuro di declino che certamente attende chi, quando riceve uno schiaffo, non si chiede perché oppure, peggio, si dà risposte autoassolutorie. «I cittadini - dice chiaro e tondo Flavio Tosi - si sono stufati di sentire parlare di “toghe rosse”, “bunga bunga” e questioni che alla fine non sono nell’interesse collettivo. Da un punto di vista formale questo è stato un voto referendario ma una parte di elettori è andata a votare contro Berlusconi. Qualcuno andava a votare solo per quello». «Ora - insiste sul tema anche il sindaco di Verona - l'economia cresce poco e qualcuno dovrebbe pensare se è meglio tutelare le rendite o i redditi. Io credo sia meglio tutelare i redditi che fanno girare i soldi. La riforma fiscale serve e su questo la Lega incalzerà Tremonti ». Dal fortino veneto, il bastione che più e meglio ha retto all’uno-due Amministrative- Referendum, si alza anche la voce di Luca Zaia, che parla di «segnali incontrovertibili del popolo a cui si devono dare risposte». «Le risposte che i cittadini si attendono - prosegue il governatore veneto - sono la lotta alla disoccupazione, l’autonomia, il federalismo e tutto quello che concerne la partita della riforma fiscale. Queste sono le vere priorità sulle quali i cittadini si aspettano risposte e noi abbiamo un programma che parla proprio di queste azioni. Chi non rispetta i patti - conclude Zaia - si chiama fuori dai patti». E chi si chiama fuori dai patti stretti con il popolo, è il non-detto del discorso del Governatore, dal popolo poi non potrà attendersi carezze...

>>> 4 giugno 2011
La consultazione referendaria del 12 e 13 giugno, che avrebbe potuto aprire un dibattito serio su tematiche molto importanti, com'era prevedibile si sta trasformando nell'ennesimo circo in piazza del PD, dell'IdV, di SEL e degli altri cespugli. Si va dalla "pizza napoletana 4 sì" alla corsa alle urne completamente nudi, dai sit-in carnevaleschi ai concertoni dei soliti menestrelli
REFERENDUM,
DALLA LEGA PIENA LIBERTA' DI VOTO. IL PD, GUIDATO DALL'EX MINISTRO DELLE LIBERALIZZAZIONI BERSANI, SEMPRE PIU' DIVISO E IN FORTE IMBARAZZO CON GLI "ALLEATI" SU ACQUA E NUCLEARE
Interessanti i primi 2 quesiti, uno sulla gestione privata dei servizi pubblici ed uno sulla tariffazione dell'acqua. Ormai inutile e meramente indicativo il terzo, quello sul nucleare, in quanto il SI confermerebbe lo stop al nucleare già deciso dal Governo dopo l'incidente di Fukushima. Fuffa anche il quarto quesito, fortemente voluto dai dipietristi, che rimpiangono il soviet supremo
A 2 settimane dalla pseudo vittoria della sinistra alle Amministrative (o meglio, dalla sconfitta del PDL) in vista dei 4 referendum del 12 e 13 giugno sono riesplose tutte le contraddizioni dell'allegra Armata Brancaleone rosso/arancio/verde. Sui 3 quesiti "ecologisti", però, Partito Democratico risulta profondamente dilaniato al suo interno: sui referendum su servizi pubblici ed acqua è infatti diviso tra l'ala liberal pro-privatizzazioni (incarnata dallo stesso segretario Bersani quando si vantava di essere "ministro per le liberalizzazioni") e l'ala più a sinistra, pro-pubblico. Non a caso il "mago Gargamella" in questi giorni è impegnato 24 ore su 24 a cerchiobottare, facendo lo gnorri di fronte a suoi recenti documenti e dichiarazioni che distano anni luce dagli slogan che ripete sui media in questi giorni. Questa posizione è comprensibile, visto che in certe Regioni "ex rosse" nei consigli comunali e provinciali, nei consigli di amministrazione di molte società partecipate dagli stessi enti locali e in molte società private erogatrici di servizi pubblici le poltrone occupate dal Partito Democratico sono migliaia. Non a caso il sindaco PD di Firenze Matteo Renzi (autodefinitosi "rottamatore" della dirigenza PD) ha duramente criticato la posizione ufficiale del suo partito sul secondo quesito referendario (quello sulle bollette dell'acqua), annunciando il suo fermo NO. Da segnalare anche la posizione pro-privatizzazioni dell'ex ministro prodiano agli Affari Regionali Linda Lanzillotta, ex giovane maoista, ex PSI, ex margherita, ex PD oggi rutelliana e membro del comitato per il "NO" sui referendum sull'acqua. Ma è sul nucleare le contraddizioni interne al PD e alla sinistra esplodono... a fungo: ben 72 "big" di sinistra hanno scritto a Bersani chiedendogli di cambiare idea sul nucleare. Chicco Testa (ex presidente di Legambiente, ex deputato PCI-PDS, ex manager ENEL e Wind, oggi presidente del Forum Nucleare Italiano), il Prof. Umberto Veronesi (grande oncologo di fama mondiale, ex ministro della Sanità con Prodi, ex senatore PD e oggi presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare) e la Prof. Margherita Hack (grande astrofisica, ex radicale, già candidata del Partito dei Comunisti Italiani, della Lista Anticapitalista e della Federazione della Sinistra) negli ultimi mesi si sono schierati apertamente a favore del nucleare. Riportiamo qui di seguito le descrizioni sintetiche dei 4 quesiti referendari formulate dal Ministero dell'Interno. In nome della par condicio (termine che sui media di sinistra risulta essere sempre più sconosciuto) per i primi 3 quesiti abbiamo anche aggiunto le "ragioni del SI" e le "ragioni del NO", pubblicate da NewNotizie. Per quanto concerne il quarto ed ultimo quesito, imbevuto di un giustizialismo dipietrista forcaiolo e d'annata che non c'entra nulla con la quotidianità dei cittadini, pensiamo che la formulazione sintetica formulata dal Ministero dell'Interno sia già sufficientemente esplicativa e che non necessiti di ulteriori commenti.

Referendum popolare n. 1 – Scheda di colore rosso - Modalità e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione; il quesito prevede l'abrogazione di norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati.

Referendum popolare n. 2 – Scheda di colore giallo - Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norme; il quesito propone l'abrogazione delle norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l'erogazione dell'acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore.
Le ragioni del SI'. Mettendo la croce sul sì della scheda rossa, si rende di fatto inefficace il decreto Ronchi del 2009, che attualmente permette ai privati di entrare nella gestione degli impianti idrici, con capitali non inferiori al 40% del totale. Sostanzialmente il pubblico può possedere fino (ma non è detto) al 60% del patrimonio disponibile. Le ragioni del sì, sostenute da un gran numero di comitati di cittadini, prendono spunto dal rischio che a governare gli impianti idrici sarebbero poi mere logiche di mercato. "L'acqua non si vende" è lo slogan più utilizzato dai fautori dell'abrogazione del decreto Ronchi (poi convertito in legge). Quindi fanno la loro parte anche motivi prettamente etici. A sostegno di suddetta tesi, sono stati portati diversi esempi di gestione privata che non avrebbero portato alcun beneficio, contestualmente ad un aumento apparentemente ingiustificato della bolletta. Un analogo ragionamento viene fatto sul quesito corrispondente alla scheda gialla. Caricare la bolletta dei consumatori di circa il  7% e comunque a seconda del capitale investito, non farebbe altro che aumentare i costi che già gravano sui cittadini, senza che per forza sussista un miglioramento significativo.

Le ragioni del NO. La prima obiezione che viene fatta è quella che distingue la cosiddetta "privatizzazione dell'acqua" dalla privatizzazione dei servizi ad essa attinenti. Il referendum identificato con la scheda rossa verte sull'ultima questione. L'acqua infatti rimarrà pubblica. Ragioni principalmente economiche sottendono alle motivazioni del no. Gli impianti idrici italiani sono decisamente vecchi e vanno necessariamente modernizzati. Per fare questo servono decine di miliardi di euro (numeri che pare oscillino tra i 60 e i 120 miliardi), che una proprietà esclusivamente pubblica non sarà mai in grado di trovare. Permettere ai privati di entrare nella gestione degli impianti idrici significa, a detta dei fautori del no, semplicemente portare soldi. Imprenditori privati con rilevanti capitali e disponibili ad investirli e da qui nasce il collegamento anche al secondo quesito, quello posto sulla scheda gialla. La legge permette attualmente una remunerazione dell'investitore, da caricare in bolletta. 
Un imprenditore privato deve chiaramente guadagnare dal suo investimento, dato che, come è ovvio, quello è sostanzialmente il suo lavoro. La questione però si può porre anche "al contrario". Se quello stesso imprenditore vuole avere un beneficio economico, deve investire. Sarebbe proprio il suddetto investimento a permettere la modernizzazione degli impianti idrici italiani, non gravando così sul bilancio pubblico, già piuttosto in crisi.

Referendum popolare n. 3Scheda di colore grigio - Abrogazione dei commi 1 e 8 dell'articolo 5 del dl 31 marzo 2011 n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2011, n. 75. Abrogazione parziale di norme; il quesito propone l'abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare.
Le ragioni del SI': Votando sì al referendum abrogativo sul nucleare si impedisce ad un qualunque Governo di legiferare in materia per almeno 5 anni. I sostenitori di questa posizione attingono a piene mani le loro ragioni dai problemi dovuti all'inquinamento radioattivo in caso d'incidente (Fukushima, Chernobyl), dai lunghissimi tempi necessari alla costruzione di una centrale (ne sono previste sei), consistenti con tutta probabilità in almeno 10 anni e dagli altrettanto prolungati tempi di ammortamento dei costi. In sostanza un abbassamento delle bollette energetiche per le famiglie italiane potrebbe forse avvenire tra circa vent'anni, nel caso andasse tutto bene. Poi c'è il problema delle scorie radioattive, per le quali la scienza non ha ancora trovato una soluzione valida e il fatto che una parte significativa del territorio italiano è soggetta a rischio sismico. C'è poi la questione energie alternative, fotovoltaico, eolico, biomasse e via dicendo, sulle quali la gran parte degli ambientalisti, l'opposizione politica e i comitati di cittadini nati appositamente per sostenere il sì,  puntano a gran voce, prendendo ad esempio paesi come la Germania che ha recentemente  annunciato la chiusura di tutte le sue centrali nucleari entro il 2022. In sostanza il reattore nucleare, così com'è, sarebbe una tecnologia già vecchia, che rischierebbe di diventare obsoleta addirittura durante la costruzione della prima centrale.

Le ragioni del NO. Posizione questa sostenuta dall'attuale Governo italiano, che ha anche dichiarato di lasciare politicamente la libera scelta di andare o non andare a votare. Perchè votare no e permettere quindi la costruzione di centrali nucleari in Italia? Ragioni economiche prima di tutto forse. Attualmente il Bel Paese compra gran parte dell'energia che gli serve dalla Francia, nazione fortemente nuclearizzata, possedendo una sessantina di centrali. Situazione questa che secondo alcuni nuclearisti e lo stesso Premier, Silvio Berlusconi, contrasterebbe di fatto le obiezioni in materia di sicurezza sollevate dai promotori del Sì. Se si verificasse un incidente in una centrale francese vicina al confine italiano, sarebbe una catastrofe anche per noi. La questione sicurezza è affrontata anche sotto altri aspetti. A Chernobyl ci furono ripetuti errori umani, a Fukushima invece il cataclisma naturale avvenuto in Italia non sarebbe mai possibile. Inoltre gli impianti nucleari di moderna concezione, circuiti di raffreddamento compresi (quelli che si sono guastati nella centrale giapponese, provocando surriscaldamento e fusione del combustibile radioattivo) non avrebbero niente a che vedere con quelle sopracitate, costruite tra i quaranta e i cinquant'anni fa. Insomma, il nucleare di per sé non è pericoloso se ben gestito e l'Italia dovrebbe essere un paese esportatore di energia, piuttosto che dipendere in buona parte da stati esteri. Sviluppare solo le tecnologie afferenti a energie rinnovabili e alternative, secondo i sostenitori del no, non sarebbe la strada giusta, in quanto da sole non potrebbero garantire all'Italia una concreta autonomia energetica.

Referendum popolare n. 4Scheda di colore verde - Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale; il quesito propone l'abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
Sempre in nome della par condicio, concludiamo ricordando che la scelta di non recarsi alle urne o di rifiutarsi di ritirare una o più schede al seggio, scegliendo quindi di non esercitare del tutto o in parte il diritto di voto, è pienamente legittima e non è affatto un reato o un peccato mortale. Pochi anni fa gli allora Democratici di Sinistra (poi confluiti nel PD) si schierarono apertamente per l'astensione sul referendum sull'Articolo 18 (tematica non di poco conto...), mentre oggi, anche sulla spinta delle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica, stranamente si stracciano le vesti di fronte agli inviti a disertare le urne che arrivano da più parti. L'astensione è legittima sia nel caso non si sia interessati alle tematiche oggetto del referendum, sia nel caso in cui si intenda volutamente far mancare il quorum del 50%+1 degli elettori votanti, per uno o più quesiti. In caso di mancato raggiungimento del quorum, infatti, il referendum è dichiarato nullo e ciò non consentirebbe ai suoi promotori di incassare dallo Stato i rimborsi: circa 50 centesimi per ogni firma raccolta a sostegno del referendum ovvero, potenzialmente, un incasso di centinaia di migliaia di euro.


>>> 4 giugno 2011
Continuano gli attacchi sgangherati, basati sulla menzogna, del PD nostrano alla Lega Nord e ai suoi esponenti al Governo. Dopo le accuse di vicinanza alla criminalità organizzata, adesso arriva l'accusa di apertura delle porte all'immigrazione incontrollata. Bergomi e il PD si oppongono alle espulsioni dei clandestini e vogliono invece cacciare i profughi di guerra?
ANGELO BERGOMI E IL PD RIACCENDONO LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO LA "LEGA PINOCCHIO". MA FU LUCIGNOLO CHE ALLA FINE DIVENTO' UN ASINO...
La polemica sterile montata sui 44 profughi africani accolti nel bresciano si è già sgonfiata. Strategia suicida del PD, partito che vorrebbe porsi come forza responsabile di governo: l'alzare i toni, il mistificare la realtà, il denigrare in tutti i modi l'avversario alla fine porta consensi agli estremisti. Non a caso il PD è costretto a festeggiare le vittorie elettorali dei suoi alleati vendoliani!
Apprendiamo con un sentimento misto fra sgomento e divertimento che il nostro vicesindaco nonchè segretario PD dott. Angelo Bergomi, perennemente in folle ritardo (come il suo partito) sia rispetto agli accadimenti storici sia rispetto alle notizie di cronaca, ha denunciato l'arrivo nel bresciano di alcuni profughi sub-sahariani sbarcati a Lampedusa nelle scorse settimane. Uno scandalo, un'immane invasione di extracomunitari causata... dal Ministro Maroni, da noi, dalla Lega Nord, a quanto pare! Per la cronaca, si tratta di 44 (quarantaquattro) profughi africani, identificati e riconosciuti come tali dal Ministero dell'Interno, provvisoriamente ospitati in una struttura in Val Palot (Comune di Pisogne), a Breno e a Brescia. Come Bergomi e il PD, così anche tutta la stampa bresciana (dalla carta stampata, alle tv locali ai vari blog, ormai tutti orientati a sinistra) si è già distinta in una grande e prevedibile opera di disinformazione antileghista. Nel caso in oggetto non stiamo parlando dei soliti sbandati nordafricani (tra cui molti sbarcati con telefonino e scarpe firmate), che in base agli accordi Italia-Tunisia vengono espulsi e rimpatriati subito dopo lo sbarco, ma di profughi veri ("quelli che fuggono dalla guerra e dalla fame", come ci hanno sempre insegnato i nostri compagni di sinistra) e che in base ad arcinoti obblighi internazionali (da sempre invocati dai suddetti compagni) vanno accolti e ripartiti omogeneamente su tutto il territorio nazionale. Bergomi, come tutto il PD, quando parlano di sicurezza, immigrazione e da oggi anche di profughi e solidarietà, mentono sapendo di mentire e mostrano il loro volto piu' ipocrita e tragicomico. Perché Bergomi, i militanti del PD e il Comune di Rovato, così solidali, attenti ai bisogni dello straniero e così ispirati da ideali internazionalisti, non si rendono disponibili ad accogliere qualche profugo, anche privatamente e a spese loro, compiendo un atto di coerenza, dando l'esempio e dimostrandosi quei buoni samaritani che dicono di essere? Dopo la propaganda, le chiacchiere e le polemiche da Casa del Popolo, da sinistra arriva il nulla e anche in tema di immigrazione non arrivano mai proposte ragionevoli, percorribili e costruttive, ma solo proposte assurde e distruttive come quelle delle grandi moschee, del diritto di voto agli immigrati e della cittadinanza facile. Forse i nostri compagni si sentono rinvigoriti dall'ultima, modestissima, dose di Viagra elettorale amministrativo, il cui effetto, sempre che ci sia stato, è fatuo, svanirà a breve, ma deve già aver tolto tutto il sangue dal cervello a qualche loro alto dirigente. Ricordiamo a Bergomi e al PD nostrano la differenza tra "profugo" e "immigrato clandestino": l'accoglienza dei profughi, un tempo tanto sbandierata proprio dalla sinistra, è un dovere internazionale, come è un dovere il respingimento, anche coattivo, dei clandestini senza arte nè parte che non fuggono da nulla e che entrano abusivamente nel nostro territorio per vivere di espedienti, senza lavorare onestamente. Invitiamo piuttosto Bergomi e tutta la sinistra a riappendere sui loro balconi le bandiere arcobaleno pacifiste, che ultimamente sono misteriosamente sparite, ricordando loro che il problema degli sbarchi poteva essere evitato evitando l'assurdo attacco militare NATO alla Libia, che ha indotto Gheddafi a riaprire i flussi di immigrati per rappresaglia. Solo la Lega Nord si e' opposta da subito all'attacco militare proponendo ben 2 mozioni per un cessate il fuoco ed una soluzione diplomatica della crisi, mentre il PD anche stavolta, come fece il compagno D'Alema nel 1999 appoggiando l'attacco NATO contro la Serbia, si e' mostrato piu' guerrafondaio di George Bush, dimenticando che uno dei primi effetti collaterali delle guerre e' proprio quello dei profughi. Anche nel 1999 la Lega si oppose all'opzione militare contro la Serbia. A tal proposito, rinfreschiamo la memoria a Bergomi e al PD: in seguito all'attacco contro la Serbia arrivarono in Italia (e in buona parte a Rovato!) migliaia di profughi kosovari, senza che i governi cattocomunisti dell'epoca (D’Alema e Amato) riuscissero a gestire decentemente l'emergenza e senza che i nostri amministratori locali di sinistra (ad esempio l'allora sindaco di Brescia, Paolo Corsini, oggi deputato del PD) riuscissero minimamente ad arginare il problema dell'ordine pubblico causato dalle orde di clandestini che giunsero in città (Corsini volo' addirittura a Roma ad elemosinare dal governo amico qualche spicciolo come "compensazione"). Tra i veri profughi kosovari, infatti, vennero fatti passare anche rom dei campi nomadi, avanzi di galera fuggiaschi o semplici delinquenti, molti dei quali, negli anni seguenti sono finiti sulle pagine della cronaca nera, anche rovatese. Stendiamo pertanto un velo pietoso su questa sorta di attacco in stile scuola elementare di Bergomi, del PD e dei loro media cartacei e sul web asserviti e arruolati contro la Lega, il ministro Maroni e il senatore Mazzatorta, reo di aver criticato la sconcertante recente decisione della Consulta di dichiarare incostituzionale il reato di immigrazione clandestina, quando ovunque in Europa esso sta alla base della lotta alla clandestinita'. Ci rammarica il fatto che il PD rovatese da mesi denigri la Lega Nord e diffonda spudoratamente falsità su mafia, cave, scuola, Brebemi, rifiuti, eccetera, forse nel disperato tentativo di recuperare il consenso perduto (per sempre) di qualche Rovatese, ricorrendo alla mistificazione della realta' e alla nostra subdola criminalizzazione. Molto probabilmente il PD, che ormai si è ridotto a doversi vantare delle vittorie degli alleati e di sedicenti liste civiche locali (...non erano apartitiche?), in vista delle prossime scadenze elettorali scalda i motori e dà qualche minacciosa accelerata, ma lo fa solo per nascondere il suo arroccamento in qualche sua città-feudo, dove quando gli è andata bene ha semplicemente ripreso i suoi voti (come a Milano) e soprattutto per coprire l'ennesimo pesante arretramento nelle sue ex roccaforti rosse emiliane, liguri e piemontesi, dove invece continua inesorabile l'avanzata della Lega. Ma attenzione: la corsa è lunga e il motore già malconcio dei nostri cari compagni, alimentato con bugie dalle gambe cortissime, rischia di fondere già alla partenza.


>>> 1° giugno 2011
I milanesi e i lombardi: gente concreta, che ama misurarsi con i fatti concreti, non con le parole. E che è disposta a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di dimostrare la propria insofferenza per i risultati che stentano ad arrivare
STEFANO BRUNO GALLI: SE LA MODERNIZZAZIONE SI FERMA, I PADANI PUNISCONO GLI AMMINISTRATORI
Neppure il Pd, tuttavia, sta bene in salute, visto che a Cagliari, a Milano e a Napoli, si è dovuto aggrappare a due candidati di Sel e uno dell’Idv. Solo a Torino e a Bologna è riuscito a schierare due candidati propri
[Prof. Stefano Bruno Galli, da La Padania]
La modernità ha una sua legge fondamentale, che impone il continuo e solerte adattamento al mutamento, pena l’esclusione dalla storia. Questo è l’elemento che contraddistingue la cultura e la mentalità collettiva milanese e, più in generale, lombarda. E qui è riposta la spiegazione della flessione del centrodestra nella circostanza dell’ultima tornata elettorale amministrativa. I milanesi e i lombardi: gente concreta, che ama misurarsi con i fatti concreti, non con le parole. E che è disposta a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di dimostrare la propria insofferenza per i risultati che stentano ad arrivare. Anche votando l’avversario politico del centrosinistra. Così si spiega il risultato di Giuliano Pisapia, che ha vinto anche grazie ai voti di parecchi elettori delusi del centrodestra. Delusi da una ostentata politica del «fare» che non si è vista, di recente, se non – è bene sottolinearlo con forza – per i ministri della Lega. Una filosofia molto popolare, pragmatica e concreta, alla quale deve rispondere anche la scelta dei candidati da offrire agli elettori. Delusi dalle vicende dei vari Cosentino, che al Nord non passano a causa della cultura di cui essi sono portatori. E che devono essere spiegate. All’indomani della risoluzione del caso, infatti, bisognava correre subito qui al Nord a dimostrare la legittimità dell’azione politica. Neppure il Pd, tuttavia, sta bene in salute, visto che a Cagliari, a Milano e a Napoli, si è dovuto aggrappare a due candidati di Sel e uno dell’Idv; solo a Torino e a Bologna è riuscito a schierare due candidati propri. Tra l’altro per uno, Piero Fassino, si tratta di un ritorno alle origini nella città che l’ha visto muovere i primi passi in politica, negli anni Settanta. E per De Magistris si tratta di un’investitura preoccupante, perchè dimostra la volontà dei napoletani di invocare sempre l’intervento dello Stato per risolvere i propri problemi. Il principale problema di Pisapia, al di là della vittoria al ballottaggio, è diverso. In più circostanze, il neosindaco meneghino ha affermato che i suoi modelli di buona amministrazione sono il primo sindaco socialista del secondo dopoguerra, Antonio Greppi, e uno dei sindaci più amati del partito socialista, Carletto Tognoli. Entrambi hanno incarnato un modello di riformismo milanese molto particolare, fatto di passione civile, slancio ideale, attaccamento all’interesse generale, senso civico, dedizione alla comunità. Pisapia ha fatto riferimento a loro per opportunità politica, cioè per «fidelizzare» gli elettori moderati e riformisti, orientati dai poteri forti, che l’hanno votato per castigare il Pdl. Di certo, la coalizione che l’ha sostenuto ha mal digerito l’uscita, visto che – a suo tempo – l’atteggiamento della sinistra ex-comunista nei confronti di questo modello di amministrazione fu assai critico, poiché su di essa gravava l’onda lunga della politica compromissoria del berlinguerismo. Vedremo, quando i nodi arriveranno al pettine. Il risultato negativo del centrodestra in larga parte si spiega con alcuni dati diffusi nei giorni scorsi. Il 23 maggio è stato presentato – nella sala della Lupa di Montecitorio – il Rapporto annuale dell’Istat, dal quale emerge una fotografia del Paese non proprio edificante. L’economia italiana è quella cresciuta meno nell’ultimo decennio, con un tasso medio pari allo 0,2 per centro, contro l’1,1 della media europea. Il ritmo di espansione è stato inferiore di circa la metà rispetto a quello medio europeo nel periodo 2001-2007 e il divario si è allargato nel corso della crisi e della ripresa attuale. Nel 2010, l’economia italiana è cresciuta dell’1,3 per cento, contro l’1,8 della media dei Paesi dell’Ue. A farne le spese l’intero comparto produttivo. L’impatto maggiore della crisi è legato soprattutto alla vistosa caduta dell’attività nel settore industriale, in ragione della specializzazione relativa nella manifattura e, in particolare, nel comparto dei beni strumentali, che caratterizzano l’economia italiana. La ripresa della produzione industriale, inoltre, è stata solo parziale – per la verità si tratta di un’evoluzione stagnante – e si è affievolita dalla seconda metà del 2010. Per questa ragione il Pil della Lombardia e del Veneto è calato del 12,2 per cento: una mannaia che riguarda essenzialmente l’industria manifatturiera. La prima ha perso quaranta miliardi di euro, il secondo circa venti. Complessivamente il calo del Pil nelle due principali regioni – dal punto di vista economico e produttivo – della Padania, è dunque di sessanta miliardi di euro. Quasi la stessa cifra del trasferimento di risorse annuali che proviene da queste regioni e va a beneficio del resto del Paese. Senza dimenticare che sono i lombardi i più “vessati” in termini di fiscalità dallo Stato esattore. L’elettore della Lega – che con il suo voto legittima l’esistenza di una problema politico concreto e oggettivo che si chiama questione settentrionale – è espressione esclusiva di questa realtà. Il voto agli alleati è – paradossalmente – destinato infatti a un partito che, pur raccogliendo voti al Nord, si sta meridionalizzando sempre di più nei suoi esponenti e nei suoi quadri. Al Nord, il voto per la Lega e per il federalismo delle comunità territoriali è un voto che chiede modernizzazione, tutela della produzione, sviluppo e investimenti per aumentare la capacità produttiva della realtà industriale delle Pmi padane (il 95 per cento delle imprese ha meno di 15 dipendenti) e consolidare le dinamiche del capitalismo di fronte a uno scenario molto fluido sul piano internazionale, in continua evoluzione. La Lega ha continuato a parlare con i propri imprenditori e con gli operai, anche in questa circostanza (il discorso di Milano – città in prevalenza terziarizzata – è un po’ diverso). Ma in molte altre circostanze ha pagato il pedaggio – peraltro oltremodo oneroso – con l’alleato, spesso insensibile di fronte a questa realtà, e con una classe politica modestamente preparata. Intendiamoci, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è stato davvero molto bravo – dal 2008 in poi – a riuscire a evitare il default, cioè a tenere sotto controllo i conti pubblici. A suo giudizio il sistema ha tenuto grazie alle famiglie e ai comuni, agli imprenditori e ai lavoratori. Certo che un segnale forte e chiaro – dal punto di vista delle politiche pubbliche – in favore del sistema della piccola e media impresa oppure dei comuni virtuosi e bene amministrati, che però hanno le risorse vincolate dal Patto di stabilità, bisognava darlo. Ma questo segnale è mancato. E gli elettori ne hanno preso atto. Ancora una volta, chi vuole governare il Paese deve fare i conti con il Grande Nord.


