
Lega Nord 








Il
futuro di Rovato passa attraverso il ritorno della politica! È ora che
nel nostro paese si ritorni a dare la responsabilità amministrativa a
chi ha il coraggio e la lealtà di dichiararsi ai cittadini con
programmi credibili e con simboli chiari. Non sono più accettabili le
ambiguità nascoste dietro le liste civiche che si manifestano
apparentemente orfane da qualsiasi appartenenza politica. Se si è
comunisti lo si dica, cosi come dovrebbe dirlo la giunta uscente di
Rovato. Da parte nostra diciamo che siamo e saremo orgogliosamente
leghisti. Vogliamo quindi presentarci politicamente a viso aperto
sfidando le presunte liste civiche a presentarsi per quello che in
realtà sono. Se così non fosse è lecito pensare che queste liste
rappresentino interessi nascosti. Noi pensiamo che solo in questo
modo si potrà ridare a Rovato l’importanza che gli spetta rilanciandolo
in quell’area geografica ed economica che per anni l’ha visto come
piccola capitale ideale della Franciacorta, questo almeno fino a prima
dell’arrivo del pauroso ed ambiguo grigiore della “lista civica” che ci
sta amministrando. Una nuova fase di rilancio è ormai irrinunciabile e
solo se le forze politiche, come la Lega Nord avranno il coraggio di
proporsi in modo trasparente ai cittadini, con programmi e temi che da
sempre il movimento sostiene, allora sì che Rovato potrà tornare ad
essere quella che conoscevamo un tempo. Quella Rovato vitale dei tanti
commerci, il paese di riferimento per un’agricoltura importante e di
qualità, un centro di rilancio ed innovazione che dia spazio ai giovani
ed alle idee. Con una politica vera ed onesta, che si rivolge prima di
tutto ai cittadini e crede nel rapporto con loro, si potrà superare
questo decennio di errori e di emarginazione del nostro bel paese,
causati da una sinistra logora, vigliacca e nascosta dietro una lista
civica senza idee e imboscata nell’anonimato del palazzo. Rilanciamo
l’Orgoglio Rovatese!
Spesso
chi sbraita contro chi ricopre incarichi politici fa di tutta l’erba un
fascio, dimenticandosi di chi svolge questa professione con passione e
con cuore, mettendo a disposizione della collettività quasi tutte le
ore della giornata, trascurando famiglia e affetti. La Regione
Lombardia è stata la prima Regione che ha ridotto ed ottimizzato i
costi della politica, con serietà e senza fare demagogia. Sono stato
eletto in Consiglio Regionale nel maggio 2010 e faccio parte di 2
commissioni: la Commissione III – Sanità ed Assistenza e la Commissione
V – Territorio. Ecco un breve riassunto del lavoro che ho svolto in
Regione in un anno e mezzo di legislatura:
Ci
risiamo. Si predica bene e razzola male, se vogliamo usare una frase
fatta per descrivere l’operato dell’attuale amministrazione comunale.
Sì perché i nostri soloni, che avevano definito “troppo stretto” e
addirittura “pericoloso” il Corso Bonomelli ultimato nel 2002, lo
stanno in qualche modo ricostruendo (con risultati discutibili tra
l’altro) sul ponte dell’autostrada, che in questi giorni si sta
trasformando in un imbuto. Alle migliaia di buche nelle strade di sua
competenza che ogni inverno prova invano a tappare, il Comune in questi
giorni sta aggiungendo un altro obbrobrio: un inutile cordolo
spartitraffico, che ostacolerà la circolazione dei camion, dei pullman,
ma soprattutto dei mezzi di soccorso, Vigili del Fuoco e ambulanze, che
si troveranno strette tra cordolo centrale e guardrail laterale. Il
tutto in un punto nevralgico per il traffico cittadino, fra 2 rotonde a
costante rischio di ingorgo nelle ore di punta, a meno di un chilometro
dal casello della A4, una delle autostrade più trafficate d’Europa.
Migliaia di euro buttati, in tempi di cinghia tirata, come quelli spesi
per il restyling al Corso Bonomelli, in cui il Comune ci ha regalato
una sorta di corsia laterale, una strettoia spacciata per “pista
ciclabile” (mettiamo le virgolette perché è una pista da suicidio!):
possibile che l’attuale amministrazione possa essere caduta per ben due
volte in pochi mesi nello stesso “errore” dell’amministrazione di dieci
anni fa, creando strade strette laddove si poteva lasciare più spazio,
diminuendo il rischio di incidenti? A quanto pare, purtroppo, la
risposta è sì.
E'
tempo di fare un bilancio dei primi provvedimenti adottati dal governo
Monti per contrastare l'attacco speculativo ai titoli di Stato italiani
e di valutare quanto abbia giovato o meno al Paese il cambio di
esecutivo. Le prime misure sono a dir poco devastanti e colpiscono
largamente quel ceto medio che già ha duramente pagato la crisi
economico-finanziaria partita dagli Stati Uniti. La cancellazione delle
pensioni di anzianità (fortemente voluta e imposta al governo Monti dal
tandem franco-tedesco) si abbatte come una scure su decenni di
sacrifici dei lavoratori. Servono ora per la pensione 42 anni per gli
uomini e 41 anni per le donne, è introdotto un metodo contributivo che
penalizzerà, in un mercato del lavoro incerto e frammentato, chi non
riesce a garantirsi un'occupazione continua. Le percentuali spettanti
al lavoratore subiranno significative decurtazioni qualora questo perda
il lavoro dopo qualche anno e non riesca a trovarne. Parecchi di noi
dovranno lavorare fino a 7 anni in più. E' ormai cosa certa la
reintroduzione dell'Ici anche sulla prima abitazione, una tassa abolita
dal governo Berlusconi e reintrodotta dal nuovo esecutivo per far
cassa, martoriando una volta di più i ceti medi e le classi lavoratrici
del Nord Italia. Questa è una vergogna, dal momento che la prima casa è
il frutto più sudato di una vita di sacrifici. Nel Mezzogiorno, dove
gran parte del patrimonio immobiliare non è accatastato o registrato in
alcuna maniera, i soliti noti eviteranno di pagare il balzello sugli
immobili, scaricando il peso della manovra sulle regioni
settentrionali. A queste misure la Lega Nord si era opposta duramente
negli ultimi mesi del governo Berlusconi e analoghi
provvedimenti, sebbene già allora auspicati, non erano stati adottati
per via della strenua e convinta opposizione dei parlamentari del
Carroccio. Serviva un governo tecnico di personalità illustri per
imporre tagli e ulteriori tasse? Era proprio necessario affidarsi alle
mani “esperte” di professori e banchieri (i quali, non scordiamolo,
sono i veri responsabili della crisi e degli attacchi speculativi) per
correggere i conti in questa maniera? Nei prossimi mesi ci attendono
tagli alla sanità e ai servizi, che andranno inevitabilmente a colpire
quelle Regioni con i conti in ordine. Vedremo se la sinistra
parlamentare sarà in grado di bilanciare la manovra, evitare i tagli, o
continuerà a parlare a vanvera come ha fatto negli anni in cui era
all'opposizione, incapace di proporre un'alternativa credibile alla
crisi che attanaglia il Paese e che sarà, per forza di cose, pagata
dalle popolazioni settentrionali produttive e lavoratrici. Vi lascio
con una domanda: dove sono finiti i gruppi di indignati???
"In questo paese esiste un articolo,
l’art.1 della Costituzione che dice che questo Paese e’ fondato sul
lavoro; sul lavoro di chi? E sulle pensioni di chi? "
Riportiamo
qui di seguito l'intervento dell'On. Raffaele Volpi contro la manovra
finanziaria del governo Monti, alias "Decreto Salva Italia", che in
queste ore è al vaglio delle Commissioni Parlamentari: "Osservo
preliminarmente che il provvedimento è stato portato a conoscenza della
Commissione in tempi non consoni ad un adeguato esame parlamentare e
non ritiengo, ora che il mio gruppo è passato all'opposizione, di
dovermi scusare per questa considerazione dopo aver ascoltato, quando
ero in maggioranza, le critiche dei colleghi dell'allora opposizione
per i tempi ristretti d'esame dei provvedimenti del precedente Governo.
Inoltre, di fronte a chi rileva che alcune misure della manovra in
esame le avrebbe potute prendere anche il precedente Governo,
appoggiato dalla Lega Nord, rispondo che se si trattava di
provvedimenti che poteva prendere la politica, non c'era quindi la
necessità di un governo di tecnici, dai quali ci si sarebbe dovuti
aspettare un atteggiamento più vicino alle esigenze dei cittadini.
Atteggiamento che invece non c'è nelle misure della manovra in esame.
Ad esempio l'aumento dell'IVA e delle accise sui carburanti è molto
lontano dalla previsione del primo comma dell'articolo 31 della
Costituzione in materia di agevolazione alle famiglie numerose. Il
reinserimento della tassa sulla prima casa, le tasse sui fondi di
investimento, le imposte di bollo sono disposizioni che non vanno nel
senso della tutela del risparmio prevista dall'articolo 47 della
Costituzione. Rilevo come l'impianto dell'intero decreto-legge sia di
natura dirigista, come denota l'istituzione dell'Agenzia nazionale dei
grandi laghi - che notoriamente sono tre e situati in regioni del Nord
- con conseguente soppressione delle singole agenzie di regolazione.
Esprimo critiche sulla soppressione dell'Agenzia per il nucleare. Al
proposito ricordo come in sede di Commissione parlamentare di inchiesta
sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, della quale
faccio parte, esponenti dei gruppi di opposizione al precedente Governo
avevano rilevato la necessità del suo mantenimento, al fine del
monitoraggio dei siti e dell'individuazione delle situazioni di
irregolarità e di pericolo. Esprimo preoccupazione sugli enormi poteri
che l'articolo 35 del decreto-legge assegna all'Autorità garante per la
concorrenza e il mercato. Trovo risibile l'incompatibilità prevista
dall'articolo 36 ai componenti di due sistemi bancari, quando gli
esponenti di tale sistema sono al Governo. Esprimo perplessità riguardo
alla norma che prevede che la partecipazione a organi elettivi non
previsti dalla Costituzione sia a titolo onorario - norma sulla quale
tanto insiste il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
Catricalà - e non comprendo perché non sia estesa ai componenti di
quelle Autorità indipendenti per le quali è previsto un meccanismo di
elezione. Si salvaguardano questi ultimi e non coloro che rendono un
servizio ai cittadini che li hanno eletti. In relazione alla norme del
decreto-legge sulle province, osservo che chi ha scritto questa pessima
disposizione non conosce le province e la differenza che esiste tra
l'amministrare una provincia vasta e una provincia piccola. Faccio
l'esempio della provincia di Belluno, attualmente commissariata, per la
quale il Commissario di Governo ha chiesto l'ausilio di tre
sub-commissari, non riuscendo altrimenti ad amministrarla. Le norme in
materia di elezione degli organi della Provincia e sulla decadenza
degli attuali organi - norma che in una prima versione era indicata
esplicitamente nel decreto-legge - costituiscono una sorta di impropria
legge delega. Infine evidenzio come non si possa chiamare equa una
manovra che interviene sulle pensioni mentre dà soldi alle banche e
aiuti di Stato nascosti. Questo Governo di «salvatori dell'Italia» è in
realtà un Governo che prende in giro coloro che sono stati eletti dai
cittadini. A nessun altro Governo, il Presidente della Repubblica
avrebbe firmato un decreto-legge del genere di quello oggi all'esame
della Commissione."
''Oggi
gli extracomunitari residenti nel nostro paese godono di tutti i
diritti civili riconosciuti al cittadino italiano, per effetto anche di
una serie di pronunce della giurisprudenza amministrativa e della Corte
Costituzionale che hanno ampliato a dismisura la sfera dei diritti da
riconoscere ad ospiti temporanei nel nostro paese, quali sono
tecnicamente gli extracomunitari dotati di un permesso di soggiorno''.
Lo afferma il vicepresidente dei senatori della Lega Nord, Sandro
Mazzatorta su quanto affermato dal presidente Giorgio Napolitano in
merito alla cittadinanza a cittadini extracomunitari nati in Italia.
Mazzatorta, che e' anche sindaco di Chiari in provincia di Brescia,
ricorda come la Lega ''si e' sempre opposta, quando era in maggioranza
a qualsiasi iniziativa legislativa che modificasse le regole di
attribuzione dello status di cittadino; a maggior ragione ci opporremo,
oggi, che siamo unica forza di opposizione in questo governo anomalo a
qualsiasi proposta tendente a semplificare o modificare i criteri di
attribuzione della cittadinanza''. “Napolitano sbaglia ancora e con le
sue esternazioni si accoda al Pd e al terzo Polo. Le priorità sono
l’economia che stenta, i nostri giovani che non trovano lavoro, i
nostri anziani in difficoltà, le nostre piccole e medie imprese che
chiudono e non certo la legge sulla cittadinanza”. Così Alessandro
Montagnoli, vicepresidente vicario dei deputati della Lega Nord,
commenta le dichiarazioni del Presidente della Repubblica sulla
cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. “Già siamo di fronte
all’anomalia di un governo tecnico, voluto da banchieri e finanzieri,
che si è sostituito ad un governo politico eletto dal popolo. Non
vorremmo che ora – conclude Montagnoli – chi è chiamato dalla
Costituzione a fare l’arbitro entri impropriamente in gioco favorendo
una delle squadre in campo”. Il senatore della Lega Nord Roberto Castelli si rivolge direttamente al Presidente della Repubblica: "Egregio
Presidente Napolitano, leggo che Lei ha definito follia negare la
cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri.
Ne deduco che chi, come me, non la pensa in questo mondo, è da lei
considerato un folle. Le devo confessare che non mi sento affatto tale.
Devo altresì dire che ritengo la sua esternazione al limite della
costituzionalità, atteso che la Costituzione prevede precisi strumenti
per comunicare con le Camere e non è previsto che il Capo dello Stato
dia indicazioni di natura politica ai parlamentari. Aggiungo che la sua
mi sembra una posizione anche anti libertaria nei confronti di quei
bambini e di quei genitori stranieri a cui Lei fa riferimento, che si
vedrebbero privati della libertà di una scelta. Onestamente, se io
avessi dovuto vivere all'estero per esempio per lavoro e lì fossero
nati i miei figli, non avrei assolutamente voluto che essi diventassero
cittadini, che so, brasiliani o statunitensi. Ritengo pertanto, anche
in nome della libertà individuale, che gli stranieri nati in Italia
debbano avere il diritto di essere cittadini del loro Paese d'origine".
''Finalmente
il Presidente Mario Monti ha svelato il programma di Governo: più tasse
per tutti quelli che le hanno pagate finora. Inutile dire che a pagare
il costo di questa nuova fase saranno i cittadini, i lavoratori e le
imprese del Nord". Lo scrive il senatore della Lega Nord, Paolo Franco
secondo il quale ''Mario Monti ha illustrato un programma superficiale
e zeppo di principi ideali per quando riguarda la riduzione della spesa
pubblica,la crescita e lo sviluppo ed invece è stato assolutamente
concreto e chiaro quando ha trattato degli strumenti che riguardano il
reperimento delle risorse: reintrodurrà l'ICI sulla prima casa,
applicherà un'imposta sui patrimoni immobiliari, aumenterà le imposte
sui consumi, rinvierà le pensioni per coloro che hanno pagato una vita
di contributi. Si conferma la politica centralista ed assistenzialista
che ha lo scopo di tartassare il nord per mantenere il tenore della
burocrazia romana e del sud assistito''. Inoltre, ha rilevato il
senatore vicentino della Lega il Presidente Monti ''ha parlato di
equità sociale a più riprese, salvo ribadire la inamovibile valenza
costituzionale delle Province e delle Regioni a statuto speciale.
Infine il capo del Governo ha totalmente glissato sul tema delle
banche, della finanza e di tutti quegli operatori che sono prosperati
sui risparmi della povera gente e sull'asfittico credito delle imprese.
Questo non è solo un Governo che non ha ricevuto il mandato popolare ma
un Governo che scaricherà sul popolo il costo dello sperpero del denaro
pubblico e delle speculazioni finanziarie nazionali, europee ed
internazionali. Quando e se arriveranno proposte di legge governative
che tuteleranno lavoratori ed imprese'', La Lega Nord, ha infine
aggiunto ''non avrà timore di esprimere il proprio parere favorevole,
al contrario di quanto ha fatto fino ad oggi il centrosinistra. Invece
l'opposizione sarà chiara ed inequivocabile sui provvedimenti che
contrasteranno con gli interessi del nord''. «Nel suo intervento al
Senato Monti ha parlato di “sacrifici equi” giudicando “ineludibile” il
taglio dei costi della politica. Ma è la citazione sull'esenzione
dell'Ici sulla prima casa, giudicata “un'anomalia italiana”, quella che
forse rende bene l'idea di quale la sia la strada che il Paese sta
imboccando, ovvero quella di maggiori tasse per tutti», osserva dalle
colonne del suo blog il segretario dell'Ufficio di Presidenza di
Montecitorio, Giacomo Stucchi. Certo - aggiunge - fra gli obiettivi del
governo c'è anche la lotta all'evasione fiscale e la valorizzazione
delle politiche giovanili, ma queste dichiarazioni per il momento
appaiono destinate a collocarsi più nel limbo delle buone intenzioni
che non a tradursi in provvedimenti concreti. Simili definizioni,
infatti, non sono sufficienti a far capire cosa farà davvero questo
governo per combattere seriamente l'evasione fiscale, soprattutto in
alcune zone del Paese. Ma tant'è l'operazione Monti ormai appare cosa
fatta e i primi passi del governo dei banchieri e dei burocrati di
Bruxelles fanno capire quanto sia importante il ruolo della Lega Nord,
unico partito all'opposizione del neo governo. Giudicheremo giorno per
giorno - conclude Stucchi - l'operato del nuovo governo, ma le prime
mosse ci lasciano perplessi».