>>> 31 maggio 2011
La maggioranza di governo paga un conto salato nei ballottaggi, soprattutto a Milano che, nonostante la Lega abbia triplicato i voti e i consiglieri, cade in mano agli estremisti di sinistra. Ma è il PDL a pagare il prezzo più alto, a causa di una campagna elettorale spesa a rincorrere le polemiche montate dalla sinistra, con poca attenzione ai programmi e ai problemi concreti della gente
BALLOTTAGGI: L'ASTENSIONISMO RECORD DEGLI ELETTORI DEL PDL MANDA UN DURO MONITO AL GOVERNO. SUBITO IL FEDERALISMO E LA RIFORMA FISCALE
Calderoli: "L
’elettorato, e soprattutto le famiglie e le imprese, hanno deciso di mandarci un segnale e stiano tutti tranquilli che l’abbiamo capito". Zaia: "A Milano non sono mancati i voti del Carroccio: il PDL rifletta sulla sua campagna elettorale e la maggioranza valuti il segnale che gli elettori hanno voluto mandare"
[Alessandro Montanari, da La Padania]
«Una sconfitta è una sconfitta ma si vince e si perde insieme. Abbiamo capito il segnale che ci hanno mandato gli elettori». La Lega non cerca alibi o attenuanti. L’esito dei ballottaggi è stato fortemente deludente e Roberto Calderoli, investito del compito di scendere nella sala stampa di via Bellerio da Umberto Bossi, non gira intorno al problema. Molto meglio «cercare di fare tesoro delle sconfitte per poi ricominciare a vincere». L’orizzonte resta quello delle Politiche del 2013, quindi alla scadenza fisiologica della legislatura, perché, nota il ministro della Semplificazione Normativa, «in Parlamento ci sono i numeri per poter lavorare e per proseguire nel cammino che porta alle riforme». Il cronoprogramma è già deciso e, lascia capire Calderoli, concordato con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che «con noi ha sempre rispettato i patti» e che nelle urne ha subito il calo patito da tutti i capi di governo (vedi «le batoste di Angela Merkel in Germania») in questi tempi di crisi economica internazionale. «Andremo avanti con questa squadra - puntualizza infatti il ministro del Carroccio - per realizzare innanzitutto la riforma fiscale che le imprese e le famiglie si attendono da tempo. Dopodiché daremo vita alla riforma costituzionale, partendo dalla riduzione dei parlamentari e dalla creazione del Senato federale per poi puntare al decentramento dei ministeri». Intanto, però, anche nella Lega si dovrà aprire un momento di riflessione per capire cosa è andato storto e perché: a Milano così come a Novara, Gallarate, Rho, Desio e in tutti quei centri dove ci si aspettava un risultato migliore. Per quanto riguarda Milano, ad esempio, Calderoli è convinto che il Carroccio non abbia fatto errori nella scelta dei temi e degli slogan elettorali. Non era certo sbagliato lo slogan della “Zingaropoli”. «Io non l’avrei cambiato di una virgola» commenta il ministro, che aggiunge: «Ho sentito il comizio di Nichi Vendola a Piazza Duomo e ...bé, penso che i milanesi avranno tempo e modo per accorgersi dell’errore commesso». Della campagna elettorale del Pdl, invece, Calderoli preferiscenon parlare. Ad eccezione di una breve, ma caustica notazione: «Noi siamo tornati in mezzo alla gente nei mercati, ma tanti colleghi di governo o erano ben nascosti oppure io non li ho mica visti». Altro dato da non trascurare, infine , è che «l’Udc ha dato ordine dappertutto di votare contro la maggioranza». Resta il fatto, però, che «l’elettorato, e soprattutto le famiglie e le imprese, hanno deciso di mandarci un segnale e stiano tutti tranquilli che l’abbiamo capito». Lo schiaffo, insomma, ha lasciato il segno. Roberto Maroni, infatti, sceglie proprio questa immagine per commentare l’esito dei ballottaggi. «È stata una sberla - ammette il ministro dell’Interno dalla Romania - ed ora serve una riflessione. O si dà un colpo d'ala, anzi di frusta, nella ripresa dell'azione di Governo oppure si rischia di non dare una risposta al voto. A questa sberla, infatti, si reagisce con un programma per i prossimi 24 mesi altrimenti l'anno prossimo ci sarà un'altra batosta alle Amministrative e nel 2013 ce ne sarà una peggiore alle Politiche. Batoste che nessuno vuole». Due, quindi, le priorità programmatiche per Maroni: «la riforma fiscale e il completamento della riforma federale». Capire la lezione del voto passa da qui, non certo da altri passaggi: «Non si reagisce alla sberla con la crisi di governo o con alleanze strane - precisa infatti il titolare del Viminale - ma continuando con questa alleanza e con questo governo. Il risultato dei ballottaggi non è esaltante né per il centrodestra né per la Lega. È vero. E ora dobbiamo riprendere la leadership sui territori che avevamo e che si è appannata». Già proiettato su questo obiettivo è Matteo Salvini, che su quanto accaduto a Milano ha idee molto chiare. «La vittoria di Giuliano Pisapia - dice il recordman leghista di preferenze - è stata un voto della sinistra contro Berlusconi. Gli elettori sono sovrani, prendiamo atto del voto. Ma la Lega ha fatto di tutto e di più parlando di case popolari, asili, metropolitana e lavoro mentre abbiamo l’impressione che molti milanesi siano stati infastiditi da tematiche che con i problemi di Milano non c’entravano niente. Penso alle Br in procura, ai giudici metastasi e ai furti d’auto...». La frecciata è tutta rivolta al Pdl, il vero imputato del tracollo elettorale. Questo dicono i numeri. «Nel 2006 - ricorda infatti Salvini - il Pdl prese 245 mila voti, la Lega 22 mila. Oggi il Pdl prende 170 mila voti, la Lega 57 mila. Il Pdl quindi ha perso 75 mila voti mentre la Lega ne ha guadagnati 35mila». Che a Milano non siano mancati i voti del Carroccio, del resto, lo dice dal Veneto anche Luca Zaia, che invita il Pdl a ragionare sulla propria campagna elettorale e tutta la maggioranza a «valutare il segnale che gli elettori hanno voluto mandare».


>>> 30 maggio 2011
La soluzione è arrivata dopo un confronto che si è svolto a 360 gradi con il mondo associazionistico del Terzo settore e con gli Enti Locali, capitanati dal presidente dell'ANCI e Sindaco leghista di Varese Attilio Fontana, che hanno subito messo in chiaro le forti criticità che sarebbero succedute a causa di una pesante riduzione dei fondi a disposizione
LA REGIONE REINTEGRA LE RISORSE PER I FONDI SOCIALI. TOSCANI: "E' UN GRANDE RISULTATO, MERITO ANCHE DEL CARROCCIO"

"Senza dubbio la Regione Lombardia si conferma, anche in questo frangente, come la regione italiana più attenta alle ragioni del sociale, salvando l'intero welfare regionale che, è bene ricordare, rappresenta, per numero di attività e di strutture, circa la metà di quello nazionale"
In merito al reintegro nel bilancio regionale 2011 dei fondi destinati alle politiche sociali, è intervenuto il consigliere regionale della Lega Nord e membro della III Commissione Sanità e Assistenza, Pierluigi Toscani: "La decisione di Regione Lombardia - afferma Toscani - di reintegrare le risorse per le politiche sociali, messe a rischio dalla crisi economica e dai tagli che ne sono conseguiti, è il coronamento di un lungo lavoro svolto anche dai consiglieri della Lega Nord, ad esempio in sede di Commissione regionale Sanità ed Assistenza. Un confronto che si è svolto a 360 gradi con il mondo associazionistico del Terzo settore e con gli Enti Locali, capitanati dal presidente dell'ANCI e Sindaco di Varese Attilio Fontana, che hanno subito messo in chiaro le forti criticità che sarebbero succedute a causa di una pesante riduzione dei fondi a disposizione. Alla fine la sensibilità di Regione Lombardia non è mancata e con un grande sforzo siamo riusciti a venire incontro alle esigenze dei cittadini con maggior disagio e delle loro famiglie. Senza dubbio la Regione Lombardia si conferma, anche in questo frangente, come la regione italiana più attenta alle ragioni del sociale, salvando l'intero welfare regionale che, è bene ricordare, rappresenta, per numero di attività e di strutture, circa la metà di quello nazionale."


>>> 27 maggio 2011
Il Viminale ha tempestivamente sospeso la circolare emanata lo scorso 24 maggio che riapriva i termini per la regolarizzazione di colf e badanti
CAPARINI: BENE LA LINEA DI MARONI SULL'IMMIGRAZIONE

"Serve un provvedimento legislativo che ristabilisca la certezza del diritto dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea che ha preso a picconate la nostra politica di contrasto nei confronti di clandestini e irregolari"
“Il ministro Maroni conferma la linea rigorosa contro l’immigrazione clandestina. Il Viminale ha infatti tempestivamente sospeso la circolare emanata lo scorso 24 maggio che riapriva i termini per la regolarizzazione di colf e badanti”. Lo dichiara Davide Caparini, presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali commentando un documento appena emanato del Ministero degli Interni. “E’ evidente che serve un provvedimento legislativo che ristabilisca la certezza del diritto dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea che ha preso a picconate la nostra politica di contrasto nei confronti di clandestini e irregolari. In tal modo mette la parola fine a tante vicende, compresa la protesta di irregolari o clandestini che senza averne i requisiti pretendevano di rientrare nella regolarizzazione”.


>>> 23 maggio 2011
I giovani sappiano trarre dalle sue parole e dalla sua azione quel senso di legalita' e di giustizia che ha contraddistinto la lotta alla mafia, vera, grande nemica del futuro delle giovani generazioni
ONORIAMO LA MEMORIA DI FALCONE: CONTRO LA MAFIA GUARDIA SEMPRE ALTA

I numeri parlano chiaro, la Mafia e' in ginocchio grazie alla magistratura, alle forze dell'ordine, al senso dello Stato dei cittadini e dei tanti sindaci, molti anche al nord, che non abbasseranno mai la guardia
''Onoriamo come ogni anno il giudice Falcone, sua moglie e la scorta assassinati sulla strada di Capaci. Ma come ogni anno ci chiediamo quanto e' stata determinante l'opera di questo valoroso magistrato. Tanto, tantissimo e ci auguriamo che i giovani sappiano trarre dalle sue parole e dalla sua azione quel senso di legalita' e di giustizia che ha contraddistinto la lotta alla mafia, vera, grande nemica del futuro delle giovani generazioni''. Cosi' in una nota i senatori della Lega Nord in commissione Antimafia, Gianpaolo Vallardi, Angela Maraventano e Armando Valli a nome di tutto il gruppo parlamentare, ricordano il giudice Giovanni Falcone a 19 anni dall'attentato. ''Oggi il ministro Maroni nel ricordare Falcone - si legge nella nota dei senatori del Carroccio - ha messo in evidenza quanto lo Stato ha fatto contro la mafia da quell' infausto giorno e quanto questo governo sta facendo. I numeri parlano chiaro, la Mafia e' in ginocchio grazie alla magistratura, alle forze dell'ordine, al senso dello Stato dei cittadini e dei tanti sindaci, molti anche al nord, che non abbasseranno mai la guardia''.

>>> 21 maggio 2011
"Serve rilanciare un’azione di governo senza aspettare i quotidiani suggerimenti del “colle più alto”. Il ribaltone è già stato tentato da chi pensava di contare su numeri che non aveva e quindi in questo caso credo che l’ottimismo unito ad una concreta progettualità e con qualche cattivo consigliere in meno devo farci immaginare un governo che può continuare a lavorare"
ELEZIONI, VOLPI: IN ALCUNI CASI LE VALUTAZIONI NON SONO MERAMENTE POLITICHE MA LEGATE ANCHE A VICENDE LOCALI CHE FANNO DIRE MEGLIO SOLI CHE MAL ACCOMPAGNATI"

"Il territorio è importante anche se a livello locale, in particolare sulle piccole realtà, è difficile riportare un quadro politico nazionale. E’ chiaro che il tessuto amministrativo locale è un elemento imprescindibile del modo di governare sussidiario che sta alla base del sistema federale"
[di Marta Moriconi, da Imago]
“Ognuno deve guardare in casa sua” ci ha detto Raffaele Volpi, deputato bresciano della Lega e membro della I Commissione Affari Costituzionali della Camera. Ad amministrative concluse, come quando si parlava solo se l'argomento era conosciuto (bei tempi quelli) gli abbiamo chiesto di commentare per noi e con noi i dati delle amministrative e le più “cliccate” dichiarazioni degli ultimi giorni agli sgoccioli del voto. Un po’ la sua serietà padana, un po’ l'efficienza che ne fa un deputato impegnato e tra i più presenti in parlamento, un po’ l'amicizia che ha stretto con Imago a partire dai giovani, tempo un pomeriggio, ha tirato le somme di questa 2 giorni dai risvolti imprevedibili.
On. Volpi le amministrative, appena concluse, quanto incideranno nella tenuta della maggioranza?
"Una maggioranza di Governo si basa su programmi e condivisione. Le amministrative forse non sono un test ma comunque vanno guardate con l’attenzione di gradimento rispetto a come ci si muove. La domanda quindi è: nei prossimi due anni quali sono i temi prioritari? Su questa risposta si possono e si devono fare valutazioni."
Per la Lega, in specifico, cosa possono rappresentare?
"Il territorio è importante anche se a livello locale, in particolare sulle piccole realtà, è difficile riportare un quadro politico nazionale. E’ chiaro che il tessuto amministrativo locale è un elemento imprescindibile del modo di governare sussidiario che sta alla base del sistema federale".
Per il Pd invece... sono piccole gocce di ossigeno? O può partire il "ribaltone"?
"Ognuno deve guardare in casa sua! Certamente le risorse interne al PDL sono varie e bisogna vedere quali motivazioni prevarranno tra un anima realmente riformista e una più portata alla conservazione. Sono però certo che certi eccessi non siano nel Dna del PDL ma solo marginali, anche se dannosi, personalismi. Vedremo."
Come vanno interpretare le ultime dichiarazioni di Bossi? Senza il Pdl è meglio? Però il modello Gallarate non ha funzionato.
"In alcuni casi le valutazioni non sono meramente politiche ma legate anche a vicende locali che fanno dire: meglio soli che male accompagnati!"
Se cadesse questo governo (l’ipotesi peggiore) chi o quanti salirebbero in poltrona?
"Chi doveva andarsene l’ha già fatto e non certo di soppiatto. Ora però serve rilanciare un’azione di governo senza aspettare i quotidiani suggerimenti del “colle più alto”. Il ribaltone è già stato tentato da chi pensava di contare su numeri che non aveva e quindi in questo caso credo che l’ottimismo unito ad una concreta progettualità e con qualche cattivo consigliere in meno devo farci immaginare un governo che può continuare a lavorare."
La sindrome Dc ha colpito anche la Lega?
"No certo che no. La Lega resta un movimento rivoluzionario che vuole innovare l’architettura istituzionale del Paese quindi niente a che vedere con un sistema di conservazione che usava il potere per resistere e non cambiare nella convinzione che quello fosse il modello migliore. Solo chi vive nella nostalgia può immaginarsi oggi un centrismo veramente utile. Alcuni valori mi sembra che ormai siano un patrimonio che esce dal confine degli ex dc che certo non possono rivendicarne l’esclusiva."
Un consiglio a Berlusconi se fosse il suo consigliere…
"Un semplice deputato peones non può certo dare consigli al Cavaliere. Peccato che tanti che non sono deputati e forse sono peones assurti al rango di Cabaleros si sentano in grado di darne… troppi e magari sbagliati. E poi noi abbiamo Bossi che saprà dare i migliori consigli al Presidente, nell’interesse di tutti."


>>> 18 maggio 2011
Nonostante il fuoco incrociato dei massmedia raccontaballe fasciocomunisti, i dati ufficiali parlano chiaro: la Lega continua la sua inesorabile avanzata in tutta la Padania, dai piccoli Comuni alle Province. E continua anche la sua crescita a sud del Po. Allora, dove sarebbe questo tonfo della Lega?
AMMINISTRATIVE, LA LEGA CRESCE OVUNQUE, MA I MEDIA ROMANOFILI CENSURANO I DATI. CALDEROLI: TUTTA LA LEGA E' IMPEGNATA PER VINCERE I BALLOTTAGGI DI FINE MESE
Il primo turno delle Amministrative si è concluso con 46 sindaci leghisti e un presidente di Provincia a fronte dei 36 più uno di partenza. Il bilancio potrebbe ancora migliorare grazie ai 13 candidati sindaci più un candidato presidente di Provincia che dovranno disputare i ballottaggi
[Alessandro Montanari, da La Padania]
La Lega Nord è in battaglia e quando infuria la battaglia non si discute, si combatte. Poi, quando la guerra sarà finita, verrà anche il tempo delle valutazioni e delle scelte. A riassumere la linea del Carroccio sull’esito delle elezioni amministrative, che hanno fatto registrare l’incremento del numero di sindaci leghisti (passati da 36 a 46 più il riconfermato presidente della Provincia di Treviso) ma anche il doloroso schiaffo di Milano, è Roberto Calderoli. «Tutta la Lega è impegnata per vincere i ballottaggi di fine mese - annuncia il ministro della Semplificazione Normativa al termine di un vertice pomeridiano in via Bellerio con Umberto Bossi, il figlio Renzo, Roberto Maroni, Marco Reguzzoni, Giancarlo Giorgetti, Roberto Cota e Matteo Salvini. Per vincerli ce la metteremo tutta». L’assicurazione di Calderoli è una risposta a quei retroscenisti interessati che parlano di un Carroccio fiacco o poco impegnato nella campagna elettorale appena conclusa e ancor meno intenzionato a battersi per i candidati non suoi in quella dei prossimi quindici giorni. «In queste ore - osserva infatti il ministro -ho letto su alcune agenzie alcune supposizioni assolutamente prive di fondamento circa quel che la Lega starebbe facendo. Sono elucubrazioni prive di qualsiasi sostanza. La Lega è riunita in queste ore proprio per trovare la strada per vincere i ballottaggi e Umberto Bossi per primo sta pensando a come vincere. E quando ci mettiamo, ce la facciamo». Il Carroccio, dunque, si impegnerà ancora nella battaglia dei comizi, senza alcun risparmio e nella consapevolezza che la campagna elettorale fin qui svolta ha già premiato i candidati di bandiera. Il bottino parla chiaro: il primo turno delle Amministrative, infatti, si è concluso con 46 sindaci leghisti e un presidente di Provincia a fronte dei 36 più uno di partenza. Il bilancio, peraltro, potrebbe ancora migliorare grazie ai 13 candidati sindaci più un candidato presidente di Provincia che dovranno disputare i ballottaggi. Per loro, come ha spiegato Calderoli, il partito si batterà pancia a terra, contro tutto e contro tutti. Ma in questo clima da battaglia, che storicamente ha sempre esaltato il Carroccio, è meglio che nessuno pensi di poter ammorbidire l’avversario con carezze sotto il tavolo o proposte indecenti. «Noi non ascoltiamo le sirene dell'ultimo momento - avvisa, per tutti, Roberto Calderoli -. Noi non caschiamo in giochini di seduzione, la Lega sta con chi le riforme le vuole davvero e può realizzarle». Chi ha orecchie per intendere, intenda; ma è facile capire che il messaggio
è diretto ai tanti spunti di riflessione proposti in queste ore dal loquacissimo segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ai dirigenti leghisti nell’evidente speranza di sfruttare il momento di difficoltà della maggioranza per spaccarla dall’esterno. Su questo punto particolare, sollecitatissimo dai cronisti in tutte le interviste ad esponenti del Carroccio, interviene anche Luca Zaia. «Il risultato di Milano - osserva il governatore della Regione Veneto - è una sorpresa fino a un certo punto. D’altronde, rispetto alle scorse elezioni il centrosinistra ha riconfermato i suoi voti. E poi, come sempre, al primo turno si vota “per” e al secondo turno “contro”. Quindi, siamo fiduciosi di portare Letizia Moratti a Palazzo Marino». Nessun dramma ma anche nessuna sottovalutazione anche per il calo complessivo della coalizione di maggioranza nel capoluogo lombardo. «Per i quasi dieci punti persi rispetto alle scorse elezioni - nota Zaia, felicissimo per la riconferma di Leonardo Muraro nella sua Treviso - c'è un elemento nuovo: il Terzo polo. Questi voti sono andati lì. E immagino che un elettore di centrodestra non possa votare al ballottaggio per il centrosinistra». Quanto allo stato di salute dei rapporti tra Bossi e Berlusconi, infine, Zaia assicura: «A me non risulta che ci sia né gelo né spaccatura. Abbiamo un programma da portare avanti e lo porteremo a conclusione». Dunque basta guardare indietro, non c’è tempo: la battaglia in corso impone di combattere «pancia a terra». «Di tutto il resto poi - assicura Matteo Salvini, recordman delle preferenze nel centrodestra milanese dopo Silvio Berlusconi - ne riparleremo tra quindici giorni».

>>> 18 maggio 2011
Tosi, sindaco leghista di Verona, commenta l'amaro risultato del primo turno: «Ci si doveva confrontare sui programmi. Se nei prossimi dieci giorni ci si concentra su questi, facendo capire ai milanesi quale sarà la Milano della destra e quella della sinistra, la possibilità di recupero c'è ancora»
IL BALLOTTAGGIO DI MILANO SARA' UN REFERENDUM PER SCEGLIERE TRA UNA METROPOLI MODERNA ED UN ENORME SUK-CAMPO NOMADI-CENTRO SOCIALE
Un’analisi del voto dimostra che Pisapia ha avuto circa cinquemila voti meno di Ferrante (Ulivo e liste collegate) nelle comunali del 2006, che la Moratti, rispetto al 2006, ne ha perduti circa quarantamila e la Lega ne ha guadagnati oltre trentatremila: c’è un’avanzata del Carroccio, una pesante perdita della Moratti e nessun aumento del Partito Democratico e liste collegate
[Marcello Ricci, da La Padania]
Il «voto anormale a Milano» e gli evidenti successi del Carroccio nei Comuni e nelle Province, anche in territori in cui non ha prima avuto radici, inducono a esaminare con attenzione i dati, sia per vincere i ballottaggi,
sia per orientare la futura azione politica. È indubbio che Milano rubi la scena; essendo la partita ancora aperta, si riflette sul come affrontare i ballottaggi, particolarmente nel capoluogo lombardo. Calderoli e Castelli, a chi spera in una spaccatura della maggioranza, hanno già dichiarato che la Lega conferma l'alleanza e il programma di Governo. Ci si chiede la ragione del successo di Beppe Grillo e dell'estrema sinistra di Vendola e di Pisapia. L’elettorato meneghino ha reagito ad uno scontro tra i due candidati portato sul piano personale e Tosi, dopo averlo messo in evidenza ha concluso : «…ci si doveva confrontare sui programmi. Se nei prossimi dieci giorni ci si concentra su questi, facendo capire ai milanesi quale sarà la Milano della destra e quella della sinistra, la possibilità di recupero c'è ancora». Un’analisi del voto dimostra che Pisapia ha avuto circa cinquemila voti meno di Ferrante (Ulivo e liste collegate) nelle comunali del 2006, che la Moratti, rispetto al 2006, ne ha perduti circa quarantamila e la Lega ne ha guadagnati oltre trentatremila. Se ne desume che c’è un’avanzata del Carroccio, una pesante perdita della Moratti e nessun aumento del Partito Democratico e liste collegate. La novità tra queste elezioni e le precedenti è il movimento di Beppe Grillo che però ha dichiarato di non volersi impegnare per il ballottaggio. I cittadini di Milano devono decidere se vogliono lasciare la città in mano ai centri sociali e dare via libera alla costruzione di moschee, ai matrimoni gay, all’eutanasia, all’immigrazione incontrollata e a tante altre robe del genere. L’“oltre” ricorrente in molti manifesti del Pd può essere letto come oltre la legalità, oltre la sicurezza, oltre la famiglia, oltre la proprietà, oltre il risparmio, oltre …….., per questo è stato un voto anormale. Ora si parli solo di programma, di sviluppo, di occupazione, d’immigrazione, per portare al voto chi ha disertato la cabina elettorale e vincere.

>>> 12 maggio 2011
La Corte, dopo aver gia' sbagliato l'anno scorso eliminando l'obbligo della custodia cautelare in carcere per i reati sessuali, prosegue a sbagliare con questa ulteriore decisione che toglie l'obbligo della custodia cautelare in carcere per gli assassini
SICUREZZA, MAZZATORTA: LE DECISIONI DELLA CONSULTA SONO SEMPRE MENO COMPRENSIBILI
Il rigore e la tolleranza zero del pacchetto Sicurezza voluti dai cittadini di questo paese si scontrano con le posizioni ideologiche di una Consulta sempre meno comprensibile nelle sue decisioni
''Prendiamo atto che la Corte, dopo aver gia' sbagliato l'anno scorso eliminando l'obbligo della custodia cautelare in carcere per i reati sessuali, prosegue a sbagliare con questa ulteriore decisione che toglie l'obbligo della custodia cautelare in carcere per gli assassini''. Cosi' il capogruppo della Lega Nord in commissione Giustizia del Senato, Sandro Mazzatorta commenta l'odierna sentenza della Corte Costituzionale. Mazzatorta ricorda come con il pacchetto sicurezza ''non era consentito al giudice di applicare per i delitti sessuali e per l'omicidio volontario misure cautelari diverse e meno afflittive della custodia in carcere alla persona raggiunta da gravi indizi di colpevolezza''. Tutto cio', spiega il senatore del Carroccio ''perche' chi stupra donne e bambini e chi uccide i suoi simili merita il carcere''. ''Il rigore e la tolleranza zero del pacchetto Sicurezza voluti dai cittadini di questo paese - conclude Sandro Mazzatorta - si scontrano con le posizioni ideologiche di una Consulta sempre meno comprensibile nelle sue decisioni''.

>>> 7 maggio 2011
Grande successo delle iniziative organizzate dalla Sezione negli ultimi mesi: numerosi gazebo, migliaia di volantini e corsi di formazione tenuti nella nuova grande sede di Via XXV Aprile
365 GIORNI L’ANNO SUL TERRITORIO, TRA LA GENTE: LA VERA FORZA DELLA LEGA NORD DI ROVATO
Venturi: “La Lega è l’unica forza politica che da 18 anni a Rovato fa attività politica sul territorio tutto l’anno. Non ci facciamo vedere solo prima delle elezioni”

Stefano Venturi, Segretario di Sezione, non nasconde la sua soddisfazione per il grande successo delle tante iniziative organizzate dalla Sezione negli ultimi mesi: dai numerosi gazebo, alle decine di migliaia di volantini distribuiti porta-a-porta (compreso l’informatore ufficiale “El Leù”, distribuito a dicembre 2010), al visitatissimo sito internet www.leganordrovato.org. Venturi ricorda anche il successo dei corsi di formazione politica che si tengono ogni mercoledì sera nella nuova grande sede di Via XXV Aprile, incontri frequentatissimi soprattutto dai giovani del Movimento Giovani Padani. I successi di queste iniziative, se da un lato sono un motivo di soddisfazione ed orgoglio per la Sezione (che in pochi mesi ha visto triplicare gli iscritti, fra cui alcuni di origine straniera!), dall’altro fanno ben sperare per il futuro del nostro Comune, visto che la Lega Nord nelle elezioni comunali del 2012 si proporrà come principale forza di governo. “L’obiettivo primario delle iniziative della Sezione”, spiega Venturi, “è sempre stato quello di mantenere forte e saldo il legame tra la Lega e i cittadini Rovatesi, spiegando e avvicinando la politica alla gente, ma anche facendo avvicinare la gente alla politica, andando a coinvolgere i sempre più numerosi cittadini che condividono le nostre idee. Ma per ammainare quest’ultima bandiera rossa rimasta issata tra quelle dei grandi Comuni franciacortini, nel 2012 serviranno inevitabilmente la grande esperienza politica e la spinta del vasto consenso popolare su cui la Lega rovatese può contare. Il Segretario Stefano Venturi è lapidario: “La Lega è l’unica forza politica che da 18 anni a Rovato fa attività politica sul territorio tutto l’anno sempre con lo stesso simbolo. Non ci facciamo vedere solo prima delle elezioni. Siamo contro la politica dei dilettanti, dei salottieri radical-chic e degli improvvisati. Chiarezza, concretezza, preparazione, rapporto costante e diretto con i cittadini. Per questo la Lega vince.

>>> 30 aprile 2011
Bossi: "Nessuna crisi di governo, ma la nostra ferma contrarietà a questa guerra non cambia". Preoccupazione per gli enormi costi militari, destinati ad aumentare in modo esponenziale e che l'Italia non si può assolutamente permettere
GUERRA IN LIBIA: MOZIONE DELLA LEGA PER FERMARE LE AZIONI MILITARI
Quasi un mese e mezzo di raid. Centinaia di morti tra i civili. Gheddafi ancora al potere. Che risultati! Intanto noi ci becchiamo i clandestini. Maroni a febbraio era stato profetico: "Prepariamoci ad esodi biblici". E ieri, lapidario: "Bombe = clandestini"

Pubblichiamo il testo della mozione della Lega sulla questione Libia:

La Camera:

- Considerati i contenuti della Risoluzione Onu 1973/2011 e della Risoluzione 600071 approvata il 24 marzo 2011 dalla Camera dei Deputati nonche' delle comunicazioni rese dal governo alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato in data 27 aprile 2011;

- tenuto conto dei rilevanti fenomeni migratori dalle coste del Nordafrica e della sentenza della Corte di Giustizia europea del 28 aprile 2011 nella causa C-61/11 ppu in relazione al reato di immigrazione clandestina;

- considerato che una maggiore flessibilita' operativa dei nostri velivoli che consenta azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico potrebbe determinare il rischio concreto: di nocumento anche alle popolazioni civili, di un incremento dei flussi migratori, di maggiori oneri per lo stato italiano e conseguenze incremento della pressione fiscale per i cittadini.

Impegna il Governo a:
  1. intraprendere immediatamente una decisa e forte azione politica sul piano internazionale finalizzata ad una soluzione per via diplomatica della crisi libica che ristabilisca condizioni di stabilita', pace e rispetto dei diritti umani ponendo fine alla fase militare e ai bombardamenti;
  2. escludere per il futuro qualunque nostra partecipazione ad azioni di terra sul suolo libico;
  3. fissare un termine temporale certo, da comunicare al Parlamento, entro cui concludere le azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, di cui in premessa, che comunque debbono attuarsi nel totale rispetto dell'art. 11 della Costituzione ed esclusivamente come strumento di difesa ad azioni ostili, reali, concrete ed attuali rivolte contro i nostri velivoli ovvero contro la popolazione civile ed in condizioni di assoluta sicurezza per la popolazione civile stessa e per i nostri operatori;
  4. non determinare aumenti della pressione tributaria finalizzati al finanziamento della missione in oggetto, operando nell'ambito degli stanziamenti ordinari per la difesa;
  5. intraprendere ogni iniziativa finalizzata al superamento delle criticita' conseguenti alla sentenza della Corte di Giustizia dell'Ue di cui in premessa;
  6. dare piena attuazione alla Risoluzione n. 600071 di cui in premessa promuovendo il reale concorso di tutti i Paesi alleati rispetto alle ondate migratorie in essere, all'asilo dei profughi e al contrasto dell'immigrazione irregolare.

>>>29 aprile 2011
"La direttiva del 2008 chiede di combattere, usando questo termine forte, la clandestinità''
REATO DI CLANDESTINITA', MAZZATORTA: LA CORTE DI GIUSTIZIA UE VA CONTRO IL PATTO EUROPEO SULL'IMMIGRAZIONE
"Q
uesto da noi non puo' essere in alcun modo accettato". "Ci adegueremo al patto europeo del 2008 che prevede il termine di trattenimento dei clandestini nei centri di espulsione a 18 mesi"
''La corte di giustizia dell' Ue rilevando l'incompatibilita' del reato di inosservanza dell' ordine di allontanamento del clandestino recidivo si pone in netto contrasto con il patto europeo sull' immigrazione votato nell' ottobre del 2008 da tutti i 27 stati membri dell' Unione Europea''. Lo rileva il capogruppo della Lega Nord in commissione Giustizia del Senato, Sandro Mazzatorta il quale ricorda come la direttiva del 2008 ''chiede di 'combattere', usando questo termine forte, la clandestinita'''. Con l'attuale pronuncia, invece, della Corte di Giustizia ''si chiede di combattere una guerra senza armi'' e questo ''francamente da noi non puo' essere in alcun modo accettato''. A questo punto, sottolinea il senatore della Lega Nord, ''ci adegueremo al patto europeo del 2008 che prevede il termine di trattenimento dei clandestini nei centri di espulsione a 18 mesi''.

>>>29 aprile 2011
"L'eliminazione del reato di clandestinita' accoppiata alla direttiva europea sui rimpatri, rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni"
REATO DI CLANDESTINITA', MARONI: PERCHE' L'UE CENSURA SOLO NOI E NON FRANCIA, GERMANIA ED GRAN BRETAGNA?
"Noi vogliamo continuare con le espulsioni. Con la Tunisia, in particolare, funzionano bene"
"L'eliminazione del reato di clandestinita' accoppiata alla direttiva europea sui rimpatri, rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni, trasformandole solo in intimazione ad abbandonare il territorio nazionale entro sette giorni. Questo rende assolutamente inefficaci le politiche di contrasto all'immigrazione clandestina". A dirlo il Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, oggi a Verona per un convegno. "Vorrei comprendere perche' l'Italia, sempre e solo l'Italia", ha sottolineato il ministro, che si detto 'insoddisfatto' della decisione della Corte di giustizia europea 'perche' primo ci sono altri Paesi europei che prevedono il reato di clandestinita' e non sono stati censurati e, in seconda battuta, l'eliminazione del reato accoppiata a una direttiva europea sui rimpatri rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni". "Noi - ha concluso il ministro - vogliamo continuare con le espulsioni - ha ribadito Maroni - con la Tunisia, in particolare, funzionano bene. Sono oltre 600 i tunisini rimpatriati dal 5 aprile".

>>>28 aprile 2011
Calderoli: "Il mio voto non l'avranno mai". "Resto contrario a qualunque intervento in Libia"
CALDEROLI E CASTELLI: NO AI BOMBARDAMENTI ITALIANI IN LIBIA
Castelli: "
Appare sempre più evidente che, almeno da parte di alcuni Paesi alleati, il vero obiettivo e' quello di abbattere un regime per sostenerne un altro dalla natura incerta, e non certo quello di proteggere la popolazione civile"
«Il mio voto non l'avranno mai», ha affermato il leghista Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione, chiarendo circa la partecipazione italiana ad interventi militari diretti nel conflitto in corso in Libia. «Resto contrario a qualunque intervento in Libia. Abbiamo già fatto abbastanza mettendo a disposizione le basi, l'appoggio logistico e il pattugliamento anti-radar. Personalmente non avrei dato neanche questa disponibilità se non in cambio di un concreto concorso degli alleati al respingimento dei clandestini e alla condivisione dei profughi». Sulla stessa posizione di Calderoli il collega leghista Roberto Castelli. ''Sostengo nel modo più convinto le dichiarazioni del ministro Calderoli - ha detto il vice-ministro del Carroccio - . Innanzitutto per la politica che la Lega ha sempre portato avanti coerentemente sulle azioni di guerra in Paesi limitrofi. Ma anche perche', nel caso specifico, appare sempre più evidente che, almeno da parte di alcuni Paesi alleati, il vero obiettivo e' quello di abbattere un regime per sostenerne un altro dalla natura incerta, e non certo quello di proteggere la popolazione civile. Tutto cio' in assoluto contrasto con le risoluzioni ONU''.

>>>12 aprile 2011
Vista la loro quantità, ormai abbiamo oggettive difficoltà a ricordare uno per uno tutti gli episodi criminosi che si sono verificati a Rovato in questo decennio di amministrazione rossa, oggi targata PD-Rovato Civica. Adesso basta!
ROVATO VIOLENTA, ROVATO A MANO ARMATA: MAROCCHINO ACCOLTELLATO PER STRADA DA UN CONNAZIONALE, IN PIENO CENTRO. DOVE CI HA PORTATO LA SINISTRA?
Mentre caos e delinquenza regnano sovrani (da anni...), in Comune la sinistra nega l'evidenza e pensa alle prime colazioni gratis in Piazza Cavour, alle sfilate di moda araba e ai tavoli della pace. Le ronde proposte dalla Lega? Per loro non servono...
Rovato, lunedì 12 aprile 2011, ore 19 circa, angolo fra Corso Bonomelli e Via Abate Angelini. Due immigrati marocchini discutono, la lite degenera e ad un certo punto compare l'immancabile coltello. Uno dei due ha la peggio e, gravemente ferito al torace, riesce a sfuggire all'aggressore, percorrendo alcune decine di metri lungo Via Abate Angelini, prima di rovinare a terra. Nel frattempo l'aggressore fugge, gettando a terra il coltello insanguinato e lasciando il suo connazionale in un lago di sangue. Molti testimoni assistono inorriditi alla scena. Lungo tutto il persorso fatto dalla vittima durante la fuga, rimangono numerose chiazze di sangue. Dopo pochi minuti al Foro Boario atterra l'eliambulanza, che trasporta il ferito al Civile di Brescia. Le condizioni del marocchino sono gravi. Ha 24 anni e da 4 anni vive nel bresciano. I Carabinieri sono già sulle tracce del suo connazionale. Cronache da Rovato. "Rovato violenta, Rovato a mano armata, Rovato Calibro 9". Era uno dei titoli-denuncia apparsi su questo sito, all'indomani dell'omicidio di un kosovaro avvenuto in pieno centro nel 2009. Qualcuno allora si stracciò le vesti, accusandoci di populismo. La storia, purtroppo, ci ha dato ragione. Sinceramente ci siamo stufati di dover tornare periodicamente sulla questione sicurezza, sulla cronaca più o meno nera, che lasceremmo volentieri a cronisti più o meno imparziali e più o meno indifferenti. Ma tant'è: dal momento che a Rovato l'Assessorato alla Sicurezza è stato smantellato nel 2010, dal momento che si prestano tranquillamente i nostri già pochi vigili ad altri Comuni, dal momento che a Rovato il parlare di queste problematiche pare sia vietato perchè troppo "da leghista" e troppo poco "politically correct", anche stavolta scegliamo di denunciare con forza lo stato pietoso in cui versa il nostro Comune, specie in termini di sicurezza e immigrazione. Rovato, il Comune che recentemente si è vantato di essere ai primi posti nella classifica dei Comuni con la più alta percentuale di immigrati residenti, dimenticandosi dei quartieri ghetto e della pressochè totale assenza di integrazione. Rovato, il Comune che apre le porte del Consiglio Comunale a tutti, compresi i manifestanti dei centri sociali. Rovato, il Comune in cui c'è sempre qualcuno pagato per partorire o sostenere in continuazione idee ridicole, come quella delle prime colazioni gratis in piazza Cavour o delle sfilate di moda araba. Rovato, il Comune che finanzia continuamente progetti ideati e gestiti da associazioni spudoratamente di sinistra (tra cui alcune dichiaratamente comuniste). Rovato, il Comune in cui, sotto l'egida del PD, vengono organizzati convegni in stile Saviano, nei quali si continua ad insinuare, direttamente o indirettamente, ma sempre viscidamente, l'esistenza di presunti rapporti fra 'ndrangheta e Lega Nord. Rovato, il Comune in cui, chissà come, periodicamente approdano pure le truppe cammellate di Telekabul (alias RAI 3), da "Annozero" a "Report", giunte appositamente per sostenere le panzane dette da questo o da quel politico locale, ovviamente di sinistra, meglio se del PD. Che dire, un Comune "modello", sì, ma forse per una certa sinistra jurassica, un Comune tetro, in stile DDR, al quale guarda ormai da anni, quasi con "speranza", tutta la sinistra franciacortina, più o meno estrema. Rovato, il Comune nel quale questa sinistra, allo sbando, in crisi di consensi e di identità, pare essersi arroccata e dove in molti, neanche tanto sottovoce, arrivano ad affermare: "Se perdiamo anche Rovato... è dura". Questa è stata ed è Rovato, dal 2002. E lo sarà fino al 2012, e noi speriamo che non continui ad esserlo oltre. Tuttavia, visto l'ennesimo grave episodio di cronaca nera avvenuto ieri sera, visto il desolante contesto politico-amministrativo locale e considerata l'attuale grave crisi dei paesi del Maghreb e dell'Africa subsahariana, come Rovatesi siamo molto preoccupati di cosa potrebbe accadere in un futuro anche prossimo. A Rovato abbiamo buoni motivi per essere molto più preoccupati rispetto ai cittadini di altri Comuni... diversamente amministrati (ogni riferimento politico è puramente voluto). Non vorremmo che i nostri amministratori buonisti cattocomunisti, di fronte all'emergenza immigrazione africana che stiamo subendo, cominciassero a suonare il tamburo "alla Veltroni", cantando ai quattro venti appelli del tipo "venite tutti, Rovato è ai primi posti in quanto ad accoglienza, qui stiamo tutti bene, a Rovato tutto è permesso, a Rovato c'è posto per tutti". L'immagine che è stata data in questi ultimi anni al nostro Comune (e dell'Italia di Prodi e D'Alema) è proprio questa, sia chiaro! Pertanto vorremmo tanto che il PD rovatese, almeno in quest'ultimo scorcio di mandato, seguisse la strada percorsa negli ultimi mesi dal PD toscano, al quale appartengono quelle centinaia di amministratori locali che, per evitare di essere presi per il collo dai loro concittadini-elettori-compagni, ultimamente si stanno scoprendo sempre più intransigenti di fronte a certe assurde politiche di accoglienza incondizionata, che porta inesorabilmente all'insicurezza e al crimine. Ma purtroppo il PD ex DS ex PDS ex PCI (quello delle sezioni storiche vendute negli anni 90 per finanziare la struttura romanocentrica del PDS), nel suo complesso oggi si dimostra "la" vera forza politica conservatrice, ingessata e in balìa di mille correnti interne, da quella dei teodem (alla Rosy Bindi, per intenderci) a quella dell'impero tosco-emiliano (gigante in declino) delle Coop rosse. Il PD, oggi dominato dai radical-chic, si dimostra sordo ai veri problemi dei cittadini, non sente gli allarmi che suonano, non guarda in faccia la realtà. Pensa ai festini degli avversari, ad arrampicarsi sui tetti e a liquidare "suoi" grandi scienziati come Veronesi e Hack, pur di riacciuffare qualche voto in nome di battaglie antistoriche contro l'energia nucleare. Ottusità, disperazione, caos. Del resto non è un caso che la Lega negli ultimi anni stia dilagando anche in Regioni un tempo considerate "feudi rossi", Regioni che dopo 60 anni di regime stanno riscoprendo la loro autentica padanità (come nel caso dell'Emilia e della Romagna) e la loro millenaria identità culturale (come nel caso della Toscana). Radici profonde che nulla hanno da spartire con le ideologie-patacca sovietiche importate dal PCI nel XX Secolo. E non è un caso che nelle imminenti elezioni comunali di Bologna il centrodestra appoggerà la candidatura del giovane avvocato leghista Manes Bernardini. Insomma, dopo 10 anni di sinistra al potere, a Rovato abbiamo fatto la fine di Bologna: permessivismo totale, caos, sporcizia, criminalità. La misura è colma, la gente ora non ne può più e dice basta. A Rovato c'è insicurezza ed è ridicolo che il Comune e i suoi media continuino scientificamente a negare l'evidenza. La cosiddetta "percezione di insicurezza", concetto cattocomunista da talkshow-pattumiera e da seconda serata, non esiste. Esiste invece la "percezione dell'impunità", quella sì, ovvero il meccanismo psicologico che porta il criminale a pensare che, comunque vada, potrà "farla franca" e che ci sarà sempre qualche associazione o istituzione pronta ad aiutarlo, perdonarlo e a chiudere uno, anzi, due occhi. Negli ultimi anni a Rovato l'insicurezza sta crescendo a ritmi esponenziali. I dati parlano chiaro, nonostante in Comune qualcuno straparli ancora di controllo del territorio e altre baggianate del genere. I recenti appelli rivolti al sindaco da parte del nostro consigliere Pierluigi Toscani, affinchè anche a Rovato si autorizzino e si attivino ronde di volontari per la sicurezza, sono caduti nel vuoto. Qualcuno, a sinistra, li ha addirittura ridicolizzati. Abbiamo capito, il messaggio è fin troppo chiaro: per i nostri amministratori, che probabilmente hanno una grande... "percezione di sicurezza", Rovato è SICURA. E' vero: soprattutto dopo quello che è successo ieri sera, ce ne siamo convinti anche noi.

>>>11 aprile 2011
La miserabile fine dell'UE, ridotta ad un'inutile carrozzone burocratico, come l'ONU, trainato dai potentati finanziari mondialisti. Il nostro Ministro degli Interni torna dal vertice di Bruxelles e lancia una provocazione: "Ci hanno detto: è un problema vostro, arrangiatevi. Ma allora io dico: che senso ha restare ancora nell'Unione?"
IMMIGRAZIONE: L'UE GETTA LA MASCHERA E CI LASCIA DA SOLI A FRONTEGGIARE LO "TSUNAMI UMANO" IN ARRIVO DAL MAGHREB. BUONISTI, MA SOLO A PAROLE
Dopo il prevedibile flop dell'attacco militare in Libia, sta emergendo che le intelligence di Francia, Regno Unito e U.S.A. hanno avuto un ruolo fondamentale nella destabilizzazione del Nord Africa. Tanto sapevano bene che chi avrebbe subìto tutti gli "effetti collaterali" saremmo stati noi!
Il Ministro degli Interni Roberto Maroni ieri sera è tornato molto deluso ed amareggiato dal vertice di Bruxelles, centrato sul problema dell'emigrazione di massa dal Nord Africa che sta interessando le nostre coste. Non che ci si aspettasse qualcosa di nuovo, viste le posizioni espresse alla vigilia dalla commissaria europea Malmström e dai governi di Parigi, Londra e Berlino. La proposta di Italia e Malta, che mirava al coinvolgimento di tutti i Paesi dell'Unione nella gestione dell'emergenza, non è passata. L'unico accordo riconosciuto ed approvato da tutti (magra consolazione) è stato quello che prevede il pattugliamento congiunto delle coste tunisine da parte di Italia e Francia. Ma si tratta dell'accordo siglato da Maroni e dal suo omonimo francese la settimana scorsa, quindi di un accordo bilaterale Italia-Francia, quindi di un accordo in cui, ancora una volta, l'UE non ha giocato alcun ruolo. I nostri vicini UE, insomma, giocano allo scaricabarile. Ma quando si parla di interessi economici (leggi gas e petrolio), le cose cambiano eccome e, stranamente, alcuni paesi dimostrano di essere molto molto molto attenti, sensibili e disponibili. Ora basta, non possiamo più  fingere di non vedere che da mesi è in atto un profondo riassetto politico del Maghreb condotto sotto l'attenta regia del trio Francia, Gran Bretagna e U.S.A. E' in corso una manovra di destabilizzazione dei paesi arabi dell'area mediterranea. Una manovra dai tratti neocolonialisti che va avanti da almeno 2 o 3 anni, condotta prima con gli 007 e in seguito, come nel caso della Libia, con l'attacco militare ed il sostegno ai cosiddetti "ribelli" di Bengasi. Ma le conseguenze di tutto ciò e gli effetti collaterali dello "tsunami umano" profetizzato dalla Lega sin dall'inizio delle crisi nordafricane, li stiamo pagando, come sempre, solo noi. Ieri in serata, parlando di quanto uscito dal vertice di Bruxelles, Maroni ha dichiarato polemicamente: "In poche parole, ci hanno detto:  è un problema vostro, arrangiatevi. Ma allora io dico: che senso ha restare ancora nell'Unione?". Apriti cielo. Gli ipereuropeisti in doppiopetto da bouvette, i Casinisti, i Monteprezzemoli, i palati Fini, quelli del "viva l'Italia viva l'Europa viva l'euro... nonostante tutto" si sono scatenati in una ridicola ridda di dichiarazioni antileghiste e antipadaniste, forse spaventati dagli ultimi sondaggi che vedono il nostro Movimento in costante crescita, già primo partito in molte Regioni e che ultimamente dilaga anche a sud del Po. La strabordante vittoria della Lega dei Ticinesi nelle elezioni cantonali svizzere di domenica scorsa deve aver fatto il resto. "Razzisti", "xenofobi", "trogloditi"... il solito disco rotto, i soliti aggettivi che i soliti intellettualoidi e i soliti pennivendoli di turno affibbiano ai movimenti identitari europei da circa 30 anni. Pare che i centralisti, i mondialisti e gli onnipresenti fratelli massoni (tutta gentaglia in gran parte reduce dalle orge fascio-comuniste del 17 marzo...) non stiano dormendo la notte. Questa gigantesca nuova ondata migratoria proprio non ci voleva per questi figuri. Gli deve aver guastato i piani. Addirittura, pare che stia tramontando anche l'ipotesi della Turchia in Europa: i turchi, secondo recenti sondaggi, non sarebbero più interessati ad entrare in Europa. Tutto ciò, per i pinguini che oziano nei salotti dell'alta finanza, deve essere causa di grande preoccupazione. Da noi anche il Quirinale è in agitazione. Il presidente napoletano è volato nei giorni scorsi fino a Budapest per lanciare l'allarme "xenofobia", che a quanto pare sarebbe il nuovo spettro che si starebbe aggirando per l'Europa. Come sempre, si guarda con preoccupazione alle inevitabili conseguenze politiche di scelte scellerate e criminali, senza mettere mano ai gravissimi problemi strutturali che questa Europa-fantoccio dimostra di avere. Uno dei drammi che sta esplodendo con veemenza in questo momento storico è proprio l'inesistenza di un'Europa dei Popoli, veramente coesa, costruita dal basso e non calata dall'alto dalle solite élite di illuminati (...illuminati con energia più o meno pulita). Senza un nuovo vero patto federativo fra i Paesi dell'UE, insomma senza un'Europa davvero federale, dotata di forti ed autorevoli istituzioni comuni, ci troveremo sempre più spesso in cul de sac come questo. Non possiamo più permetterci un'Unione composta da vecchi stati nazionali ottocenteschi, già loro stessi strutture farraginose, artificiali ed ormai superate da comunità regionali più dinamiche ed omogenee (come la Padania). Stati fantoccio che hanno dato vita ad un'Unione fantoccio, alla quale però è stata via via ceduta sempre maggiore sovranità, spesso in cambio di... pesci in faccia. Dpo aver combattuto (e vinto) contro il centralismo di Roma, molto probabilmente ci ritroveremo a combattere contro il centralismo di Bruxelles. L'eurodeputato della Lega Nord Mario Borghezio, una Cassandra che da sempre denuncia una certa idea malsana di Europa massonica e i rischi connessi all'immigrazione di massa dai paesi islamici, commentando il vertice di Bruxelles di ieri ha dichiarato: "Più che giustificata la reazione del Ministro Maroni di fronte ai Ponzio Pilato di questa Europa falsamente solidale che, di fronte all'evidente necessità di far fronte comune per un'emergenza come quella degli sbarchi continui di immigrati, ci lascia da soli, dopo averci nauseato con le sue ipocrite lezioni di buonismo e di accoglienza a 360 gradi. Sono solidali solo con i banchieri e i finanzieri, questa è la pura verità che solo la Chiesa di Roma osa denunciare a chiare lettere. E' ora quindi di trarne tutte conseguenze e riprenderci la nostra sovranità, incautamente consegnata al Superstato europeo e difendere i sacrosanti diritti del nostro popolo a preservare e difendere la propria identità e i propri confini".