“Rispetto
al governo tecnico che si sta delineando all’orizzonte politico, il cui
programma (qualunque esso sia) non ha avuto e non potrà avere mai il
consenso dei cittadini, la Lega non può che stare all’opposizione. Che
non sarà né di circostanza, né soft, e avrà come obiettivo specifico
quello di evitare che, con la Lega fuori dall'esecutivo, le fameliche
casse romane vengano rimpinguate solo dalla fatica a dal sudore dei
padani”. Così il parlamentare della Lega Nord, e Segretario
dell’Ufficio di Presidenza di Montecitorio, Giacomo Stucchi, in un
articolo pubblicato sul suo blog www.giacomostucchi.blogspot.com. “Cosa
farà – si chiede l’esponente leghista - questo nuovo governo a trazione
Pdl-Pd-Terzo Polo? Aumenterà l'IRAP e proporrà nuove politiche
assistenzialistiche e clientelari per il sud, oppure farà andare in
pensione la gente a settant’anni? E poi che fine faranno i decreti
attuativi sul federalismo fiscale? Si tratta – conclude Stucchi - di
domande alle quali chiunque pensi di insediarsi a Palazzo Chigi dovrà
dare delle risposte concrete”. "La Lega Nord non ha alcuna intenzione
di sostenere un governo tecnico dei poteri forti per giunta con la
sinistra e l'Udc, che sono gli eredi di quei partiti che hanno prodotto
in passato il nostro debito pubblico. Se questa è la ricetta per
salvare il Paese è sicuramente quella sbagliata. Noi faremo opposizione
seria, responsabile e decisa nell'esclusivo interesse della nostra
gente e del nostro territorio". Lo dichiara Federico Bricolo,
capogruppo della Lega Nord al Senato.


Domenica
6 novembre, dalle 8:30 alle 12:30, la Sezione organizzerà un gazebo in
Piazza Cavour. Si tratterà di un gazebo speciale, organizzato dopo un
anno esatto dall'inaugurazione della nuova sede del Carroccio rovatese.
Interverranno infatti ben quattro importanti esponenti leghisti locali: il
Consigliere Comunale e Regionale Pierluigi Toscani, il Consigliere Provinciale Roberto Bertelli, il Deputato
Raffaele Volpi e il Vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi, che
recentemente è stato eletto Segretario Provinciale della Lega Nord. I
Rovatesi potranno conoscere personalmente i quattro politici e confrontarsi
con loro sui vari temi di attualità, dalla paludosa situazione
parlamentare romana ai problemi di Rovato, dalla Brebemi alla questione
immigrazione, dalla questione sicurezza alle riforme istituzionali, in
primis l'iter di attuazione del federalismo fiscale, che andrà a pieno
regime dal 2014 ma che sui mass media romanofili viene presentato come
una riforma già realizzata, dagli effetti nulli o addirittura negativi.
I
cittadini insomma potranno avere chiarimenti direttamente dalle fonti,
senza i
filtri e le censure dei mass media che da mesi, in modo
scientificamente pianificato, gettano fango e
raccontano falsità sulla Lega e sui suoi esponenti locali, molto attivi
sul territorio e per questo molto scomodi per i rinnegati servi dei
poteri romani. Inoltre sarà presente un'urna in cui i cittadini, anche in forma anonima, potranno depositare il modulo con le loro proposte per la stesura del programma elettorale del 2012.
Il Movimento Giovani Padani
è pronto ad accorrere concretamente in aiuto delle popolazioni liguri e
toscane duramente colpite dalla recente alluvione. Da una parte verrà
avviata una raccolta fondi in tutte le province liguri, dall'altra
parte una squadra di soccorsi dei Giovani Padani, coordinata da alcuni
esperti della Protezione civile, interverrà il 1 Novembre a Brugnato
(Sp). “Sabato 12 novembre i Giovani Padani della Liguria saranno
presenti con un banchetto in ogni provincia della Regione - spiega
Flavio Di Muro, coordinatore MGP Liguria
- per raccogliere contributi economici da destinare ai territori
colpiti dalla catastrofe. Ho ricevuto numerose telefonate e messaggi su
Facebook di ragazzi e ragazze liguri, nonché del resto della Padania,
che mi hanno dato la loro disponibilità per andare nello Spezzino a
dare una mano ai soccorsi. Ci stiamo organizzando per la trasferta, la
fratellanza non verrà a mancare”. "I Giovani Padani si stanno
mobilitando in tutto il Nord per prestare aiuto e raccogliere fondi -
aggiunge Lucio Brignoli, coordinatore federale MGP - Siamo in contatto
con la Protezione Civile e l'Amministrazione comunale di Brugnato
(SP) - uno dei centri duramente colpiti dall'alluvione - e contiamo di
poter intervenire sul campo con una prima squadra nella giornata di
martedì 1 novembre. Voglio anche ringraziare Radio Padania Libera
che ha subito accolto con entusiasmo il nostro appello per la raccolta
fondi dando grande risalto all'iniziativa. L'impegno continua, a breve
contiamo di organizzare gazebo per la raccolta fondi in tutte le città
della Padania". Martedi 1 novembre i Giovani Padani saranno a Brugnato
(SP) per aiutare la popolazione e l'amministrazione comunale a liberare
strade e abitazioni dal fango. Per partecipare alla trasferta contatta
al più presto Flavio Di Muro (coordinatore MGP Liguria) al numero
392/6211353. Per chi non riuscisse a partecipare vi invito ad
effettuare una donazione tramite bonifico bancario IBAN: IT13 K076 0101
6000 0004 1839 200 C/C POSTALE 41839200 instestato a: Associazione
Giovani Padani - via Colombi 18, 20161 Milano CAUSALE: Alluvione
Liguria/Toscana.
Per
renderci conto delle dimensioni del fenomeno immigrazione a Rovato non
ci serviva attendere che una fondazione di Mestre diffondesse dati
secondo i quali il nostro Comune, tra quelli con più di 10.000
abitanti, si piazza al quarto posto per numero di immigrati residenti,
con una percentuale che va oltre il 21%. Non ci interessa né gridare
“al lupo al lupo” né valutare questo dato solo da un punto di vista
meramente numerico. Ovvio, sapere che nel 2011 quasi un rovatese su 5 è
straniero fa riflettere, soprattutto se si analizza il trend in
crescita del dato. Tuttavia ci interessa di più capire perché quel 21%
“pesa” ai nostri concittadini quasi come se fosse già un 51%. Ci preme
analizzare il dato dal punto di vista qualitativo, ci interessa
valutare il grado di integrazione raggiunto dagli stranieri residenti a
Rovato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. E’ un disastro.
Alcune etnie vivono nel completo isolamento, la microcriminalità
dilaga, il Viale della Stazione è diventato come Via Milano a Brescia,
le pagine di cronaca nera in questi anni hanno tristemente portato alla
ribalta il nostro Comune per episodi di micro e macro criminalità i cui
protagonisti sono in maggioranza stranieri. Questa è la cruda realtà,
questo dicono le statistiche e non la Lega Nord. Non è un caso che la
popolazione carceraria sia ormai costituita per i 2/3 da stranieri. Per
quanto concerne il problema immigrazione a Rovato, per farci un’idea
del problema a noi basta scendere in strada ogni giorno, andare nelle
aziende, parlare con i commercianti, chiedere direttamente ai cittadini
per renderci conto che la misura è colma da tempo, da molto prima che
il dato degli stranieri residenti sforasse quota 21%. A quanto pare un
21% a Rovato pesa di più di un 31% altrove, dove c’è più integrazione.
E dove magari, come a Treviso, c’è un sindaco leghista. Il malessere
con cui i Rovatesi vivono la questione immigrazione è il risultato
dell’impostazione buonista che la sinistra cattocomunista ha dato al
nostro Comune fin dal 2002. Troppe concessioni, dall’apertura dello
sportello stranieri alle ingenti risorse spese dai servizi sociali in
favore degli immigrati. Tanti diritti, pochi doveri. Il Comune si è
progressivamente trasformato in un ente-bancomat, erogatore di euro e
di servizi e i Rovatesi, quelli che lo sono da generazioni, sono stati
troppo spesso messi in coda, in attesa, perché per i nostri
amministratori di sinistra prima venivano gli ultimi arrivati. Ci
fanno sorridere le mani messe in avanti, l’excusatio non petita
dell’assessore ai servizi sociali, la PD Mara Bergomi, che recentemente
si è sfogata in internet sostenendo che in fondo quel 21% poco si discosta dai dati di Comuni limitrofi guidati dai cattivi sindaci leghisti, che la Bergomi definisce con molta fantasia, sindaci “sceriffi”. Non
ci aspettavamo da Mara Bergomi un intervento così infantile e senza
senso, che dimostra come chi governa il Comune abbia perso
completamente il contatto con la realtà (sempreché ce l’abbia mai
avuto…) e si limiti a confrontare numeri senza analizzare cosa ci sta dietro. 
A
contendere a Mara Bergomi il primo premio per la migliore barzelletta,
nei giorni scorsi è arrivato il suo compagno di partito e di giunta,
Angelo Bergomi, che ha accusato i leghisti di aver inviato in Valle
Camonica “migliaia di profughi”. Poco importa se non si tratta di
migliaia, poco importa se si tratta di profughi sub sahariani fuggiti
dall’inutile e costosissima guerra in Libia voluta anche dal PD e
osteggiata solo dalla Lega. Sappiamo dalle cronache che ultimamente il
PD, sia a livello nazionale che regionale, ha dei seri problemi, ma
vedendo come suoi giovani esponenti di spicco riescono a perdere le
staffe su ogni argomento, riteniamo che anche a livello locale nel PD
ci sia qualcosa che non va. Tornando a Rovato, al di là delle
percentuali di immigrati dei Comuni limitrofi “cattivi”, che
comunque sono nettamente inferiori rispetto al nostro 21%, la Bergomi
farebbe bene a ricordarsi che nelle amministrazioni leghiste è ben
chiaro chi è l’ospite e chi è il padrone di casa. E’ ben chiara la
differenza tra assistenza ed assistenzialismo. Nelle amministrazione
leghiste la forte riduzione della microcriminalità di matrice straniera
è un dato di fatto statistico, come è un dato di fatto statistico una
migliore qualità media della vita e l’assenza di aree fortemente
degradate. Il degrado urbano, unitamente al ruolo di bancomat
assistenzialistico, in pochi anni ha attirato a Rovato centinaia di
immigrati sbandati da tutta la Provincia e anche da fuori, ha attirato
soprattutto gente che vive nell’illegalità, che vive di espedienti.
Questo tipo di flusso migratorio di basso livello, non controllato e
non selezionato, che danneggia in primis gli immigrati onesti che
lavorano, va fermato al più presto. Ma arrivati a questo punto, oltre
la soglia del 21%, è impossibile arginare gli effetti collaterali
disastrosi di un fenomeno così imponente con inutili e costosi
interventi da parte dei servizi sociali, come quello sulla cosiddetta
“edilizia sociale”, colossale baggianata moltiplicatrice di ghetti, già
fallita in tutte le metropoli occidentali, figuriamoci in un Comune
come il nostro. Non stiamo più parlando di servizi sociali, ma di
ordine pubblico, di spazi abitativi da togliere e non da concedere, di
espulsioni immediate per chi non è in regola, insomma di controlli a
tappeto quotidiani, casa per casa, non controlli pro-forma come quelli
che i nostri amministratori hanno detto di aver condotto negli ultimi
anni. Solo con questo giro di vite Rovato potrà tornare ad essere un
Comune in cui lo straniero può risiedere solo se lavora e se è in
regola, un Comune dove non esistono dormitori abusivi come quelli
dell’ex Consorzio Agrario, un Comune dove gli ultimi arrivati, se
vogliono chiedere assistenza pubblica, devono mettersi in fila, come
tutti gli altri.
[Stefania Piazzo, da La Padania]