>>>5 aprile 2011
Mentre destra e sinistra si perdono in idiote e sterili polemiche quotidiane, la Lega dimostra con i fatti di essere l'unica forza politica che è a Roma per fare gli interessi dei Padani (e non solo...)
EMERGENZA IMMIGRAZIONE: SUCCESSO DELLA MISSIONE DI MARONI A TUNISI. FIRMATO L'ACCORDO PER "CHIUDERE IL RUBINETTO"
Dopo una lunga giornata di difficili negoziati, in serata arriva la buona notizia: la Tunisia riprenderà a cooperare con pattugliamenti, ma soprattutto accetterà il rimpatrio dei clandestini
[Adnkronos/IGN]
Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha firmato l'accordo con il governo tunisino per fronteggiare l'emergenza immigrati. "Sono soddisfatto, è stata un'azione lunga e non facile. Ringrazio l'ambasciatore e il nostro staff, con l'accordo siglato inizia una fase di cooperazione più intensa che in passato con la Tunisia. Ci sono tutte le iniziative per realizzare gli obiettivi", ha detto Maroni in una breve conferenza stampa all'ambasciata d'Italia a Tunisi. Abbiamo sottoscritto un accordo tecnico sulla cooperazione tra Italia e Tunisia contro l'immigrazione clandestina: oltre al rafforzamento della collaborazione tra forze di polizia, previsti anche rimpatri, ha spiegato il titolare del Viminale precisando che si tratta "di interventi di prevenzione nei confronti dell'immigrazione clandestina che ci consentono di 'chiudere il rubinetto', fornendo anche assistenza e collaborazione non soltanto sul sistema di sicurezza". L'intesa "di cooperazione operativa'' servirà a ''rafforzare la cooperazione - ha continuato -, prevenire l'attraversamento irregolare delle frontiere e per la lotta contro la tratta degli esseri umani ma anche per il rimpatrio dei cittadini ". Il titolare del Viminale non è entrato nello specifico dell'intesa ma ha spiegato che "il valore dell'accordo è anche negli interventi di prevenzione" che il testo prevede e non riguarda soltanto sistemi di sicurezza. "Questo accordo - ha rimarcato - è una parte degli impegni complessivi tra Italia e Tunisia". Maroni ha spiegato che illustrerà l'accordo domattina alla riunione dell'unità di crisi per l'attuazione di questa intesa e delle altre iniziative che l'Italia ha messo sul tavolo per la cooperazione con la Tunisia. La svolta è arrivata al termine di negoziati fiume. Maroni e il suo omologo tunisino, Habib Essid, con le rispettive delegazioni sono stati riuniti 8 ore per trovare l'accordo. Da parte sua il premier tunisino, Beji Caid Essebsi, in un incontro con il rappresentante tunisino dell'Alta Commissione per la Riforme Politiche a Tunisi, stando a quanto riferisce l'agenzia d'informazione ufficiale 'Tap', ha annunciato: "La politica estera del governo provvisorio tunisino è riuscita con gli sforzi degli ultimi giorni ad individuare una soluzione per lo status dei 22 mila migranti tunisini in Italia". "La nostra politica estera è governata da regole basate sul diritto internazionale", ha sottolineato il premier, secondo cui l'accordo raggiunto "è un fatto senza precedenti per la politica estera tunisina".

>>>4 aprile 2011
Mario Borghezio prende la parola sia in aula sia in commissione e critica duramente l'atteggiamento passivo dell'UE sul fronte immigrazione
IMMIGRAZIONE: IL GRUPPO LEGA NORD A STRASBURGO FA PRESSING SUL PARLAMENTO EUROPEO
Critiche anche a "Frontex", sistema di pattugliamento che si è rivelato decisamente inadeguato. Parola d'ordine: aiutare i popoli a casa loro!
Rivolto alla commissaria Malmström, il deputato leghista Mario Borghezio in due interventi (ieri sera in aula e stamattina alla commissione LIBE) ha posto all'attenzione della Commissione i seguenti punti:
1 - La Commissione deve considerare la situazione in cui si è venuta a trovare l'Italia di assoluta emergenza e quindi autorizzare anche misure eccezionali, coinvolgendo negli sforzi tutta l'Unione Europea.
2 - La Commissione deve prendere atto che il nostro popolo -tutto il nostro popolo- non accetta, né accetterà mai, l'invasione, perché oltre ai diritti dei singoli -anche provenienti da Paesi in emergenza come la Tunisia- vi sono i diritti dei popoli alla propria identità e alla propria sicurezza.
3 - Non si può ritenere adeguato l'attuale impegno di Frontex: l'UE deve favorire la realizzazione di un efficace pattugliamento misto delle coste del Nord Africa, per prevenire gli esodi di massa.
4 - E' necessario sostenere, fin da subito, un "Piano Marshall" con la più stretta collaborazione delle PME per rafforzare il sistema produttivo e occupazionale nei Paesi di provenienza, in primis la Tunisia.

>>>4 aprile 2011
Vandalismo e devastazioni ovunque: a Lampedusa, sulle navi e nei centri di accoglienza
MA QUALI "PROFUGHI"? QUESTI SONO IN LARGA PARTE DEI DELINQUENTI!
Li imbarcano su navi da crociera e loro spaccano tutto. Escrementi in salotto nelle abitazioni violate. Alle fiamme un centro per minori
[da Il Padano]
Già si era ben capito che quei "poveri" tunisini sbarcati a Lampedusa sono soltanto dei clandestini: i veri profughi scappano dai regimi sanguinari, dai massacri bellici, da epidemie e cataclismi ma in Tunisia non c'è niente di tutto questo. Non si capisce, dunque, perchè questi abusivi non vengano bloccati e scacciati indietro, come fanno i francesi che li rispediscono tutti a Ventimiglia. Come se non bastasse, oltre che di irregolari, in buona parte si tratta di delinquenti. Lo si capisce bene dalle loro prime imprese a casa nostra. Dopo aver protestato perchè non trovavano di loro gradimento il vitto (lo stesso rancio dei nostri militari con tutte le accortezze relative alla carne di maiale e altre fisime coraniche), sono cominciate anche le devastazioni. Il loro odio nei nostri confronti (ci disprezzano per la vigliaccheria buonista di piegarci a tutti i loro voleri) è esploso sulle navi da crociera messe a loro disposizione: centinaia di poltrone tagliate e fatte a pezzi, scagliato in mare l'arredamento delle sale, distrutte le “sataniche” bottiglie di vino e di alcolici trovate nei bar... Un vero macello su navi con a bordo pochissimi poliziotti, forse per non urtare la sensibilità degli stranieri. A farne le spese, soprattutto la nave Excelsior messa a disposizione dei clandestini: una lussuosa imbarcazione da crociera che dispone di centinaia di cabine, ristorante à la carte, bar, negozi, cinema, piscina con lido bar, idromassaggio, sala giochi. Quello che è accaduto sulle navi che trasportano questa gente da Lampedusa ai centri sulla Penisola (da cui peraltro è facilissmo scappare) corrisponde a quanto avvenuto in molte case di Lampedusa, spesso case di vacanza temporaneamente vuote, dove questa marmaglia è penetrata abbandonandosi a gesti inconsulti di odioso vandalismo: defecazioni in salotto e in cucina, danneggiamenti di ogni tipo. A ricevere i “ringraziamenti” di questi bei soggetti, anche un'istituzione religiosa: la Casa della Fraternità di don Stefano Nastasi: i minorenni ospitati e coccolati dentro la struttura hanno pensato bene di dimostrare di essere della stessa pasta dei più vecchi, dando fuoco alla struttura. Sfoghi di poveretti nelle ristrettezze lampedusane? Balle. Quelli che sono giunti negli altri centri non si comportano meglio: “L'ultimo episodio – denuncia l'eurodeputato Mario Borghezio - la scorsa notte al CIE di Torino” da parte di circa 40 clandestini tunisini” mentre, continua, si allunga a dismisura l'elenco di vandalismI perpetrati da clandestini contro strutture pubbliche di ospitalità. E' giusto - domanda Borghezio in un'interrogazione alla Commissione Europea - che i costi conseguenti a questi atti di puro vandalismo delinquenziale siano sempre pagati dal contribuente europeo? Di più, che i clandestini devastatori possano continuare a ricevere la generosa ospitalità dei Paesi membri, sempre a spese del Pantalone europeo?”.



>>>4 aprile 2011
Proposta di legge presentata dalla Lega alla Camera: istituire "battaglioni regionali", sul modello della Guardia Nazionale americana, pronti a intervenire in caso di calamità naturali, gravi attentati, incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi
LA PROTEZIONE CIVILE ED UN ESERCITO SEMPRE PIU' IMPEGNATO ALL'ESTERO NON BASTANO PIU' IN CASO DI EMERGENZE LOCALI: SERVE UN ESERCITO PER OGNI REGIONE, COME LA GUARDIA NAZIONALE U.S.A.
Il reclutamento dovrebbe avvenire su base regionale. I soldati regionali avranno l'obbligo di prestare servizio un mese all'anno e verranno retribuiti come nell'esercito. Sempre ad Esercito e Carabinieri verrà affidato l'addestramento
Un esercito per ogni Regione. E' questo l'obiettivo di una proposta di legge presentata dalla Lega alla Camera, che propone di istituire "battaglioni regionali", sul modello della Guardia Nazionale americana, pronti a intervenire in caso di calamità naturali, gravi attentati, incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi. Ma anche a mantenere l'ordine pubblico se lo decidono il Consiglio dei Ministri o i governatori regionali. "Milizie" composte, tra l'altro, da cittadini italiani volontari cessati dal servizio senza demerito con età inferiore ai 40 anni. La Lega propone di istituire il 'Corpo dei volontari militari per la mobilitazione', che per entrare a farne parte dovranno prima superare esami psico-attitudinali. Il reclutamento dovrebbe avvenire su "base regionale". Si tratta di "strutture-quadro", "espandibili" in caso di mobilitazione. I soldati regionali avranno "l'obbligo di prestare servizio un mese all'anno" e verranno retribuiti come nell'esercito. Sempre ad Esercito e Carabinieri verrà affidato l'addestramento. Il nuovo Corpo "non dovrebbe disporre di più di 20 mila uomini raggruppati in 20 battaglioni regionali sotto il comando di altrettanti tenenti colonnelli distaccati dall'Esercito e dall'Arma dei Carabinieri". Ogni battaglione potrà essere composto da mille uomini e donne reclutati su base regionale. Le uniformi sarebbero identiche a quelle dell'Esercito, ma è prevista "l'introduzione di distintivi per i singoli reparti regionali". L'armamento sarebbe "esclusivamente di tipo leggero", come quello degli uomini dei Carabinieri. "Manca nella Repubblica - si legge nella relazione che accompagna il provvedimento - uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono l'attivazione del sistema di protezione civile. L'importazione nel nostro ordinamento dell'istituto della Guardia Nazionale - aggiungono i deputati della Lega - permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di queste esigenze liberando i reparti operativi delle Forze Armate da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati e predisponendo uno strumento utilizzabile all'occorrenza quando il moltiplicarsi degli interventi all'estero riduca, ad esempio, le risorse organiche disponibili in patria".

>>>31 marzo 2011
Dopo pochi giorni dall'approvazione del testo in Commissione, passa anche il quinto decreto sul "Federalismo Fiscale"
IL FEDERALISMO PROVINCIALE E REGIONALE APPROVATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Zaia:
"Credo che questo ribaltamento epocale sia la base dalla quale partire per costruire una modernità autentica per i nostri territori e per il paese intero"
"Via libera del Cdm al quinto decreto attuativo del federalismo fiscale, che riguarda le Regioni e le Province! Ha ragione il ministro Calderoli, con l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di questo decreto si compie un decisivo passo in avanti verso quella trasformazione radicale in senso federalista dello Stato per la quale ci siamo sempre battuti. Una svolta storica che, una volta concluso l'iter parlamentare, porrà fine alla visione centralista che ha prevalso in tutti questi anni, nonostante la chiara vocazione autonomista contenuta nella Costituzione. Il federalismo consente di gestire le risorse nell'autonomia e nella responsabilità, grazie anche a quel principio dei costi standard in base al quale si è chiamati a regolarsi sulla base dei fabbisogni reali dei territori e non sulla base di quanto si è speso, secondo un criterio che troppi sprechi ha alimentato finora in talune realtà territoriali. Credo che questo ribaltamento epocale sia la base dalla quale partire per costruire una modernità autentica per i nostri territori e per il paese intero". Lo ha dichiarato Luca Zaia, presidente della Regione Veneto. “L’approvazione del decreto sul federalismo regionale è una grande e fondamentale riforma: come Presidente di Regione adesso potrò varare delle misure ancora più incisive a sostegno delle imprese piemontesi”. Lo ha dichiarato il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, in riferimento all’approvazione da parte del Consiglio de Ministri del decreto legislativo recante disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle Province.

>>>30 marzo 2011
"Gli immigrati che sono arrivati dalla Tunisia, per quanto ci riguarda, vanno tutti espulsi"
IMMIGRAZIONE, BRICOLO: NESSUN BUONISMO DI FRONTE ALL'INVASIONE
"Sono troppi e vista la crisi economica non possiamo offrire loro nemmeno un posto di lavoro"

"Di fronte a un'invasione incontrollata è evidente che non può esserci alcun tipo di buonismo. Ci vuole la massima fermezza. Gli immigrati che sono arrivati dalla Tunisia, per quanto ci riguarda, vanno tutti espulsi. Sono troppi e vista la crisi economica non possiamo offrire loro nemmeno un posto di lavoro. Così non si integrerebbero con l'aggravante che creerebbero disagi sociali che vogliamo assolutamente evitare. Le espulsioni serviranno anche come deterrente per bloccare i flussi in arrivo". Lo dichiara Federico Bricolo, presidente della Lega Nord a Palazzo Madama.

>>29 marzo 2011
PMI e Expo 2015: in Regione approvato Ordine del Giorno "bipartisan" per garantire una presenza consistente delle imprese lombarde negli appalti sulle opere

TOSCANI: "APPALTI SULLE OPERE DI EXPO 2015 ALLE IMPRESE LOMBARDE"

"Si tratta di un gesto doveroso nei riguardi delle nostre imprese che, in un momento difficile di crisi economica, meritano il massimo della tutela possibile da parte della politica"

Approvato dal Consiglio regionale un Ordine del giorno bipartisan a sostegno delle Piccole e medie imprese per riservare loro una quota degli appalti inerenti Expo 2015. Nel merito è intervenuto il Consigliere regionale della Lega Nord e firmatario, Pierluigi Toscani. “L’Ordine del Giorno approvato oggi dal Consiglio regionale e votato in modo bipartisan – spiega Toscani – rappresenta un segnale di attenzione da parte di Regione Lombardia verso il mondo delle piccole e medie imprese che sono la colonna portante del sistema produttivo lombardo. Il documento chiede al Presidente e alla Giunta di elaborare, riguardo alla realizzazione delle opere collegate ad Expo 2015, una proposta di deroga alle regole europee sugli appalti che consenta un sostegno adeguato alle PMI lombarde e vada nella direzione di assegnare a queste ultime una quota rilevante di appalti pubblici sulla realizzazione delle opere connesse all’Esposizione universale. Expo 2015 rappresenta una grande occasione di rilancio ed espansione del tessuto produttivo del nostro territorio; considerando quindi che la nostra economia è in prevalenza formata dalle PMI, abbiamo ritenuto importante attivarci per fare in modo che queste possano usufruire a pieno dei vantaggi che l’Esposizione del 2015 porterà alla nostra Lombardia. Si chiede inoltre una sollecitazione da parte della Giunta verso i Parlamentari europei lombardi perché si facciano promotori in sede di Parlamento europeo delle richieste del Consiglio. Si tratta – conclude Toscani – di un gesto doveroso nei riguardi delle nostre imprese che, in un momento difficile di crisi economica, meritano il massimo della tutela possibile da parte della politica.”

>>>30 marzo 2011
Zaia: “Quali disperati? Vestono alla moda!” . "Lampedusa è invasa da tunisini che fuggono da un territorio nel quale riprende la vita normale e riaprono le aziende"
MA DA COSA "SCAPPANO" QUELLI CHE SBARCANO A LAMPEDUSA?
Bodega: “Mai visti rifugiati in fuga da regimi che cadono”. "
Chi ci entra in casa sotto le mentite spoglie del rifugiato? Evasi? Potenziali guerrieri di Allah?"
[da Il Padano]
I profughi che stanno arrivando in massa dalla Tunisia e da tutto il magreb? Dei damerini secondo Luca Zaia. Il governatore del Veneto ha buon occhio e non gli sfuggono i giubbetti alla moda, le scarpe firmate e i costosi telefonini di molti immigrati. Persone che certo non morivano di fame nel loro paese, ma sognano di vedersi riconoscere dallo Stato italiano quello status di rifugiato che garantirebbe loro di vivere alle spalle della nostra gente. “Quelli che arrivano con scarpe firmate, il giubbottino all’occidentale, e il telefonino, non sono gente che chiede asilo politico. Lampedusa è invasa da tunisini che fuggono da un territorio nel quale riprende la vita normale e riaprono le aziende”, ha protestato Zaia in un’intervista a il Giornale: “Sbarcano barconi di ragazzi di 25-35, senza famiglia, che appaiono in carne e ben messi. Non certo degli sprovveduti”, ha concluso. Una analoga osservazione era stata fatta qualche giorno fa nell'aula del Senato da Lorenzo Bodega, vicepresidente del gruppo della Lega Nord a Palazzo Madama. Il senatore di Lecco aveva rilevato: “I perseguitati politici, quelli veri, fuggono dai regimi che opprimono, non dai regimi che si dissolvono! E allora, chi ci entra in casa sotto le mentite spoglie del rifugiato? Evasi? Potenziali guerrieri di Allah? O volgari profittatori che mirano a lucrare il trattamento e l'assistenza spettanti ai veri rifugiati?”.

>>> 24 marzo 2011
Ok della Commissione Bicamerale e delle Commissioni Blancio di Camera e Senato. Il traguardo del fisco federale si avvicina
FEDERALISMO FISCALE, AVANTI TUTTA: GIA' APPROVATO IL TESTO DEL DECRETO ATTUATIVO SUL FISCO REGIONALE
Il cambiamento è ormai in atto e niente potrà fermarlo. Dopo mesi di piagnistei e sceneggiate, il PD si astiene
“L’ok della Bicamerale e delle commissioni Bilancio di Camera e Senato al decreto sul fisco regionale rappresenta un traguardo essenziale nel percorso di riforma complessiva dello Stato. Quella di oggi è una giornata storica per la Lega, ma anche per tutto il Paese. Il cambiamento ormai è in atto e niente potrà fermarlo”. Lo dichiara il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni “Si tratta di un risultato estremamente importante che tutto il Paese si aspettava – spiega Reguzzoni –. Dopo il federalismo demaniale e municipale, il federalismo regionale rappresenta il tassello più importante nel percorso di rinnovamento del Paese”. “L’astensione del Partito democratico e il si delle Regioni in Bicamerale – sottolinea il presidente dei deputati leghisti – dimostra la bontà di questo provvedimento che è la ragion d’essere della Lega: ridurre gli sprechi e abbassare la pressione fiscale. Va dato merito al ministro Bossi e al ministro Calderoli di aver saputo ascoltare le esigenze e le proposte di tutti per arrivare a un testo largamente condiviso”. "Oggi è una bella giornata per il federalismo. Il sì della commissione bicamerale al fisco regionale è un passaggio fondamentale per la realizzazione del federalismo fiscale, ormai sempre più vicino. Altro elemento positivo è l'astensione del Pd che testimonia la possibilità del dialogo su temi importanti per il paese e per tutti i cittadini. Ma il nostro primo pensiero va a Umberto Bossi, è solo grazie a lui se siamo riusciti a tagliare anche questo traguardo. Un ringraziamento particolare va anche al ministro Roberto Calderoli per il prezioso lavoro che ha svolto in tutte le fasi della riforma". Lo dichiara Federico Bricolo, presidente della Lega Nord a Palazzo Madama.

>>> 24 marzo 2011
"Occorre che ci sia una minaccia grave alla propria vita, legato alla posizione o attivita' dell'individuo"
MAZZATORTA: NON TUTTI I CLANDESTINI CHE STANNO ARRIVANDO HANNO DIRITTO ALLO STATUS DI "PROFUGO"
"Quando questi soggetti presenteranno la domanda le commissioni preposte dovranno valutare, evidenziando o meno, se esiste il rischio individuale come vittima di una persecuzione"
''Non e' per il semplice conflitto armato interno che scatta immediatamente lo status di protezione umanitaria e sussidiaria ma occorre che ci sia una minaccia grave alla propria vita, legato alla posizione o attivita' dell' individuo. Questo e' doveroso per rettificare cio' che le agenzie stanno riportando in merito alla sentenza della Cassazione''. Lo precisa, in una nota, il vicepresidente dei senatori della Lega Nord e capogruppo in commissione Giustizia, Sandro Mazzatorta facendo riferimento alla odierna sentenza della Cassazione. Infatti, spiega Mazzatorta ''non e' sufficiente l'esistenza di un conflitto armato interno per concedere automaticamente lo status di protezione umanitaria o di rifiugiato. Sia lo status di rifugiato che lo status di protezione umanitaria sussidiaria e' sempre legato a un rischio individuale per la propria vita ma non nella condizione di mero conflitto armato''. Quando questi soggetti presenteranno la domanda,e rileva la nota del sen. Mazzatorta ''le commissioni preposte dovranno valutare, evidenziando o meno, se esiste il rischio individuale come vittima di una persecuzione. Chiarendo che per i rifugiati si tratta di atti di persecuzione individuale e per lo status di protezione umanitaria e sussidiaria di minaccia grave e individuale alla vita. Dunque, la persona e' da un lato oggetto di persecuzione e oggetto di minaccia alla sua vita ma non derivante da conflitto armato''. In conclusione, sottolinea il senatore Mazzatorta '''l'esistenza di un conflitto armato non e' condizione sufficiente a ottenere una protezione umanitaria ma occorre, come prevedono le nostre norme del 2007 e 2008 , provare di essere vittima di atti di persecuzione individuale o minaccia grave e individuale alla propria vita''.

>>> 24 marzo 2011
Richiesto al Governo il massimo impegno sul fronte sicurezza e immigrazione. L'eventuale emergenza profughi dovrà essere affrontata e gestita da tutta la comunità internazionale. Chieste anche garanzie su pagamenti e contratti di fornitura
DOPO IL SI' DI IERI AL SENATO, OGGI ANCHE ALLA CAMERA E' PASSATA LA RISOLUZIONE DELLA MAGGIORANZA SULLA LIBIA, INTEGRATA CON LE RICHIESTE DELLA LEGA
Accolte le richieste della Lega, che sin dall'inizio della crisi libica aveva avanzato forti dubbi su un massiccio attacco militare avviato senza un'altrettanto decisa azione diplomatica parallela
Dopo l'approvazione di ieri da parte del Senato, oggi anche la Camera ha approvato la risoluzione della maggioranza, integrata con diverse richieste avanzate dalla Lega Nord. Il Sen. Federico Bricolo, presidente dei Senatori del Carroccio, ieri aveva dichiarato: "Le nostre osservazioni sono state accolte e dunque abbiamo trovato un accordo con i colleghi della maggioranza per una risoluzione comune". Ecco il testo della risoluzione:
Premesso che:
- la risoluzione Onu 1973/2011 fornisce alla comunità internazionale un doppio orizzonte di intervento. Il primo, anche in ordine di importanza, riguarda la protezione dei civili; il secondo, è l’applicazione di una no-fly zone, cioè una interdizione di tutti i voli nello spazio aereo libico, anche questa con lo scopo precipuo della protezione dei civili, obiettivo per il quale si autorizzano gli Stati Membri a “prendere tutte le misure necessarie per imporre l’osservanza dell’interdizione sui voli";
- il Consiglio Affari Esteri dell’UE del 21 marzo 2011 ai punti 6 e 7 ha affermato il principio di solidarietà comunitaria nei confronti degli Stati Membri più direttamente interessati dai movimenti migratori e assunto l’impegno a fornire il sostegno necessario in relazione all’evolversi della situazione, anche attraverso la pianificazione di un’apposita azione navale nel Mediterraneo;
Considerato che:
- la risoluzione è il frutto di un intenso lavoro diplomatico che ha portato all’astensione di due paesi con diritto di veto – Cina e Russia – che in precedenza si erano detti contrari all’intervento ed è la diretta conseguenza di esplicite richieste che alla comunità internazionale sono giunte dall’Organizzazione della Lega Araba.
- L’azione militare è sostenuta dalla partecipazione di paesi arabi quali il Qatar e gli Emirati arabi uniti, a cui potrebbero aggiungersi l’Egitto e la Giordania e la risoluzione ha il pieno sostegno dei nostri alleati a iniziare degli Stati Uniti e dei principali partner europei;
- l’intervento internazionale si è reso inevitabile quando la rotta del fronte anti-Gheddafi costretto ormai nella sola zona di Bengasi, rischiava di trasformarsi in una sanguinosa repressione delle fazioni ribelli e in azioni punitive “casa per casa” come aveva già minacciato il figlio del Rais, Saif Gheddafi, mentre già giungevano notizie di violenze contro la popolazione civile che il segretario di Stato americano ha definito “atrocità inenarrabili”;
- in questo quadro la partecipazione dell’Italia all’intervento internazionale non poteva mancare. Essa e’ stata motivata dalla reciproca fedeltà e fondamentale comunanza di principi che lega l’Italia ai nostri alleati storici impegnati sullo stesso fronte, dal rispetto che essa nutre nei confronti dei consessi multilaterali di cui fa parte, dalle particolari condizioni geografiche, storiche, economiche e politiche che vedono un primario interesse del nostro paese nel tutelare la stabilità dell’area mediterranea;
- vi sono comunque delle condizioni che occorre siano garantite affinché il paese possa tener fede ai suoi impegni senza che siano messi in pericolo i suoi interessi nazionali;
Rilevato che:
- l’Italia riceve il 25 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas naturale di cui ha bisogno dalla Libia.
- l’Italia è il paese più esposto ad eventuali ritorsioni militari o terroristiche da parte libica, ha quindi un interesse primario nel non valicare i confini dettati dalla risoluzione Onu che giustificano l’intervento con il solo criterio della protezione delle popolazioni civili. Ogni altra azione che possa essere intesa come ostile dalla popolazione della Libia e dalle opinioni pubbliche dei paesi arabi metterebbe a serio repentaglio la nostra sicurezza nazionale;
- l’Italia è anche il paese più esposto alle ondate migratorie dalle coste Nord Africane che si annunciano di dimensioni difficilmente prevedibili. Tale flusso, se incontrollato, riveste anche profili di sicurezza nazionale poiché è noto che tra quanti potrebbero giungere si potrebbero inserire terroristi di varia provenienza;
- l’Italia sarà comunque esposta ad una fortissima pressione di rifugiati e richiedenti asilo in fuga dalle zone di guerra e di instabilità della sponda sud del Mediterraneo;
Si impegna il Governo:
- ad adoperarsi per far emergere in tutte le sedi opportune il punto di vista dell’Italia e le circostanze che rendono possibile il suo sostegno all’intervento internazionale;
- a garantire, nell’ambito di un rigoroso rispetto della risoluzione Onu anche attraverso opportune iniziative politico diplomatiche e alla intimazione del cessate il fuoco, il ritorno più rapido possibile a uno Stato di non conflittualità;
- a rappresentare nelle sedi proprie la necessità di assegnazione alla Nato del comando e del controllo delle operazioni militari e al fine di giungere a un coordinamento degli sforzi alleati;
- ad assumere ogni utile iniziativa affinché le imprese europee impossibilitate ad onorare i contratti in essere in ragione delle sanzioni ONU e UE trovino una tutela negli articoli 10 e 12 del Regolamento UE 204/2011, che rispettivamente prevedono le modalità per assicurare i pagamenti dovuti alle imprese europee in base a contratti precedenti l’entrata in vigore delle sanzioni e la preclusione di eventuali azioni legali per inadempimento contrattuale;
- a riattivare, non appena le circostanze e le tensioni del Consiglio di Sicurezza dell’ ONU lo renderanno possibile, gli accordi bilaterali, in particolare quelli in materia energetica, stipulati dall’Italia con la Libia;
- ad adoperarsi, nelle opportune sedi, in primo luogo in ambito NATO, affinché sia attuato, anche in ottemperanza di quanto previsto dalla Risoluzione ONU 1973, l’embargo sulle armi nei confronti della Libia;
- ad insistere, così come stabilito dai punti 6 e 7 del Consiglio Affari Esteri dell’UE del 21 marzo 2011 richiamati in premessa, affinché l’UE renda immediatamente operativa un’azione di pattugliamento del Mediterraneo in funzione di deterrenza e di contrasto alle organizzazioni criminali legate anche a gruppi terroristici e dedite al traffico di esseri umani, nonché in funzione di prevenzione migratoria e di assistenza umanitaria;
- a ottenere dai partners europei e dalla Commissione un apporto di mezzi, anche finanziari, per condividere l’onere della gestione degli sbarchi di immigrati, secondo quanto stabilito nelle conclusioni del Consiglio Europeo Straordinario dell’11 marzo scorso;
- ad attivarsi nelle sedi proprie affinché l’Europa si doti al più presto di un “sistema unico di asilo”, che fin da subito preveda un sistema di burden sharing teso a redistribuire la presenza degli immigrati tra i paesi membri e fornisca una maggiore assistenza nelle operazioni di riconoscimento e identificazione di coloro che si dirigono verso le coste italiane.


Impetuoso attacco unilaterale contro la Libia. Il trio Francia, Gran Bretagna e U.S.A. scatenano una vera e propria guerra dagli esiti molto incerti, ma per interessi economici e geopolitici molto molto precisi. Ufficialmente sarebbe un "intervento per proteggere i civili"
FRANCIA, GRAN BRETAGNA E U.S.A (GUIDATI DAL PREMIO NOBEL PER LA PACE BARACK OBAMA) ATTACCANO LA LIBIA. UN'ALTRA BELLA "GUERRA UMANITARIA" ALLE PORTE DI CASA NOSTRA!
L'Italia concederà le sue basi aeree. Ma di sicuro "salterà" l'accordo italo-libico del 2010, che ci aveva assicurato forniture convenienti di gas e petrolio e soprattutto una "diga" contro l'immigrazione clandestina. Ma dove sono i "pacifisti" con le bandiere arcobaleno?
19 marzo 2011: Francia, Gran Bretagna e U.S.A., coperti da una risoluzione dell'ONU fatta su misura, attaccano la Libia. L'Italia, la terra dei cachi, si adegua. Solo la Lega avanza seri dubbi sull'operazione, temendo che questa decisione avventata e rischiosa (dietro cui molto probabilmente si nascondono i malcelati interessi petroliferi dei francesi e degli inglesi) possa far cessare per sempre le forniture di gas e petrolio all'ENI, causando al contempo un esodo biblico di profughi, dalla Libia e da tutto il Maghreb, già sull'orlo del caos da mesi. Profughi che, ovviamente, sbarcherebbero tutti sulle nostre coste, ovviamente a spese nostre, mentre l'UE latiterà come sempre o (forse) ci darà qualche briciola e mentre l'ONU dimostrerà finalmente di essersi ridotta a inutile assemblea di stati-fantoccio, controllati da lobby e corporations multinazionali. Insomma, dopo quella del 1999 in Kosovo, comincia un'altra bella "guerra umanitaria", spacciata mediaticamente come operazione in soccorso ai cosiddetti "civili" e dei cosiddetti "giovani universitari rivoluzionari" di Bengasi, che speriamo non si rivelino essere della stessa pasta degli eroici militanti del famigerato "PKK" kosovaro. Anche nel 1999, la Lega Nord fu l'unica a tentare una mediazione pacifica con la Serbia di Milosevic, che stava riconquistando il Kosovo occupato dalle milizie del PKK. Invece l'Italia (governo D'Alema) concesse alla NATO le basi per bombardare Belgrado, causando anche molte vittime tra i civili. Anche quella era stata definita dai media una "guerra umanitaria", una guerra giusta, ma dei suoi risultati disastrosi nessuno parla più: distruzione, povertà, esodo biblico di emigranti kosovari (molti dei quali giunsero proprio a Rovato), dominio totale dell'islam (chiese cristiane kosovare quasi tutte bruciate o distrutte, sostituite da 3-4 moschee in ogni villaggio costruite da imprese edili controllate in larga parte dalla potente famiglia saudita dei... Bin Laden) e i kosovari cristiani ortodossi di etnia serba, ormai messi in minoranza numerica dai musulmani, costretti a vivere segregati in quartieri-ghetto. Bei risultati quelli portati dalle "guerre umanitarie"! A proposito: dopo essersi resi protagonisti delle carnevalate patriottarde del 17 marzo, dove sono finiti tutti i pacifinti di sinistra con le loro belle bandiere arcobaleno appese ai balconi? Sono diventati anche loro tutti guerrafondai (chiaramente guerrafondai "umanitari"), al grido di "siam pronti alla morte"?

>>> 18 marzo 2011
Napolitano pronuncia alla Camera un discorso farcito di retorica, ma in cui ammette i gravi danni causati dall'assetto centralista che i Piemontesi diedero al nuovo stato. Ma il Presidente sa bene che senza Federalismo arriverebbe la secessione
17 MARZO: NO AL "VOLEMOSE BBENE". SENZA FEDERALISMO L'ITALIA NON PUO' NE' RESISTERE NE' ESISTERE, MA CONTINUERA' AD ESSERE SOLO UNA "PSICO-NAZIONE"
Alla Camera erano presenti solo Bossi, Maroni, Calderoli, Viale e Fogliato e l'assenza degli ottanta parlamentari leghisti è un chiaro avvertimento a tutti: prima il Federalismo, poi i festeggiamenti
E' stata dura, ma alla fine anche il polpettone del 17 marzo è passato. Comunque pensavamo molto, molto peggio. Almeno per le strade padane non si è affatto visto il gran tripudio tricolorito dei festeggiamenti (magari in una nostalgica camicia rossa...) e le colonne di auto strombazzanti in stile mondiali di calcio. Certo, la retorica patriottarda savoiarda-garibaldina è esplosa alla grande, purtroppo, nelle scuole (con ridicole cerimonie imposte in modo militaresco, a metà tra Mussolini e Mao) e sui media romanofili. Ma anche stavolta, qualcuno ha guastato la festa ai monarchici, ai garibaldini, ai repubblichini e a qualche repubblicano: la Lega, ovvero milioni di uomini e donne stanchi di lavorare-pagare-tacere, una grande e potente forza popolare, trasversale (non una piccola élite come quella dei cosiddetti "eroi" risorgimentali), una forza che con coraggio e pragmatismo ha detto un fermo NO al "volemose bbene", ai tarallucci e vino, alle sceneggiate del "150°" e che ha legittimamente e giustamente deciso di ridimensionare i festeggiamenti per un anniversario di falsa unità. Ieri non c'era proprio nulla da festeggiare. Capiamo gli amici del centrodestra, per i quali il legame storico con certi ideali è rimasto invariato negli anni e ieri è stato riaffermato. Ma non capiamo affatto la metamorfosi della sinistra, di certi uomini del PD ex PCI-PDS-DS, che per una vita hanno snobbato una certa bandiera e una certa retorica e che ieri, in un sol colpo, si sono scoperti i più patrioti di tutti. L'inganno è presto scoperto: in realtà buona parte di costoro ha voluto solo contrapporsi, travestendosi da "patriota", alle battaglie della Lega Nord e alle sue idee federaliste. La politica dell'andare contro, la politica dell'odio. Niente di nuovo, a sinistra. Tra i riti che abbiamo visto compiere ieri da molti politici di sinistra, alcuni ci hanno lasciato di stucco. Ad esempio, ci ha stupito come un Presidente della Repubblica, ex uomo di punta del PCI filosovietico e antimonarchico d.o.c., sia arrivato alla soglia dei 90 anni per essere obbligato a posare una corona sulla tomba di Vittorio Emanuele II di Savoia. Incredibile! Gli scherzi del destino (e della storia). Ma quello che ci ha stupito maggiormente è il fatto che la sinistra, alla faccia degli "amati" cassaintegrati-dicoccupati-precari, abbia dato in ogni dove il suo nulla osta per spendere milioni e milioni di euro per addobbare le strade con bandiere e coccarde, per pagare migliaia di uomini armati per sfilare (in attesa dell'altrettanto retorico e costoso bis del 2 giugno...), per organizzare una miriade di eventi e convegni fotocopia, solo per parlarsi addosso e cospargersi di incenso (dispensato a iosa dagli alti prelati eredi di Pio IX, l'ultimo papa-re, antigaribaldino). E poi che bisogno c'era di fermare per un giorno intero tutto il nostro sistema industriale e produttivo, peraltro già in affanno, sacrificando in sole 24 ore quasi 2 punti di PIL? Questo paese, nato zoppo nel 1861, 150 anni dopo è ancora malandato, c'è ancora la rivoluzione federalista da completare e ormai tutti sanno che questo è l'unico modo per farlo sopravvivere. E siamo in folle ritardo, per colpa della resistenza di certe élite politico-culturali ed economiche che hanno lucrato su questa falsa unità, dal 1861 fino ad oggi. Questo Stato è ancora troppo centralista, è ancora basato sul modello dello stato-nazione ottocentesco, sebbene la sinistra nel 2001, con la riforma del Titolo V (fatta a maggioranza, incompleta ed incompiuta) abbia tentato di metterci qualche pezza, combinando il solito pasticcio. Si diedero un sacco di competenze agli enti locali, ma non si diede loro il "portafoglio": tutto il gettito fiscale continuava a confuire a Roma, per poi essere redistribuito agli enti locali solo in un secondo momento. Grazie all'impegno e alla tenacia della Lega, questa grave anomalia è stata corretta: il federalismo fiscale oggi è legge. Certo, ma siamo solo a metà strada. Dopo quello provinciale e quello regionale, si dovrà giungere al federalismo istituzionale, introducendo il Senato Federale ed scrivendo a chiare lettere il termine "Federale" nella Costituzione, come segnale forte di radicale cambiamento. Solo allora l'idea di Carlo Cattaneo (che, schifato dal centralismo savoiardo, scelse l'esilio in Svizzera), potrà dirsi compiuta. Senza federalismo compiuto, no, niente festeggiamenti, prego. Ieri non potevamo proprio permetterci, nemmeno per un giorno, nemmeno per un ora, di far finta di niente, pensando che quelli appena passati siano stati 150 anni esaltanti. Tutt'altro. Tutti i problemi del Sud sono ancora davanti a noi, in gran parte irrisolti. In certe aree del Sud nulla è cambiato dal 1861. In certe zone non c'è nemmeno quel "controllo del territorio" da parte delle istituzioni democratiche di cui si parla anche quando si fa riferimento all'Afghanistan. Assurdo! Nel 1861 i Piemontesi inviarono centinaia di migliaia di uomini per fronteggiare con la forza il cosiddetto "brigantaggio" (in realtà erano in buona parte masse contadine fedeli ai Borboni), che oggi liquideremmo come "mafie". Fu tutto inutile. Il Paese è ancora, anzi, è sempre più diviso in due e questo "gap" aumenta anno dopo anno, non solo economicamente, ma anche socio-culturalmente: ad esempio quell'idea di "partecipazione" e di "senso civico", cavallo di battaglia della sinistra, che in Padania si traduce nell'impegno quotidiano di migliaia di persone di ogni età ed estrazione sociale nel volontariato e nell'associazionismo, al Sud è ancora pressochè inesistente. Spesso anche l'applicazione della stessa legge varia con la latitudine. Lo si vede dalle cose più semplici, come ad esempio l'uso del casco in moto e delle cinture di sicurezza in auto, a quelle più complesse, come la gestione della raccolta differenziata e l'efficienza degli uffici pubblici. Ma allora di che diavolo di "unità" si è parlato ieri? Di quella realizzata o di quella ancora lungi dall'esserlo? Guardando in tv le immagini dei festeggiamenti retorici da un lato e pensando dall'altro alle differenze abissali Nord-Sud, si capisce bene che qui siamo di fronte ad un'allucinazione collettiva, ad una "psico-nazione", cioè ad un'idea di "unità" calata dall'alto e che esiste solo nell'immaginario collettivo, di una parte dei cittadini, ultimamente rincitrulliti anche da qualche filmetto di serie B, da libri autoreferenziali superpubblicizzati (poi rivelatisi immani flop editoriali) e da sketch demenziali da cabaret, ideati solo per infangare i Popoli Padani, la loro lingue e il loro modo di vivere. Questo trucco mistificatorio ha funzionato per decenni, ma oggi il problema Nord-Sud, irrisolto, si è incancrenito e i Padani hanno dimostrato in cabina elettorale che non sono più i fessacchiotti della situazione. Dagli anni 90 c'è stata anche una grande maturazione politico-culturale dei nostri cittadini, che hanno capito che l'idea di Padania come unicum federale ha fondamenta culturali, storiche, sociali, economiche e politiche ben più solide di quelle dell'Italia. E infatti le radici culturali millenarie comuni dei popoli "italiani", di cui parlavano i "poeti antichi" e alcuni dei grandi protagonisti della prima fase del cosiddetto "risorgimento" (Cavour in primis) a ben vedere ci portano ad un'idea di stato che a livello territoriale, economico ed etno-linguistico coincide proprio la Padania, quel "Regno del Nord", socioeconomicamente sviluppato e culturalmente omogeneo, di cui molti intellettuali "risorgimentali" parlavano apertamente. Con il termine "Italia" molti dei cosiddetti "padri della Patria" intendevano la Padania e la Toscana, ovvero il Centro-Nord, ovvero un'entità omogenea che poteva e doveva unirsi, un territorio che già allora era tra i più avanzati d'Europa, in tutti i campi, ma che successivamente, per le assurde scelte di tipo coloniale dei Savoia, si scontrò con il Papa per prendere Roma e lo Stato Pontificio, si espanse verso sud e si accollò una delle parti più arretrate d'Europa, il Regno delle Due Sicilie, ricco di risorse agrarie e minerarie, ma ancora basato sul latifondo e culturalmente ed economicamente incompatibile con il Centro-Nord. Ieri Napolitano nel suo discorso pronunciato alla Camera ha fatto chiari riferimenti a queste scelte richiose compiute dai governanti savoiardi, veri e propri errori che stiamo pagando ancora 150 anni dopo. Tuttavia, in modo macchiavellico, Napolitano ha giustificato l'iter di quella "unificazione a tappe forzate". A quanto pare per Napolitano e non solo per lui il gioco valse la candela. Si doveva dar vita ad un grande stato "ai livelli di Francia e Inghilterra". Non scherziamo, signor Presidente. Ai Savoia mancavano le decine e decine di colonie sparse per il mondo che fecero arricchire e che resero grandi quegli Imperi. Con tutto il rispetto, quelle colonie avevano estensioni e risorse infinitamente maggiori rispetto al mediocre Regno dei Borboni. La verità è che non fu affatto un "affare", nè per i Savoia, nè per i Borboni, nè per noi poveri futuri figli di quelle scelte. Ma se vogliamo parlare e sparlare, facendo finta di niente, prego. Il paese che avrebbe dovuto essere "ai livelli" degli altri grandi paesi, nel XX secolo perse ben 2 guerre mondiali (la prima la "vinse" solo a tavolino) e le perse male, molto male, uscendone letteralmente a pezzi, nel 1918 come nel 1945. Se oggi, nell'A.D. 2010 l'Italia si trova ad essere per l'ennesima volta un paese in difficoltà, anzi in declino, non lo è tanto per scelte governative, ma proprio per i gravi problemi strutturali derivanti dal 1861, ignorati dal Fascismo, peggiorati dalla Seconda Guerra Mondiale (durante la quale, guardacaso, si crearono 2 stati ben distinti) e rimasti irrisolti anche con la Costituzione repubblicana del 1948. Grazie al boom economico degli anni 60, tutto esclusivamente 100% Made in Padania (è bene ribadirlo sempre!), il sistema economico-finanziario potè reggere per i 20 anni successivi, nonostante la corruzione e le ruberie della classe politica pentapartitica, nonostante il divario Nord-Sud che cresceva, nonostante le ridicole scelte energetiche antinucleari. Ma prima o poi i nodi (savoia) sarebbero venuti al pettine. Dopo il crollo del Muro di Berlino in tanti ci aspettavamo l'apertura di una vera fase costituente, che desse il via, finalmente, ad un assetto moderno e federalista dello stato. Invece la ghigliottina di Tangentopoli travolse tutto e tutti (cercò di far fuori anche la Lega!), decapitò l'intero sistema politico e si dovettero attendere altri 20 anni per cominciare a riparlare di riforme. Analizzando il discorso del Presidente della Repubblica di ieri, emerge chiaramente una sua chiara consapevolezza: il giocattolo "Italia" ora s'è rotto definitivamente e il tempo per fare le riforme sta scadendo. Adesso "O si fa il federalismo, o si muore", per dirla alla garibaldina. Napolitano già negli anni 90, dopo aver conosciuto di persona Umberto Bossi, si era reso conto che l'Italia centralista ottocentesca aveva ormai i giorni contati. Per un attimo, infatti, ieri ci è sembrato che in quell'aula di Montecitorio fossero presenti solo 2 grandi protagonisti: Bossi e Napolitano, l'alba di un nuovo mondo e il tramonto di un vecchio mondo. Tutti gli altri sembravano semplici comparse con la coccarda al petto, in tutto e per tutto identici agli alunni delle scuole elementari che affollavano le tribune. Non sono mancati alcuni politici illustri "beccati" dalle telecamere mentre si appisolavano. Al di là delle note di colore e al di là dei pochi accenni di Napolitano sul Federalismo (termine che prima dell'avvento della Lega nessun Presidente della Repubblica avrebbe pronunciato con tanta insistenza!), il nulla. Spiace constatare che per tutte le riflessioni più o meno revisionistiche, che da sempre sono il pane quotidiano per noi leghisti, ieri non sia stato dato alcuno spazio: certo, probabilmente era prevedibile che dovesse prevalere un'atmosfera artificiale e ovattata da "Libro Cuore". Nei palazzi romani echeggiavano i motti "Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdiamoci 'o passato" o "Franza o Spagna, purchè se magna". Però è stato un peccato, visto che si è persa un'occasione per fare una profonda riflessione sul passato e sul futuro, nel bel mezzo del cammin delle riforme. Viviamo in un paese che quando viene messo di fronte ai suoi secolari problemi irrisolti tende sempre a nascondersi dietro un dito, alla retorica, anzi, dietro al bandierone da stadio e a qualche coretto, pure stonato, del tipo "Siam pronti alla morte...". Dunque, come disse il pelato dal balcone: "Armiamoci e... partite!". E tutti se la danno a gambe. L'inno di Mameli andrebbe sostituito con "La Terra dei Cachi", famoso brano di Elio e Le Storie Tese (veri vincitori di Sanremo 1996, ma misteriosamente declassati al secondo posto, forse perchè troppo politically incorrect). Un grande brano, sempre attuale, in cui si denuncia il fatto che invece di lavorare per il cambiamento delle tante cose che non funzionano, ci si preferisce crogiolare ed autoilludere, arrivando a dire che va tutto bene, siamo perfetti, addirittura "siamo il paese più bello del mondo". Quindi non cambiamo nulla e fermiamo chi vuole cambiare qualcosa. Infatti è questo il risvolto più preoccupante ed inquetante dei festeggiamenti di ieri: quello conservatore, il più illiberale e antidemocratico. Da ieri abbiamo capito che, oltre che per i vecchi fascisti, anche per i cattocomunisti vale una regola fondamentale: quando si intona il bruttissimo inno di Mameli e quando viene issata la bandiera tricolore (copiata paro-paro da quella francese), tutti devono tacere, cantare con la mano al petto (compresi i criminali, i falsi invalidi e perchè no, qualche clandestino addobbato e tirato in piazza per l'occasione...). E se i soliti ignoranti somari padani, invece di festeggiare o, meglio ancora, di lavorare per pagare il conto a tutti, osano opporsi a questi sacri rituali, sono guai seri e scatta prontamente il "dagli al leghista", che pare vada tanto di moda ultimamente. L'eurodeputato leghista Matteo Salvini, infatti, ieri è stato pesantemente insultato in piazza a Milano da alcuni sinistri facinorosi, a quanto pare tutti focosi neopatrioti convinti. Sempre ieri l'IDV di Di Pietro ha minacciato querele contro alcuni leghisti per "vilipendio al tricolore" (reato ereditato dal codice penale fascista "Rocco"). Insomma, anche stavolta abbiamo assistito alle solite baggianate in salsa bianco-rosso-verde. Ma stiano tranquilli questi vigliacchi pagliacci voltagabbana: noi andremo avanti fino alla fine. Siamo e saremo sempre fieri di aver criticato e di continuare a criticare un certo tipo di retorica patriottarda fascistoide, ipocrita, falsa e pelosa, che tenta (invano) di nascondere le malefatte dei governanti monarchici e repubblicani succedutisi per un secolo e mezzo. Quando la Repubblica Italiana cesserà di essere una "psico-nazione" e diverrà finalmente una "Repubblica Federale", in cui le diverse Nazioni che la popolano convivranno in pace, contribuendo al bene comune con equità, forse anche noi Padani avremo qualcosa da festeggiare. Nel frattempo, come diceva Toto Cutugno, vi lasciamo cantare... con la chitarra in mano....

>>> 17 marzo 2011
Bodega (Lega): “Le 'ndrine vogliono destabilizzare l'economia e la società civile lombarda: questi 'ndranghetisti in tutti i modi vogliono entrare nella vita della nostra Regione”. Intanto a Rovato e Ospitaletto arrestati due pregiudicati, un siciliano e un pugliese
I 150 ANNI DI UNITA' CI PORTANO UN BEL REGALO: ORA NEL LOMBARDO-VENETO C'E' LA 'NDRANGHETA. A ROVATO ARRESTATO UN PREGIUDICATO SICILIANO
L'infiltrazione mafiosa, d'altra parte, non sembra coinvolgere in maniera significativa la società e la popolazione padana, rivelandosi per quello che è: un fenomeno d'importazione
[da Il Padano]
Giuseppe Garibaldi aveva occupato il Regno delle Due Sicilie con la decisiva collaborazione di massoni e camorristi, adesso anche l'ex Lombardo Veneto si scopre invaso dalla 'ndrangheta: in un certo senso, l'unità nazionale può dirsi compiuta. La presenza sgradita di questi picciotti alle latitudini padane è sancita dall'operazione antimafia che ha portato dietro le sbarre 35 affiliati alle cosche calabresi e al sequestro di beni per 2 miliardi di euro. Dalle indagini risulta che la 'ndrangheta in trasferta lombardoveneta avrebbe messo le mani sui servizi di distribuzione di una nota società che si occupa della consegna di pacchi e posta, radicandosi nei locali notturni, dove si sarebbe infiltrata nella rete dei buttafuori. Diversi locali, ma anche semplici chioschi, sembra che subissero la richiesta del “pizzo”. Dai primi esiti dell'inchiesta, nei contatti “pericolosi” risulterebbero coinvolti anche noti personaggi del mondo dello spettacolo. L'infiltrazione mafiosa, d'altra parte, non sembra coinvolgere in maniera significativa la società e la popolazione padana, rivelandosi per quello che è: un fenomeno d'importazione, sia per quanto riguarda aguzzini, vittime e complicità. Si tratta, in effetti, di un attacco che il corpo estraneo mafioso porta alla sana comunità lombarda: come rilevato dal vicepresidente dei senatori della Lega Nord, l'ex sindaco di Lecco Lorenzo Bodega. Commentando l'operazione delle forze dell'ordine, Bodega ha sottolineato che “le 'ndrine vogliono destabilizzare l'economia e la società civile lombarda: questi 'ndranghetisti in tutti i modi vogliono entrare nella vita della nostra Regione”.
[da BSNews]
Nel corso dei servizi perlustrativi quotidianamente svolti dalle Stazioni Carabinieri a Ospitaletto i militari di servizio hanno rintracciato e arrestato M.V. 31 anni di origini baresi, colpito da provvedimento di custodia cautelare presso la sua abitazione per scontare circa quattro mesi di detenzione per lesioni volontarie aggravate. A Rovato invece i Carabinieri del locale comando hanno tratto in arresto e portato in carcere F.C., 26 anni siciliano di origine, condannato a scontare sei anni di detenzione per cumulo pene relative a numerosi reati contro il patrimonio commessi in provincia di Caltanissetta nel decorso 2007.


>>> 11 marzo 2011
"In sede parlamentare presenteremo proposte per introdurre iniezioni di federalismo giudiziario"
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, MAZZATORTA: BENE LA RIFORMA, MA SERVE UN'INIEZIONE FEDERALISTA
"Basterebbe prendere il modello tedesco, dove la giustizia è gestita in parte a livello centrale e in parte delegata ai Länder"
[TMNews]
Una riforma necessaria quella della giustizia, che la Lega cercherà però di modificare in senso federalista. Lo dice Sandro Mazzatorta, vice capogruppo al Senato, a La Padania. La riforma è necessaria, "non vedo nulla di negativo" nei suoi punti cardine, in primis la separazione delle carriere e la formazione di due Csm, ma anche sul giusto processo e l'obbligatorietà dell'azione penale definita da legge ordinaria. Ma, aggiunge, "in sede parlamentare presenteremo proposte per introdurre iniezioni di federalismo giudiziario. La trasformazione del nostro Stato non può non avere influenza anche nel campo della giustizia". In sostanza "basterebbe prendere il modello tedesco, dove la giustizia è gestita in parte a livello centrale e in parte delegata ai Länder, che corrispondono alle nostre Regioni, che dovrebbero avere un potere di organizzazione del sistema giudiziario. Ora invece tutto è affidato a Roma".
''La giustizia del nostro paese non funziona. Lo sanno tutti. Fra l'altro e' anche la piu' lenta d'Europa. E' giusto dunque cambiarla per renderla piu' moderna e in grado di dare un servizio migliore ai cittadini''. Lo ha dichiarato il presidente dei senatori della Lega Nord, Federico Bricolo. ''Come maggioranza - ha ricordato Bricolo - abbiamo i numeri per approvare la riforma in Parlamento e ora le opposizioni devono scegliere se continuare a dire no in modo strumentale oppure aprire ad un serio confronto costruttivo''.

>>> 5 marzo 2011
"Le fonti di energia rinnovabile non sono state per lungo tempo adeguatamente normate e questo sta causando un proliferare, a mio avviso negativo ed eccessivo, della presenza di impianti fotovoltaici nei campi"
TOSCANI: STOP AL FOTOVOLTAICO SELVAGGIO NEI CAMPI
"Il fenomeno dell'affitto di terreni agricoli per la realizzazione dei grandi impianti fotovoltaici si sta diffondendo nel Bresciano e nella Pianura Padana in generale, con gravi rischi dal punto di vista paesaggistico e sotto il profilo produttivo per l'intero comparto agricolo"
"Le fonti di energia rinnovabile - spiega Toscani - non sono state per lungo tempo adeguatamente normate e questo sta causando un proliferare, a mio avviso negativo ed eccessivo, della presenza di impianti fotovoltaici nei campi. Se a questo aggiungiamo gli effetti causati dal sistema degli incentivi, possiamo affermare di essere di fronte ad una situazione davvero critica, alla quale occorre porre rimedio al più presto. Il fenomeno dell'affitto di terreni agricoli per la realizzazione dei grandi impianti fotovoltaici si sta diffondendo nel Bresciano e nella Pianura Padana in generale, con gravi rischi dal punto di vista paesaggistico e sotto il profilo produttivo per l'intero comparto agricolo, che in questo modo viene continuamente depauperato." "Il Decreto Ministeriale del 10/9/2010 - continua Toscani - dà la possibilità alle Regioni di intervenire, indicando le aree idonee o non idonee per questo tipo di insediamenti. Sono del parere che Regione Lombardia, e stiamo già lavorando in questo senso, debba recepire al più presto il Decreto Ministeriale, affinchè si possa finalmente regolamentare un fenomeno che presenta notevoli aspetti negativi."