Questo
Paese nel censire se stesso e la politica ha perso la memoria di ciò
che era. La
politica per mestiere e convenienza la memoria la perde spesso, ma
altrettanto colpevole è l’informazione quando trasforma gli uomini in
caricatura, li trasforma, solo per il difetto di essere loro avversari,
in verso distorto, esattamente come sta accadendo ora nei confronti di
Umberto Bossi e della Lega. E se l’attacco non è abbastanza caustico,
si entra in casa come ladri e si deforma il privato, la famiglia. Mai
come contro la Lega l’informazione si è scagliata per processare con un
rancoroso senso di superiorità “culturale” il “diverso”. Quindi più
facilmente classificabile in “più stupido”. L’assioma nemico uguale
idiota. Ciò che porta cambiamento è barbaro, e barbara dunque deve
essere la Lega. Dimenticando che quella storica “calata” sparigliò un
sistema imploso in se stesso. Diversamente, non è barbara la sharia,
semmai è più rivoluzionaria. Non è più moderno il Federalismo, è più
avanzata l’integrazione dell’integralismo o del nomadismo. Insomma, in
questi dieci anni il Paese ha tentato di cambiare, e ci ha provato
attraverso gli “strappi ” che Bossi ha imposto alla politica. Le
pregiudiziali sono spesso state taroccate dall’avversario politico in
pregiudizio, l’eresia è stata condannata da un’Inquisizione che non
perdona di uscire dal deficit democratico di un Paese in cui il
Federalismo fa la polvere sui libri. In dieci anni il Paese ha cambiato
fisionomia e la sua mutazione era stata prevista, preannunciata con un
largo anticipo. Una faglia lo percorre, ancora, da Nord a Sud, sul
fronte economico e nella divaricazione delle responsabilità. E un’altra
faglia lo attraversa da Nord a Est sul piano sociale, nell’esplosione
del fenomeno migratorio. In questi dieci anni da censimento a
censimento, l’unico punto fermo è la storia scritta dalla Lega di
Bossi, in un censimento di spinte al cambiamento che i riformisti da
quel che resta della sinistra ai “liberal” in quel che resta della
destra non hanno ancora saputo interpretare. Ora ci sono soggetti che
vorrebbero reinterpretare il fiuto bossiano, dimenticando che esso
rappresenta la non replicabile anima popolare identitaria, radicata su
ciò che molti insistono a dire che non esista. Un errore che regala
ogni volta un nuovo vantaggio al barbaro padano.
[Igor Iezzi, da La Padania]
Il Segretario di Sezione illustra la pre-campagna elettorale: prima una grande consultazione dei cittadini, poi una fase di elaborazione programmatica, affidata a gruppi di lavoro tematici
Il Progetto di Legge in
oggetto propone una razionalizzazione dei costi della politica in Regione
Lombardia. L’intenzione è quella di ridurre in maniera sensibile le spese
ritenute non strettamente necessarie al corretto funzionamento dell’apparato
regionale. E’ in corso da tempo un
acceso dibattito in merito all’eccessivo ammontare dei costi della politica a
livello nazionale che, stando alle elaborazioni fornite dalla UIL nel 2010 e
contenute in un approfondito studio, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro
ogni anno, a cui si devono aggiungere le spese derivanti da un sistema
istituzionale pletorico, quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando
così alla cifra di 24,7 miliardi di euro. Bisogna però tenere
presente che la politica non può essere a costo zero. Certe spese coincidono
infatti con il prezzo della Democrazia e si tratta, in ultima istanza, di costi
ineludibili per il funzionamento di un sistema moderno e democratico che ha
necessariamente delle spese a cui far fronte. Nei diversi Paesi
europei esistono forme diverse di finanziamento che assicurano la vita dei
partiti politici. In Francia c’è un
contributo annuale a carico del bilancio dello Stato, individuato dalla legge
finanziaria, in base ai voti ottenuti in occasione delle ultime elezioni e della
rappresentanza parlamentare dei diversi schieramenti. Il codice elettorale
francese prevede poi un contributo statale per il parziale rimborso delle spese
elettorali sostenute dai candidati alle elezioni presidenziali, politiche,
europee nonché alle elezioni nei cantoni e municipi con più di nove mila
abitanti. In Germania una legge
del 1994 prevede che alle formazioni politiche venga annualmente corrisposto, a
carico del bilancio dello Stato, un contributo proporzionale ai voti ricevuti
pari a 0,85 uro per ogni voto valido, fino a 4 milioni di voti e a 0,70 euro per
ogni voto ulteriore ottenuto da ciascuna formazione nelle ultime elezioni per il
Bundestag, per il Parlamento europeo e per i Parlamenti del Lander. Al
finanziamento della politica appartiene anche l’indennità finanziaria che
ricevono i deputati ai quali la legge riconosce “un’adeguata indennità, che
assicuri la loro indipendenza”. In Spagna i partiti
politici sono destinatari di finanziamenti a carico sia dello Stato che delle
Comunità autonome. Torniamo a Regione
Lombardia. Va subito detto che rappresentanti eletti in Regione rivestono un
ruolo fondamentale di collegamento fra i singoli territori, e quindi gli Enti
locali, con i livelli di Governo più alti, nazionale e comunitario.
Nell’evoluzione dello Stato italiano, le Regioni costituiscono lo snodo centrale
del sistema e l’istituto maggiormente valorizzato a seguito della riforma del
Titolo V della Costituzione. Nello specifico è bene
rimarcare che Regione Lombardia, la più popolosa con quasi 10 milioni di
abitanti, rappresenta la realtà regionale maggiormente virtuosa rispetto alla
media nazionale sia per il numero di dipendenti pubblici che per la spesa pro
capite relativa ai costi di ogni singolo consigliere regionale. Stando alle stime del
2006 infatti, in Lombardia i consiglieri regionali sono 1 ogni 157.000 abitanti,
a fronte di una media nazionale di circa 1 consigliere regionale ogni 52.000
residenti. Gli eletti nel Consiglio regionale lombardo costano ai cittadini
della Regione 1,06 euro all’anno, circa la metà rispetto al dato medio nazionale
di 2,26 euro pro capite. Le cifre della Lombardia, in rapporto con il numero dei
suoi abitanti, rappresentano le più basse in assoluto, in particolare a fronte
di casi limite come la Val d’Aosta e il Molise dove i rappresentanti regionali
costano ai cittadini rispettivamente 30,24 e 10,27 euro pro capite ogni
anno.
Stando alle elaborazioni
fornite dalla UIL, Regione Lombardia è riuscita a tenere sotto controllo
l’aumento dei costi dedicati al funzionamento del Consiglio e della Giunta
meglio di ogni altra Regione italiana; rispetto al 2009 infatti, nell’anno 2010
si è riscontrato un aumento della spesa quasi nullo, quantificabile con un +
0,1%, a fronte di una media nazionale di + 5,5% per i funzionamenti di Consiglio
regionale e Giunta delle altre Regioni. Il dato che evidenzia
in maniera immediata la virtuosità di Regione Lombardia è il costo pro capite di
funzionamento che, tenuto conto anche delle spese relative al personale, risulta
inferiore ai 29 euro, contro una media italiana di circa 56 euro. Nonostante in Regione
Lombardia il livello di spesa sia nettamente inferiore alla media nazionale, si
intende comunque mettere in atto interventi per abbassare ulteriormente
l’ammontare dei costi totali a livello regionale. La necessità di una
razionalizzazione trova la sua causa principale nella difficile congiuntura
economica internazionale che continua a far sentire i propri effetti negativi
anche nelle zone maggiormente virtuose d’Europa. Inoltre si ritiene
importante, in questo particolare momento storico, dare un segnale di austerità
nei confronti dei cittadini lombardi. Riteniamo infatti che quando si predica
l’ortodossia finanziaria si deve essere credibili, la credibilità del medico non
è meno importante della efficacia delle sue medicine. Le proposte contenute in
questo Progetto di legge riguardano una riduzione del 10% dell’indennità, senza
distinzione di carica, e una conseguente modifica in merito all’adeguamento
degli assegni vitalizi. Va infatti sottolineato
che tale riduzione determina degli effetti anche sugli assegni vitalizi, poiché
ai sensi della l.r. 23 luglio 1996 n. 17 “Trattamento indennitario dei
consiglieri della Regione Lombardia” l’ammontare degli assegni vitalizi
possono essere adeguati solo in base all’aumento dell’indennità di funzione
spettante ai consiglieri regionali. Dunque, la riduzione delle indennità provoca
l’automatica riduzione degli assegni vitalizi a far data, comunque, dalla
prossima legislatura regionale. Vengono inoltre rivisti
i criteri che determinano l’ammontare del budget assegnato ai Gruppi Consiliari,
ottenendo, anche in questa circostanza, un sensibile risparmio di pubbliche
risorse. La rimodulazione al ribasso dei budget è ottenuta tramite la
ridefinizione della tabella di cui all’art.67 della legge regionale 20/2008, che
indica le unità e le tipologie del personale previsto ai fini dello stanziamento
e in rapporto alla grandezza numerica del Gruppo consiliare. Infine, per quanto
concerne i Gruppi misti, nell’ambito della razionalizzazione della spesa e per
consentire un ulteriore risparmio del bilancio regionale, viene previsto un
taglio del 5%.

"Rivolgo
un appello al sindaco di Cologne, Danilo Verzeletti, perché riconsideri
la decisione di costruire una moschea con annesso minareto sul
territorio comunale. Quanti tra i suoi concittadini, sindaco, ritengono
la moschea una priorità? La sfido ad indire un referendum per
verificare la volontà della popolazione sull’argomento. Rivolgo il
medesimo appello anche ai consiglieri di maggioranza: Andrea Scarpini,
Lino Bassani, Dino Vezzoli, Marinka Pezzoni, Norma Pasquali, Gianmario
Goffi, Roberto Uberti, Simone Garza, Giovanni Bedoschi: mi affido alla
vostra sensibilità e al vostro buonsenso, affinché ascoltiate i vostri
concittadini e i loro reali bisogni, che non comprendono certamente la
realizzazione di questa moschea. La stessa indecisione del Comune
sull’area da destinare alla realizzazione del luogo di culto è
sintomatica: si vuole la moschea, ma non nel centro abitato, bensì
piazzata sulla strada provinciale tra Cologne e Palazzolo, lontano
dalle case. Se si è così certi che sarà frequentata da 150 persone,
residenti solamente sul territorio comunale, perché preoccuparsi del
relativo traffico e della congestione automobilistica? La ragione è
semplice: l’amministrazione comunale sa molto bene che, una volta
edificata, la moschea non sarà frequentata dai musulmani di Cologne, ma
attirerà, essendo l’unica dell’Ovest bresciano e della vicina provincia
bergamasca, migliaia di islamici dai comuni limitrofi e dalla provincia
di Bergamo. Uno dei problemi maggiori sarà la viabilità: una volta
completata la bretella che congiunge Cologne e Palazzolo all’autostrada
A4 e a Brebemi, osserveremo impotenti centinaia di auto e furgoni
transitare verso la moschea e i negozi che inevitabilmente sorgeranno
nell’area: macellerie Halal, drogherie con prodotti di dubbia
provenienza, chincaglieria islamica. Crede veramente, sindaco, che i
nostri commercianti avranno qualche interesse a fare affari in un luogo
dove potenzialmente non ci saranno clienti per la loro merce? Le
moschee e i centri culturali islamici sul territorio bresciano non
hanno i caratteristici minareti dai quali, con altoparlanti, la voce
registrata del muezzin chiama i fedeli alla preghiera cinque volte al
giorno, come prescritto dalla fede islamica. Vogliamo lasciare questo
triste primato a Cologne? Vuole, sindaco, che la voce del muezzin si
sovrapponga e sovrasti il suono delle campane delle nostre chiese?
Quale impatto avrà sul paesaggio e sulla sensibilità della popolazione
l’unico minareto della provincia? Come già ribadito durante la
manifestazione di lunedì 25 luglio, che ha registrato una significativa
e importante adesione dei colognesi, invito la popolazione intera a
presentarsi il 4 agosto al consiglio comunale per manifestare con forza
e convinzione il proprio dissenso."
[Enrico Accascina, da Radiovera]
Pastore: "Questa proposta raccoglie le posizioni
già espresse dal nostro movimento sulla necessità di razionalizzare le
province, intervendo anche con la soppressione dove non siano utili o
sostenibili"


Approvata
dal Consiglio regionale lombardo una mozione del Carroccio sull’emergenza profughi
in provincia di Brescia. Nel merito sono intervenuti i Consiglieri della
Lega Nord, Renzo Bossi, Alessandro Marelli e Pierluigi Toscani. “Siamo
soddisfatti – spiegano i consiglieri – dell’approvazione di questa mozione che
vuole mettere in luce le problematiche relative alla riallocazione in Provincia
di Brescia dei profughi provenienti dalla Libia. Circa l’85% di quelli inviati
nel bresciano sono stati mandati in Valcamonica, concentrando le presenze
in un’unica area geografica, causando quindi malumore e disagi alla popolazione
locale e creando problematiche sanitarie e di ordine pubblico. Evidenziamo
inoltre che l’incidenza della popolazione straniera nella nostra Regione si
attesta oltre il 10%, un dato superiore rispetto alla media italiana di 3 punti
percentuali. La gestione
di queste dinamiche è oggi demandata alla protezione civile che fa capo
all’Assessore regionale Romano La Russa, al quale spetta proprio il compito di
decidere in merito alle modalità di distribuzione sul territorio della
Lombardia degli immigrati sbarcati sulle coste italiane. Oltre al fatto che
riteniamo discutibile la scelta di non aver interpellare le comunità locali, va
sottolineato che la provincia di Brescia rappresenta la zona del Paese con il
più alto rapporto fra cittadini italiani e stranieri; ribadiamo quindi con
forza il principio per cui dovrebbero essere i territori con meno presenza di
immigrati a farsi carico dell’emergenza e non quelli dove la situazione è già
di per sé critica. Con questa
mozione – concludono i consiglieri – abbiamo impegnato la Giunta a promuovere
presso il Governo nazionale un piano di riallocazione dei profughi, in accordo
con il Tavolo tecnico provinciale, per fare in modo che la presenza sia
commisurata alle comunità ospitanti non superano lo 0,5% della popolazione nei
Comuni con meno di 5.000 abitanti e, più in generale, di tenere conto
dell’attuale incidenza percentuale dei cittadini stranieri residenti nell’area
interessata dalla ripartizione in atto dei profughi.”
Approvata all'unanimità dal Consiglio regionale la mozione
del Carroccio sull'attuazione della Direttiva nitrati. Nel merito è
intervenuto il Consigliere della Lega Nord e primo firmatario,
Pierluigi Toscani. "Esprimo soddisfazione - spiega Toscani - per
l'approvazione della mozione che abbiamo presentato. In diverse
occasioni non abbiamo mancato di sottolineare come le regole europee
attualmente in vigore siano assolutamente lesive della nostra
zootecnia. L'evoluzione normativa è stata infatti caratterizzata
dall'esclusiva colpevolizzazione del settore agricolo rispetto
all'inquinamento da nitrati dei corpi idrici. Sin dal primo momento, il
gruppo della Lega Nord ha chiesto il rigetto di questa parziale ed
incompleta visione, chiedendo di rivedere su basi scientifiche
aggiornate tutte le fonti inquinanti, quindi ampliando la
responsabilità anche ai settori civili e industriali. Dopo anni di
segnalazioni, questa nostra richiesta è stata finalmente accolta dal
Governo e quindi sono state messe in atto quelle misure che dovrebbero
portare ad avere un quadro completo e aggiornato della situazione
nitrati mediante studi più approfonditi. La mozione approvata oggi -
prosegue Toscani - chiede di sostenere con forza tutte le opportune
azioni, con particolare attenzione all'individuazione delle reali cause
dell'inquinamento da nitrati, non certo ascrivibili esclusivamente al
settore agricolo. E' importante, in questo momento, concedere la deroga
per evitare che molte aziende agricole paghino le pesanti conseguenze
dell'inadempienza, fra cui l'esclusione dai finanziamenti comunitari.
Ricordo infatti che solo nel bresciano, oltre il 60% delle aziende non
è in regola; è nostro compito quindi venire incontro alle esigenze del
territorio. Inoltre ritengo sia importante continuare a propugnare la
proposta nata proprio da Regione Lombardia per ottenere il
riconoscimento del digestato come fertilizzante minerale. Tutto ciò -
conclude Toscani - si inserisce nella prospettiva di rivedere ed
aggiornare l'ormai datata Direttiva nitrati, al fine di renderne più
flessibile l'applicazione da parte delle aziende e adeguarla alle
specifiche caratteristiche dell'agricoltura della Pianura padana."
[dal Corriere del Mezzogiorno del 23 giugno 2011]
[dal Giornale di Bergamo]
''Per tutti i parlamentari e militanti della
Lega Nord gli impegni assunti domenica a Pontida da Umberto Bossi sono la nostra
bussola a cui ci atterremo e a cui faremo quotidianamente riferimento anche
nelle aule parlamentari''. Inizia cosi' l'intervento in aula del vicepresidente
dei senatori della Lega Sandro Mazzatorta
in discussione generale dopo che e' intervenuto il presidente del Consiglio.
''La Lega Nord ha sempre, con determinazione - ha detto Mazzatorta - perseguito
un obiettivo di riforma delle istituzioni per trasformare radicalmente l'assetto
di questo Stato centralista ed inefficiente, per sostituire al centralismo
statocentrico un federalismo che riesca a dare autodeterminazione e autonomia ai
diversi territori e a colmare quella frattura profonda tra Nord e Sud che in 150
anni di storia unitaria non siamo riusciti come Paese a colmare''. Ma, ha
aggiunto, ''mentre noi procediamo sulla strade della riforma federalista sono al
lavoro le burocrazie parassitarie statali e parastatali per difendere i loro
privilegi. Prodi, 15 anni fa, aveva inserito la proposta della capitale
reticolare nel suo programma di governo letto alla Camera dei Deputati nel
maggio 1996 in questi termini: "Il Governo intende promuovere il decentramento
di strutture o di servizi dall'attuale sede di Roma ad altre grandi città
italiane. Ci ispira l'idea di una capitale reticolare che è stata sperimentata
con successo in altri Paesi". Mazzatorta ha poi parlato del patto di stabilita',
essendo anche sindaco di Chiari, in provincia di Brescia: ''rivediamo questo
patto - ha continuato Mazzatorta - che contiene norme stupide e rilanciamo
l'economia; diamo la possibilità ai Comuni virtuosi di pagare i fornitori e di
liberare la propria capacità di investimento che va intesa come motore di
sviluppo e non come aumento dell'indebitamento visto che i soldi sono
disponibili''. Ma per far questo, ricorda il vicepresidente dei senatori
leghisti ''serve una leadership politica forte capace di dare risposte a questi
problemi e serve un comandante di vascello che sappia tracciare la rotta e non
navigare a vista, non limitarsi al piccolo cabotaggio''. Infine un appello a
Berlusconi: ''riprenda il timone della nave, abbandoni il ponte di comando e
torni in sala macchine a sporcarsi le mani nella morchia dei motori, riprenda la
guida del Suo governo che deve navigare sulle grandi rotte delle riforme, quelle
che abbiamo avviato insieme in questi anni difficili e dimostri che questo
Governo, come ha fatto in questi tre anni, può cambiare davvero questo Paese e
allora noi - ha concluso - saremo al suo fianco facendo la nostra parte sino in
fondo''.
[di Marianna Archetti, M.G.P. Rovato]
Pontida,
domenica 19 giugno 2011. Una data che ricorderemo tutti, non solo noi
leghisti. Anche da Rovato decine di militanti e simpatizzanti, in gran
parte giovani dell'MGP Rovato e altri ragazzi rovatesi che
partecipavano per la prima
volta ad un evento padanista, si sono diretti di buon ora, in treno e
in auto, verso il mitico prato del Giuramento. I militanti "veterani",
quasi
increduli, non si ricordavano un'edizione del raduno di Pontida così
attesa e così partecipata. I
gufi e gli avvoltoi romanofili anche stavolta sono rimasti a bocca
asciutta
e a fine giornata se ne sono tornati ai loro squallidi lidi. Nessuna
crisi di governo,
come sperava la sinistra che ama vincere facile, quando il nemico è in
difficoltà, ma altri 180 giorni dati a Berlusconi per completare le
riforme e realizzare i punti del programma presentato agli elettori nel
2008. Nessuna rottura interna alla Lega, come
insinuavano molti ciarlatani, sulla stampa e sul web, in un coacervo di
idiozie da prima pagina che parlavano di inesistenti "cerchi magici",
"nord-ovest contro nord-est" o robacce del genere, insomma il mai
tramontato "divide et impera" imperiale targato SPQR. Purtroppo per
questi figuri, domenica scorsa circa 90.000 persone si sono riunite
sul sacro prato al grido
di "Padania Libera". Così tanta gente era difficile da nascondere sui
media, ma ci hanno provato lo stesso. In 30
anni di storia del nostro Movimento non è la prima volta che i
pennivendoli e i politicanti centralisti, sfruttando un momento
politico difficile, inscenano una
gara per chi canta meglio il Requiem alla Lega. Dirette tv, radio,
reportage su internet, tutti i media erano schierati dal primo mattino
in attesa di ascoltare il discorso di Umberto Bossi. Il piano durava da
giorni: creare nell'opinione pubblica un eccesso di aspettative per poi
scatenarsi e poter criticare un presunto nulla di fatto. Questa tecnica
mediatica, ben rodata e utilizzata per anni contro la Lega, purtroppo
per loro non funziona più. La gente stavolta era davvero tanta, troppa,
come tanto era l'entusiasmo e la voglia di rivincita, dopo un anno
difficilissimo passato ad ingoiare rospi e a cedere ai compromessi
imposti dal un Presidente del Consiglio indebolito da processi,
scandali rosa e dalla ricerca di una nuova maggioranza parlamentare
dopo il tradimento dei finiani. Le dirette tv di domenica, dettate più
dalla ricerca dell'audience che dalla reale volontà di raccontare un
importante evento politico, avrebbero voluto documentare lo scontento
della base leghista contro Berlusconi e contro i vertici del Movimento.
In molti avrebbero pagato per sentire fischi rivolti al segretario
federale Umberto Bossi. Gli è andata male. Addirittura i vari teatrini
imbastiti su alcune tv a tratti sembravano patetici tentativi di Roma
di "capire" lo strano e sconosciuto
fenomeno Lega, come se stessimo vivendo ancora negli anni 90.
Pazzesco,
se pensiamo al radicamento territoriale e alla crescita
quantitativa/qualitativa che il nostro Movimento ha avuto negli ultimi
15 anni. A raduno concluso, migliaia di persone (altro dato inedito per
Pontida) sono rimaste sul prato a parlare fra loro, passeggiando fra i
gazebo delle Associazioni, confrontandosi sulle prossime mosse
politiche da fare nei rispettivi territori. Pontida è anche questo:
carica adrenalinica, entusiamo puro, il bisogno di "fare il punto", di
ritrovarsi, di scambiarsi idee ed opinioni. Nel frattempo i suddetti
pennivendoli, chiusi nei loro studi, si sbizzarrivano e si lanciavano
in analisi fumose e strampalate, spesso piene di
imprecisioni e falsità oggettive: dai sondaggi taroccati sulla Lega e
sul suo
elettorato, ai reportage degli inviati "da Pontida" palesemente falsi o
posticci, dai
filmati con inquadratura fissa del prato vuoto delle ore 7:00 di
mattina, alle fotografie incentrate su 4 parrucche verdi e 2 elmi con
le corna. Poco si è detto delle richieste chiare e precise fatte al
Presidente del Consiglio e agli alleati dal nostro Segretario Federale.
Ma il giochetto della censura e della denigrazione ormai non funziona
più,
anzi per lorsignori è diventato controproducente. La Lega negli ultimi
anni
ha dimostrato di saper
essere forza di lotta e forza di governo, di lavorare duro nelle
istituzioni per portare a casa (o di fare tutto il possibile
per portare a casa) risultati concreti, scontrandosi con le potenti
resistenze
dei palazzi romani ed ultimamente anche con NATO e Unione Europea.
Alcuni hanno parlato di una Lega che vorrebbe tornare a correre da
sola. Sbagliato. La Lega in realtà è ed è sempre stata da sola, contro
tutti, contro il potere cieco, prepotente e centralista di Roma e di
Bruxelles, contro le lobby finanziarie mondialiste che alla vigilia di
Pontida avevano anche osato mandarci un chiaro avvertimento di tipo
mafioso, ovvero
la minaccia di ritorsione da parte dei mercati finanziari e di
distruzione della nostra economia. La gente queste cose, ormai, le
capisce e al di
là delle alleanze con questo o quel partito nazionale, sa che in
fondo si può fidare sempre e solo della Lega, che non li tradisce, che
li
sa ascoltare e capire, che ha militanti e sezioni ovunque, dalla
metropoli al piccolo paese di provincia. Per questo la Lega è il
partito che dà sempre più fastidio a Roma e ai suoi schiavi e che in 30
anni
di storia è il movimento politico che ha ricevuto gli attacchi
mediatici (...e fisici) più violenti e
sistematici. La Lega dà molto
fastidio a chi, come il PD, ha ormai perso il radicamento sul
territorio ed il contatto con il popolo, con la gente comune, con gli
operai, gli artigiani e i piccoli imprenditori. Non è un caso che la
Lega sia reduce da mesi di violenti e subdoli attacchi mediatici
orchestrati e condotti proprio dal PD, fatti di accuse di
connivenza con la mafia, di accuse di tangentismo e di chi più ne ha
più ne metta. L'accusa più grave che abbiamo ricevuto da questi
sedicenti democratici è quella di "aver tradito gli interessi della
gente del Nord". Alla faccia! Coerenza vuole che in queste ore il loro
segretario Pierluigi Bersani non sappia più come nascondere agli
"alleati"
Vendola e Di Pietro gli occhiolini fatti alla Lega per far rompere
l'alleanza con il PDL, fregandosene delle gravi conseguenze economiche
che una crisi di governo avrebbe se provocata in questo momento.
Coerenza vuole che in queste ore ben 3 storici esponenti di spicco del
PD
bresciano (l'ex PCI sindaco di Brescia oggi deputato bersaniano Paolo
Corsini, l'ex assessore provinciale martinazzoliano oggi senatore Guido
Galperti e l'ex PCI ex consigliere regionale e oggi deputato Pieragelo
Ferrari), stiano
conducendo una battaglia a tutto campo per salvaguardare i diritti dei
clandestini. Bravi. Il PD "padano" e "pro-Nord" sarebbe
questo, quello degli indulti e degli indultini svuotagalere, quello
delle porte aperte all'immigrazione clandestina, quello del voto agli
stranieri, quello delle marce indietro su servizi pubblici e nucleare,
quello dei professoroni arroganti antileghisti con la finta libreria e
i finti grattacieli alle spalle, quello
dei dispensatori di odio a reti unificate contro la Lega e la Padania. Non si
meraviglino quindi, tutti questi rinnegati padani, se i loro concittadini oggi scelgono in massa la Lega
Nord e se il prossimo anno sul prato di Pontida saremo ancora di più!
[dall'AGI]
[Alessandro Bardi, da La Padania]
[Alessandro Montanari, da La Padania]
A
2 settimane dalla pseudo vittoria della sinistra alle Amministrative (o
meglio, dalla sconfitta del PDL) in vista dei 4 referendum del 12 e 13
giugno sono riesplose tutte le contraddizioni dell'allegra Armata
Brancaleone rosso/arancio/verde. Sui 3 quesiti "ecologisti", però,
Partito Democratico risulta profondamente dilaniato al suo interno: sui
referendum su servizi pubblici ed acqua è
infatti diviso tra l'ala liberal pro-privatizzazioni (incarnata dallo
stesso segretario
Bersani quando si vantava di essere "ministro per le liberalizzazioni")
e l'ala più a sinistra, pro-pubblico. Non a caso il "mago Gargamella"
in questi giorni è impegnato 24 ore su 24 a cerchiobottare,
facendo lo gnorri di fronte a suoi recenti documenti e dichiarazioni
che distano anni luce dagli slogan che ripete sui media in questi
giorni. Questa posizione è comprensibile, visto che in
certe Regioni "ex rosse" nei consigli comunali e provinciali, nei
consigli di amministrazione di molte società partecipate dagli stessi
enti locali e in molte società private erogatrici di servizi pubblici
le poltrone occupate dal Partito Democratico sono migliaia. Non a caso
il sindaco PD di Firenze Matteo Renzi
(autodefinitosi "rottamatore" della dirigenza PD) ha duramente
criticato la posizione ufficiale del suo partito sul secondo quesito
referendario (quello sulle bollette dell'acqua), annunciando il suo fermo NO. 
Da segnalare anche la posizione pro-privatizzazioni dell'ex ministro prodiano agli Affari Regionali Linda Lanzillotta,
ex giovane maoista, ex PSI, ex margherita, ex PD oggi rutelliana e
membro del comitato per il "NO" sui referendum sull'acqua. Ma è sul
nucleare le contraddizioni interne al PD e alla sinistra esplodono... a fungo: ben 72 "big" di sinistra hanno scritto a Bersani chiedendogli di cambiare idea sul nucleare. Chicco Testa (ex presidente di Legambiente, ex deputato PCI-PDS, ex manager ENEL e Wind, oggi presidente del Forum Nucleare Italiano), il Prof. Umberto Veronesi (grande oncologo di fama mondiale, ex ministro della Sanità con Prodi, ex senatore PD e oggi presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare) e la Prof. Margherita Hack
(grande astrofisica, ex radicale, già candidata del Partito
dei Comunisti Italiani, della Lista Anticapitalista e della Federazione
della Sinistra) negli ultimi mesi si sono schierati apertamente a
favore del nucleare. Riportiamo qui di seguito le descrizioni sintetiche dei 4 quesiti referendari formulate dal Ministero dell'Interno. In nome della par condicio (termine che sui media di sinistra risulta essere sempre più
sconosciuto) per i primi 3 quesiti abbiamo anche aggiunto le "ragioni
del SI" e le "ragioni del NO", pubblicate da NewNotizie. Per
quanto concerne il quarto ed ultimo
quesito, imbevuto di un giustizialismo dipietrista forcaiolo e d'annata
che non c'entra nulla con la quotidianità dei cittadini, pensiamo che
la formulazione
sintetica formulata dal Ministero dell'Interno sia già sufficientemente
esplicativa e che non necessiti di ulteriori commenti.