>>> 5 marzo 2011
Una riforma epocale: i Comuni più virtuosi, ovviamente quasi tutti padani, avranno i maggiori benefici. Discorso trash del Segretario PD, il piacentino Bersani, più interessato a dividere la maggioranza che al bene dei suoi concittadini emiliani e padani
UN ALTRO PASSO VERSO LA LIBERTA': IL FEDERALISMO MUNICIPALE E' LEGGE. ORA TOCCA A QUELLO PROVINCIALE E REGIONALE
Saranno colpiti gli sprechi, le ruberie e l'evasione fiscale, alla base del debito pubblico. Dopo questo "giro di boa" ora restano da approvare i decreti attuativi inerenti soprattutto il fisco regionale, con la definizione dei costi standard nella sanità
“Esprimo tutta la mia soddisfazione per il fatto che già il giorno successivo al voto della Camera dei deputati, voto su cui si è registrata un’ampissima fiducia sul provvedimento, il Consiglio dei ministri abbia approvato definitivamente il decreto sul federalismo municipale. Come ha detto il ministro Umberto Bossi, ci stiamo avvicinando al tetto della casa del federalismo”. Lo dichiara il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. “Adesso avanti con il prossimo decreto ovvero il Federalismo regionale e provinciale. Proprio quest’oggi, infatti, inizieranno le audizioni e la discussione in commissione bicamerale. Auspico che su questo decreto, e sui prossimi, possa esserci una collaborazione e un concorso da parte di tutti, perchè le riforme sono indispensabili per il Paese e sono fatte nell’interesse di tutti”, conclude. "E' con grande soddisfazione che accogliamo l'approvazione definitiva del federalismo municipale. E' un passaggio fondamentale per la realizzazione della riforma e se siamo riusciti a raggiungerlo dobbiamo ringraziare il nostro segretario Umbero Bossi. Un tributo particolare va naturalmente al ministro Calderoli che ha lavorato senza sosta per questo esito e a tutti i parlamentari della Lega Nord che hanno contribuito nelle commissioni affinché il fisco comunale diventasse finalmente una realtà. Stiamo smantellando pezzo a pezzo lo stato centralista e assistenzialista che ha prodotto negli anni sprechi e debito pubblico per costruirne uno nuovo, più moderno, più attento al territorio e più vicino ai cittadini". Lo dichiara Federico Bricolo, presidente della Lega Nord a Palazzo Madama.
[da Il Padano]
"Per il cammino del federalismo era l'appuntamento più insidioso, dopo la “passeggiata” del Senato: ma anche alla Camera il federalismo, nella sua atuazione municipale, compie un altro passo decisivo. La risoluzione della maggioranza è passata con 314 sì, 291 no e 2 astenuti e Silvio Berlusconi incassa con soddisfazione la fiducia al Governo sul terreno che avrebbe dovuto essere più insidioso dopo la defezione, sciaguratamente abortita, dei seguaci di Gianfranco Fini. Invece il Cavaliere può permettersi di scialare: “Alcuni dei nostri erano in missione, altri malati: se fossero stati tutti presenti saremmo a quota 322”. Insomma, la maggioranza c'è anche alla Camera e il federalismo va avanti. “Un giro di mattoni in più, siamo quasi al tetto. Ora abbiamo iniziato anche il federalismo regionale – ha commentato un entusiasta Umberto Bossi. Berlusconi è stato l'unico a darci i voti per il federalismo”. Scene di autentica gioia tra i deputati della Lega e di tutto il centrodestra: contagiato anche il Cavaliere a cui Roberto Maroni ha infilato un fazzoletto verde nel taschino. Molto meno "romano" il Palazzo di Montecitorio, divenuto teatro dell'esultanza leghista, accompagnata dallo sventolio di bandiere padane."
[da La Padania]
 "E’ vero il federalismo, come tutto ha un duplice aspetto, migliorativo e penalizzante. Migliorerà i servizi e ridurrà gli sprechi, ma in parallelo stanerà gli evasori e quello che è meglio o peggio (dipende dai punti di vista), servirà a creare una coscienza sociale unitaria tale da uniformare al meglio i costi e la qualità dei servizi, ottimizzandone le scelte e la gestione. Certamente colpisce sprechi, evasioni e ruberie, esattamente quello che è alla base del gigantesco debito pubblico che ha reso storto l’albero dell’economia. Difficile credere che ragionamenti ovvi, lapalissiani, non vengano accettati da tutti e meraviglia che personaggi popolari come lo scrittore di gialli Andrea Camilleri invochino, in trasmissioni televisive, forme esasperate di ostruzionismo parlamentare per impedire al Governo di riformare il Paese. La strada di governare con furbizie, pensionando falsi invalidi, pletorizzando gli apparati statali e parastatali, favorendo l’evasione fiscale e tanto altro, lo si è visto, ha disunito il Paese e ne ha portato l’economia alle soglie della bancarotta. L’attuale crisi economica ha evidenziato le crepe e ha messo in difficoltà la ricca perché produttiva Padania, che sino a oggi ha pagato e ancora paga per tutti. Certamente è difficile convincere chi storicamente vive a sbafo, che gradualmente dovrà imparare a lavorare, pagare le tasse, curare l’i g i ene delle città e considerare le strutture sanitarie come tali e non come bancomat o ammortizzatori sociali. Sono principi elementari di buon senso e che tante persone della “cultura” di sinistra non sembrano comprenderne la realtà e le necessità, quantificano i loro limiti. Non se ne gioisce, la cultura è per questo Paese una bandiera e anche una risorsa, ma se tanto mi dà tanto..."
[da La Padania]
Ecco i punti salienti della riforma:
CEDOLARE SU AFFITTI
Scatta da subito, a valere da inizio 2011. Riguarda i soli immobili affittati a uso abitativo. Al posto dell'attuale tassazione Irpef e dell'imposta di registro, arriva un prelievo fisso del 21% (al 19% per i canoni agevolati). La convenienza ad utilizzare la cedolare scatta per chi ha redditi sopra i 15.000 euro (ma sopra i 28.000 euro per i canoni agevolati). Rimane comunque possibile continuare a tassare il reddito con l'Irpef. Secondo il Terzo Polo, pero', la norma non avrebbe sufficiente copertura finanziaria.
NIENTE SCONTO AFFITTUARI, MA FITTI BLOCCATI
Saltata l'ipotesi di un bonus per gli affittuari, arriva il blocco degli affitti che, per chi sceglie la cedolare, non potranno essere nemmeno essere adeguati al costo della vita Istat.
SBLOCCO ADDIZIONALE IRPEF
Arriva lo sblocco dell'addizionale Irpef. L'aumento non potra' superare lo 0,4% Potrebbe anche scattare retroattivamente dal 2010, se la decisione arriva dai comuni entro il prossimo marzo. E' una delle misure piu' criticate dall'opposizione perche', dopo anni di stretta sulle spese comunali, potrebbe comportare un aumento del prelievo fiscale.
COMPARTECIPAZIONE IVA E FONDO PEREQUATIVO
Sono le due modifiche approvate durante l'esame in commissione. La prima prevede una compartecipazione all'Iva al consumo e non piu' la compartecipazione all'Irpef prevista invece dal testo del governo. Quote di altri tributi vengono devolute ai comuni per il 30% e serviranno anche ad alimentare - e' la seconda novita' - un 'fondo perequativo' per bilanciare eventuali squilibri fiscali.
ADDIO ICI, ARRIVA L'IMU AL 7,6 PER MILLE
La novita' scattera' dal 2014. L'Ici sulle seconde case andra' in pensione e arriva l'Imposta Municipale Propria. E' questa l'imposta criticata dal Pd secondo il quale rappresenta una tassazione patrimoniale sugli immobili che penalizza le imprese. In base alle norme sara' molto simile all'Ici e non si paghera' sulle prime case. Assorbira' l'Irpef e l'aliquota di equilibrio e' ora fissata al 7,6 per mille (ma potrebbe salire ancora). E' previsto uno sconto del 50% per le case affittate come abitazioni e si versera' in quattro rate. Non la paghera' la chiesa, anche su scuole, hotel e oratori religiosi.
TASSA TURISMO
Arriva la tassa sui turisti che potrebbero dover pagare fino a 5 euro per notte per il soggiorno in capoluoghi, nei comuni turistici e nelle citta' d'arte. Possibili sconti per categorie e per specifici periodi.
TASSA DI SCOPO
E' prevista la possibile introduzione di tasse di scopo per realizzare infrastrutture.
COMPRAVENDITE
Dal gennaio 2014 scompare l'attuale tabella dell'imposta di registro per i 'trasferimenti immobiliari'. Ci sara' una sola imposta che assorbe anche quella di bollo, le ipotecarie e catastali che attualmente si versano, con una drastica semplificazione. L'aliquota e' del 9% per i beni immobili in genere e del 2% sulle prime case. E' comunque prevista una soglia minima di 1.000 euro.
TASSA RIFIUTI
Ora si paga sui metri quadrati, con la possibilita' per chi vive da solo di ottenere sconti. La riforma preannuncia l'arrivo di un decreto ad hoc che riorganizzi il tributo guardando anche alla composizione nel nucleo familiare.
LOTTA EVASIONE
Vengono inasprite le norme per chi non dichiara redditi da locazione. Meta' dell'incasso andra' ai Comuni, che hanno anche interesse all'emersione degli 'immobili fantasma' dei quali incasseranno le maggiori imposte.

>>> 2 marzo 2011
Il marocchino è stato riconosciuto colpevole di ben 4 gravissimi reati: lesioni, violenza sessuale, tentato omicidio e sequestro di persona. Adesso pretendiamo che la pena sia scontata fino all'ultimo giorno!
VIOLENZA AL PARCHEGGIO PISCINE: BEN KARIM CHARKAOUI CONDANNATO A 16 ANNI
Si chiude così una vicenda che ci fece scendere in piazza e che fa ancora oggi arrossire di vergogna la nostra amministrazione, costituitasi parte civile nel processo per tentare di recuperare un minimo di credibilità
[da Il Giorno]
"È stato condannato a sedici anni, in abbreviato, per la notte di terrore a cui costrinse i due fidanzatini. Lui accoltellato, lei violentata per cinque ore, investita in auto, sequestrata. Ieri, al termine del processo contro Ben Karim Charkaoui, 24 anni, marocchino, ci sono stati abbracci e un cedimento emotivo tra chi è soppravvisse all’orrore e i familiari. La vicenda risale al novembre del 2009. I fidanzatini, 19 anni lui, 28 anni lei, sono in auto, vicino alle piscine di Rovato. È un sabato sera. Il marocchino spunta dal buio, brandendo una mazza da baseball. Un colpo violento al finestrino che finisce in frantumi, primo atto di una strategia del terrore che però non sortisce gli effetti sperati. Il ragazzo infatti scende dall’auto e reagisce. È in quell’istante che spunta un coltello. Il fendente raggiunge il fidanzato che s’accascia. Lei è sull’auto, il marocchino sale e parte. Negli istanti successivi, il tentativo di fuga della ragazza, che si getta dall’auto, finisce malissimo: viene investita, costretta a risalire, picchiata selvaggiamente. È l’inizio di una notte che si protrarrà per cinque ore di stupro tra i vigneti, nonostante le lesioni provocate dalle botte e dall’investimento. Viene violentata ben cinque volte. Quando inzia ad albeggiare, la riporta a poca distanza da dove tutto è iniziato. I carabinieri della compagnia di Chiari iniziano a lavorare sulla descrizione dell’aggressore fornita dal ragazzo. Viene rintracciato nel pomeriggio successivo, mentre cammina. Ha i vestiti sporchi di sangue. E al collo quel vistoso medaglione a forma di dollaro che la ragazza non potrà mai dimenticare per tutta la vita. Quando arriva alla caserma di Rovato e si sparge la voce che è il responsabile della notte di terrore è in caserma a Rovato, fuori si formano capannelli di persone inferocite. Esce per essere portato in carcere, la gente cerca di raggiungerlo alzando i pugni. Se non è un tentativo di linciaggio, si tratta di qualcosa di molto simile. Nel periodo trascorso da allora il nordafricano rimane per otto mesi in un ospedale psichiatrico giudiziario. La perizia psichiatrica ha stabilito che è in grado d’intendere e di volere. I legali di parte civile non escludono un’azione legale contro lo Stato per un risarcimento danni. Ci sono già stati casi di stupro in cui la richiesta è stata accolta. Nel frattempo il giudice ha stabilito una provvisionale di 70mila euro per lui e di 90mila per lei. Nulla invece per il comune di Rovato che era stato ammesso come parte civile."

>>> 1 marzo 2011
Continua la vergognosa e menzognera crociata antifederalista quotidiana del Presidente della Camera, che si conferma essere un dinosauro statalista, centralista e assistenzialista, pienamente assimilabile alla sinistra marxista
FEDERALISMO, VOLPI A FINI: "VA A CIAPA' I RAT. REPLICO DA MILITANTE AL LEADER DI FLI, CHE DICE AUMENTANO TASSE PER FARE UN FAVORE A NOI"
E rivolto a Rosy Bindi, che presideva la seduta e che lo stava per riprendere: "Signor presidente, non ho parlato al presidente della Camera ma al presidente di Futuro e Liberta' per l'Italia"
[Adnkronos]
Polemica della Lega nell'Aula della Camera nei confronti del presidente della Camera Gianfranco Fini e del suo contemporaneo ruolo di leader di Fli, durante la discussione sul decreto sul federalismo municipale. A dare il la alla presa di posizione del Carroccio le critiche al provvedimento del numero uno di Montecitorio, ribadite anche ieri sera durante la puntata di 'Otto e mezzo'. "Il presidente della Camera Fini - ha esordito il deputato della Lega Raffaele Volpi - ha detto che bisogna avere rispetto delle istituzioni. Io credo che si debba avere rispetto - e' una cosa che ritengo riguardi anche lui, in un ragionamento piu' generale - e questa e' la risposta che do da deputato della Lega Nord Padania, da deputato di questo Parlamento". "Cinque minuti dopo - ha proseguito il deputato del Carroccio - ha parlato il presidente di Futuro e liberta' per l'Italia: sono la stessa persona, ma non sono la stessa cosa, non so se avete presente. Allora gli rispondo da "Raf", militante della Lega Nord Padania, Sezione di Capriolo, Brescia, e gli rispondo in idioma non volgare, ma lombardo. Quando dice che, per fare un piacere alla Lega Nord Padania, si vota un federalismo che aumenta le tasse, gli rispondo dicendo 'ma va a ciapa' i rat'". "Signor presidente - ha proseguito Volpi rivolto alla vicepresidente Rosy Bindi che in quel momento guidava i lavori d'Aula e che lo stava per riprendere - e' un modo di dire lombardo, non e' offensivo signor presidente, e' un modo di dire...". "Me lo auguro, onorevole Volpi, per lei - lo ha interrotto a quel punto Bindi - La invito a tradurlo, cosi' siamo tutti piu' sicuri!" "Signor presidente, vuol dire - ha charito l'esponente del Carroccio - 'va' a prendere i topi', 'fai altro'"."Non mi pare - ha obiettato Bindi - che sia proprio, come dire, un'attivita' nobile per un presidente della Camera". "Signor presidente, non ho parlato al presidente della Camera - ha concluso Volpi - ma al presidente di Futuro e Liberta' per l'Italia, come lui sostiene si tratta di due persone diverse, ed anch'io ho parlato da militante e non da deputato".

>>> 25 febbraio 2011
In manette sono finiti sei marocchini appartenenti al movimento fondamentalista islamico Adl Wal Ihsane (Giustizia e Carità). Già nel novembre 2009 due pakistani (padre e figlio) residenti a Brescia furono arrestati per aver finanziato l'attacco terroristico a Mumbai, in India
SMANTELLATA UNA CELLULA FONDAMENTALISTA ISLAMICA A BRESCIA
I figli degli affiliati venivano educati all'odio verso la cultura e i costumi occidentali nonché delle religioni diverse da quella islamica, facendo a tal fine ricorso anche alla violenza psicologica e fisica. Ricordiamoci del caso della povera Hina Saleem
[Adnkronos]
E' stata smantellata questa mattina a Brescia dagli uomini della Polizia di Stato una cellula fondamentalista marocchina. In manette sono finiti sei marocchini appartenenti al movimento fondamentalista islamico Adl Wal Ihsane (Giustizia e Carità). Cinque sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, mentre per il sesto è stata applicata la custodia cautelare in carcere. Gli stranieri, tutti residenti nel bresciano, sono accusati di aver costituito un gruppo che aveva tra i propri obiettivi l'incitamento alla discriminazione e all'odio razziale e religioso, alla violenza e al jihad nei confronti dei cristiani e degli ebrei. Le indagini, iniziate più di un anno fa, hanno documentato come le persone arrestate avessero creato, all'interno del movimento, una struttura caratterizzata da estrema segretezza dove, tra l'altro, i figli degli affiliati venivano educati all'odio verso la cultura e i costumi occidentali nonché delle religioni diverse da quella islamica, facendo a tal fine ricorso anche alla violenza psicologica e fisica. La scoperta della cellula fondamentalista conferma le analisi svolte dall'intelligence italiana nella Relazione curata dal Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), relativa all'anno 2010, trasmessa al Parlamento e diffusa ieri. Gli 007 italiani segnalano il pericolo rappresentato dall'''attivismo militante'' dei gruppi fondamentalisti nordafricani in attività in Italia. ''Il bacino principale per lo sviluppo di attività di copertura e di sostegno esterno alla causa estremista (propaganda, raccolta fondi, reclutamento) - si legge nel documento - è ancora da rinvenire nei circuiti radicali nordafricani, al cui interno, tra l'altro, seguitano a emergere propensioni individuali ad aggregarsi a formazioni combattenti operanti nei Paesi d'origine o in altri territori del jihad''. Gli ambiti più 'sensibili' alla diffusione dell'ideologia sono per l'intelligence italiana ''i centri di aggregazione, attestati soprattutto nel Nord Italia''. L'europarlamentare Magdi Allam commenta così gli arresti: "Sono indubbiamente preoccupato per la presenza sul territorio italiano di cellule terroristiche che rappresentano la punta di un iceberg di una realtà che incita all'odio e a colpire simboli della civiltà europea e della fede cristiana". Allam, che è stato più volte minacciato per la sua conversione al cristianesimo, ha poi sottolineato come si debba essere "costantemente consapevoli e rigorosi nell'affrontare la radice del problema'' prima che ''la situazione degradi sempre di più".

>>> 24 febbraio 2011
In precedenza lo stesso Procuratore Generale aveva dichiarato che con questo governo la corruzione era aumentata. Le solite mistificazioni, alla faccia della presunta terzietà di certe "alte" istituzioni
MAZZATORTA: CORRUZIONE IN DIMINUZIONE E CIRCOSCRITTA AL SUD
I dati ufficiali forniti dal Procuratore Generale della Corte dei Conti dimostrano che i fenomeni di corruzione sono molto limitati e circoscritti ad alcune zone del nostro territorio: su 237 casi (anno 2010) ben 82 sono avvenuti nella sola Campania
"Dai dati ufficiali forniti dal Procuratore Generale della Corte dei Conti in occasione dell' anno giudiziario emerge una situazione opposta a quella descritta dai media, in particolare di uno specifico schieramento politico''. Lo ha dichiarato il vicepresidente dei senatori della Lega Nord e capogruppo in commissione Giustizia, Sandro Mazzatorta il quale sottolinea che ''in tutto il 2010 sono stati denunciati alle forze dell'ordine 237 casi di corruzione che, se rapportati al numero enorme di soggetti che operano nel campo della pubblica amministrazione, sia come tecnici che come politici, dimostrano che i fenomeni di corruzione sono molto limitati e circoscritti ad alcune zone del nostro territorio''. E ricorda: ''basti pensare che di questi 237 casi, ben 82 sono denunciati in Campania''. Inoltre, ricorda Mazzatorta ''l'aumento delle denunce per il reato di corruzione rispetto al 2009 (182 casi) e' un indice che va valutato positivamente dato che significa che i cittadini si rivolgono con piu' fiducia alle forze dell'ordine per denunciare fenomeni di corruzione nella pubblica amministrazione''. E non va dimenticato, rileva il senatore della Lega Nord ''che dalla denuncia alla condanna definitiva in sede penale i dati verranno ulteriormente ridotti. Affermare dunque come ha fatto il procuratore generale della Corte dei Conti che durante l'azione di questo governo la corruzione e' aumentata, significa mistificare i dati oggettivi che dicono l'esatto opposto''.

>>> 24 febbraio 2011
"Occorre scuotere dal torpore un’Unione Europea che ha i suoi limiti nel proporsi come ‘Unione’, perché in politica estera deve esprimersi sicuramente con più convinzione"
LIBIA, DUSSIN: "NON SOTTOVALUTIAMO IL RISCHIO DI TEOCRAZIA". BRICOLO: "L'EUROPA FACCIA LA SUA PARTE"
"Non è solo nostro il timore che tutto il nord Africa possa diventare una sorta di nazione consacrata all’Islam più aggressivo"
“Temiamo che dietro la speranza di molti cittadini del nord Africa che scendono in piazza per avere democrazia e riforme vi sia chi sogna l’affermarsi di nuovi regimi a carattere teocratico.” Lo afferma Luciano Dussin, vicepresidente vicario dei deputati della Lega Nord. “Ovviamente – prosegue l’esponente del Carroccio - speriamo che prevalgano le istanze dei cittadini per bene e che nessuna violenza possa colpirli. Però non è solo nostro il timore che tutto il nord Africa possa diventare una sorta di nazione consacrata all’Islam più aggressivo. Sarebbe gravissimo se queste forme radicali di affrontare la vita puntassero a costituirsi in superpotenza.” “Le rivoluzioni in atto in Tunisia, Egitto ed ora in Libia sono un autentico terremoto geopolitico e – osserva Dussin - se per l’Unione europea hanno conseguenze diplomatiche, economiche e sociali dirompenti, in Italia hanno un effetto ancora più diretto. Siamo i più esposti agli esodi di massa, con i problemi che conosciamo, a partire dai costi, fino ai problemi relativi alla sicurezza e alle tensioni sociali che, comunque, generano.” Conclude Dussin: “occorre scuotere dal torpore un’Unione Europea che ha i suoi limiti nel proporsi come ‘Unione’, perché in politica estera deve esprimersi sicuramente con più convinzione”. "Per fortuna c'è la Lega al Governo e cercheremo di gestire al meglio i flussi degli immigrati che stanno scappando dalla Libia e dal Nord Africa. Una cosa però è certa: l'Europa non può più nascondersi e non può più limitarsi, come ha fatto finora, a difendere solo gli interessi della finanza e delle grandi banche. Da oggi deve assumersi le proprie responsabilità e non può pensare di scaricare il peso di questa drammatica vicenda solo sulle spalle del nostro Paese. Questo sarebbe inaccettabile". Lo dichiara Federico Bricolo, presidente della Lega Nord a Palazzo Madama.

>>> 17 febbraio 2011
Durante il Consiglio Comunale di lunedì 31 gennaio il mago Cottinelli ha estratto dal suo cilindro le sue ultime 2 grandi trovate, prima della sua uscita di scena
COTTINELLI, ULTIMO ATTO: 300 MILA EURO PER IMBRUTTIRE CORSO BONOMELLI E 530 MILA EURO PER UNA PISTA CICLABILE D'ORO AL LODETTO
In Corso Bonomelli saranno tolti alberi, aiuole e lampioni (mossa da veri ecologisti!). Lodetto invece, dopo quasi 10 anni di promesse, avrà una pista ciclabile (d'oro) centro-cimitero. Ringraziamo "i Lodettesi": Bergomi, Braghini e Bara
Pensavamo di aver già visto (e subito) tutto, ma ci sbagliavamo. Pensavamo di avere già toccato il fondo e che i soldi dei cittadini, che quei pochi e sudati danari rimasti nelle casse del nostro Comune, sedicente "virtuoso", almeno sarebbero stati utilizzati con criterio. Ma probabilmente abbiamo peccato di ottimismo. Cottinelli ci ha stupito per l'ennesima volta. Durante la seduta del Consiglio Comunale di lunedì 31 gennaio la Giunta PD-"Rovato Civica" ha presentato ai Rovatesi le sue ultime due  "grandi opere", le ultime prima della fine della legislatura, prevista per il 2012. Si tratta dello stravolgimento-imbruttimento (spacciato per "restyling") di Corso Bonomelli e della realizzazione di poco più di un kilometro di pista ciclabile tra Lodetto centro e il suo cimitero. Per quanto riguarda Corso Bonomelli, il Comune, dopo averci letteralmente "messo le pezze" (toppe d'asfalto su pietra, un'autentica opera d'arte inedita!) si spingerà oltre: spenderà ben 300.000 euro (a budget, iniziali, poi si vedrà in corso d'opera...) solo per togliere aiuole, sradicare alberi (peraltro già agonizzanti...), rimuovere gli odiatissimi lampioni e smantellare il fondo stradale pietroso. Poi... "giù di brutto" con il tanto amato asfalto, sì, vai, alla faccia del verde urbano e dell'ecologismo, tanto sbandierato da questi signori di sinistra. Corso Bonomelli, insomma, tornerà indietro invece di migliorare, proprio come è successo al nostro Comune dal 2002 ad oggi. Che dire: una vera e propria "damnatio memoriae", un subdolo tentativo dei nostri amministratori cattocomunisti di cancellare ogni elemento che possa ricordare ai Rovatesi il buongoverno leghista degli anni novanta. Non parliamo poi dei gravi disagi che questi lavori causeranno ai pedoni, agli automobilisti e in generale a tutti gli utenti del Corso (clienti, negozianti, professionisti, ecc.), nonchè agli stessi residenti della zona, che saranno costretti per settimane (o mesi...?) a seguire lunghi e contorti percorsi alternativi e deviazioni. A proposito di viabilità, niente paura: una pattuglia di solerti ausiliari del traffico (altra bella novità...) sarà sguinzagliata per le strade di Rovato per infliggere multe agli odiati automobilisti, soprattutto a quelli alla ricerca del parcheggio gratuito o al disco orario perduto, dato che di questo passo l'unico parcheggio gratuito in tutto il centro storico resterà (forse) quello al Foro Boario. Per il resto, mano al portafoglio... Per quanto concerne la pista ciclabile che collegherà il centro del Lodetto al suo cimitero, invece, siamo di fronte ad un abnorme esempio di malgoverno e di cattiva gestione delle risorse: per collegare il centro del Lodetto con il suo cimitero verrà realizzato poco più di un km di pista, all'incredibile costo di 530.000 euro (a budget, iniziali, poi si vedrà in corso d'opera...), ovvero quasi il doppio rispetto ai soldi che saranno stanziati per imbruttire Corso Bonomelli. La cifra stanziata, inoltre, è progressivamente aumentata rispetto a quelle preventivate negli anni precedenti. Sì perchè di pista ciclabile al Lodetto se ne parla da tanto tanto tempo. In merito a questo aumento di costo, lorsignori magari ci diranno, lavandosene le mani: "Eh sì, ma dovete considerare l'adeguamento dei prezzi...". Ricordiamo ai nostri amministratori di fare molta attenzione, in quanto anche Rovato e non solo a Napule, nessuno è fesso: nel mondo dell'edilizia ultimamente l'aumento dei prezzi dei materiali è rallentato ed è molto difficile giustificare certi aumenti. Quindi, così come non capiamo i 300.000 euro stanziati per demolire Corso Bonomelli, così non riusciamo assolutamente a spiegarci i 530.000 euro stanziati per una pista ciclabile di campagna lunga poco più di 1 km. In generale, specie quando si parla di edilizia pubblica, sarebbe il caso di lasciare il lievito ai fornai, facendo meglio i conti e trattando meglio i prezzi. Sarebbe opportuno che i nostri amministratori si chiedessero se era proprio il caso stanziare tale ingente somma per realizzare una sola opera in una sola Frazione. Certo, il Lodetto, dopo le decennali promesse elettorali di "Rovato Civica", seguìte dai puntuali rinvii, nel 2011 finalmente avrà sì la sua pista ciclabile, ma a caro, carissimo prezzo! Un'opera d'oro, in cui finiranno ingenti risorse che di certo non potranno più essere investite, ad esempio, in politiche per la sicurezza o per realizzare anche altre infrastrutture di cui Rovato e le sue Frazioni (Lodetto compreso) avrebbero urgente bisogno. Siamo certi però che i nostri amministratori ora passeranno casa per casa per spiegare ai Rovatesi, per filo e per segno, punto per punto, il capitolato e le economie relative a queste ultime loro due "grandi (si fa per dire) opere". Ma se da un lato lasceremo al prode sindaco Cottinelli l'onere di giustificare di persona i costi dei lavori di Corso Bonomelli, riteniamo che per la pista del Lodetto questa "operazione trasparenza" debba essere portata avanti in prima persona proprio dagli amministratori e dai politici di sinistra originari della Frazione, ovvero da quelli che definiamo simpaticamente "I Lodettesi": Angelo Bergomi (Vicesindaco, Assessore "alle cave", Segretario PD rovatese e neo responsabile provinciale ambiente del PD), Luigi Braghini (Consigliere comunale e animatore di Rovato Civica, nonchè attivo membro delle teatrali "ronde ecologiche", insieme ad Angelo Bergomi e Matteo Verzeletti) e ovviamente l'assessore all'Urbanistica Gianpietro Bara. Non credano costoro che queste due ennesime (e costose) operazioni di facciata possano far recuperare credibilità a loro, al PD e a "Rovato Civica". Non pensino costoro che con un colpo di straccio riescano a cancellare 10 lunghi anni di malgoverno e di abbandono pressochè totale delle Frazioni. Si dice che la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni. Di certo, sia il futuro Corso Bonomelli imbruttito sia la suddetta pista ciclabile d'oro saranno lastricate dei sudati euro dei Rovatesi che, guarda caso, giorno dopo giorno si mostrano sempre più insofferenti verso questi signori, verso i loro partiti di appartenza/riferimento e in generale verso questa amministrazione, così poco attenta specie nella gestione delle risorse economiche.

>>> 16 febbraio 2011
"Finalmente un freno all’incontrollato proliferare di moschee mascherate da centri culturali islamici"
APPROVATE LE NUOVE NORME REGIONALI SUI LUOGHI DI CULTO, PROPOSTE DALLA LEGA. TOSCANI: "SULLE MOSCHEE DECIDERANNO I COMUNI"

"Con queste norme non sarà più possibile insediare liberamente centri culturali con finalità religiose". "Saranno proprio le amministrazioni comunali a decidere se e quali spazi assegnare"

In merito alle nuove norme contenuto nel collegato alla legge regionale 12, in materia di centri culturali con finalità religiose, è intervenuto il Consigliere della Lega Nord, Pierluigi Toscani. "Le nuove disposizioni proposte dall’Assessore regionale al Territorio, Daniele Belotti della Lega Nord – spiega Toscani – e inserite nel collegato di modifica alla legge regionale 12, approvato ieri dal Consiglio regionale, vanno nella direzione di mettere finalmente un freno all’incontrollato proliferare di moschee mascherate da centri culturali islamici nelle nostre città. Accade infatti che in molti dei nostri Comuni si verifichino gravi problemi di viabilità a causa di capannoni artigianali che da un giorno con l’altro si trasformano in affollate moschee, rendendo vani gli accorgimenti che le amministrazioni adottano per la pianificazione urbanistica. Il problema diventa ancora più grave quando sono direttamente i centri storici o le aree residenziali a farne le spese, con gravi disagi per i residenti e problemi di ordine pubblico. Con queste norme non sarà più possibile insediare liberamente centri culturali con finalità religiose; saranno proprio le amministrazioni comunali, alle quali viene ora attribuita la facoltà di prevedere all’interno del Piano di gestione del territorio eventuali cambi di destinazione d’uso, a decidere se e quali spazi assegnare. Questi accorgimenti sono importanti non soltanto per evidenti ragioni di ordine pubblico, ma anche per una tutela completa dei nostri centri storici, che vada ad assicurare il rispetto dei valori architettonici, il decoro e il contesto sociale. La Lega Nord – conclude Toscani – ha dato prova, per l’ennesima volta, di grande coerenza nel perseguimento delle proprie battaglie. Abbiamo messo un freno alla proliferazione di sedicenti centri culturali, dove oltre alla preghiera viene fatta anche propaganda ideologica. Spetterà ora ai singoli amministratori decidere sulla possibilità di una loro presenza sul territorio comunale. Naturalmente assumendosene le responsabilità  davanti ai propri cittadini".

>>> 4 febbraio 2011
"Dopo il fisco municipale, il provvedimento sul fisco regionale inizierà il suo percorso parlamentare già la prossima settimana"
BRICOLO: SUL FEDERALISMO NESSUN PROBLEMA, SI VA AVANTI
"I cittadini hanno ben chiaro chi è a favore del cambiamento e chi invece non lo vuole". Ovvero l'asse centralista PD-IDV-UDC-FLI
"Non c’è nessun problema per quanto riguarda l’iter del federalismo municipale perché la richiesta del passaggio parlamentare avanzata dal presidente Napolitano, che noi come sempre rispettiamo, sarà prontamente esaudita dal Governo come per altro aveva già annunciato questa mattina il ministro Calderoli prima ancora delle comunicazioni del capo dello Stato". Lo dichiarano i capigruppo della Lega Nord Federico Bricolo e Marco Reguzzoni. "Il progetto delle opposizioni e di chi vuole bloccare il federalismo  - aggiungono - è destinato a fallire e per di più i cittadini hanno chiaro chi è a favore del cambiamento e chi invece non lo vuole. Dimostreremo con i fatti la nostra volontà di andare avanti: il percorso dei decreti attuativi del federalismo fiscale non si fermerà. Dopo il fisco municipale, il provvedimento sul fisco regionale inizierà il suo percorso parlamentare già la prossima settimana". Il video della conferenza stampa tenuta dai Ministri Calderoli e Tremonti e dal prof. Antonini, in cui il federalismo fiscale viene spiegato in modo molto dettagliato, è disponibile qui. Il  nuovo fisco locale che esce dal testo approvato dal CDM può essere velocemente sintetizzato nei macro punto sintetizzati qui di seguito:
1) Cedolare secca
Resta la possibilità di scelta da parte del contribuente tra la disciplina vigente e la cedolare secca, per la quale viene introdotta la doppia aliquota del 19% per contratti a canone concordato e 21% a canone libero. Sospensione dell’aggiornamento del canone per chi optasse per il regime della cedolare, anche se prevista nel contratto. La quota di gettito del tributo devoluta ai Comuni delle Regioni a statuto ordinario è pari al 21,7 per cento per l’anno 2011 e al 21,6 per cento a decorrere dall’anno 2012.
2) Addizionale Irpef
Potrà essere aumentata nei comuni che applicavano, fino ad oggi, un’aliquota inferiore allo 0,4%; allo stesso tempo, chi invece non ne aveva ancora previsto l’utilizzo, potrà farlo, ma fino ad un tetto massimo dello 0,4%, con un aumento massimo annuo fino allo 0,2%. Due mesi dopo l’entrata in vigore del decreto i sindaci potranno sbloccare l’addizionale: non solo, ma i sindaci, infatti, potranno iniziare a deliberare i ritocchi anche in mancanza dello specifico decreto.
3) Imposta di scopo
L’addizionale dello 0,5 per mille sulla base imponibile Ici può essere applicata per la realizzazione di diverse tipologie di opere, la sua durata massima è estesa a dieci anni, e il gettito derivante potrà finanziare il 100% dell’opera. Il tutto dovrà essere disciplinato da apposito regolamento da emanarsi entro 60 giorni e, nel caso in cui l’opera non venga completata, il gettito acquisto dovrà essere restituito ai contribuenti.
4) IMU sul possesso
In vigore dal 2014, presupposto d’imposta immobili diversi dalla prima abitazione ed aliquota allo 0,76%. Nel caso in cui l’immobile sia locato, il valore è fissato allo 0,38%. L’imposta sostituisce l’ICI e assorbe anche l’Irpef sui redditi fondiari. A discrezione del comune un aumento / riduzione dello 0,3%, o 0,2% qualora l’immobile sia locato.
5) Imposta soggiorno
Fino ad un massimo di 5 € a notte, vale per i comuni capoluogo,le località turistiche e le unioni di comuni a favore delle politiche di conservazione dei beni o di servizi pubblici locali. I criteri con i quali l’imposta verrà gestita saranno fissati da apposito regolamento.
6) IMU secondaria
La nuova imposta, ora da adottarsi con delibera del Consiglio Comunale e non più, come in una prima versione, con referendum tra i cittadini, entra in vigore nel 2014 e accorpa diversi tributi locali ora utilizzati, quali Tosap, Cosap, imposta comunale sulla pubblicità.
7) Compartecipazione IVA
E’ la novità introdotta negli ultimi giorni di analisi del decreto. L’assegnazione di una quota dell’Iva, infatti, in misura equivalente al 2% del gettito Irpef non rappresenterà un ulteriore aggravio per i contribuenti. L’assegnazione avverrà in base al gettito Iva per provincia e tenendo conto degli abitanti per ciascun comune, ma solo alla prima applicazione.

>>> 4 febbraio 2011
Garavaglia: "Il decreto va nell'interesse dell'Anci e quindi di tutti i sindaci d'Italia che sanno benissimo qual e' la situazione. Penso che la Lega abbia fatto un bel favore anche al Pd"
MAZZATORTA: LA LEGA MANTIENE SEMPRE LA PAROLA
"Il prossimo passo e' il federalismo regionale, e con questo davvero potremo ritenere completata la riforma del federalismo fiscale"
E' un coro di apprezzamento e di gioia da parte dei senatori della Lega Nord all'approvazione defitiva ieri in Consiglio dei Ministri del federalismo municipale, ''grazie alla caparbieta' e alla lotta di Umberto Bossi e del grande lavoro di Roberto Calderoli'', rilevano all' unisono i parlamentari del Carroccio a Palazzo Madama. Per il senatore Gianvittore Vaccari, sindaco di Feltre e componente della commissione Bilancio del Senato, che pure ha tanto lavorato per i contenuti del federalismo municipale, ''e' un riscatto per i comuni di montagna, perche' sono proprio questi ad essere i primi beneficiari del provvedimento. Cosi' possono ora gestire il nuovo sistema fiscale in modo equilibrato e a favore delal comunita'. Un grande risultato - sottolinea Vaccari - grazie a Umberto Bossi che ha mantenuto la promessa, pur tra mille ostacoli''. ''Ci riteniamo soddisfatti dell'approvazione di questo decreto - ha invece sottolineato Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio - che oltretutto va nell' interesse dell' Anci e quindi di tutti i sindaci d'Italia che sanno benissimo qual e' la situazione. Penso che la Lega abbia fatto un bel favore anche al Pd''. Stessa sensazione da parte della senatrice Rossana Boldi, presidente della commissione Politiche dell' Ue del Senato: ''grande soddisfazione per il risultato raggiunto e per la decisione del governo di emanare immediatamente il decreto. Abbiamo fatto un grande passo avanti a dimostrazione che e' troppo importante per il nostro Paese raggiungere finalmente questo obiettivo''. A parere del vicepresidente dei senatori, Lorenzo Bodega quella di ieri ''e' una giornata storica, nonostante e' stata ad arte segnata da polemiche inutili e notizie marcatamente false su cio' che sara' il federalismo municipale. Era una bandiera della Lega, una promessa e cio' dimostra - rileva Bodega - come il nostro movimento e' sul territorio e al governo per mantenere le cose che dice. Il passaggio fondamentale dalla spesa storica, introdotta dalla seconda meta' degli anni '70, ai costi standard e' una svolta epocale. Avremo meno sprechi, meno tasse e piu' responsabilita' di chi amministra i nostri soldi a livello locale. Quindi le tre parole fondamentali: vedo, voto e pago, questi i concetti fondamentali del federalismo e chi sbaglia se ne sta a casa. Naturalmente trattandosi di riforma strutturale l'applicazione di questa svolta si riflettera' nell' arco del prossimo decennio''. Per l'altro vicepresidente del gruppo e sindaco di Chiari, Sandro Mazzatorta ''la Lega mantiene sempre la parola e l'obiettivo del riassetto in senso federale del sistema delle imposte e delle tasse a livello locale , possiamo ritenerlo ormai un obiettivo raggiunto. Questo grazie all'impegno dei nostri ministri e dei gruppi parlamentari del Senato e della Camera. Il prossimo passo - ricorda Mazzatorta - e' il federalismo regionale, e con questo davvero potremo ritenere completata la riforma del federalismo fiscale''. ''E' una ripartenza per il nostro paese'', cosi' il sen. Gianpaolo Vallardi, sindaco di Chiarano. ''Credo che per i territori virtuosi che hanno sempre saputo amministrare, queste giornate saranno di festa e contestualmente la possibilita', per i comuni amministrati male di voltare pagina e cambiare''. ''Si avviera' un graduale processo di lotta alle disfunzioni e agli sprechi, in particolare presenti in alcune aree e territori del centro-sud'', e' il commento del senatore comasco Armando Valli che spiega come il federalismo municipale e' ''l'unico strumento a disposizione dei comuni in una situazione di permanente spesa storica che andra' cosi' via via a decadere. E' una opportunita' di rilancio''. Va sul tecnico, il senatore Fabio Rizzi, sindaco di Besozzo: ''Al di la' di tutte le polemiche sui numeri di cosa stiamo parlando! Il mio comune ha lo 0,86% del proprio gettito Irpef. Qualsiasi soluzione, anche quella di minima, ci triplichera' il bilancio e ci permettera' finalmente di dare risposte concrete ai nostri cittadini''. Ancora un sindaco, il sen. Roberto Mura, borgomastro di San Genesio ed Uniti in provincia di Pavia. Anche lui esprime ''grande soddisfazione del lavoro fatto e del grande impegno personale di Bossi per superare un'empasse che poteva esere di estrema gravita' per il futuro di questo paese che ha bisogno del federalismo. Tutto cio' che sono stati gli atteggiamenti legati a utilizzare contro il federalismo per abbattere Berlusconi, non eravamo sicuramente intenzionati a condividerli. Grande, vittoria della Lega Nord''.

>>> 3 febbraio 2011
L'esponente della SVP vota a favore, ma Baldassarri (FLI) vota contro, per ordine di Fini. Risultato: 15 pari
L'ASSE CENTRALISTA E STATALISTA PD-IDV-UCD-FLI BOICOTTA IL FEDERALISMO MUNICIPALE
Nella Commissione Bicamerale FLI è sovrarappresentata. Per fare le riforme, in ogni Commissione si dovrà ridimensionare la presenza di questi voltagabbana centralisti
C'era da aspettarselo. Per i dinosauri della politica italiota il motto è sempre lo stesso: "resistere resistere resistere". Soprattutto se c'è in gioco la sopravvivenza del centralismo romanofilo e l'assistenzialismo a fondo perduto del Sud. Dopo le recenti polemiche e gli scandali sessuali che hanno investito Silvio Berlusconi, dimostrando il vuoto politico all'ennesima potenza del PD e della sinistra e il discutibile lavoro di certi magistrati che ancora una volta hanno brillato per il loro zelo a senso unico, oggi si è verificato l'enesimo sgambetto da parte dei poteri forti del blocco centralista. Ad operarlo tale Baldassarri, un uomo chiave del FLI, economista finiano d.o.c., una sorta di anti-Tremonti, uno che già nel 2003 si aggirava per i palazzi governativi romani con finanziarie "alternative" a quelle di Tremonti. Fino all'ultimo qualcuno si era illuso che questo personaggio potesse dare il via libera al provvedimento noto come "federalismo municipale", una vera rivoluzione copernicana. Ma per ordine di Fini, Baldassarri ha votato contro. Il risultato è stato 15 a 15. Nulla di fatto. Non una bocciatura, ma nemmeno un benestare. Insomma, un empasse inedito, senza precedenti. La Lega però non si ferma e proporrà un percorso alternativo per far passare la riforma, soprattutto per bypassare questa Commissione in cui FLI è sovrarappresentata e nella quale si potrebbe bloccare ogni provvedimento riformatore, anche in futuro. Pertanto è necessario rivedere al più presto la composizione di questa e delle altre Commissioni parlamentari in cui FLI potrebbe giocare al sabotaggio antigovernativo, fregandose altamente (è bene ricordarlo) del mandato dato a questi soggetti dagli elettori di centrodestra, che nel 2008 li hanno votati sotto il simbolo del "PDL - Berlusconi Presidente" e che li hanno votati per realizzare riforme epocali fra cui, appunto, quella federalista.

>>> 2 febbraio 2011
Intervento del nostro Consigliere Pierluigi Toscani durante il Consiglio Comunale di lunedì 31 gennaio. Le leggi ora ci sono, Cottinelli si svegli e attivi le ronde
EMERGENZA FURTI NELLE FRAZIONI, TOSCANI: A ROVATO SERVONO LE RONDE
Inutile dire che l'appello cadrà inascoltato. Cottinelli continuerà a non sentire ed accuserà ancora una volta il Ministro Maroni
Dalla fine del 2010 e per tutto il mese di gennaio 2011 nelle Frazioni di Rovato, specialmente a Sant'Andrea, si è verificata una serie preoccupante di furti in abitazione. Ma il nostro sindaco, che un anno fa, accompagnato dall'allora Assessore alla Sicurezza Francesco Corbetta, si aggirava proprio per le Frazioni tenendo incontri pubblici in cui sminuiva il lavoro del Ministro Maroni, quando si parla di sicurezza latita o se ne lava le mani. Come tutti sanno (compreso Cottinelli...), la serie di leggi e di norme varate nel 2010 dal Governo per volere del Ministro Roberto Maroni, nota come "Pacchetto Sicurezza" o "Pacchetto Maroni", ha attribuito ai sindaci ampi poteri e grandi spazi di manovra per contrastare duramente ed efficacemente la micro criminalità. Ormai non si contano i sindaci che, da Nord a Sud, utilizzano quotidianamente tali norme per garantire maggiore sicurezza ai loro cittadini. Queste norme, tra l'altro, sono state da poco integrate con ulteriori provvedimenti legislativi che prevedono la possibilità per il sindaco di usufruire della collaborazione diretta e volontaria dei propri cittadini, attivando le cosiddette "ronde", ovvero gruppi di 3 cittadini, volontari, non armati, muniti di cellulare e pettorina di riconoscimento, appositamente addestrati ed accreditati in Questura, che in coordinamento con le Forze dell'Ordine presidiano le aree urbane più a rischio. Anche molti amministratori locali di sinistra stanno già applicando le varie norme previste dal "Pacchetto Sicurezza", ma ci sembra che per i nostri amministratori a Rovato non ci sia affatto un problema di sicurezza, nemmeno dopo i gravissimi episodi di cronaca nera avvenuti negli ultimi anni e l'incredibile sequenza di furti e rapine che i Rovatesi stanno subendo negli ultimi mesi. Quindi se per Cottinelli il "Pacchetto Sicurezza" di Maroni è inutile (come ha più volte dichiarato nel corso del 2010), le ronde sono inutili e a Rovato non servirebbero nemmeno... Figuriamoci se a richiederle è la Lega! Il nostro Consigliere Pierluigi Toscani, durante l'ultima seduta del Consiglio Comunale, ha rivolto un appello al sindaco Andrea Cottinelli affinchè anche a Rovato siano attivate le ronde, proponendo di coivolgere anche le varie associazioni di volontariato rovatesi. In risposta all'appello di Toscani, il sindaco Andrea Cottinelli non ha tergiversato, anzi, ha addirittura "rilanciato", ma in un modo disarmante, tra il beffardo e l'arrogante, parlando molto vagamente di alcuni "pensionati" che potrebbero essere impiegati per sorvegliare, ad esempio, il parcheggio delle piscine di via I maggio (che, non dimentichiamolo, nel 2009 fu teatro di un gravissimo fatto di cronaca nera, di una violenza inaudita). Che dire... Cottinelli vive proprio in un'altra dimensione. Una gaffe oppure un'odiosa provocazione? Certamente un riferimento infelice ed una proposta altrettanto infelice, che dimostra come il nostro sindaco abbia sempre sottovalutato e stia ancora sottovalutando il problema sicurezza, facendo finta di non sentire e di non vedere. Un sindaco "in letargo" che, quelle poche volte che riapre gli occhi, avanza proposte vaghe, strampalate e inefficaci, oppure organizza ridicoli ed inutili incontri pubblici (di sapore elettoralistico) come quelli tenuti l'anno scorso sul problema sicurezza. Vi rendete conto di chi ci amministra? Cottinelli anche in quest'occasione ha assunto un atteggiamento che ci fa cadere le braccia e che ci fa inevitabilmente volgere lo sguardo verso il calendario, in attesa delle elezioni del 2012. Nel frattempo, cari Rovatesi, teniamo duro, facciamo attenzione e... speriamo bene.


>>> 24 gennaio 2011
In questo ultimo scorcio di legislatura si moltiplicano le iniziative superflue, finanziate a tamburo battente. Scene da "Titanic": mentre la nave affonda, l'orchestra fa finta di niente e continua a suonare
MENTRE IL COMUNE PIAGNUCOLA PER LE CASSE VUOTE, VANNO IN SCENA SFILATE DI MODA MAROCCHINA E INCONTRI SUI PROBLEMI DI COPPIA
Il paese è allo sfascio, ma al neoassessore ai servizi sociali Mara Bergomi si dà carta bianca per calendarizzare eventi che interessano sì e no a qualche decina di persone (di sinistra)
Parole d'ordine: austerity, c'è la crisi, ci sono stati i tagli di Tremonti. Insomma, i soliti piagnistei. Così gli amministratori locali di sinistra ai vari livelli istituzionali, quindi anche "Rovato Civica" e il PD di Angelo Bergomi, negli ultimi mesi hanno cercato di giustificare le loro difficoltà amministrative e soprattutto i loro gravi errori di fronte ai cittadini. Ma nel caso di Rovato questo "giochetto", quesi ennesimo scaricabarile, non funziona proprio. I bilanci di quasi 10 anni di amministrazione di sinistra parlano chiaro. Li abbiamo letteralmente spulciati: c'è davvero da mettersi le mani nei capelli, semprechè questi signori non ce li abbiano già fatti perdere da tempo. Come abbiamo potuto constatare per il problema buche nelle strade, dai bilanci emerge chiaramente che la messa in sicurezza e la manutenzione delle strade e delle infrastrutture pubbliche in geneale fanno sempre la parte della Cenerentola, mentre si trova sempre il modo di stanziare (buttare!) migliaia migliaia migliaia migliaia migliaia e migliaia di euro per finanziare con danaro pubblico, più o meno sfacciatamente, associazioni "no profit" (...tutte ovviamente di sinistra), progetti e manifestazioni a dir poco superflui e seguiti sempre e solo dalle stesse poche decine di persone, dalle solite facce, che quasi sempre sono tutti supporters di "Rovato Civica" e/o della sinistra rovatese. Come volevasi dimostrare: il Comune, se vuole, i soldi li trova, eccome! Una valanga di euro che finiscono ad associazioni che poi organizzano cose molto utili alla cittadinanza, come ad esempio, corsi di danza del ventre, crociere sul Nilo, sfilate di moda marocchina, o vanno a club rovatesi di cricket (???) e non ultimo, finanziano un bel ciclo di incontri antropologici sui problemi di coppia: l'ultimo capolavoro dell'assessore ai servizi sociali Mara Bergomi, per il quale interverranno fior fior di esperti, che scommettiamo verranno a Rovato completamente gratis, vero? Insomma, a Rovato si spende e si spande, in particolar modo per gli amici o meglio ancora, per i kompagni: rimborsi, prebende, contributi agogo. A Rovato i soldi si trovano sempre anche per organizzare cineforum fantozziani "per i giovani", degni di una periferia metropolitana degradata, da tenersi in piazza o in ambienti chiusi belli ma piccoli, visto che a Rovato non abbiamo neanche uno straccio di cinema-teatro. I servizi concreti in favore dei Rovatesi, quelli no, quelli vengono sempre dopo e sono spesso messi all'ultimo posto, anche se il Comune tenta di salvare la faccia giocando degli "assi" mediatici come quello della super biblioteca, costata solo lei oltre 4 milioni di euro. Certo, questione di scelte, questione di priorità, dicono "loro". Ecco, queste sono le "loro" priorità, cari Rovatesi: fare solo gli interessi dei loro "giri", dei loro "ambienti" e soprattutto dei loro supporters, fregandosene altamente della stragrande maggioranza dei cittadini, che non li ha votati.