Quindi fanno la loro parte anche motivi
prettamente etici. A sostegno di suddetta tesi, sono stati portati
diversi esempi di gestione privata che non avrebbero portato alcun
beneficio, contestualmente ad un aumento apparentemente ingiustificato
della bolletta. Un analogo ragionamento viene
fatto sul quesito corrispondente alla scheda gialla. Caricare la
bolletta dei consumatori di circa il 7% e comunque a seconda del
capitale investito, non farebbe altro che aumentare i costi che già
gravano sui cittadini, senza che per forza sussista un miglioramento
significativo.
Poi c'è il
problema delle scorie radioattive, per le quali la scienza non ha
ancora trovato una soluzione valida e il fatto che una parte
significativa del territorio italiano è soggetta a rischio sismico. C'è
poi la questione energie alternative, fotovoltaico, eolico, biomasse e
via dicendo, sulle quali la gran parte degli ambientalisti,
l'opposizione politica e i comitati di cittadini nati appositamente per
sostenere il sì, puntano a gran voce, prendendo ad esempio paesi
come la Germania che ha recentemente annunciato la chiusura di
tutte le sue centrali nucleari entro il 2022. In sostanza il reattore
nucleare, così com'è, sarebbe una tecnologia già vecchia, che
rischierebbe di diventare obsoleta addirittura durante la costruzione
della prima centrale.
Apprendiamo
con un sentimento misto fra sgomento e divertimento che il nostro
vicesindaco nonchè segretario PD dott. Angelo Bergomi, perennemente in
folle ritardo (come il suo partito) sia rispetto agli accadimenti
storici sia rispetto alle notizie di cronaca, ha denunciato l'arrivo
nel bresciano di alcuni profughi sub-sahariani sbarcati a Lampedusa
nelle scorse settimane. Uno scandalo, un'immane invasione di
extracomunitari causata... dal Ministro Maroni, da noi, dalla Lega
Nord, a quanto pare! Per la cronaca, si tratta di 44 (quarantaquattro)
profughi africani, identificati e riconosciuti come tali dal Ministero
dell'Interno, provvisoriamente ospitati in una struttura in Val Palot
(Comune di Pisogne), a Breno e a Brescia. Come Bergomi e il PD, così
anche tutta la stampa bresciana (dalla carta stampata, alle tv locali
ai vari blog, ormai tutti orientati a sinistra) si è già distinta in
una grande e prevedibile opera di disinformazione antileghista. Nel
caso in oggetto non stiamo parlando dei soliti sbandati nordafricani
(tra cui molti sbarcati con telefonino e scarpe firmate), che in base
agli accordi Italia-Tunisia vengono espulsi e rimpatriati subito dopo
lo sbarco, ma di profughi veri ("quelli che fuggono dalla guerra e
dalla fame", come ci hanno sempre insegnato i nostri compagni di
sinistra) e che in base ad arcinoti obblighi internazionali (da sempre
invocati dai suddetti compagni) vanno accolti e ripartiti omogeneamente
su tutto il territorio nazionale. Bergomi, come tutto il PD, quando
parlano di sicurezza, immigrazione e da oggi anche di profughi e
solidarietà, mentono sapendo di mentire e mostrano il loro volto piu'
ipocrita e tragicomico. Perché Bergomi, i militanti del PD e il Comune
di Rovato, così solidali, attenti ai bisogni dello straniero e così
ispirati da ideali internazionalisti, non si rendono disponibili ad accogliere qualche profugo,
anche
privatamente e a spese loro, compiendo un
atto di coerenza, dando l'esempio e dimostrandosi quei buoni samaritani
che dicono di essere? Dopo la
propaganda, le chiacchiere e le polemiche da Casa del Popolo, da
sinistra arriva il nulla e anche in tema di immigrazione non arrivano
mai proposte ragionevoli, percorribili e costruttive, ma solo proposte
assurde e distruttive come quelle delle grandi moschee, del diritto di
voto agli immigrati e della cittadinanza facile.
Forse i nostri compagni si sentono
rinvigoriti dall'ultima, modestissima, dose di Viagra elettorale
amministrativo, il cui effetto, sempre che ci sia stato, è fatuo,
svanirà a breve, ma deve già aver tolto tutto il sangue dal
cervello a qualche loro alto dirigente. Ricordiamo a Bergomi e al PD
nostrano la differenza tra
"profugo" e "immigrato clandestino": l'accoglienza dei profughi, un
tempo tanto sbandierata proprio dalla sinistra, è un dovere
internazionale, come è un dovere il respingimento, anche coattivo, dei
clandestini senza arte nè parte che non fuggono da nulla e che entrano
abusivamente nel nostro territorio per vivere di espedienti, senza
lavorare onestamente. Invitiamo piuttosto Bergomi e tutta la sinistra a
riappendere sui loro balconi le bandiere arcobaleno pacifiste, che
ultimamente sono misteriosamente sparite, ricordando loro che il
problema degli sbarchi poteva essere evitato evitando l'assurdo attacco
militare NATO alla Libia, che ha indotto Gheddafi a riaprire i flussi
di immigrati per rappresaglia. Solo la Lega Nord si e' opposta da
subito all'attacco
militare proponendo ben 2 mozioni per un cessate il fuoco ed una
soluzione diplomatica della crisi, mentre il PD anche stavolta, come
fece il compagno D'Alema
nel 1999 appoggiando l'attacco NATO contro la Serbia, si e' mostrato
piu'
guerrafondaio di George Bush, dimenticando che uno dei primi effetti
collaterali delle guerre e' proprio quello dei profughi. Anche nel 1999
la Lega si oppose all'opzione militare contro la Serbia. A tal
proposito, rinfreschiamo
la memoria a Bergomi e al PD: in seguito all'attacco contro la Serbia
arrivarono in Italia (e in buona parte a Rovato!) migliaia di profughi
kosovari, senza che i governi cattocomunisti dell'epoca (D’Alema e
Amato) riuscissero a gestire decentemente l'emergenza e senza che i
nostri amministratori locali di sinistra (ad esempio l'allora sindaco
di Brescia, Paolo Corsini, oggi deputato del PD) riuscissero
minimamente ad arginare il
problema dell'ordine pubblico causato dalle orde di clandestini che
giunsero in città (Corsini volo' addirittura a Roma ad elemosinare dal
governo
amico qualche spicciolo come "compensazione"). Tra i veri profughi
kosovari, infatti, vennero fatti passare anche rom dei campi nomadi,
avanzi di galera fuggiaschi o semplici delinquenti, molti dei quali,
negli anni seguenti sono finiti sulle pagine della cronaca nera, anche
rovatese. Stendiamo pertanto un velo pietoso su questa sorta di attacco
in stile scuola elementare di Bergomi, del PD e dei loro media cartacei
e sul web asserviti e arruolati contro la Lega, il ministro Maroni e il
senatore Mazzatorta, reo di aver criticato la sconcertante recente
decisione della
Consulta di dichiarare incostituzionale il reato di immigrazione
clandestina, quando ovunque in Europa esso sta alla base della lotta
alla clandestinita'. Ci rammarica il fatto che il PD rovatese da
mesi denigri la Lega Nord e diffonda spudoratamente falsità su
mafia, cave, scuola, Brebemi, rifiuti, eccetera, forse nel disperato
tentativo di recuperare il consenso perduto (per sempre) di qualche
Rovatese, ricorrendo alla
mistificazione della realta' e alla nostra subdola criminalizzazione.
Molto
probabilmente il PD, che ormai si è ridotto a doversi vantare delle
vittorie
degli alleati e di sedicenti liste civiche locali (...non erano
apartitiche?), in vista delle prossime scadenze elettorali scalda i
motori e dà qualche minacciosa accelerata, ma lo fa solo per nascondere
il suo arroccamento in qualche sua città-feudo, dove quando gli è andata
bene ha semplicemente ripreso i suoi voti (come a Milano) e soprattutto
per coprire l'ennesimo pesante arretramento nelle sue ex roccaforti
rosse emiliane, liguri e piemontesi, dove invece continua inesorabile
l'avanzata della Lega. Ma attenzione: la corsa è lunga e il motore già
malconcio dei nostri cari compagni, alimentato con bugie dalle gambe
cortissime, rischia di fondere già alla partenza.
[Prof. Stefano Bruno Galli, da La Padania]
[Alessandro Montanari, da La Padania]
Della campagna
elettorale del Pdl, invece, Calderoli preferiscenon parlare. Ad
eccezione di una breve, ma caustica notazione: «Noi siamo tornati in
mezzo alla gente nei mercati, ma tanti colleghi di governo o erano ben
nascosti oppure io non li ho mica visti». Altro dato da non trascurare,
infine , è che «l’Udc ha dato ordine dappertutto di votare contro la
maggioranza». Resta il fatto, però, che «l’elettorato, e soprattutto le
famiglie e le imprese, hanno deciso di mandarci un segnale e stiano
tutti tranquilli che l’abbiamo capito». Lo schiaffo, insomma, ha
lasciato il segno. Roberto Maroni, infatti, sceglie proprio questa
immagine per commentare l’esito dei ballottaggi. «È stata una sberla -
ammette il ministro dell’Interno dalla Romania - ed ora serve una
riflessione. O si dà un colpo d'ala, anzi di frusta, nella ripresa
dell'azione di Governo oppure si rischia di non dare una risposta al
voto. A questa sberla, infatti, si reagisce con un programma per i
prossimi 24 mesi altrimenti l'anno prossimo ci sarà un'altra batosta
alle Amministrative e nel 2013 ce ne sarà una peggiore alle Politiche.
Batoste che nessuno vuole». Due, quindi, le priorità programmatiche per
Maroni: «la riforma fiscale e il completamento della riforma federale».
Capire la lezione del voto passa da qui, non certo da altri passaggi:
«Non si reagisce alla sberla con la crisi di governo o con alleanze
strane - precisa infatti il titolare del Viminale - ma continuando con
questa alleanza e con questo governo. Il risultato dei ballottaggi non
è esaltante né per il centrodestra né per la Lega. È vero. E ora
dobbiamo riprendere la leadership sui territori che avevamo e che si è
appannata». Già proiettato su questo obiettivo è Matteo Salvini, che su
quanto accaduto a Milano ha idee molto chiare. «La vittoria di Giuliano
Pisapia - dice il recordman leghista di preferenze - è stata un voto
della sinistra contro Berlusconi. Gli elettori sono sovrani, prendiamo
atto del voto. Ma la Lega ha fatto di tutto e di più parlando di case
popolari, asili, metropolitana e lavoro mentre abbiamo l’impressione
che molti milanesi siano stati infastiditi da tematiche che con i
problemi di Milano non c’entravano niente. Penso alle Br in procura, ai
giudici metastasi e ai furti d’auto...». La frecciata è tutta rivolta
al Pdl, il vero imputato del tracollo elettorale. Questo dicono i
numeri. «Nel 2006 - ricorda infatti Salvini - il Pdl prese 245 mila
voti, la Lega 22 mila. Oggi il Pdl prende 170 mila voti, la Lega 57
mila. Il Pdl quindi ha perso 75 mila voti mentre la Lega ne ha
guadagnati 35mila». Che a Milano non siano mancati i voti del
Carroccio, del resto, lo dice dal Veneto anche Luca Zaia, che invita il
Pdl a ragionare sulla propria campagna elettorale e tutta la
maggioranza a «valutare il segnale che gli elettori hanno voluto
mandare».
La soluzione è arrivata dopo un confronto che si è svolto a 360 gradi con il mondo associazionistico del
Terzo settore e con gli Enti Locali, capitanati dal presidente dell'ANCI e
Sindaco leghista di Varese Attilio Fontana, che hanno subito messo in chiaro le forti
criticità che sarebbero succedute a causa di una pesante riduzione dei fondi a
disposizione
Il Viminale ha tempestivamente
sospeso la circolare emanata lo scorso 24 maggio che riapriva i termini per la
regolarizzazione di colf e badanti
I giovani sappiano trarre dalle sue parole e dalla sua azione quel
senso di legalita' e di giustizia che ha contraddistinto la lotta alla mafia,
vera, grande nemica del futuro delle giovani generazioni
[di Marta Moriconi, da Imago]

[Alessandro Montanari, da La Padania]
[Marcello Ricci, da La Padania]
La Corte, dopo aver
gia' sbagliato l'anno scorso eliminando l'obbligo della custodia
cautelare in carcere per i reati sessuali, prosegue a sbagliare con
questa ulteriore decisione che toglie l'obbligo della custodia
cautelare in carcere per gli assassini
Grande
successo delle iniziative organizzate dalla Sezione negli ultimi mesi:
numerosi gazebo, migliaia di volantini e corsi di formazione tenuti
nella nuova grande sede di Via XXV Aprile
Pubblichiamo il testo della
mozione della Lega sulla questione Libia:
"La direttiva del
2008 chiede di combattere,
usando questo termine forte, la clandestinità''
"L'eliminazione del
reato di clandestinita' accoppiata alla direttiva europea sui rimpatri,
rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni"
«Il mio voto
non l'avranno mai», ha affermato il leghista Roberto Calderoli,
ministro della Semplificazione, chiarendo circa la partecipazione
italiana ad interventi militari diretti nel conflitto in corso in
Libia. «Resto contrario a qualunque intervento in Libia. Abbiamo già
fatto abbastanza mettendo a disposizione le basi, l'appoggio logistico
e il pattugliamento anti-radar. Personalmente non avrei dato neanche
questa disponibilità se non in cambio di un concreto concorso degli
alleati al respingimento dei clandestini e alla condivisione dei
profughi». Sulla stessa posizione di Calderoli il collega leghista
Roberto Castelli. ''Sostengo nel modo più convinto le dichiarazioni del
ministro Calderoli - ha detto il vice-ministro del Carroccio - .
Innanzitutto per la politica che la Lega ha sempre portato avanti
coerentemente sulle azioni di guerra in Paesi limitrofi. Ma anche
perche', nel caso specifico, appare sempre più evidente che, almeno da
parte di alcuni Paesi alleati, il vero obiettivo e' quello di abbattere
un regime per sostenerne un altro dalla natura incerta, e non certo
quello di proteggere la popolazione civile. Tutto cio' in assoluto
contrasto con le risoluzioni ONU''.
Rovato,
lunedì 12 aprile 2011, ore 19 circa, angolo fra Corso Bonomelli e Via
Abate Angelini. Due immigrati marocchini discutono, la lite degenera e
ad un certo punto compare l'immancabile coltello. Uno dei due ha la
peggio e, gravemente ferito al torace, riesce a sfuggire
all'aggressore, percorrendo alcune decine di metri lungo Via Abate
Angelini, prima di rovinare a terra. Nel frattempo l'aggressore fugge,
gettando a terra il coltello insanguinato e lasciando il suo
connazionale in un lago di sangue. Molti testimoni assistono inorriditi
alla scena. Lungo tutto il persorso fatto dalla vittima durante la
fuga, rimangono numerose chiazze di sangue. Dopo pochi minuti al Foro
Boario atterra l'eliambulanza, che trasporta il ferito al Civile di
Brescia. Le condizioni del marocchino sono gravi. Ha 24 anni e da 4 anni vive
nel bresciano. I
Carabinieri sono già sulle tracce del suo connazionale. Cronache da Rovato. "Rovato violenta, Rovato a mano armata,
Rovato Calibro 9".
Era uno dei titoli-denuncia apparsi su questo sito, all'indomani
dell'omicidio di un kosovaro avvenuto in pieno centro nel 2009.
Qualcuno allora si stracciò le vesti, accusandoci di populismo. La
storia, purtroppo, ci ha dato ragione. Sinceramente ci siamo stufati di
dover tornare periodicamente sulla questione sicurezza, sulla cronaca
più o meno nera, che lasceremmo volentieri a cronisti più o meno
imparziali e più o meno indifferenti. Ma tant'è: dal momento che a
Rovato l'Assessorato alla Sicurezza è stato smantellato nel 2010, dal
momento che si prestano tranquillamente i nostri già pochi vigili ad
altri Comuni, dal momento che a Rovato il parlare di queste
problematiche pare sia vietato perchè troppo "da leghista" e troppo
poco "politically correct", anche stavolta scegliamo di denunciare con
forza lo stato pietoso in
cui versa il nostro Comune, specie in termini di sicurezza e
immigrazione. Rovato, il Comune che recentemente si è vantato di essere
ai primi posti nella classifica dei Comuni con la più alta percentuale
di immigrati residenti, dimenticandosi dei quartieri ghetto e della
pressochè totale assenza di integrazione. Rovato, il Comune che apre le
porte del Consiglio Comunale a tutti, compresi i manifestanti dei
centri sociali. Rovato, il Comune in cui c'è sempre qualcuno pagato per
partorire o sostenere in continuazione idee ridicole, come quella delle
prime colazioni gratis in piazza Cavour o delle sfilate di moda araba.
Rovato, il Comune che finanzia continuamente progetti ideati e gestiti
da associazioni spudoratamente di sinistra (tra cui alcune
dichiaratamente comuniste). Rovato, il Comune in cui, sotto l'egida del
PD, vengono organizzati convegni in stile Saviano, nei quali si
continua ad insinuare, direttamente o indirettamente, ma sempre
viscidamente, l'esistenza di presunti rapporti fra 'ndrangheta e Lega
Nord. Rovato, il Comune in cui, chissà come, periodicamente approdano
pure le truppe cammellate di Telekabul (alias RAI 3), da "Annozero" a
"Report", giunte appositamente per sostenere le panzane dette da questo
o da quel politico locale, ovviamente di sinistra, meglio se del PD.
Che dire, un Comune "modello", sì, ma forse per una certa sinistra
jurassica, un Comune tetro, in stile DDR, al quale guarda ormai da
anni, quasi con "speranza", tutta la sinistra franciacortina, più o
meno estrema. Rovato, il Comune nel quale questa sinistra, allo sbando,
in crisi di consensi e di identità, pare essersi arroccata e dove in
molti, neanche tanto sottovoce, arrivano ad affermare: "Se perdiamo
anche Rovato... è dura". Questa è stata ed è Rovato, dal 2002. E lo
sarà fino al 2012, e noi speriamo che non continui ad esserlo oltre.
Tuttavia, visto l'ennesimo grave episodio di cronaca nera avvenuto ieri
sera, visto il desolante contesto politico-amministrativo locale e
considerata l'attuale grave crisi dei paesi del Maghreb e dell'Africa
subsahariana, come Rovatesi siamo molto preoccupati di cosa potrebbe
accadere in un futuro anche prossimo. A Rovato abbiamo buoni motivi per
essere molto più preoccupati rispetto ai cittadini di altri Comuni... diversamente amministrati
(ogni riferimento politico è puramente voluto). Non vorremmo che i
nostri amministratori buonisti cattocomunisti, di fronte all'emergenza
immigrazione africana che stiamo subendo, cominciassero a suonare il
tamburo "alla Veltroni", cantando ai quattro venti appelli del tipo
"venite tutti, Rovato è ai primi posti in quanto ad accoglienza, qui
stiamo tutti bene, a Rovato tutto è permesso, a Rovato c'è posto per
tutti". L'immagine che è stata data in questi ultimi anni al nostro
Comune (e dell'Italia di Prodi e D'Alema) è proprio questa, sia chiaro!
Pertanto vorremmo tanto che il PD rovatese, almeno in quest'ultimo
scorcio di mandato, seguisse la strada percorsa negli ultimi mesi dal
PD toscano, al quale appartengono quelle centinaia di amministratori
locali che, per evitare di essere presi per il collo dai loro
concittadini-elettori-compagni, ultimamente si stanno scoprendo sempre
più intransigenti di fronte a certe assurde politiche di accoglienza
incondizionata, che porta inesorabilmente all'insicurezza e al crimine.
Ma purtroppo il PD ex DS ex PDS ex PCI (quello delle sezioni storiche
vendute negli anni 90 per finanziare la struttura romanocentrica del
PDS), nel suo complesso oggi si dimostra "la" vera forza politica
conservatrice, ingessata e in balìa di mille correnti interne, da
quella dei teodem (alla Rosy
Bindi, per intenderci) a quella dell'impero tosco-emiliano (gigante in
declino) delle Coop rosse.
Il PD, oggi dominato dai radical-chic, si dimostra sordo ai veri
problemi dei cittadini, non sente gli allarmi che suonano, non guarda
in faccia la realtà. Pensa ai festini degli avversari, ad arrampicarsi
sui tetti e a liquidare "suoi" grandi scienziati come Veronesi e Hack,
pur di riacciuffare qualche voto in nome di battaglie antistoriche
contro l'energia nucleare. Ottusità, disperazione, caos. Del resto non
è un caso che la Lega negli ultimi anni stia dilagando anche in Regioni
un tempo considerate "feudi rossi", Regioni che dopo 60 anni di regime
stanno riscoprendo la loro autentica padanità (come nel caso
dell'Emilia
e della Romagna) e la loro millenaria identità culturale (come nel caso
della Toscana). Radici profonde che nulla hanno da spartire con le
ideologie-patacca sovietiche importate dal PCI nel XX Secolo. E non è
un caso che nelle imminenti elezioni comunali di Bologna il
centrodestra appoggerà la candidatura del giovane avvocato leghista
Manes Bernardini. Insomma, dopo 10 anni di sinistra al potere, a Rovato
abbiamo fatto la fine di Bologna: permessivismo totale, caos,
sporcizia, criminalità. La misura è colma, la gente ora non ne può più
e dice basta. A Rovato c'è insicurezza ed è ridicolo che il Comune e i
suoi media continuino scientificamente a negare l'evidenza. La
cosiddetta "percezione di insicurezza", concetto cattocomunista da
talkshow-pattumiera e da seconda serata, non esiste. Esiste invece la
"percezione dell'impunità", quella sì, ovvero il meccanismo psicologico
che porta il criminale a pensare che, comunque vada, potrà "farla
franca" e che ci sarà sempre qualche associazione o istituzione pronta
ad aiutarlo, perdonarlo e a chiudere uno, anzi, due occhi. Negli ultimi
anni a Rovato l'insicurezza sta crescendo a ritmi esponenziali. I dati
parlano chiaro, nonostante in Comune qualcuno straparli ancora di
controllo del territorio e altre baggianate del genere. I recenti
appelli rivolti al sindaco da parte del nostro consigliere Pierluigi
Toscani, affinchè anche a Rovato si autorizzino e si attivino ronde di
volontari per la sicurezza, sono caduti nel vuoto. Qualcuno, a
sinistra, li ha addirittura ridicolizzati. Abbiamo capito, il messaggio
è fin troppo chiaro: per i nostri amministratori, che probabilmente
hanno una grande... "percezione di sicurezza", Rovato è SICURA. E' vero:
soprattutto dopo quello che è successo ieri sera, ce ne siamo convinti
anche noi.
[Adnkronos/IGN]
Mario
Borghezio prende la parola sia in aula sia in commissione e critica
duramente l'atteggiamento passivo dell'UE sul fronte immigrazione
[da
Il Padano]