>>> 22 gennaio 2011
Non passa giorno senza che i nostri civici amministratori di sinistra non ci riescano a stupire con qualche iniziativa che sa di baggianata
ROVATESI (E NON): OCCHIO ALLE BUCHE. E SE PROPRIO CI FINITE DENTRO, CHIEDETE PURE IL RIMBORSO AL NOSTRO COMUNE DALLE UOVA D'ORO...
Con la "ricetta Baruffi" (unico assessore superstite della giunta azzarata 4 mesi fa) i Rovatesi pagheranno 2 volte: manutenzione stradale inesistente e rimborsi "a pioggia". E ad altissimo rischio di abuso e truffa
Come ormai avviene da anni, dopo le gelate e le nevicate invernali, anche quest'anno a Rovato sta tornando il dramma delle strade colabrodo, piene di buche, in certi casi piccoli crateri lunari. E con le buche sta tornando anche il problema dei loro spiacevoli "effetti collaterali" per gli cittadini e per il loro portafoglio. Gomme bucate e cerchioni piegati. In poche settimane nelle officine dei gommisti franciacortini si contano decine e decine di interventi dovuti al problema buche rovatesi. Dalle testimonianze dirette che abbiamo raccolto da cittadini residenti a Rovato o che per Rovato transitano quotidianamente per lavoro o studio, emerge chiaramente una cosa: il problema non è generalizzato, non accomuna assolutamente tutti i Comuni della Franciacorta, come qualcuno cerca di far passare sui media. Il problema "buche invernali" (e non solo...) c'è quasi sempre e solo a Rovato, la cui rete stradale, tutta, dal centro alle Frazioni, anche quest'anno si è trasformata per l'ennesima volta in un grande colabrodo. Unica eccezione: le orripilanti toppe d'asfalto in Corso Bonomelli. Ma su quelle noi ormai ci siamo rassegnati, ridiamo per non piangere, quindi preferiamo considerarle non un intervento di manutenzione stradale ma... un'installazione di arte contemporanea, un po' come la facciata dell'ex cinema Super. Della serie: il gusto per l'orrido. Tornando al problema buche, dare tutta la colpa all'assessore ai lavori pubblici Giuseppe Baruffi, unico superstite della giunta insediatasi nel 2007 che Cottinelli ha azzerato 4 mesi fa, sarebbe troppo comodo. Il problema è la costante e ormai quasi decennale non curanza da parte delle giunte Cottinelli per quanto concerne verde pubblico, arredo urbano e strade. Abbiamo amministratori che non si guardano in giro, che non si accorgono nemmeno di edifici pericolanti che distano poche decine di metri dal Comune. Prendiamo ad esempio il recentissimo caso dello stabile diroccato di Via San Carlo Borromeo. Prima di vedere un intervento di messa in sicurezza, abbiamo dovuto aspettare che da questo rudere cadesse in strada prima una grondaia (per fortuna senza far male a nessuno!) e in seguito calcinacci. Solo allora, con la solita reazione esagerata del dormiglione ritardatario che si sveglia di colpo e tenta di recuperare il tempo perso, il Comune ha usato il pugno di ferro (come nel caso della chiusura dei palazzetti...) e ha deciso di intervenire arrivando a chiudere l'intera via non per ore, ma per giorni, creando ulteriori disagi ai cittadini. Ma il sindaco e l'assessore superstite Baruffi non vedono in che stato pietoso si trovano interi quartieri di Rovato? Ma questi signori dov'erano nei mesi/anni precedenti ai crolli di via San Carlo? A Rovato dobbiamo sempre aspettare l'evento da cronanca nera per intervenire? La carenza di manutenzione urbana si traduce spesso in mancanza di tutela dell'incolumità dei cittadini: infatti, nel caso delle buche, ai danni agli automezzi va aggiunto l'altissimo costo che si rischia di pagare in termini di sicurezza stradale. Ma il Comune, come sempre, se ne lava le mani, sui suoi media in internet dice "interverremo", "grazie a tutti per le segnalazioni". Bla bla bla, ma in giro non si vede nessuno, tutti questi operai, tutti questi camioncini, tutte queste pale al lavoro non si vedono! Non contento, il Comune fa pure lo scaricabarile, per cercare (invano) di salvarsi "in corner": messo con le spalle al muro dalla miriade di segnalazioni, alza le mani al cielo e punta il dito sulla manciata di strade di competenza provinciale che attraversano il territorio rovatese. Tanto, chi governa in Provincia? La Lega. Ecco, rivolgetevi alla Provincia. Come dire: se finite in una buca, prima di accusare il bravissimo, organizzatissimo ed efficientissimo Comune di Rovato, controllate prima se quella strada è di competenza della brutta e cattiva Provincia leghista di Brescia. A tal proposito il nostro Comune si dimostra veramente "svizzero": sui suoi siti internet riporta una sfilza di numeri telefonici della Provincia di Brescia, persino gli estremi degli uffici provinciali con cui "prendersela". Un capolavoro mediatico. Bravi. Lo scaricabarile dei nostri amministratori di sinistra, che evidentemente sanno di essere in difetto e in totale malafede, non si è limitato a questo, ma si è tradotto in un'iniziativa veramente allucinante, che rivela chiaramente il loro osceno tentativo di "mettere le mani avanti": questi signori si sono inventati il rimborso-danni "a consuntivo"! Non sappiamo se questa che definiamo ironicamente "ricetta Baruffi" sia stata partorita dall'assessore superstite Baruffi o, come nel caso della chiusura dei palazzetti, sia stata un'idea (malsana) collettiva di Giunta, ma la cosa certa è che si tratta della solita pezza, figlia dell'incapacità amministrativa e della famigerata fantasia al potere, proprio come nel caso delle toppe d'asfalto messe da un giorno all'altro sulla pavimentazione in pietra di corso Bonomelli. E' semplice: finite in una buca e subite un danno? Andatevene tutti... dal gommista, pagate, inoltrate al Comune di Rovato la vostra bella domanda di rimborso danni, tanto paga... il Comune. Quindi Pantalone. Quindi, ancora una volta, pagano tutti i Rovatesi, insomma tutti noi contribuenti! Avete capito bene: chi ha subito un danno a causa delle buche paga la riparazione e successivamente viene rimborsato (a fronte di regolare fattura, foto, "eventuale" verbale, ecc.). Ma i Rovatesi, con questo meccanismo, pagheranno 2 volte: primo perchè hanno già pagato tasse per ricevere una manutenzione stradale pressochè inesistente (ma comunque già pagata dal Comune e a caro prezzo, visto il costo orario degli operai comunali e delle varie convenzioni/appalti esterni!). Secondo perchè pagheranno anche tutti i rimborsi che il Comune elargirà a "pioggia", a Rovatesi e non. Ergo, Rovato è il paese della cuccagna, chiedi e ti sarà dato. A tal proposito il Comune ha messo on-line persino un bel modulo prestampato. Piccolo particolare: se uno circola in scooter, in bici o anche a piedi, prende una buca, cade rovinosamente a terra e si fa male? Cavoli suoi? Aspettiamo l'apposito modulo anche per questo caso sfortunato, oppure il Comune ci dia indicazioni per trovarci un buon avvocato, altrimenti ci dica se dovremo rivolgerci direttamente al Gabibbo. A parte gli scherzi, siamo veramente all'indecenza! Se transistate per Rovato, quindi, occhio alle buche. Il nostro Comune ha scelto di non tutelare nessuno, di restare in letargo per tutto l'inverno e preferisce pagarvi i danni (tra l'altro con un elevatissimo rischio di abusi e truffe!), invece di budgettizzare per tempo sufficienti risorse per garantire un minimo di manutenzione e di sicurezza stradale, sia nelle vie del centro che delle Frazioni.

>>> 20 gennaio 2011
"RAI: di tutto, di più", recitava un vecchio slogan. Come no: trasmissioni faziose, assenza di contraddittorio, realtà deformata, notizie insabbiate
ANCHE QUEST'ANNO RICORDIAMOCI DI PAGARE IL CANONE RAI ENTRO IL 31 GENNAIO!
Per il 2011 la tassa sull'aria (che non è assolutamente un "abbonamento alla TV") è volata oltre i 110 euro, alla faccia della crisi...
E' arrivato il 2011, l'anno delle celebrazioni in onore del cosiddetto 150° anniversario della cosiddetta unità d'Italia e per l'occasione la RAI è partita in quarta, ma è partita con il piede sbagliato: a dicembre 2010 ha lanciato una serie di spot vergognosi, anti-identitari, antifederalisti, che dileggiavano e denigravano le lingue e le culture locali, lingue e culture dalla storia millenaria. Altro che 150 anni. Dopo una "sommossa" sollevatasi in internet e una forte presa di posizione "bipartisan" di molti intellettuali contro questi spot, la RAI (che purtroppo li aveva già pagati fior di quattrini), li ha dovuti riciclare e li ha ritrasmessi con un commento fuori campo di tutt'altro tono, diciamo così, un po' più "federalista". Bene. Bravi. Polemica chiusa, per ora, ma ennesima brutta figuraccia della RAI, che anche stavolta ha peccato di centralismo giacobino, che probabilmente è ancora il suo male cronico. Infatti, passano gli anni, cambiano i governi, ma quando si parla di RAI e di televisione pubblica, tutto continua a parlare romanesco e si continuano a pagare stipendi d'oro per partorire un sacco di trasmissioni schierate e di nicchia, specie su RAI3. Unica nota positiva degli ultimi anni è stato il potenziamento del centro di produzione di Corso Sempione a Milano, fortemente voluto dalla Lega Nord per bilanciare lo strapotere monopolistico culturale e mediatico romano e per creare indotto, una volta tanto, anche a nord di Roma. Ma questo non basta. Come è necessaria una rivoluzione federalista nel Paese, così è necessaria una rivoluzione federalista della tv pubblica, che passi ad esempio per la regionalizzazione totale di almeno una delle 15 reti RAI oggi presenti sul digitale terrestre. Si potrebbe regionalizzare proprio RAI3, che negli anni 70 nacque in questa prospettiva, parallelamente all'istituzione delle Regioni. Il deputato leghista Davide Caparini, da 20 anni, è impegnato in prima fila su questo fronte, suggerendo le modalità di disdetta del canone RAI a tutti quei cittadini che non intendono più usufruire delle trasmissioni televisive. Attenzione: di tutte le trasmissioni e non solo di quelle RAI, il che si potrebbe giuridicamente configurare come elemento di dubbia legittimità, non solo costituzionale. Caparini, inoltre, ha recentemente proposto di boicottare il canone nelle zone in cui il segnale digitale terrestre RAI non ha sufficiente potenza o dove non arriva del tutto. Ci risulta che anche a Rovato ci siano molti cittadini che hanno ancora problemi di ricezione. Chi invece volesse continuare a pagare il canone RAI, con o senza segnale, per il 2011 è invitato a pagarlo in modo ancora più convinto che in passato. Per 2 motivi: primo, per onorare (insieme alla RAI) il cosiddetto 150° anniversario della cosiddetta unità d'Italia; secondo, per pagare i super stipendi ai personaggi che vedete nella foto sopra riportata. Però adesso speriamo che non vi sia passata la voglia...

>>> 15 gennaio 2011
Da mesi si sta scatenando una vera e propria “caccia al leghista”. Il PD le forze politiche di sinistra tacciono. Ma chi sono i mandanti?
SQUADRISMO ROSSO CONTRO LA LEGA. ORA SI VA A CACCIA DEL LEGHISTA CASA PER CASA
Non solo bombe ed aggressioni fisiche: su internet e giornali si moltiplicano ricerche, dossier e schedature ai limiti della legalità (e della decenza)
Era dagli anni ’90, ai tempi delle inchieste del PM Papalia (ex Procuratore Capo di Verona, oggi a Brescia) e delle continue devastazioni di sedi e gazebo che non si respirava questa atmosfera plumbea attorno ai politici e ai militanti leghisti. Il clima è tornato incandescente e a nulla valgono gli appelli ad “abbassare i toni” provenienti da più parti. La sinistra più o meno estrema, ma tutta comunque in profonda crisi di identità, non sapendo più a che santo votarsi sembra rimpiangere i bui anni di piombo o, peggio, l’olio di ricino. Da anni, in tutta la Padania si verificano con frequenza settimanale attacchi a sedi ed aggressioni a militanti. Tali episodi non si contano più e già questo la dice lunga sulla gravità della situazione. A differenza dei militanti delle aree politiche estremiste, di destra e di sinistra, i leghisti hanno sempre dimostrato di essere gente per bene, che lavora, studia e porta avanti le sue battaglie democraticamente, pacificamente e soprattutto volontariamente, pagando i costi e i tempi della politica di tasca propria. Negli ultimi mesi, invece, a livello nazionale e locale, i leghisti e in genere i Padani sono rappresentati come mostri e vengono presi di mira quotidianamente, dileggiati e derisi. La sinistra ha cominciato ad utilizzare la sua macchina del fango mediatica a pieno ritmo. Si pensi alle campagne di RAI3, con il TG3, il TG3 Lombardia ed altre trasmissioni faziose schierate in prima fila, in cui ogni argomento (anche non politico) è buono per attaccare le idee e gli uomini della Lega. Tutto fa brodo pur di andare contro la libertà della Padania: dai disastri naturali alle tragedie familiari. La locomotiva della sinistra post e neo comunista ha imboccato da tempo un binario morto, quindi non le resta che utilizzare 2 metodi antidemocratici: l’attacco personale e la violenza di piazza. A preoccuparci, però, non è tanto la violenza di piazza, quanto la schedatura dell’avversario. Altro che Wikileaks e Assange. Qui non si tratta di fuga di notizie o dossieraggio ad alti livelli diplomatici (tra l’altro rivelazioni ad effetto, perlopiù sopravalutate e lapalissiane, che sfondano porte aperte). La sinistra, non solo extraparlamentare, a secco di idee e soprattutto di voti, alla riflessione filosofica e politica preferisce il buco della serratura o la lente di ingrandimento, con la quale spulcia nella vita privata degli avversari, per distruggerli sul piano affettivo e personale. E se non ci riesce, ci prova comunque, sperando in un appoggio da parte di certa magistratura. In molti casi il livello di dettaglio delle informazioni personali raccolte e pubblicate è impressionante ed inquietante. La ricerca di tali informazioni non viene effettuata solo su internet e sui giornali, ma debbono necessariamente essere sguinzagliati, sia informaticamente sia fisicamente, personaggi più o meno raccomandabili, più o meno noti, più o meno coinvolti nella vita politica locale, con una missione ben precisa: identificare per poi infangare, denigrare e distruggere scientificamente la reputazione e perché no, la vita privata dei politici e dei militanti leghisti. Ecco quindi che in rete cominciano a fioccare diverse inchieste fai-da-te (ma non troppo), dossier, schedature e una serie infinita di attacchi personali e di riferimenti ad indirizzi di residenza o di lavoro. I alcuni casi si cita addirittura il numero civico. Al di là della gravità oggettiva di questo atteggiamento squadrista, degno della RSI o della DDR, è da sottolineare il silenzio assoluto del PD, a tutti i livelli, su questo argomento. PD che, anzi, rincara la dose accusando ripetutamente ed apertamente la Lega Nord di intrattenere rapporti con le mafie. Chi fa seguire le persone fin sotto casa, la Lega? Chi assume atteggiamenti ricattatori in perfetto stile mafioso, la Lega? E’ giunto il momento di scoperchiare ciò che bolle in pentola e di smascherare questa strategia e questi soggetti, sia i mandanti sia gli esecutori, che spesso sono pedine di un disegno politico più ampio. E’ giunto il momento di smascherare chi, magari dopo il suo fallimento politico-amministrativo, decide di consumare la sua vendetta personale battendo questo terreno minato, cercando di pescare nel torbido a tutti i costi, cercando in ogni modo di “colpire il nemico” in tutti i modi possibili e immaginabili, senza alcun ritegno. Come abbiamo potuto constatare recentemente, le montature mediatiche, le gravi fughe di notizie dalle procure, i falsi scandali sessuali, sono ormai al pari della pallottola recapitata in busta chiusa. Non siamo di fronte ad un mero problema di privacy o incolumità personale: qui ci sono in gioco la Democrazia e la Libertà di espressione.

>>> 15 gennaio 2011
Comiche finali e super gaffe in Comune: il giovane neoassessore Matteo Verzeletti bacchetta studenti e docenti. Peccato che il neoassessore all'Istruzione, il prof. Antonio Niglia, sia il vicepreside del "Gigli"
I PALAZZETTI DELLO SPORT CHIUSI PER VANDALISMO: VERZELETTI PUNISCE IL "GIGLI" (QUINDI ANCHE NIGLIA!). ESPLODE L'IRA DEGLI STUDENTI
Pugno di ferro del Comune: per colpa di pochi vandali ci vanno di mezzo tutti. Soprattutto quella "scuola pubblica" tanto difesa (solo a parole) dalla sinistra
Il giovane neoassessore allo Sport Matteo Verzeletti, che ironia della sorte ha praticato karate a livello agonistico per diversi anni, stavolta ha sferrato proprio un bel "colpo", diciamolo pure, un duro "colpo" da cintura nera che ha lasciato al tappeto ben 3 "vittime": gli studenti dell'Istituto Superiore "Gigli" di Rovato (che raggruppa Ipsia e Liceo), i suoi docenti, ma soprattutto, udite udite, il neoassessore all'Istruzione Antonio Niglia, che di quell'istituto è docente e... vicepreside! Incredibile. A Rovato, dopo l'azzeramento di Giunta di settembre 2010, sta veramente succedendo di tutto e, come è avvenuto per le questioni luminarie natalizie (acquistate dai commercianti) e pista di pattinaggio sul ghiaccio (assurda proposta natalizia dell'assessore al commercio Diomira Ramera, poi abortita fra le polemiche), dopo ogni gaffe il Comune minimizza e subito parte l'operazione "insabbiamento mediatico". Ma ricapitoliamo la vicenda, per chi non l'avesse seguita dall'inizio: Verzeletti, informato dalle varie associazioni sportive rovatesi (e pare non direttamente dal vicepreside Niglia!), circa i gravi danni arrecati "da ignoti" ai due palazzetti dello sport (per la cui costruzione e manutenzione il Comune negli ultimi anni ha stanziato centinaia di migliaia di euro), ha preso carta e penna e ha scritto una dura lettera al preside dell'istituto superiore "Gigli", il prof. Salvatore Alibrandi, comunicandogli la perentoria chiusura dei due palazzetti ai soli studenti del suo istituto. Sì perchè se le strutture saranno vietate agli studenti del "Gigli", continueranno ad essere utilizzate da tutte le realtà associative rovatesi. La lettera di Verzeletti si chiude con una sorta di "tirata di orecchie" al corpo docente, che viene invitato ad aumentare il livello di sorveglianza sugli alunni. Fin qui il ragionamento di Verzeletti, anche se discutibile, parrebbe filare: strutture pubbliche devastate da ignoti, nessuno confessa, ergo punizione esemplare per tutti. Ma analizzando più a fondo la questione, emerge il suo retroscena comico: a subire la "tirata di orecchie" è stato anche lo stesso prof. Niglia, assessore all'Istruzione del Comune di Rovato, direttamente coinvolto nei rapporti scuole-Comune, che di quell'istituto non è un "bidello" o un semplice docente, ma addirittura il vicepreside. Niglia, che dovrebbe essere costantemente in prima linea contro indisciplina e inciviltà, intervenendo duramente all'interno del suo istituto e prevenendo qualsiasi forma di vandalismo, non avrebbe dovuto aspettare (o magari, peggio, richiedere) un intervento esterno da parte dell'assessore allo sport. E se l'avesse richiesto, avrebbe sbagliato 2 volte, riconoscendo implicitamente la propria impotenza ed evidenziando ancor di più il suo "conflitto d'interessi", che lo avrebbe portato a richiedere, insomma, una sorta di comoda e pilatesca supplenza esterna. Inoltre, visto che ad oggi non è stato individuato con certezza alcun colpevole in nessuno dei due plessi scolastici incriminati (Ipsia e Liceo), è legittimo il fatto che si sia scatenata anche l'ira degli studenti (e dei loro genitori), che per colpa di alcuni vandali si vedranno inibito, chissà per quanto, l'accesso a entrambe le strutture sportive. In questa vicenda, se da un lato è emersa in modo inequivocabile l'imbarazzante posizione del prof. Niglia, dall'altro è emersa anche l'eccessiva veemenza di Verzeletti, che con l'appoggio di tutta la giunta comunale ha preso un durissimo provvedimento che risulta, oltre che tardivo, inutile e persino ridicolo, visto che ha finito per coinvolgere anche un suo collega assessore. Sia chiaro: la chiusura dei 2 palazzetti non servirà come deterrente e non servirà assolutamente a scovare e punire i vandali, ma intanto è certo che punirà duramente e indistintamente centinaia di studenti innocenti. Questo provvedimento "disciplinare" molto probabilmente non produrrà nemmeno gli sperati effetti sull'innalzamento del livello di sorveglianza da parte dei docenti, a meno che Niglia, gli altri dirigenti e i docenti di educazione fisica riusciranno a sorvegliare a vista, anche avvalendosi di uno o più "bidelli", tutti gli studenti, uno ad uno, prima, durante e dopo tutte le attività sportive, magari anche ricorrendo ad un adeguato adeguato sistema di videosorveglianza comunale, già in uso da anni nel centro storico di Rovato. Soluzioni estreme, certo, sotto certi aspetti difficilmente percorribili ed economicamente rilevanti, ma sicuramente molto meno onerose degli importanti interventi di riparazione delle strutture e degli impianti danneggiati, che il Comune dovrà pagare con i soldi prelevati dalle tasche dei Rovatesi. Infine, ci preme fare una riflessione squisitamente politica: in un momento storico come questo, in cui la sinistra, dal PD alla CGIL, recita in continuazione il mantra "giù le mani dalla scuola pubblica" riempiendo i media di falsità, strumentalizzazioni e mistificazioni, proprio una giunta comunale di sinistra si permette di chiudere agli studfenti per bene queste 2 importanti strutture sportive, che sono anche luoghi indispensabili per conseguimento delle finalità educativo-didattiche previste P.O.F. dell'istituto "Gigli". Caos, figuracce, strafalcioni, autogol. Questo è il Comune di Rovato oggi.

>>> 14 gennaio 2011
Probabilmente sono state utilizzate due potenti bombe carta. Ingenti i danni (si parla di migliaia di euro). Nessuno si farà intimidire!
VIGLIACCO ATTENTATO INTIMIDATORIO CONTRO LA SEDE DELLA LEGA DI CAZZAGO
Ieri sera era prevista una riunione: i militanti hanno trovato l'entrata della sede intitolata a "Lorenzo Pluda" completamente distrutta
Dopo l'attentato di Gemonio di fine dicembre e le altre decine di aggressioni ai danni dei militanti leghisti in tutta la Padania, di cui sui media romanofili si parla sempre troppo poco, stavolta è stata presa di mira una sezione a noi vicina: quella di Cazzago San Martino. Ieri sera, 13 gennaio, era in programma la riunione settimanale di Sezione. Al loro arrivo in sede, però, i militanti si sono trovati di fronte alla sede con l'entrata letteralmente distrutta, con evidenti danni da scoppio, vetri antisfondamento rotti, serramenti divelti e addirittura marmi rotti, segno che la deflagrazione dev'essere stata violentissima. Non è ancora chiaro quando si sia verificato lo scoppio, se nottetempo o in pieno giorno. Ma dai primi accertamenti pare che si sia trattato di 2 bombe carta, molto potenti, certamente in grado di provocare serie conseguenze, in presenza di persone. La Sezione di Rovato esprime la sua totale e fraterna solidarietà ai militanti cazzaghesi, nella certezza che questi gesti incivili, antidemocratici e vigliacchi non potranno assolutamente nè rallentare nè tantomeno fermare la rivoluzione identitaria e federalista che la Lega Nord sta portando avanti da 20 anni ad ogni livello istituzionale. Anzi, tutti questi episodi, spesso direttamente o indirettamente firmati con riferimenti ad una sedicente "resistenza" ma che nulla hanno a che vedere con valori quali Libertà e Democrazia, sono sintomi di un malessere diffuso negli ambienti politici extraparlamentari più conservatori, di destra e di sinistra, che si oppongono con tutti i mezzi al cambiamento e alle riforme.

>>> 5 gennaio 2011
Scelta obbligata. Se non fossero rispettati i tempi per l’approvazione dei decreti attuativi della riforma in senso federale dello Stato, salta tutto
VOLPI: SE ENTRO IL 23 GENNAIO NON PASSERA' IL FEDERALISMO FISCALE, VOTO ANTICIPATO
“Alla maggioranza servono i numeri, non una nuova alleanza”. Tra il 17 e il 23 gennaio il voto decisivo in commissione sull'ultimo decreto attuativo
[Filippo Benedetti Valentini, da L'Occidentale]
Il Senatùr lo ha detto senza se e senza ma: il federalismo "deve passare" tra il 17 e il 23 gennaio. Lo ha fatto all’indomani della “cena degli ossi” con i ministri Tremonti e Calderoli a Calalzo, perché, ha precisato, se in quel periodo non passa l'ultimo decreto attuativo nella commissione bicamerale la Lega non può portare il federalismo in Consiglio dei Ministri. Il leader del Carroccio dà qualche colpo all’acceleratore della politica. Vuole ricordare a Berlusconi che per approvare il federalismo servono i “numeri”, ovvero un allargamento cospicuo della maggioranza. Su questa questione, del resto, Bossi taglia corto: “Berlusconi mi ha detto che stanno crescendo”. Basteranno dieci parlamentari in più? “Non so – conclude – stanno crescendo”. Bossi ostenta calma serafica, sa che se i numeri non ci sono la Lega non solo è pronta ma potrebbe avere anche una convenienza a staccare la spina alla maggioranza e chiedere il voto anticipato. Non è chiaro se il rapporto tra Lega e Pdl si esaurisca nella richiesta del federalismo da parte della prima e nella garanzia sui numeri per approvarlo offerta dal secondo. Sta di fatto però che l’allargamento della maggioranza non è interesse esclusivo dei leghisti, bensì di tutta la maggioranza, che in questo momento ha bisogno di maggiore stabilità per condurre in porto le riforme che gli stanno più a cuore. Il terreno è scivoloso e gli esponenti del Carroccio vi camminano con grande prudenza perché sono d’accordo a “tirar dentro” parlamentari nella maggioranza a patto però che quei parlamentari gli siano graditi. Una questione, questa, sulla quale la Lega ha sempre mantenuto il punto, confermando il proprio no ad accordi con l’Udc. Perché Bossi non ha alcuna intenzione di cedere a Casini la ‘golden share’ del dialogo diretto col Cavaliere, e perché dal canto loro i centristi non hanno mai voluto il federalismo. La linea politica del Carroccio la conferma in modo perentorio Raffaele Volpi, deputato della Lega: “Alla maggioranza servono i numeri, non una nuova alleanza”, il quale poi incalza: “Se dalle Commissioni ci sarà uno stop al federalismo sarà una questione esclusivamente politica”. “In quel caso – aggiunge – non ci sarebbe più alcuna ragione di continuità nell’azione di governo”. Insomma, se non fossero rispettati i tempi per l’approvazione dei decreti attuativi della riforma in senso federale dello Stato non ci sarebbe altra via d’uscita se non il voto anticipato. Quello dell’allargamento della maggioranza è un tema spinoso sul quale Berlusconi non si pronuncia.  Ma sul tema delle alleanze preferisce far parlare i suoi, come il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che incalza, sostenendo che non è da escludersi “una verifica per capire l'atteggiamento dell'Udc” tra gennaio e febbraio fermo restando il “solido asse Berlusconi-Bossi”. Un asse che sembra essere più che mai cementificato, anche sul delicato tema delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità nazionale, sul quale sia Bossi (“c'è chi sente che è una cosa positiva e la festeggia, e ci sono altri che non la festeggiano”) che La Russa (“Se qualcuno vuole celebrare in un modo, qualcun altro in altro modo non importa, purché ci sia il rispetto") sembrano essere arrivati al giusto punto di equilibrio. Insomma, nella maggioranza non dovrebbero soffiare venti bollenti (almeno per il momento), e se l'esecutivo riuscirà a depennare il federalismo alla fine di gennaio dovrebbe inaugurarsi un nuovo periodo di stabilità.

Archivio 2010



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