Un esercito per
ogni Regione. E' questo l'obiettivo di una proposta di legge presentata
dalla Lega alla Camera, che propone di istituire "battaglioni
regionali", sul modello della Guardia Nazionale americana, pronti a
intervenire in caso di calamità naturali, gravi attentati, incidenti
alle infrastrutture o ai siti produttivi. Ma anche a mantenere l'ordine
pubblico se lo decidono il Consiglio dei Ministri o i governatori
regionali. "Milizie" composte, tra l'altro, da cittadini italiani
volontari cessati dal servizio senza demerito con età inferiore ai 40
anni. La Lega propone di istituire il 'Corpo dei volontari militari per
la mobilitazione', che per entrare a farne parte dovranno prima
superare esami psico-attitudinali. Il reclutamento dovrebbe avvenire su
"base regionale". Si tratta di "strutture-quadro", "espandibili" in
caso di mobilitazione. I soldati regionali avranno "l'obbligo di
prestare servizio un mese all'anno" e verranno retribuiti come
nell'esercito. Sempre ad Esercito e Carabinieri verrà affidato
l'addestramento. Il nuovo Corpo "non dovrebbe disporre di più di 20
mila uomini raggruppati in 20 battaglioni regionali sotto il comando di
altrettanti tenenti colonnelli distaccati dall'Esercito e dall'Arma dei
Carabinieri". Ogni battaglione potrà essere composto da mille uomini e
donne reclutati su base regionale. Le uniformi sarebbero identiche a
quelle dell'Esercito, ma è prevista "l'introduzione di distintivi per i
singoli reparti regionali". L'armamento sarebbe "esclusivamente di tipo
leggero", come quello degli uomini dei Carabinieri. "Manca nella
Repubblica - si legge nella relazione che accompagna il provvedimento -
uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta
degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono
l'attivazione del sistema di protezione civile. L'importazione nel
nostro ordinamento dell'istituto della Guardia Nazionale - aggiungono i
deputati della Lega - permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di
queste esigenze liberando i reparti operativi delle Forze Armate da
compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta
impropriamente gravati e predisponendo uno strumento utilizzabile
all'occorrenza quando il moltiplicarsi degli interventi all'estero
riduca, ad esempio, le risorse organiche disponibili in patria".
"Gli
immigrati che sono arrivati dalla Tunisia, per quanto ci riguarda,
vanno tutti espulsi"
PMI
e Expo 2015: in Regione approvato Ordine del Giorno "bipartisan" per
garantire una presenza consistente delle imprese lombarde negli appalti
sulle opereTOSCANI: "APPALTI SULLE OPERE DI EXPO 2015 ALLE IMPRESE LOMBARDE"
"Si
tratta di un gesto doveroso nei riguardi delle nostre imprese che, in
un momento difficile di crisi economica, meritano il massimo della
tutela possibile da parte della politica"


I
profughi che stanno arrivando in massa dalla Tunisia e da tutto il
magreb? Dei damerini secondo Luca Zaia. Il governatore del Veneto ha
buon occhio e non gli sfuggono i giubbetti alla moda, le scarpe firmate
e i costosi telefonini di molti immigrati. Persone che certo non
morivano di fame nel loro paese, ma sognano di vedersi riconoscere
dallo Stato italiano quello status di rifugiato che garantirebbe loro
di vivere alle spalle della nostra gente. “Quelli che arrivano con
scarpe firmate, il giubbottino all’occidentale, e il telefonino, non
sono gente che chiede asilo politico. Lampedusa è invasa da tunisini
che fuggono da un territorio nel quale riprende la vita normale e
riaprono le aziende”, ha protestato Zaia in un’intervista a il
Giornale: “Sbarcano barconi di ragazzi di 25-35, senza famiglia, che
appaiono in carne e ben messi. Non certo degli sprovveduti”, ha
concluso. Una analoga osservazione era stata fatta qualche giorno fa
nell'aula del Senato da Lorenzo Bodega, vicepresidente del gruppo della
Lega Nord a Palazzo Madama. Il senatore di Lecco aveva rilevato: “I
perseguitati politici, quelli veri, fuggono dai regimi che opprimono,
non dai regimi che si dissolvono! E allora, chi ci entra in casa sotto
le mentite spoglie del rifugiato? Evasi? Potenziali guerrieri di Allah?
O volgari profittatori che mirano a lucrare il trattamento e
l'assistenza spettanti ai veri rifugiati?”.
“L’ok della
Bicamerale e delle commissioni Bilancio di Camera e Senato al decreto
sul fisco regionale rappresenta un traguardo essenziale nel percorso di
riforma complessiva dello Stato. Quella di oggi è una giornata storica
per la Lega, ma anche per tutto il Paese. Il cambiamento ormai è in
atto e niente potrà fermarlo”. Lo dichiara il capogruppo della Lega
Nord alla Camera, Marco Reguzzoni “Si tratta di un risultato
estremamente importante che tutto il Paese si aspettava – spiega
Reguzzoni –. Dopo il federalismo demaniale e municipale, il federalismo
regionale rappresenta il tassello più importante nel percorso di
rinnovamento del Paese”. “L’astensione del Partito democratico e il si
delle Regioni in Bicamerale – sottolinea il presidente dei deputati
leghisti – dimostra la bontà di questo provvedimento che è la ragion
d’essere della Lega: ridurre gli sprechi e abbassare la pressione
fiscale. Va dato merito al ministro Bossi e al ministro Calderoli di
aver saputo ascoltare le esigenze e le proposte di tutti per arrivare a
un testo largamente condiviso”. "Oggi è una bella giornata per il
federalismo. Il sì della commissione bicamerale al fisco regionale è un
passaggio fondamentale per la realizzazione del federalismo fiscale,
ormai sempre più vicino. Altro elemento positivo è l'astensione del Pd
che testimonia la possibilità del dialogo su temi importanti per il
paese e per tutti i cittadini. Ma il nostro primo pensiero va a Umberto
Bossi, è solo grazie a lui se siamo riusciti a tagliare anche questo
traguardo. Un ringraziamento particolare va anche al ministro Roberto
Calderoli per il prezioso lavoro che ha svolto in tutte le fasi della
riforma". Lo dichiara Federico Bricolo, presidente della Lega Nord a
Palazzo Madama.

''Non e' per il semplice conflitto
armato interno che scatta immediatamente lo status di protezione
umanitaria e sussidiaria ma occorre che ci sia una minaccia grave alla
propria vita, legato alla posizione o attivita' dell' individuo. Questo
e' doveroso per rettificare cio' che le agenzie stanno riportando in
merito alla sentenza della Cassazione''. Lo precisa, in una nota, il
vicepresidente dei senatori della Lega Nord e capogruppo in commissione
Giustizia, Sandro Mazzatorta facendo riferimento alla odierna sentenza
della Cassazione. Infatti, spiega Mazzatorta ''non e' sufficiente
l'esistenza di un conflitto armato interno per concedere
automaticamente lo status di protezione umanitaria o di rifiugiato. Sia
lo status di rifugiato che lo status di protezione umanitaria
sussidiaria e' sempre legato a un rischio individuale per la propria
vita ma non nella condizione di mero conflitto armato''. Quando questi
soggetti presenteranno la domanda,e rileva la nota del sen. Mazzatorta
''le commissioni preposte dovranno valutare, evidenziando o meno, se
esiste il rischio individuale come vittima di una persecuzione.
Chiarendo che per i rifugiati si tratta di atti di persecuzione
individuale e per lo status di protezione umanitaria e sussidiaria di
minaccia grave e individuale alla vita. Dunque, la persona e' da un
lato oggetto di persecuzione e oggetto di minaccia alla sua vita ma non
derivante da conflitto armato''. In conclusione, sottolinea il senatore
Mazzatorta '''l'esistenza di un conflitto armato non e' condizione
sufficiente a ottenere una protezione umanitaria ma occorre, come
prevedono le nostre norme del 2007 e 2008 , provare di essere vittima
di atti di persecuzione individuale o minaccia grave e individuale alla
propria vita''.
Richiesto
al Governo il massimo impegno sul fronte sicurezza e immigrazione.
L'eventuale emergenza profughi dovrà essere affrontata e gestita da
tutta la comunità internazionale. Chieste anche garanzie su pagamenti e
contratti di fornitura
19
marzo 2011: Francia, Gran Bretagna e U.S.A., coperti da una risoluzione
dell'ONU fatta su misura, attaccano la Libia. L'Italia, la terra dei
cachi, si adegua. Solo la Lega avanza seri dubbi sull'operazione,
temendo che questa decisione avventata e rischiosa (dietro cui molto
probabilmente si nascondono i malcelati interessi petroliferi dei
francesi e degli inglesi) possa far cessare per sempre le forniture di
gas e petrolio all'ENI, causando al contempo un esodo biblico di
profughi, dalla Libia e da tutto il Maghreb, già sull'orlo del caos da
mesi. Profughi che, ovviamente, sbarcherebbero tutti sulle nostre
coste, ovviamente a spese nostre, mentre l'UE latiterà come sempre o
(forse) ci darà qualche briciola e mentre l'ONU dimostrerà finalmente
di essersi ridotta a inutile assemblea di stati-fantoccio, controllati
da lobby e corporations multinazionali. Insomma, dopo quella del 1999
in Kosovo, comincia un'altra bella "guerra umanitaria", spacciata
mediaticamente come operazione in soccorso ai cosiddetti "civili" e dei
cosiddetti "giovani universitari rivoluzionari" di Bengasi, che
speriamo non si rivelino essere della stessa pasta degli eroici
militanti del famigerato "PKK" kosovaro. Anche
nel 1999, la Lega Nord fu l'unica a tentare una mediazione pacifica con
la Serbia di Milosevic, che stava riconquistando il Kosovo occupato
dalle milizie del PKK. Invece l'Italia (governo D'Alema) concesse alla
NATO le basi per bombardare Belgrado, causando anche molte vittime tra
i civili. Anche quella era stata definita dai media una "guerra
umanitaria", una guerra giusta, ma dei suoi risultati disastrosi
nessuno parla più: distruzione, povertà, esodo biblico di emigranti
kosovari (molti dei quali giunsero proprio a Rovato), dominio totale
dell'islam (chiese cristiane kosovare quasi tutte bruciate o distrutte,
sostituite da 3-4 moschee in ogni villaggio costruite da imprese edili
controllate in larga parte dalla potente famiglia saudita dei... Bin
Laden) e i kosovari cristiani ortodossi di etnia serba, ormai messi in
minoranza numerica dai musulmani, costretti a vivere segregati in
quartieri-ghetto. Bei risultati quelli portati dalle "guerre
umanitarie"! A proposito: dopo essersi resi protagonisti delle
carnevalate patriottarde del 17 marzo, dove sono finiti tutti i
pacifinti di sinistra con le loro belle bandiere arcobaleno appese ai
balconi? Sono diventati anche loro tutti guerrafondai (chiaramente
guerrafondai "umanitari"), al grido di "siam pronti alla morte"?
E'
stata dura, ma alla fine anche il polpettone del 17 marzo è passato.
Comunque pensavamo molto, molto peggio. Almeno per le strade padane non
si è affatto visto il gran tripudio tricolorito dei festeggiamenti
(magari in una nostalgica camicia rossa...) e le colonne di auto
strombazzanti in stile mondiali di calcio. Certo, la retorica
patriottarda savoiarda-garibaldina è esplosa alla grande, purtroppo,
nelle scuole (con ridicole cerimonie imposte in modo militaresco, a
metà tra Mussolini e Mao) e sui media romanofili. Ma anche stavolta,
qualcuno ha guastato la festa ai monarchici, ai garibaldini, ai
repubblichini e a qualche repubblicano: la Lega, ovvero milioni di
uomini e donne stanchi di lavorare-pagare-tacere, una grande e potente
forza popolare, trasversale (non una piccola élite come quella dei
cosiddetti "eroi" risorgimentali), una forza che con coraggio e
pragmatismo ha detto un fermo NO al "volemose bbene", ai tarallucci e
vino, alle sceneggiate del "150°" e che ha legittimamente e giustamente
deciso di ridimensionare i festeggiamenti per un anniversario di falsa
unità. Ieri non c'era proprio nulla da festeggiare. Capiamo gli amici
del centrodestra, per i quali il legame storico con certi ideali è
rimasto invariato negli anni e ieri è stato riaffermato. Ma non capiamo
affatto la metamorfosi della sinistra, di certi uomini del PD ex
PCI-PDS-DS, che per una vita hanno snobbato una certa bandiera e una
certa retorica e che ieri, in un sol colpo, si sono scoperti i più
patrioti di tutti. L'inganno è presto scoperto: in realtà buona parte
di costoro ha voluto solo contrapporsi, travestendosi da "patriota",
alle battaglie della Lega Nord e alle sue idee federaliste. La politica
dell'andare contro, la politica dell'odio. Niente di nuovo, a sinistra.
Tra i riti che abbiamo visto compiere ieri da molti politici di
sinistra, alcuni ci hanno lasciato di stucco. Ad esempio, ci ha stupito
come un Presidente della Repubblica, ex uomo di punta del PCI
filosovietico e antimonarchico d.o.c., sia arrivato alla soglia dei 90
anni per essere obbligato a posare una corona sulla tomba di Vittorio
Emanuele II di Savoia. Incredibile! Gli scherzi del destino (e della
storia). Ma quello che ci ha stupito maggiormente è il fatto che la
sinistra, alla faccia degli "amati" cassaintegrati-dicoccupati-precari,
abbia dato in ogni dove il suo nulla osta per spendere milioni e
milioni di euro per addobbare le strade con bandiere e coccarde, per
pagare migliaia di uomini armati per sfilare (in attesa
dell'altrettanto retorico e costoso bis del 2 giugno...), per
organizzare una miriade di eventi e convegni fotocopia, solo per
parlarsi addosso e cospargersi di incenso (dispensato a iosa dagli alti
prelati eredi di Pio IX, l'ultimo papa-re, antigaribaldino).
E
poi che
bisogno c'era di fermare per un giorno intero tutto il nostro sistema
industriale e produttivo, peraltro già in affanno, sacrificando in sole
24 ore quasi 2 punti di PIL? Questo paese, nato zoppo nel 1861, 150
anni dopo è ancora malandato, c'è ancora la rivoluzione federalista da
completare e ormai tutti sanno che questo è l'unico modo per farlo
sopravvivere. E siamo in folle ritardo, per colpa della resistenza di
certe élite politico-culturali ed economiche che hanno
lucrato su
questa falsa unità, dal 1861 fino ad oggi. Questo Stato è ancora troppo
centralista, è ancora basato sul modello dello stato-nazione
ottocentesco, sebbene la sinistra nel 2001, con la riforma del Titolo V
(fatta a maggioranza, incompleta ed incompiuta) abbia tentato di
metterci qualche pezza, combinando il solito pasticcio. Si diedero un
sacco di competenze agli enti locali, ma
non si diede loro il "portafoglio": tutto il gettito fiscale continuava
a confuire a Roma, per poi essere redistribuito agli enti locali solo
in un secondo momento. Grazie all'impegno e alla tenacia della Lega,
questa grave anomalia è stata corretta: il federalismo fiscale oggi è
legge. Certo, ma siamo solo a metà strada. Dopo quello provinciale e
quello regionale, si dovrà giungere al federalismo istituzionale,
introducendo il Senato Federale ed scrivendo a chiare lettere il
termine "Federale" nella Costituzione, come segnale forte di radicale
cambiamento. Solo allora l'idea
di Carlo Cattaneo (che, schifato dal centralismo savoiardo, scelse
l'esilio in Svizzera), potrà dirsi compiuta. Senza
federalismo
compiuto, no, niente festeggiamenti, prego. Ieri non potevamo proprio
permetterci, nemmeno per un giorno, nemmeno per un ora, di far finta di
niente, pensando che quelli appena passati siano stati 150 anni
esaltanti. Tutt'altro. Tutti i problemi del Sud sono ancora davanti a
noi, in gran parte irrisolti. In certe aree del Sud nulla è cambiato
dal 1861. In certe zone non c'è nemmeno quel "controllo del territorio"
da parte delle istituzioni democratiche di cui si parla anche quando si
fa riferimento all'Afghanistan. Assurdo! Nel 1861 i Piemontesi
inviarono centinaia di migliaia di uomini per fronteggiare con la forza
il cosiddetto "brigantaggio" (in realtà erano in buona parte masse
contadine fedeli ai Borboni), che oggi liquideremmo come "mafie". Fu
tutto inutile. Il Paese è ancora, anzi, è sempre più diviso in due e
questo "gap" aumenta anno dopo anno, non solo economicamente, ma anche
socio-culturalmente: ad esempio quell'idea di "partecipazione" e di
"senso civico", cavallo di battaglia della sinistra, che in Padania si
traduce nell'impegno quotidiano di
migliaia di persone di ogni età ed
estrazione sociale nel volontariato e
nell'associazionismo, al Sud è ancora pressochè
inesistente.
Spesso anche l'applicazione della stessa legge varia con la latitudine.
Lo si vede dalle cose più semplici, come ad esempio l'uso del casco in
moto e delle cinture di sicurezza in auto, a quelle più complesse, come
la gestione della raccolta differenziata e l'efficienza degli uffici
pubblici. Ma allora di che diavolo di "unità" si è parlato ieri? Di
quella realizzata o di quella ancora lungi dall'esserlo?
Guardando
in
tv le immagini dei festeggiamenti retorici da un lato e pensando
dall'altro alle differenze abissali Nord-Sud, si capisce bene che qui
siamo di fronte ad un'allucinazione collettiva, ad una "psico-nazione",
cioè ad un'idea di "unità" calata dall'alto e che esiste solo
nell'immaginario collettivo, di una parte dei cittadini, ultimamente
rincitrulliti anche da qualche filmetto di serie B, da libri
autoreferenziali superpubblicizzati (poi rivelatisi immani flop
editoriali) e da sketch demenziali da cabaret, ideati solo per
infangare i Popoli Padani, la loro lingue e il loro modo di vivere.
Questo trucco mistificatorio ha funzionato per decenni, ma oggi il
problema Nord-Sud, irrisolto, si è incancrenito e i Padani hanno
dimostrato in cabina elettorale che non sono più i fessacchiotti della
situazione. Dagli anni 90 c'è stata anche una grande maturazione
politico-culturale dei nostri cittadini, che hanno capito che l'idea di
Padania come unicum federale
ha fondamenta culturali, storiche, sociali, economiche e politiche ben
più solide di quelle dell'Italia. E infatti le radici culturali
millenarie comuni dei popoli "italiani",
di cui parlavano i "poeti antichi" e alcuni dei grandi protagonisti
della prima fase del cosiddetto "risorgimento" (Cavour in primis) a ben
vedere ci portano ad un'idea di stato che a livello territoriale,
economico ed etno-linguistico coincide proprio la Padania, quel "Regno
del Nord", socioeconomicamente sviluppato e culturalmente omogeneo, di
cui molti intellettuali "risorgimentali" parlavano apertamente. Con il
termine "Italia" molti dei cosiddetti "padri della Patria" intendevano
la Padania e la Toscana, ovvero il Centro-Nord, ovvero un'entità
omogenea che poteva e doveva unirsi, un territorio che già allora era
tra i più avanzati d'Europa, in tutti i campi, ma che successivamente,
per le assurde scelte di tipo coloniale dei Savoia, si scontrò con il
Papa per prendere Roma e lo Stato Pontificio, si espanse verso sud e si
accollò una delle parti più arretrate d'Europa, il Regno delle Due
Sicilie, ricco di risorse agrarie e minerarie, ma ancora basato sul
latifondo e culturalmente ed economicamente incompatibile con il
Centro-Nord. Ieri Napolitano nel suo discorso pronunciato alla Camera
ha fatto chiari riferimenti a queste scelte richiose compiute dai
governanti savoiardi, veri e propri errori che stiamo pagando ancora
150 anni dopo. Tuttavia, in modo macchiavellico, Napolitano ha
giustificato l'iter di quella "unificazione a tappe forzate". A quanto
pare per Napolitano e non solo per lui il gioco valse la candela.
Nei
palazzi romani
echeggiavano i motti "Chi ha avuto ha
avuto, chi ha dato ha dato, scurdiamoci 'o passato" o "Franza o Spagna, purchè se magna".
Però è stato un peccato, visto che si è persa un'occasione per fare una
profonda riflessione sul passato e sul futuro, nel bel mezzo del cammin
delle riforme. Viviamo in un paese che quando viene messo di fronte ai
suoi secolari problemi irrisolti tende sempre a nascondersi dietro un
dito, alla retorica, anzi, dietro al bandierone da stadio e a qualche
coretto, pure stonato, del tipo "Siam pronti alla morte...". Dunque,
come disse il pelato dal balcone: "Armiamoci e... partite!". E tutti se
la danno a gambe. L'inno di Mameli andrebbe sostituito con "La Terra
dei Cachi", famoso brano di Elio e Le Storie Tese (veri vincitori di
Sanremo 1996, ma misteriosamente declassati al secondo posto, forse
perchè troppo politically incorrect).
Un grande brano, sempre attuale, in cui si denuncia il fatto che invece
di lavorare per il cambiamento delle tante cose che non funzionano, ci
si preferisce crogiolare ed autoilludere, arrivando a dire che va tutto
bene, siamo perfetti, addirittura "siamo il paese più bello del mondo".
Quindi non cambiamo nulla e fermiamo chi vuole cambiare qualcosa.
Infatti è questo il risvolto più preoccupante ed inquetante dei
festeggiamenti di ieri: quello conservatore, il più illiberale e
antidemocratico. Da ieri abbiamo capito che, oltre che per i vecchi
fascisti, anche per i cattocomunisti vale una regola fondamentale:
quando si intona il bruttissimo inno di Mameli e quando viene issata la
bandiera tricolore (copiata paro-paro da quella francese), tutti devono
tacere, cantare con la mano al petto (compresi i criminali, i falsi
invalidi e perchè no, qualche clandestino addobbato e tirato in piazza
per l'occasione...). E se i soliti ignoranti somari padani, invece di
festeggiare o, meglio ancora, di lavorare per pagare il conto a tutti,
osano opporsi a questi sacri rituali, sono guai seri e scatta
prontamente il "dagli al leghista", che pare vada tanto di moda
ultimamente. L'eurodeputato leghista Matteo Salvini, infatti, ieri è
stato pesantemente insultato in piazza a Milano da alcuni sinistri
facinorosi, a quanto pare tutti focosi neopatrioti convinti. Sempre
ieri l'IDV di Di Pietro ha minacciato querele contro alcuni leghisti
per "vilipendio al tricolore" (reato ereditato dal codice penale
fascista "Rocco").
Insomma, anche stavolta abbiamo assistito alle solite baggianate in
salsa bianco-rosso-verde. Ma stiano tranquilli questi vigliacchi
pagliacci voltagabbana: noi andremo avanti fino alla fine. Siamo e
saremo sempre fieri di aver criticato e di continuare a criticare un
certo tipo di retorica patriottarda fascistoide, ipocrita, falsa e
pelosa, che tenta (invano) di nascondere le malefatte dei governanti
monarchici e repubblicani succedutisi per un secolo e mezzo. Quando la
Repubblica Italiana cesserà di essere una "psico-nazione" e diverrà
finalmente una "Repubblica Federale", in cui le diverse Nazioni che la
popolano convivranno in pace, contribuendo al bene comune con equità,
forse anche noi Padani avremo qualcosa da festeggiare. Nel frattempo,
come diceva Toto Cutugno, vi lasciamo cantare... con la chitarra in
mano....
[da Il Padano]
"Le
fonti di energia rinnovabile non sono state per
lungo tempo adeguatamente normate e questo sta causando un proliferare,
a mio avviso negativo ed eccessivo, della presenza di impianti
fotovoltaici nei campi"

“Esprimo
tutta la mia soddisfazione per il fatto che già il giorno successivo al
voto della Camera dei deputati, voto su cui si è registrata
un’ampissima fiducia sul provvedimento, il Consiglio dei ministri abbia
approvato definitivamente il decreto sul federalismo municipale. Come
ha detto il ministro Umberto Bossi, ci stiamo avvicinando al tetto
della casa del federalismo”. Lo dichiara il ministro per la
Semplificazione Roberto Calderoli. “Adesso avanti con il prossimo
decreto ovvero il Federalismo regionale e provinciale. Proprio
quest’oggi, infatti, inizieranno le audizioni e la discussione in
commissione bicamerale. Auspico che su questo decreto, e sui prossimi,
possa esserci una collaborazione e un concorso da parte di tutti,
perchè le riforme sono indispensabili per il Paese e sono fatte
nell’interesse di tutti”, conclude. "E' con grande soddisfazione che
accogliamo l'approvazione definitiva del federalismo municipale. E' un
passaggio fondamentale per la realizzazione della riforma e se siamo
riusciti a raggiungerlo dobbiamo ringraziare il nostro segretario
Umbero Bossi. Un tributo particolare va naturalmente al ministro
Calderoli che ha lavorato senza sosta per questo esito e a tutti i
parlamentari della Lega Nord che hanno contribuito nelle commissioni
affinché il fisco comunale diventasse finalmente una realtà. Stiamo
smantellando pezzo a pezzo lo stato centralista e assistenzialista che
ha prodotto negli anni sprechi e debito pubblico per costruirne uno
nuovo, più moderno, più attento al territorio e più vicino ai
cittadini". Lo dichiara Federico Bricolo, presidente della Lega Nord a
Palazzo Madama.
Il
marocchino è stato riconosciuto colpevole di ben 4 gravissimi reati:
lesioni, violenza sessuale, tentato
omicidio e sequestro di persona. Adesso pretendiamo che la pena sia
scontata
fino all'ultimo giorno!

[Adnkronos]
[Adnkronos]
In
precedenza lo stesso Procuratore Generale aveva dichiarato che con
questo governo la corruzione era aumentata. Le solite mistificazioni,
alla faccia della presunta terzietà di certe "alte" istituzioni

Pensavamo
di aver già visto (e subito) tutto, ma ci sbagliavamo. Pensavamo di
avere già toccato il fondo e che i soldi dei cittadini, che quei pochi
e sudati danari rimasti nelle casse del nostro Comune, sedicente
"virtuoso", almeno sarebbero stati utilizzati con criterio. Ma
probabilmente abbiamo peccato di ottimismo. Cottinelli ci ha stupito
per l'ennesima volta. Durante la seduta del Consiglio Comunale di
lunedì 31 gennaio la Giunta PD-"Rovato Civica" ha presentato ai
Rovatesi le sue ultime due "grandi opere", le ultime prima della
fine della legislatura, prevista per il 2012. Si tratta dello
stravolgimento-imbruttimento (spacciato per "restyling") di Corso
Bonomelli e della realizzazione di poco più di un kilometro di pista
ciclabile tra Lodetto centro e il suo cimitero. Per quanto riguarda
Corso Bonomelli, il Comune, dopo averci letteralmente "messo le pezze"
(toppe d'asfalto su pietra, un'autentica opera d'arte inedita!) si
spingerà oltre: spenderà ben 300.000 euro (a budget, iniziali, poi si
vedrà in corso d'opera...) solo per togliere aiuole, sradicare alberi
(peraltro già agonizzanti...), rimuovere gli odiatissimi lampioni e
smantellare il fondo stradale pietroso. Poi... "giù di brutto" con il
tanto amato asfalto, sì, vai, alla faccia del verde urbano e
dell'ecologismo, tanto sbandierato da questi signori di sinistra. Corso
Bonomelli, insomma, tornerà indietro invece di migliorare, proprio come
è successo al nostro Comune dal 2002 ad oggi. Che dire: una vera e
propria "damnatio memoriae", un subdolo tentativo dei nostri
amministratori cattocomunisti di cancellare ogni elemento che possa
ricordare ai Rovatesi il buongoverno leghista degli anni novanta. Non
parliamo poi dei gravi disagi che questi lavori causeranno ai pedoni,
agli automobilisti e in generale a tutti gli utenti del Corso (clienti,
negozianti, professionisti, ecc.), nonchè agli stessi residenti della
zona, che saranno costretti per settimane (o mesi...?) a seguire lunghi
e contorti percorsi alternativi e deviazioni. A proposito di viabilità,
niente paura: una pattuglia di solerti ausiliari del traffico (altra
bella novità...) sarà sguinzagliata per le strade di Rovato per
infliggere multe agli odiati automobilisti, soprattutto a quelli alla
ricerca del parcheggio gratuito o al disco orario perduto, dato che di
questo passo l'unico parcheggio gratuito in tutto il centro storico
resterà (forse) quello al Foro Boario. Per il resto, mano al
portafoglio... Per quanto concerne la pista ciclabile che collegherà il
centro del Lodetto al suo cimitero, invece, siamo di fronte ad un
abnorme esempio di malgoverno e di cattiva gestione delle risorse: per
collegare il centro del Lodetto con il suo cimitero verrà realizzato
poco più di un km di pista, all'incredibile costo di 530.000 euro (a
budget, iniziali, poi si vedrà in corso d'opera...), ovvero quasi il
doppio rispetto ai soldi che saranno stanziati per imbruttire Corso
Bonomelli. La cifra stanziata, inoltre, è progressivamente aumentata
rispetto a quelle preventivate negli anni precedenti. Sì perchè di
pista ciclabile al Lodetto se ne parla da tanto tanto tempo. In merito
a questo aumento di costo, lorsignori magari ci diranno, lavandosene le
mani: "Eh sì, ma dovete considerare l'adeguamento dei prezzi...".
Ricordiamo ai nostri amministratori di fare molta attenzione, in quanto
anche Rovato e non solo a Napule, nessuno è fesso: nel mondo
dell'edilizia ultimamente l'aumento dei prezzi dei materiali è
rallentato ed è molto difficile giustificare certi aumenti. Quindi,
così come non capiamo i 300.000 euro stanziati per demolire Corso
Bonomelli, così non riusciamo assolutamente a spiegarci i 530.000 euro
stanziati per una pista ciclabile di campagna lunga poco più di 1 km.
In generale, specie quando si parla di edilizia pubblica, sarebbe il
caso di lasciare il lievito ai fornai, facendo meglio i conti e
trattando meglio i prezzi. Sarebbe opportuno che i nostri
amministratori si chiedessero se era proprio il caso stanziare tale
ingente somma per realizzare una sola opera in una sola Frazione.
Certo, il Lodetto, dopo le decennali promesse elettorali di "Rovato
Civica", seguìte dai puntuali rinvii, nel 2011 finalmente avrà sì la
sua pista ciclabile, ma a caro, carissimo prezzo! Un'opera d'oro, in
cui finiranno ingenti risorse che di certo non potranno più essere
investite, ad esempio, in politiche per la sicurezza o per realizzare
anche altre infrastrutture di cui Rovato e le sue Frazioni (Lodetto
compreso) avrebbero urgente bisogno. Siamo certi però che i nostri
amministratori ora passeranno casa per casa per spiegare ai Rovatesi,
per filo e per segno, punto per punto, il capitolato e le economie
relative a queste ultime loro due "grandi (si fa per dire) opere". Ma
se da un lato lasceremo al prode sindaco Cottinelli l'onere di
giustificare di persona i costi dei lavori di Corso Bonomelli,
riteniamo che per la pista del Lodetto questa "operazione trasparenza"
debba essere portata avanti in prima persona proprio dagli
amministratori e dai politici di sinistra originari della Frazione,
ovvero da quelli che definiamo simpaticamente "I Lodettesi": Angelo
Bergomi (Vicesindaco, Assessore "alle cave", Segretario PD rovatese
e neo responsabile provinciale ambiente del PD), Luigi
Braghini
(Consigliere comunale e animatore di Rovato Civica, nonchè attivo
membro delle teatrali "ronde ecologiche", insieme ad Angelo Bergomi e
Matteo Verzeletti) e ovviamente l'assessore all'Urbanistica Gianpietro
Bara. Non credano costoro che queste due ennesime (e costose)
operazioni di facciata possano far recuperare credibilità a loro, al PD
e a "Rovato Civica". Non pensino costoro che con un colpo di straccio
riescano a cancellare 10 lunghi anni di malgoverno e di abbandono
pressochè totale delle Frazioni. Si dice che la strada per l'inferno è
lastricata di buone intenzioni. Di certo, sia il futuro Corso Bonomelli
imbruttito sia la suddetta pista ciclabile d'oro saranno lastricate dei
sudati euro dei Rovatesi che, guarda caso, giorno dopo giorno si
mostrano sempre più insofferenti verso questi signori, verso i loro
partiti di appartenza/riferimento e in generale verso questa
amministrazione, così poco attenta specie nella gestione delle risorse
economiche. 
In
merito alle nuove norme contenuto nel collegato alla legge regionale
12, in materia di centri culturali con finalità religiose, è
intervenuto il Consigliere della Lega Nord, Pierluigi Toscani. "Le
nuove disposizioni proposte dall’Assessore regionale al Territorio,
Daniele Belotti della Lega Nord – spiega Toscani – e inserite nel
collegato di modifica alla legge regionale 12, approvato ieri dal
Consiglio regionale, vanno nella direzione di mettere finalmente un
freno all’incontrollato proliferare di moschee mascherate da centri
culturali islamici nelle nostre città. Accade infatti che in molti dei
nostri Comuni si verifichino gravi problemi di viabilità a causa di
capannoni artigianali che da un giorno con l’altro si trasformano in
affollate moschee, rendendo vani gli accorgimenti che le
amministrazioni adottano per la pianificazione urbanistica. Il problema
diventa ancora più grave quando sono direttamente i centri storici o le
aree residenziali a farne le spese, con gravi disagi per i residenti e
problemi di ordine pubblico. Con queste norme non sarà più possibile
insediare liberamente centri culturali con finalità religiose; saranno
proprio le amministrazioni comunali, alle quali viene ora attribuita la
facoltà di prevedere all’interno del Piano di gestione del territorio
eventuali cambi di destinazione d’uso, a decidere se e quali spazi
assegnare. Questi accorgimenti sono importanti non soltanto per
evidenti ragioni di ordine pubblico, ma anche per una tutela completa
dei nostri centri storici, che vada ad assicurare il rispetto dei
valori architettonici, il decoro e il contesto sociale. La Lega Nord –
conclude Toscani – ha dato prova, per l’ennesima volta, di grande
coerenza nel perseguimento delle proprie battaglie. Abbiamo messo un
freno alla proliferazione di sedicenti centri culturali, dove oltre
alla preghiera viene fatta anche propaganda ideologica. Spetterà ora ai
singoli amministratori decidere sulla possibilità di una loro presenza
sul territorio comunale. Naturalmente assumendosene le
responsabilità davanti ai propri cittadini".
C'era
da aspettarselo. Per i dinosauri della politica italiota il motto è
sempre lo stesso: "resistere resistere resistere". Soprattutto se c'è
in gioco la sopravvivenza del centralismo romanofilo e
l'assistenzialismo a fondo perduto del Sud. Dopo le recenti polemiche e
gli scandali sessuali che hanno investito Silvio Berlusconi,
dimostrando il vuoto politico all'ennesima potenza del PD e della
sinistra e il discutibile lavoro di certi magistrati che ancora una
volta hanno brillato per il loro zelo a senso unico, oggi si è
verificato l'enesimo sgambetto da parte dei poteri forti del blocco
centralista. Ad operarlo tale Baldassarri, un uomo chiave del FLI,
economista finiano d.o.c., una sorta di anti-Tremonti, uno che già nel
2003 si aggirava per i palazzi governativi romani con finanziarie
"alternative" a quelle di Tremonti. Fino all'ultimo qualcuno si era
illuso che questo personaggio potesse dare il via libera al
provvedimento noto come "federalismo municipale", una vera rivoluzione
copernicana. Ma per ordine di Fini, Baldassarri ha votato contro. Il
risultato è stato 15 a 15. Nulla di fatto. Non una bocciatura, ma
nemmeno un benestare. Insomma, un empasse inedito, senza precedenti. La
Lega però non si ferma e proporrà un percorso alternativo per far
passare la riforma, soprattutto per bypassare questa Commissione
in cui FLI è sovrarappresentata e nella quale si potrebbe bloccare ogni
provvedimento riformatore, anche in futuro. Pertanto è
necessario rivedere al più presto la composizione di questa e
delle altre Commissioni parlamentari in cui FLI potrebbe giocare al
sabotaggio antigovernativo, fregandose altamente (è bene
ricordarlo) del mandato dato a questi soggetti dagli elettori di
centrodestra, che nel 2008 li hanno votati sotto il simbolo del "PDL -
Berlusconi Presidente" e che li hanno votati per realizzare riforme
epocali fra cui, appunto, quella federalista.
Dalla
fine del 2010 e
per tutto il mese di gennaio 2011 nelle Frazioni di Rovato,
specialmente a Sant'Andrea,
si è verificata una serie preoccupante di furti in abitazione. Ma il
nostro sindaco, che un anno fa, accompagnato dall'allora Assessore alla
Sicurezza Francesco Corbetta, si aggirava proprio per le Frazioni
tenendo incontri pubblici in cui sminuiva il lavoro del Ministro
Maroni, quando si parla di sicurezza latita o se ne lava le mani. Come
tutti sanno (compreso Cottinelli...), la serie di leggi e di norme
varate nel 2010 dal Governo per volere del Ministro Roberto Maroni,
nota come "Pacchetto Sicurezza" o "Pacchetto Maroni", ha attribuito
ai sindaci ampi poteri e grandi spazi di manovra per contrastare
duramente ed efficacemente la micro criminalità. Ormai non si contano i
sindaci che, da Nord a Sud, utilizzano quotidianamente tali norme per
garantire maggiore sicurezza ai loro cittadini. Queste norme, tra
l'altro, sono state da poco integrate con ulteriori provvedimenti
legislativi che prevedono la possibilità per il sindaco di usufruire
della
collaborazione diretta e volontaria dei propri cittadini, attivando le
cosiddette "ronde", ovvero gruppi di 3 cittadini, volontari, non
armati,
muniti di cellulare e pettorina di riconoscimento, appositamente
addestrati ed accreditati in Questura, che in
coordinamento con le Forze dell'Ordine presidiano le aree urbane più a
rischio. Anche molti amministratori locali di sinistra stanno
già applicando le varie norme previste dal "Pacchetto Sicurezza", ma ci
sembra che per i
nostri amministratori a Rovato non ci sia affatto un problema di
sicurezza,
nemmeno dopo i gravissimi episodi di cronaca nera avvenuti negli ultimi
anni e l'incredibile sequenza di furti e rapine che i Rovatesi stanno
subendo negli ultimi mesi. Quindi se per Cottinelli il "Pacchetto
Sicurezza" di Maroni è inutile (come ha più volte dichiarato nel corso
del 2010), le ronde sono inutili e a Rovato non servirebbero nemmeno...
Figuriamoci se a richiederle è la
Lega! Il nostro Consigliere Pierluigi Toscani, durante l'ultima
seduta del Consiglio Comunale, ha rivolto un appello al sindaco Andrea
Cottinelli affinchè anche a Rovato siano attivate le ronde, proponendo
di coivolgere anche le varie associazioni di volontariato rovatesi. In
risposta all'appello di Toscani, il sindaco Andrea Cottinelli non ha
tergiversato, anzi, ha addirittura "rilanciato", ma in un modo
disarmante, tra il beffardo e
l'arrogante, parlando molto vagamente di alcuni "pensionati" che
potrebbero essere impiegati per sorvegliare, ad esempio, il parcheggio
delle piscine di via I maggio (che, non dimentichiamolo, nel 2009 fu
teatro di un
gravissimo fatto di cronaca nera, di una violenza inaudita). Che
dire...
Cottinelli vive proprio in un'altra dimensione. Una gaffe oppure un'odiosa
provocazione? Certamente un riferimento
infelice ed una proposta altrettanto infelice, che dimostra come il
nostro sindaco abbia sempre sottovalutato e stia ancora sottovalutando
il problema sicurezza, facendo finta di non sentire e di non vedere. Un
sindaco "in letargo" che, quelle poche volte che riapre gli occhi,
avanza proposte vaghe, strampalate e inefficaci, oppure organizza
ridicoli ed inutili incontri pubblici (di sapore elettoralistico) come
quelli tenuti l'anno scorso sul problema sicurezza. Vi rendete conto
di chi ci amministra? Cottinelli anche in quest'occasione ha assunto un
atteggiamento che ci fa cadere le braccia e che ci fa inevitabilmente
volgere lo
sguardo verso il calendario, in attesa delle elezioni del 2012. Nel
frattempo, cari Rovatesi, teniamo duro, facciamo attenzione e...
speriamo bene.

Come
ormai avviene da anni, dopo le gelate e le nevicate invernali, anche
quest'anno a Rovato sta tornando il dramma delle strade colabrodo,
piene di buche, in certi casi piccoli crateri lunari. E con le buche
sta tornando anche il problema dei loro spiacevoli "effetti
collaterali" per gli cittadini e per il loro portafoglio. Gomme bucate
e cerchioni piegati. In poche settimane nelle officine dei gommisti
franciacortini si contano decine e decine di interventi dovuti al
problema buche rovatesi. Dalle testimonianze dirette che abbiamo
raccolto da cittadini residenti a Rovato o che per Rovato transitano
quotidianamente per lavoro o studio, emerge chiaramente una cosa: il
problema non è generalizzato, non accomuna assolutamente tutti i Comuni
della Franciacorta, come qualcuno cerca di far passare sui media. Il
problema "buche invernali" (e non solo...) c'è quasi sempre e solo a
Rovato, la cui rete stradale, tutta, dal centro alle Frazioni, anche
quest'anno si è trasformata per l'ennesima volta in un grande
colabrodo. Unica eccezione: le orripilanti toppe d'asfalto in Corso
Bonomelli. Ma su quelle noi ormai ci siamo rassegnati, ridiamo per non
piangere, quindi preferiamo considerarle non un intervento di
manutenzione stradale ma... un'installazione di arte contemporanea, un
po' come la facciata dell'ex cinema Super. Della serie: il gusto per
l'orrido. Tornando al problema buche, dare tutta la colpa all'assessore
ai lavori pubblici Giuseppe Baruffi,
unico superstite della giunta insediatasi nel 2007 che Cottinelli ha
azzerato 4 mesi fa, sarebbe troppo comodo. Il problema è la costante e
ormai quasi decennale non curanza da parte delle giunte Cottinelli per
quanto concerne verde pubblico, arredo urbano e strade. Abbiamo
amministratori che non si guardano in giro, che non si accorgono
nemmeno di edifici pericolanti che distano poche decine di metri dal
Comune. Prendiamo ad esempio il recentissimo caso dello stabile
diroccato di Via San Carlo Borromeo. Prima di vedere un intervento di
messa in sicurezza, abbiamo dovuto aspettare che da questo rudere
cadesse in strada prima una grondaia (per fortuna senza far male a
nessuno!) e in seguito calcinacci. Solo allora, con la solita reazione
esagerata del dormiglione ritardatario che si sveglia di colpo e tenta
di recuperare il tempo perso, il Comune ha usato il pugno di ferro
(come nel caso della chiusura dei palazzetti...) e ha deciso di
intervenire arrivando a chiudere l'intera via non per ore, ma per
giorni, creando ulteriori disagi ai cittadini. Ma il sindaco e
l'assessore superstite Baruffi non vedono in che stato pietoso si
trovano interi quartieri di Rovato? Ma questi signori dov'erano nei
mesi/anni precedenti ai crolli di via San Carlo? A Rovato dobbiamo
sempre aspettare l'evento da cronanca nera per intervenire? La carenza
di manutenzione urbana si traduce spesso in mancanza di tutela
dell'incolumità dei cittadini: infatti, nel caso delle buche, ai danni
agli automezzi va aggiunto l'altissimo costo che si rischia di pagare
in termini di sicurezza stradale. Ma il Comune, come sempre, se ne lava
le mani, sui suoi media in internet dice "interverremo", "grazie a
tutti per le segnalazioni". Bla bla bla, ma in giro non si vede
nessuno, tutti questi operai, tutti questi camioncini, tutte queste
pale al lavoro non si vedono! Non contento, il Comune fa pure lo
scaricabarile, per cercare (invano) di salvarsi "in corner": messo con
le spalle al muro dalla miriade di segnalazioni, alza le mani al cielo
e punta il dito sulla manciata di strade di competenza provinciale che
attraversano il territorio rovatese. Tanto, chi governa in Provincia?
La Lega. Ecco, rivolgetevi alla Provincia. Come dire: se finite in una
buca, prima di accusare il bravissimo, organizzatissimo ed
efficientissimo Comune di Rovato, controllate prima se quella strada è
di competenza della brutta e cattiva Provincia leghista di Brescia. A
tal proposito il nostro Comune si dimostra veramente "svizzero": sui
suoi siti internet riporta una sfilza di numeri telefonici della
Provincia di Brescia, persino gli estremi degli uffici provinciali con
cui "prendersela". Un capolavoro mediatico. Bravi. Lo scaricabarile dei
nostri amministratori di sinistra, che evidentemente sanno di essere in
difetto e in totale malafede, non si è limitato a questo, ma si è
tradotto in un'iniziativa veramente allucinante, che rivela chiaramente
il loro osceno tentativo di "mettere le mani avanti": questi signori si
sono inventati il rimborso-danni "a consuntivo"!
Non sappiamo se questa che definiamo ironicamente "ricetta Baruffi" sia
stata partorita dall'assessore superstite Baruffi o, come nel caso
della chiusura dei palazzetti, sia stata un'idea (malsana) collettiva
di Giunta, ma la cosa certa è che si tratta della solita pezza, figlia
dell'incapacità amministrativa e della famigerata fantasia al potere,
proprio come nel caso delle toppe d'asfalto messe da un giorno
all'altro sulla pavimentazione in pietra di corso Bonomelli. E'
semplice: finite in una buca e subite un danno? Andatevene tutti... dal
gommista, pagate, inoltrate al Comune di Rovato la vostra bella domanda
di rimborso danni, tanto paga... il Comune. Quindi Pantalone. Quindi,
ancora una volta, pagano tutti i Rovatesi, insomma tutti noi
contribuenti! Avete capito bene: chi ha subito un danno a causa delle
buche paga la riparazione e successivamente viene rimborsato (a fronte
di regolare fattura, foto, "eventuale" verbale, ecc.). Ma i Rovatesi,
con questo meccanismo, pagheranno 2 volte: primo perchè hanno già
pagato tasse per ricevere una manutenzione stradale pressochè
inesistente (ma comunque già pagata dal Comune e a caro prezzo, visto
il costo orario degli operai comunali e delle varie convenzioni/appalti
esterni!). Secondo perchè pagheranno anche tutti i rimborsi che il
Comune elargirà a "pioggia", a Rovatesi e non. Ergo, Rovato è il paese
della cuccagna, chiedi e ti sarà dato. A tal proposito il Comune ha
messo on-line persino un bel modulo
prestampato. Piccolo particolare: se uno circola in scooter, in bici o
anche a piedi, prende una buca, cade rovinosamente a terra e si fa
male? Cavoli suoi? Aspettiamo l'apposito modulo anche per questo caso
sfortunato, oppure il Comune ci dia indicazioni per trovarci un buon
avvocato, altrimenti ci dica se dovremo rivolgerci direttamente al
Gabibbo. A parte gli scherzi, siamo veramente all'indecenza! Se
transistate per Rovato, quindi, occhio alle buche. Il nostro Comune ha
scelto di non tutelare nessuno, di restare in letargo per tutto
l'inverno e preferisce pagarvi i danni (tra l'altro con un elevatissimo
rischio di abusi e truffe!), invece di budgettizzare per tempo
sufficienti risorse per garantire un minimo di manutenzione e di
sicurezza stradale, sia nelle vie del centro che delle Frazioni.
